Gianni De Feo: Il teatro scatola della memoria di grandi personaggi

Scritto da  Sabato, 30 Novembre 2019 

“Tangeri”, lo spettacolo musicale di Gianni De Feo, diretto e interpretato dallo stesso regista, su testo di Silvano Spada - produzione Florian Metateatro in collaborazione con Off-Off Theatre - conclude l’edizione 2019 della rassegna Lecite/Visioni con la prima milanese del 1° dicembre al Teatro Filodrammatici di Milano, un omaggio a Lindsay Kemp; il testo riscopre la figura del celebre cantante e ballerino spagnolo Miguel de Molina, nato a Malaga nel 1908 in una poverissima Andalusia. Perseguitato dalla dittatura franchista a causa delle sue idee antifasciste e della dichiarata omosessualità, costretto alla fuga, resta un’icona del canto nel mondo iberico ed ispanico, totalmente sconosciuto in Italia. Abbiamo incontrato Gianni Di Feo per saperne di più.

 

TANGERI
uno spettacolo musicale di Gianni De Feo
testo di Silvano Spada
diretto e interpretato da Gianni De Feo
scenografia Roberto Rinaldi
costumi Gianni Sapone
coreografie Giulia Avino
voce off Irma Ciaramella
accompagnamento registrato:
al pianoforte e arrangiamenti Adriano D’amico
alle percussioni Piero Fortezza
assistente alla regia Martina Sarpero
disegno luci Umberto Fiore
foto e grafica Manuela Giusto
ufficio stampa Carla Fabi e Roberta Savona
si ringraziano Isabel Rosell e Dario Carbonelli
un omaggio a Lindsay Kemp
produzione Florian Metateatro
in collaborazione con Off-Off Theatre
prima milanese

 

Debutto milanese per lo spettacolo “Tangeri”, fortemente voluto per concludere quest’edizione di “Lecite/Visioni”.
“Lo spettacolo ha debuttato in prima nazionale a marzo scorso a Roma al teatro di Silvano Spada, suo ideatore, dove speriamo di replicare nelle prossima stagione; ieri a Pescara, con un pubblico totalmente nuovo per me, una bella occasione.”

Com’è nata l’idea di uno spettacolo su Miguel de Molina?
“Confesso che non ne sapevo nulla e ho accettato la proposta di Silvano, che vedeva in me il giusto interprete di Miguel de Molina, con la curiosità di intraprendere un nuovo percorso di studi. Ho scoperto così che si tratta di una figura molto nota in tutto il mondo iberico e ispanico, amato ad esempio dal regista Pedro Almodovar, e ho lavorato quattro mesi per realizzare la messa in scena”.

Dal punto di vista interpretativo su cosa ti sei concentrato e da cosa sei stato colpito maggiormente?
“Lo spettacolo è incentrato sulla figura del grande Miguel de Molina che, per la sua omosessualità, il suo orientamento politico vicino alla sinistra in un periodo di ascesa del Franchismo e la vicinanza ad intellettuali scomodi, in primis Garcia Lorca, è costretto a fuggire in Argentina dove, legato in amicizia a Evita Peron, consacra il suo successo. Muore infatti nel 1993 a Buenos Aires, e là è sepolto. Se sulla scena si ripercorre la sua vita, il tono è quello di un’evocazione, di una sua rilettura emozionale. Il primo avvicinamento, dopo la conoscenza della storia, è stato l’aspetto kitsch, festoso del personaggio, l’immagine esteriore, per poi addentrarmi nel suo destino amaro. In questo orizzonte ho riflettuto sull’importanza di portare alla ribalta uomini di alta statura grazie ai quali viviamo oggi in condizioni di relativa libertà, anche se minacciata. Il teatro aiuta certamente, e con una forte immediatezza e coinvolgimento di chi osserva, a mantenere viva la riflessione, proprio attraverso la finzione scenica, stimolando una presa di coscienza sui tempi difficili nei quali viviamo”.

Che tipo di traccia offre il testo in tal senso?
“Il testo segue il personaggio, come ho accennato, dalla nascita a Malaga e l’infanzia nel lugubre collegio dei preti da dove viene espulso fino all’apice del suo successo. La vita di Miguel de Molina ci appare coraggiosa e ricca di avventure. Costretto a lottare fin da bambino per guadagnarsi da vivere passando attraverso i più umili lavori, è sempre in fuga verso qualcosa, alla ricerca di un’identità. In tal senso Tangeri, che aveva visitato, è un espediente, insieme un’occasione e un simbolo dell’andare altrove, in un luogo di frontiera, di libertà e apertura, tanto da diventare il titolo dello spettacolo che presenta una sorta di teatro nel teatro. Infatti non c’è in scena solo Miguel de Molina, anche se io sono solo sul palco, ma un giovane scrittore in crisi dei giorni nostri, David, che leggendo la storia di Molina, rivive anche le atmosfere di Tangeri e il bisogno di una fuga intellettuale che lo porterà verso questa meta. Riaffiorano dunque attraverso le letture di David i ricordi della vita di Molina: l’adolescenza come garzone nella casa della tenutaria Pepa; la fuga da Algeciras sulla nave che lo porta a Tangeri, città mitica, isola di libertà e dissolutezza, dove sarà servitore nel sontuoso palazzo del principe marocchino; il ritorno in Spagna, a Siviglia, con i primi turbamenti erotici nel caffè del quartiere arabo. Poi Granada, l’incontro con Federico Garcia Lorca e Manuel de Falla, fino ai primi successi a Barcellona, Valencia, Madrid e all’eccentrica e sregolata vita notturna che precede l’avvento della Guerra Civile. Quello che mi ha affascinato è proprio l’intreccio tra i due personaggi, prima molto distanti, anche nel tempo, che gradualmente sembrano vestire uno i panni dell’altro. Tanto che il finale, a sorpresa, chiuderà il cerchio evidenziando come la conoscenza profonda di Miguel de Molina spinge a una scelta radicale lo scrittore, che matura la crisi, intraprendendo un viaggio iniziatico aperto che è anche un ritorno all’origine, che lo spettatore scoprirà.”

Com’ è concepito lo spettacolo?
“Al racconto si intersecano balletti e canzoni spagnole, tra quelle più celebri di Miguel de Molina. Inoltre, la presenza dei temi musicali in evidente contrasto tra loro, alternando la chitarra classica al barocco di Vivaldi e al minimalismo di Philip Glass, fa da contrappunto alla storia, restituendo così atmosfere dai differenti colori. D’altronde io fin da ragazzo ho studiato flamenco e all’inizio indosso un bolero e un abito di stile andaluso; di solito canto soprattutto in francese e tedesco, anche se in questo caso in spagnolo, utilizzando molto le canzoni e la musica nei miei spettacoli. L’inizio è proprio nel segno musicale con “La bien pagà” di Molina; così come sottolineo il momento più drammatico del lamento funebre per l’assassinio di Garcia Lorca e dell’anticipo del pestaggio di Miguel de Molina, legato al poeta e quindi perseguitato, con una celebre canzone di Chavela Bargas, cantante messicana originaria del Costa Rica; e ancora un momento significativo è accompagnato da “Ojos verdes” di Molina, mentre scorre l’unico filmato dello spettacolo, dedicato alla guerra civile. E’ proprio il ricordo dell’arresto e della fucilazione di Federico Garcia Lorca, rivissuto con estremo dolore, a segnare una forte rottura nella vita di Miguel. Anche lui perseguitato dal regime franchista, picchiato e contestato durante i suoi spettacoli, viene costretto all’esilio a Caceres, il paradiso delle cicogne. E, come le cicogne, non smette di aprire le ali, sempre in volo verso la libertà.”

Dal punto di vista scenico come si visualizza la descrizione cruda della drammaturgia?
“L’impianto è complesso, in primo luogo in termini di costumi perché io mi cambio spesso, appunto anche per mettere in rilievo la differenza dei due personaggi, tanto colorato Miguel, quanto “grigio” David, tanto “barocco” l’uno quanto minimalista l’altro; e poi gioco su proiezioni suggestive non didascaliche, che accompagnano il mondo crudo e colorato di Molina, il quale solo nel momento del pestaggio invece è inserito in una situazione come di chiusura, in un’atmosfera angosciante: illuminato al centro della scena da una piccola luce livida, come il faro di una macchina (pronta ad investirlo), come in un interrogatorio.”

Qual è il messaggio che lancia questo spettacolo?
“Portare a conoscenza, in Italia, un personaggio grande e sconosciuto ed in particolare ai giovani sollecitare la curiosità per la memoria della storia e la responsabilità che nutriamo verso il passato di cui siamo fatti, come nani sulle spalle dei giganti, citando quello che già i Medievali dicevano. Per me far rivivere i personaggi nella finzione scenica è un po’ la missione del teatro, almeno del mio”.
Ed è anche il recupero dell’archetipo del teatro per eccellenza, quello greco che metteva in scena la storia, quella lontana del mito, degli eroi e quella dei problemi quotidiani, come la condizione di smarrimento degli intellettuali, per invitare a una riflessione profonda.

 

Teatro Filodrammatici - Via Filodrammatici 1 (ingresso Piazza Paolo Ferrari 6), 20121 Milano
Per informazioni e prenotazioni: telefono 02/36727550, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: domenica 1 dicembre, ore 21
Biglietti: intero € 17.50

Articolo di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Antonietta Magli, Ufficio stampa Teatro Filodrammatici
Sul web: www.teatrofilodrammatici.eu

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