Francesca Romana Miceli Picardi: il teatro rappresenta la mia terra e la mia aria

Scritto da  Mercoledì, 29 Giugno 2011 
Francesca Romana Miceli Picardi

Giovedì 14 luglio approda al Gay Village di Roma il nuovo spettacolo, ironico, intenso e commovente, della regista calabrese Francesca Romana Miceli Picardi, intitolato "Chi è senza paura scagli la prima pinzetta"; l’abbiamo incontrata per conoscerla meglio e farci svelare qualche dettaglio in più su questa storia rigorosamente al femminile. Ne è scaturito un ritratto a tutto tondo di un’artista coraggiosa, originale, istintiva e assolutamente fiduciosa nella forza del teatro di cambiare le cose, rinnovando l’individuo e la società.

 

 

Ciao Francesca Romana e benvenuta sulle pagine di SaltinAria! E’ un piacere avere l’opportunità di conoscerti meglio e presentare ai nostri lettori il tuo nuovo spettacolo "Chi è senza paura scagli la prima pinzetta". Prima di arrivare al presente raccontaci però dove affondano le tue radici, com’è nata la tua passione per il teatro e quali sono state le tappe che ritieni siano state fondamentali per la tua crescita di artista.

Lasciami per prima cosa ringraziare SaltinAria tutta e te in particolare per questo nostro incontro-intervista. Da molto tempo seguo la vostra webzine e mi piace l’attenzione che avete nei confronti dell’arte tutta.

Detto questo, Andrea, ti racconto in breve la mia storia che inizia a 4 anni, con un omone alto che per mano mi conduce in un luogo sacro e misterioso: il teatro. I piedi non toccavano per terra e sul palco c’era il grande Ernesto Calindri che recitava “L’uomo dal fiore in bocca”. Da quel momento sono stata folgorata. Il palco sarebbe diventata la mia terra e la mia aria. I momenti fondamentali nella mia crescita artistica sono stati tutti, dai primi laboratori all’Accademia internazionale Permis de Conduire. I Maestri che ho incontrato sono stati fondamentali, ognuno di loro, nessuno escluso. Da Laura Jacobbi a Beatrice Bracco. Tutti.

Francesca Romana Miceli PicardiLeggendo la tua biografia mi ha particolarmente incuriosito il tuo periodo di studio e collaborazione con Emma Dante, regista e drammaturga a mio parere tra le più geniali e talentuose dell’attuale panorama teatrale italiano. Cosa puoi raccontarci di questa esperienza?

Emma Dante è un calcio nelle reni che odora di mughetto. Questo significa studiare con lei. Nessuna pietà per il corpo, mille inviti a non arrenderti a stare con gli occhi sgranati, sempre. Sono riuscita ad approdare alla Vicaria dopo molti tentativi, ma si sa per le cose belle, ci vuole pazienza… giorni di studio intensi e delicati. In quel periodo pensavo di lasciar perdere tutto, tornare ad una vita “normale” e senza volerlo, senza saperlo soprattutto, Emma Dante mi ha ridato la vita. Lei è Il Teatro. Per me.

Sei originaria di Cosenza, che hai lasciato da giovanissima per inseguire la tua passione per il palcoscenico. Che ambiente, quali opportunità e quali difficoltà hai incontrato arrivando a Roma?

Cosenza è il luogo di partenza, ma soprattutto la terra dei miei ritorni. Sogno di riuscire a creare qualcosa di bello nel mio sud, teatralmente parlando. Vai via per cercare di realizzare ciò in cui credi, ma la testa è sempre a sud. Roma è un’autostrada di opportunità e vicoli ciechi insieme. Ho conosciuto veramente tante belle realtà, specialmente nel teatro indipendente, che lotta in maniera pazzesca per andare avanti e di cui faccio parte. Le difficoltà fanno parte del gioco, ma quando i piazzati si accendono… dimentichi tutto.

Uno spettacolo che ha segnato profondamente il tuo percorso di crescita è stato "Fammi bere che mi sto spegnendo", intenso e coraggioso omaggio a Charles Bukowsky interpretato da te e Nicole Sartirani, che ha riscosso un ottimo consenso di pubblico e critica. Cosa ha significato per te questa incursione nel mondo poetico crudo e burrascoso del grande scrittore americano?

Hank “belle gambe” è l’uomo che sarei voluta essere se non fossi stata donna. Bukowski sono parole e azioni di cui la gente ha paura. Perché dice solo la verità. Nicole è stata una compagna eccellente. Lo spettacolo era una sorta di CharlesvHank. Una trasposizione allo specchio delle sue paure, dei suoi ricordi e dei suoi fantasmi. Portarlo in scena è ricordarLo. Fare sì che non resti solo un poster appeso nelle enoteche. Una t-shirt da indossare perché era un uomo “fico”.  Il teatro, ha il dovere di ricordare uomini del genere. E poi entrare dentro di lui e dimenticare me, la mia femminilità è stato (e sarà per tutte le volte che andremo in scena) meraviglioso.

Prima accennavo allo spettacolo con il quale hai recentemente debuttato e che porterai in scena il 14 luglio al Gay Village di Roma nell’ambito della settimana delle libertà, ovvero "Chi è senza paura scagli la prima pinzetta". Come è nata l’ispirazione per questo spettacolo, di cui sei autrice, regista e interprete?

Vedi Andrea, per anni, mi sono rifiutata di leggere De Sade.  Poi mi ci sono scontrata. Ed è stato un terremoto emotivo e gastrointestinale. “Le centoventi giornate di Sodoma” è stato il libro più orrendo che io abbia mai letto in vita mia. Per due giorni ho avuto mal di stomaco! Poi mi sono messa a tavolino e sono nate: Renata, Irma, Margherita e Ermanna. Quattro donne diverse e uniche. E sono così orgogliosa di portarle in scena al Gay Village!

Quattro donne in scena, ritratti femminili diversissimi tra loro nelle esperienze di vita che si trovano ad affrontare. Qual è il file-rouge che accomuna questi quattro affascinanti personaggi?

Innanzitutto la R dei loro quattro nomi. R come resistenza, come rosso, come ribellarsi. La prostituzione, le botte, la malattia e l’estremo addio del proprio compagno. Situazioni diverse, dove la forza e la sopportazione si danno la mano. E l’ironia. Tanta ironia. Che viene dal coraggio. E le donne sono piene di coraggio e ironia. Le amo davvero queste quattro ragazzacce che fanno ridere e commuovere.

Francesca Romana Miceli PicardiLo spettacolo ha debuttato a maggio al Teatro del Lido di Ostia, struttura rimasta chiusa per ben tre anni e che recentemente è tornata a spalancare le proprie porte grazie all’instancabile lotta delle maestranze, dei professionisti e degli studenti che lo hanno occupato e autogestito per più di un anno. Una sorte simile a quella che in questi giorni sta sperimentando un monumento inestimabile della nostra arte teatrale come il Valle. Cosa pensi di queste aberranti vicende e quali pensi possa essere la strada per valorizzare realmente un patrimonio culturale sempre più affossato dalla dissennata azione di politicanti ciechi e insensibili al suo valore?

Il Teatro del Lido di Ostia è un teatro bellissimo. Proprio sul mare. Giorgia Celli, Filippo Lange e i ragazzi del Lido tutti per tre anni non si sono mai fermati, neanche ora, e credo che non si fermeranno mai. Io da artista ho il dovere di partecipare portando i miei spettacoli, facendo circolare la notizia delle loro lotte e la gente dovrebbe davvero partecipare. Ostia è a venti minuti da Roma e dopo il mare e l’aperitivo potrebbero iniziare a popolare questo teatro coraggioso, fatto di gente coraggiosa.

La situazione culturale italiana è diventata disastrosa: il Burcardo chiuso, il Valle occupato (e parliamo soltanto della capitale). Il problema vero parte da radici malsane politiche ma anche generali. Gli artisti non sono lavoratori veri e propri. Noi siamo persone che ci divertiamo. La cultura può essere penalizzabile, se al posto di un teatro, di un cinema nasce un Bingo. Un popolo che smette di pensare è più facile da governare. Non sono parole mie ma di Licio Gelli… La strada è non arrendersi. Continuare a scrivere, a recitare, a diffondere il complesso della mummia: “fermare con ogni forma artistica il tempo e renderlo eterno”. Unirci e fare passaparola. Voglio essere ottimista e voglio restare nel mio Paese per vederlo cambiare.

Altra attività che curi con passione è quella dell’insegnamento, con laboratori teatrali rivolti a semplici attori in erba ma anche a professionisti con un bagaglio già consistente di esperienza. Quali sono le tecniche di insegnamento da te adottate e quali pensi siano le caratteristiche fondamentali che contraddistinguono un attore di talento?

Insegnare ti da la possibilità di non spegnere mai il tuo fuoco negli occhi. Lo vedi riflesso nei loro. E’ qualcosa di inspiegabile vedere come cambiano le persone che iniziano un laboratorio. Vederle rinascere. E contemporaneamente preparare le persone per un provino o studiare più approfonditamente un monologo è di importanza reciproca, perché cresco ancora, anche io.

Io sono figlia di Stanislawski, ma non impongo mai questo metodo. Lavoro tanto sulla voce, sul diaframma, sulla diversità delle parole… che possono essere fredde o calde. E molto altro… !

Il talento è un animale strisciante e bellissimo. A volte è una pantera in gabbia, altre volte è un marabu solitario. Altre volte è sottopelle. E’ un dono. E lo leggi negli occhi. Ma bisogna studiare tanto.

Una piccola curiosità sui tuoi gusti teatrali…consigliaci tre spettacoli che hai visto di recente e che ti hanno colpito particolarmente.

Uno degli spettacoli più belli che io abbia mai visto è stato “Le lacrime amare di Petra Von Kant” con la bravissima Laura Marinoni. Molti anni fa.  Amo il teatro di pancia. Quello che ti fa alzare dalla poltrona madida e tremante.

Ovviamente tra i miei tre preferiti di questa stagione “La trilogia degli occhiali” di Emma Dante,

”Avevo un bel pallone rosso” per la regia di Carmelo Rifici e “Il mare” con il grande Paolo Poli.

Vuoi aggiungere qualcosa oppure rivolgere un saluto ai lettori di SaltinAria?

Saluto te Andrea e ti ringrazio davvero tanto. Saluto e ringrazio chi leggerà questa intervista e a tutti… tutti nessuno escluso urlo “SOSTENETECI. TORNATE A TEATRO.”

 

Intervista di: Andrea Cova

Grazie a: Francesca Romana Miceli Picardi

Sul web: http://www.gayvillage.it/events/chi-e-senza-paura-scagli-la-prima-pinzetta

 

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