Francesco Brandi: “Per Strada”, un incontro di solitudini per guardarsi onestamente allo specchio

Scritto da  Venerdì, 20 Aprile 2018 

Un lavoro teatrale di grande ricercatezza ed autenticità, perfettamente calibrato nel suo equilibrio tra caustica ironia e delicata introspezione, giunge sul palcoscenico del romano Off/Off Theatre, sino a domenica 22 aprile, dopo due anni di luminosi consensi da parte di pubblico e critica. Si tratta di “Per Strada”, scritto da Francesco Brandi in scena insieme a Francesco Sferrazza Papa, con la regia di Raphael Tobia Vogel, prodotto dal Teatro Franco Parenti di Milano. Abbiamo incontrato Brandi, autore e interprete nei panni del tormentato Jack, in un’intervista a tutto tondo che, prendendo le mosse da questo pregiato spettacolo, ripercorre poi i suoi ultimi lavori teatrali e cinematografici ed infine rivolge anche uno sguardo ai progetti in vista per il futuro.

 

Ciao Francesco, è un piacere incontrarti sulle pagine di SaltinAria. In questi giorni sei in scena all’Off Off Theatre di Roma con “Per Strada”, di cui hai firmato la ricercata drammaturgia. Quale è stata la genesi di questo testo?
Ciao Andrea, è un piacere per me poter parlare con te e con i tuoi lettori. “Per Strada” è un testo che ho scritto alcuni anni fa, in un periodo in cui era abbastanza palese la mia incapacità di pensarmi felice. Ero in conflitto con tutto quello che mi circondava: Roma, il mio lavoro e ovviamente me stesso. Mi sentivo accerchiato e avevo voglia di scappare. Così una notte, all’improvviso, invece di giocare alla playstation, mi sono messo a scrivere. Avevo bisogno di parlare con qualcuno che non mi conoscesse, avevo bisogno di tornare a ridere e di pensare di nuovo a qualcosa di bello che facesse ridere anche gli altri e così mi sono inventato questo mondo che adesso mi appartiene così tanto.

Francesco BrandiI due protagonisti restituiscono un affresco grottesco ma al contempo delicato ed emozionante della generazione dei trentenni di oggi, assediati da frustrazioni, ansie e bizzarre passioni. Che ritratto desideravi dipingere di questa generazione e quali erano le tematiche a cui intendevi dare maggior risalto in questo lavoro così ricco di spunti di riflessione?
Io volevo solo guardarmi allo specchio. Trovo il termine generazione e l’aggettivo generazionale molto pesanti e, ti confesso, che ripetendoli ogni sera in scena, mi accorgo di quanto tolgano sempre qualcosa invece che aggiungere. Mi ritengo un attore molto generoso, ma come autore so di essere abbastanza egoista, non ho pensato ad altro che a me stesso, ai miei nervi che stavano saltando. Sono, però, felice che il percorso emotivo che ho dato ai due protagonisti di “Per Strada” incontri l’immedesimazione di molte persone. Del resto penso che il fallimento, la sconfitta, l’amicizia, il caso, l’amore, che sono i temi toccati nel mio testo, siano temi universali che riguardano tutti gli esseri umani a tutte le età e in tutte le epoche.

Quale è la cifra registica con cui Raphael Tobia Vogel ha vestito questo lavoro?
Raphael ha sentito il testo molto suo, se l’è fatto nascere dentro come se l’avesse scritto lui. Ci ha portato molta della sua estetica cinematografica e ha compiuto un piccolo miracolo: ha complicato esteticamente il testo, che non prevedeva quasi nessuna didascalia, nessuna indicazione scenografica né tantomeno visiva, ma lo ha semplificato sentimentalmente, facendolo arrivare con molta più potenza e precisione a tutti. Quando mi raccontava le sue idee, mi descriveva la scena, le proiezioni, la sua visione delle cose, ero molto spaventato, perché non ero in grado di percepire una cosa così bella. Il risultato è stato, infatti, spaventosamente bello. Ogni sera mi rendo conto del lavoro che è riuscito a fare. Se “Per Strada” ha avuto una vita così lunga, molto del merito è suo, dovrei dargli qualcosa a livello di diritti SIAE, ma i soldi mi servono davvero tanto. Gli do ogni sera un pezzo di cuore, spero si accontenti.

In scena solamente due personaggi, Jack e Paul, interpretati rispettivamente da te e Francesco Sferrazza Papa. Come avete lavorato sulla costruzione di questi personaggi e che tipo di sinergia si è instaurata tra di voi sul palcoscenico?
Francesco è uno dei miei migliori amici; questo non sempre aiuta, ma in questo caso sì. E’ un attore con cui è semplicissimo lavorare, perché ha una dote rarissima, soprattutto di questi tempi: ascolta. E’ sempre in ascolto, e mette la sua bravura a disposizione degli altri e mai di se stesso. Abbiamo cercato di costruire insieme i due personaggi, come se ce ne fosse uno solo. Insieme è il termine proprio preciso, che ci rappresenta. Tutte le sere, fin dalla prima prova, abbiamo deciso senza dircelo, abbiamo sentito che questo lavoro andava affrontato tenendosi stretti, senza mai lasciare da solo l’altro. Ci mettiamo un sacco di vita dentro ogni sera, ti assicuro che non è facile far accadere quello che facciamo accadere, non è facile farlo ogni sera, sempre con il giusto tocco emotivo. Bruce Springsteen, che è la mia più grande fonte d’ispirazione, dice una cosa molto semplice a proposito dell’esibizione live: sul palco uno più uno deve fare sempre tre, mai due. Ecco, con Francesco succede sempre questo, quando sto con lui in scena uno più uno da sempre tre, a volte anche di più. E vorrei lavorare sempre con lui, ma non so lui quanto sia d’accordo.

Recentemente sei stato in tournèe con “Il malato immaginario”, produzione del Franco Parenti, con la regia di Andrée Ruth Shammah e protagonisti Gioele Dix e Anna Della Rosa. Che ricordo custodisci di questa esperienza?
“Il Malato Immaginario” mi ha salvato la vita. Quando Andrée mi ha scelto, non lavoravo da un po’, mi sentivo finito, guardavo il soffitto, non avevo più nulla. Il nostro Tommaso Purgone mi ha ridato vita e dignità e ha fatto nascere una serie di cose bellissime e inimmaginabili. Sarò sempre grato ad Andrée per avermi rimesso al mondo, come uomo e come artista e spero che un giorno mi dia un’altra possibilità così.

Francesco BrandiLo scorso anno sei stato anche in scena nella rilettura del capolavoro di Dostoevskij “Delitto e Castigo”, firmata da Alberto Oliva e Mino Manni. Quale era il tuo ruolo e quali ritieni fossero i punti di forza di questo adattamento?
Raskolnikov è stato un incontro fondamentale per me. L’adattamento di Alberto e Mino era di altissimo livello, preciso, sensato, rispettoso sentimentalmente e letterariamente di un gigante come Dostoevskij. Tieni presente che entrambi lavorano da anni su Dostoevskij, sono due maniaci, c’è qualcosa di anacronistico nella loro passione. Loro non hanno nessuna intenzione di stravolgere nulla, anzi, vogliono conservare tutto quello che Dostoevskij ha scritto e ha detto, sono dei veri e propri apostoli della parola dostoevskiana, darebbero la vita per lui. E non sto scherzando, infatti lo stanno facendo. Purtroppo io non sono stato all’altezza di un’impresa così bella. Ma tra qualche anno, quando sarò più vecchio, soprattutto attorialmente parlando, vorrei riprovarci.

Tre anni fa ti sei anche cimentato con la regia teatrale, portando in scena "Sfasciatoio. Storie di ordinarie insicurezze", un monologo introspettivo sulle insicurezze dell’attore. Cosa ti ha lasciato questo progetto? Ti piacerebbe sperimentarti nuovamente come regista?
“Sfasciatoio” era un tentativo, niente di più, non è mai riuscito a diventare un vero e proprio spettacolo. Ho un ricordo bello ma quasi infantile, come ci si ricorda delle partite di calcio con i tuoi amici d’infanzia. E’ stato bello, ma non può tornare. Non c’era una vera e propria regia, che non penso sia la mia strada. Io sono un attore, a volte un attore che scrive, e mi accontenterei di fare bene questo, sarebbe già moltissimo.

Lo scorso anno sei tornato in scena con “Buon anno, ragazzi”, spettacolo che ti ha visto ancora nella duplice veste di autore e interprete, con la regia di Raphael Tobia Vogel. Quali le caratteristiche di questo lavoro? Ritornerà in tournée durante la prossima stagione?
“Buon Anno, ragazzi” è un testo molto diverso da “Per Strada”, anche se tematicamente ci sono dei punti di contatto. E’ nato da un sogno, assurdo, che ho fatto una notte: mia madre, bellissima, che al mare mi dice di non fare il bagno perché la famiglia è uguale per tutti. Una frase totalmente senza senso. Mi sono svegliato ridendo, da solo, come uno scemo. Ecco, volevo ridare agli spettatori questa stessa sensazione. Tornerà l’anno prossimo in tournée e ci divertiremo.

Hai in più occasioni recitato anche per il cinema, con registi del calibro di Paolo Virzì, Carlo Mazzacurati, Nanni Moretti ed Ettore Scola. Quali delle passate esperienze cinematografiche ha segnato maggiormente il tuo percorso attoriale?
I nomi che hai fatto sono tutti miei idoli, Nanni soprattutto. Con loro ho fatto solo parti molto piccole, che spesso non metto nemmeno nel curriculum, perché un po’ mi vergogno, come se non ne fossi all’altezza. Sono molto orgoglioso di averci passato un po’ di tempo insieme sullo stesso set, questo sì. Ho un solo rammarico: avrei voluto lavorare davvero con Carlo Mazzacurati, farci un film con una parte importante, era un uomo e un artista meraviglioso e invidio molto quelli che hanno fatto parte della sua storia. Quello che mi ha dato davvero un’opportunità è stato Pupi Avati, ha tirato fuori le cose migliori da me. E’ un peccato che non mi abbia più richiamato, lavorare con lui mi aveva fatto sentire bravo.

Hai già in cantiere nuovi progetti per il prossimo futuro?
Domenica finisce la tournee di “Per strada”, e con lei finiscono sette mesi molto intensi. Ora mi fermo un po’, mi riposo, e mi metto un po’ a scrivere. Poi da settembre, ricomincio a correre. Rifaccio “Buon anno, ragazzi”, “Per Strada”, e poi un mio testo nuovo: “Postumi”, un monologo, la storia di un postino di un piccolo paese, che a un certo punto si ribella a tutto, persino a se stesso.

Prima di salutarci vuoi aggiungere qualcosa o rivolgere un saluto ai lettori di SaltinAria?
Ai tuoi lettori voglio dire una cosa, una sola cosa: ci vediamo a teatro. E’ la frase più bella da dire e da ricevere. Grazie Andrea, a presto.

 

Teatro Franco Parenti presenta
PER STRADA
di Francesco Brandi
con Francesco Brandi e Francesco Sferrazza Papa
regia Raphael Tobia Vogel
video e foto di scena Cristina Crippa
assistente alla regia Gabriele Gattini Bernabò
direttore dell’allestimento Lorenzo Giuggioli
responsabile sartoria Simona Dondoni
costruzione scene Marco Pirola
elettricista Stefano Chiovini
tecnico luci/audio/video Davide Marletta
sarta Laura Fantuzzo

 

Off/Off Theatre - Via Giulia 20, 00186 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
telefono 06/89239515 - 389/4679285, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17
Biglietti: intero 25€, ridotto under 26 e over 65 18€, gruppi 10€

Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Carla Fabi e Roberta Savona, Ufficio stampa Off/Off Theatre
Sul web: http://off-offtheatre.com

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