Fabrizio Angelini: tenacia, passione e caparbietà al servizio del teatro musicale

Scritto da  Mercoledì, 23 Aprile 2014 

In occasione del settantacinquesimo anniversario della nascita di "Arsenico e vecchi merletti", l'opera teatrale sarà in scena dal 2 al 4 maggio presso il Teatro del Popolo di Gallarate, con la regia di Fabrizio Angelini. Abbiamo incontrato il regista e coreografo romano - trent'anni di carriera al fianco di artisti come Garinei e Giovannini o Gigi Proietti, dall'italianissima Compagnia della Rancia di "A Chorus Line" ai fasti internazionali della Stage Entertainment con "La Bella e la Bestia" e "Mamma mia!" - che ci ha raccontato la genesi di questo spettacolo e i suoi numerosi altri progetti in cantiere.

Ciao Fabrizio, è davvero un piacere avere l'opportunità di conoscerti meglio sulle pagine di SaltinAria. Per rompere il ghiaccio direi di iniziare dal presente: dal 2 al 4 maggio sarà in scena al Teatro del Popolo di Gallarate, in occasione del suo settantacinquesimo anniversario, “Arsenico e vecchi merletti”, commedia di Joseph Kesselring di cui curerai la regia. Com'è nata l'ispirazione per questo progetto?

Salve, e grazie a voi per l’ospitalità. L’idea di Arsenico e vecchi merletti è un progetto di lunga data di Andrea Croci, che è proprio di Gallarate, e della signora Alessandra Frabetti, i quali spalleggiati da Anna Esposito e Francesca Risoli hanno coinvolto me e una serie di colleghi nella realizzazione di questo spettacolo. Andrea me ne ha parlato un po’ di tempo fa, e finalmente siamo riusciti a trovare un momento nel quale tutti fossimo liberi da altri impegni. Siamo in prova dall’8 aprile.

 

Come ti sei accostato a questa commedia grottesca ed irresistibile? Racconterai le vicende delle inquietanti ziette Brewster mantenendoti aderente alla trama originale del copione teatrale e del film di Frank Capra oppure ne proporrai una sorta di "attualizzazione"?

Rispetteremo assolutamente la trama e il copione originale. Seguiremo cioè la versione teatrale, mentre il film, per ovvie ragioni cinematografiche, presenta delle soluzioni in alcuni momenti diverse. Ho solo dato un taglio molto dinamico, pieno di ritmo, accentuando l’ironia e il surreale che trapelano da tutte le battute, e ho messo molta musica, composta ed eseguita “live” da Stefano Piro, ad accompagnare quasi tutto lo spettacolo. Questo sì, quasi come una lunga colonna sonora cinematografica.

 

Al tuo fianco in questo progetto una compagnia di talentuosi interpreti, alcuni degli artisti più conosciuti ed apprezzati del panorama italiano della commedia musicale. Puoi presentarceli e svelarci quali saranno i loro ruoli in questa commedia noir?

Prosa pura per tutti, una volta tanto: niente canzoni, niente coreografie, niente microfoni, niente vocal coach… Solo prosa! E in un momento in cui accanto ad ogni titolo sembra dover necessariamente comparire il termine “il musical”, noi felicemente andiamo controcorrente…
Andrea Croci, che ha lavorato con me in Jesus Christ Superstar, La Bella e La Bestia, Sweeney Todd e Fantasmi a Roma, interpreta il ruolo di Mortimer, il nipote “savio” delle due malefiche zie protagoniste dello spettacolo. L’ho condotto verso un’interpretazione alla “Clark Kent” un po’ imbranato, cosa che si discosta dai ruoli che ha interpretato fino ad ora e ci diverte molto; Francesca Risoli, che ho conosciuto in Joseph and the Amazing Technicolor Dreamcot e in Sweeney Todd, interpreta Elaine, la fidanzata un po’ “isterica” di Mortimer; gipeto (rigorosamente minuscolo), che è stato con me in Pinocchio e in Francesco: il musical, sarà Jonathan, il fratello “folle e cattivo” di Mortimer. La sua “stazza” ci ha aiutato, e molto farà anche il trucco di Francesca Scalera, dal momento che il personaggio deve ricordare il mostro di Frankenstein; Roberto Colombo, con me in Grease, A Chorus Line, Di Nuovo Buonasera (con Gigi Proietti) e Sweeney Todd, sarà l’agente O’Hara, improponibile autore di testi teatrali. Lavoro invece per la prima volta con Alessandra Frabetti, che non viene dal mondo del musical ma da tanti anni nella prosa e nell’insegnamento, pur avendo curato una regia di Sweeney Todd, e che interpreta zia Abby Brewster; e con Mimmo Chianese, che tra le altre cose è stato il papà di Belle ne La Bella e la Bestia a Milano, e che sarà Teddy, il fratello “suonato” suonatore di tromba. Accanto a loro ci sono Anna Esposito, uno dei motori di tutta questa operazione (zia Martha Brewster), Francesco Mauri (il tenente Rooney), Mario Cozzi (il signor Gibbs) e Donato Abruzzese, detto Dodo, nel doppio ruolo del reverendo Harper e del signor Witherspoon. Ah, dimenticavo! Sono in scena anche io, nel ruolo del dottor Einstein, il folle compare di Jonathan. Vorrei citare anche Gilda Esposito e Anna Reginato, che firmano rispettivamente scene e costumi, mentre le luci sono di Andrea Squillace. Va sottolineato che è un gruppo molto “sui generis”, composto da persone alle quali magari difficilmente capiterebbe di lavorare tutte insieme, ma la scommessa di Andrea e nostra sta anche in questo: chi è in questa formazione è qui perché “voleva” fare questo spettacolo, in questo luogo e con certi presupposti.

 

Avete in programma di portare prossimamente in tournèe questo spettacolo anche in altre città italiane?

Per il momento abbiamo queste tre date, ma ci siamo trovati talmente bene e lo spettacolo ci piace così tanto, che speriamo davvero che la cosa abbia un seguito. Ci stiamo già mettendo all’opera in tal senso. Abbiamo dei contatti con Roma, Bologna, Firenze, ma è tutto da definire. Ci scontriamo ovviamente con il solito problema della mancanza di nomi di richiamo, cosa osteggiata dai gestori dei Teatri e soprattutto dai distributori.

 

Altro progetto in fieri, di cui abbiamo avuto l'opportunità di apprezzare le prime tappe della genesi, è "Fantasmi a Roma", ideato da Simona Patitucci, con testo e liriche di Gianfranco Vergoni e le musiche di Massimo Sigillò Massara; hai seguito questo progetto in qualità di regista e coreografo nei suoi passi iniziali, a quando la versione teatrale definitiva?

Eh! E’ un progetto talmente impegnativo che non è facile rispondere a questa domanda. Simona ha avuto da sempre l’idea di uno spettacolo stanziale su Roma a prezzi popolari, e effettivamente siamo in trattative per una location, ma sono cose lunghe… Nel frattempo abbiamo fatto una serie di repliche dello spettacolo come concerto in forma semi-scenica. Ora insieme ai due produttori, lo stesso Massimo Sigillò Massara e il giovanissimo Niccolò Petitto, stiamo proprio lavorando per andare verso la versione definitiva, che sia stanziale o che invece debba girare canonicamente.

 

Nel tuo passato recente la prestigiosa collaborazione con la Stage Entertainment, in due spettacoli accolti da un successo straordinario, "La Bella e la Bestia" e "Mamma mia!", per entrambi i quali hai rivestito il ruolo di regista residente. Che ricordo custodisci di queste esperienze artistiche?

Sono stati entrambi lavori molto impegnativi, anche se di grande soddisfazione: quasi tutti i giorni entravo in Teatro alle 15.00 e uscivo dopo la mezzanotte. Inoltre ho preso in carica entrambi gli spettacoli al loro secondo anno, nel passaggio da Milano a Roma, ed è stato molto delicato doversi inserire in un contesto nel quale cast e parte dei tecnici avevano già fatto centinaia di repliche. Fortunatamente il mestiere e l’esperienza mi hanno aiutato molto. All’inizio poi è stato difficile adattarsi ad un sistema come quello della Stage che è molto strutturato, al limite dell’aziendale: per me ad esempio era inconcepibile pensare ad un calendario di prove dei sostituti con due settimane di anticipo, così come l’idea delle ferie programmate. In realtà, una volta superato l’impatto, la grande organizzazione ha permesso che qualsiasi cosa fosse decisa per tempo, e tutto in un certo senso risultava più semplice.
In particolare sono molto legato a La Bella e La Bestia, forse perché è stato il primo, forse per la favola, la spettacolarità, la grande orchestra, il fatto che tutto il cast, ruoli compresi, cantasse dalle quinte tutte le parti corali… E’ stato un lavoro molto emozionante e tuttora conservo un forte legame con molti degli interpreti.

 

Ritieni che l'approdo in Italia della Stage Entertainment abbia rappresentato un capitolo basilare per ridefinire il concetto di musical nel nostro paese e sradicare alcuni clichè inveterati nella tradizione della commedia musicale "all'italiana"?

Personalmente non amo molto il termine “all’italiana”, perché sembra voler sminuire una qualità. Intanto parlerei dunque di “commedia musicale italiana”, che è comunque un genere, che ovviamente ha avuto i suoi massimi esponenti in Garinei e Giovannini. Io personalmente non mi faccio il problema se una cosa sia musical o commedia musicale, purché sia uno spettacolo bello e realizzato bene. Ci sono musical terribili e commedie musicali straordinarie, come Aggiungi un posto a tavola e Rugantino, ad esempio.
Stage Entertainment, che purtroppo ha fallito nei suoi intenti avendo chiuso sia a Roma che a Milano (almeno per ora), non ha portato per la prima volta il musical in Italia, che è presente sulle nostre scene dalla fine degli anni ’80 grazie alla Compagnia della Rancia, con la quale ho collaborato per oltre 18 anni in molteplici vesti. Io ero nel cast del primo A Chorus Line nel 1990, quindi ho vissuto la nascita, l’ascesa e l’affermazione del “musical” in Italia. Chorus ad esempio è proprio uno di quegli spettacoli nei quali danza canto e recitazione sono davvero un tutt’uno, dunque se qualcosa è stato sradicato è avvenuto ben prima dell’arrivo di Stage Entertainment, che anzi è riuscita ad approdare anche in Italia proprio grazie al lavoro fatto qui precedentemente. Stage è una grande multinazionale, dunque l’investimento economico è stato enorme, al punto di ristrutturare due Teatri (uno dei quali quasi interamente) e poter dare una stanzialità di diversi mesi allo spettacolo, permettendo un allestimento scenografico molto complesso, un cast numeroso, cover e swing, un orchestra, cose impossibili per le compagnie di giro. Questa è stata la grande differenza, secondo me, e la grande novità.

 

Negli ultimi tempi in Italia sembra si stiano delineando due opposti, e forse inconciliabili, punti di vista, per quanto concerne il mondo del teatro musicale: da un lato artisti che hanno fatto di questo specifico ambito una professione coltivata da anni con certosino impegno e incrollabile passione; dall'altro produzioni che investono su nomi televisivi dal sicuro appeal sul pubblico ma in taluni casi sprovvisti della preparazione e della poliedricità necessari per affrontare questo tipo di palcoscenico. Qual è la tua opinione al riguardo?

Io appartengo al primo gruppo: non sono famoso, né televisivo, né figlio d’arte. Mi sono costruito la mia carriera quasi trentennale pezzo per pezzo, studiando e lavorando come un pazzo, affiancando cioè ad una dote anche professionalità, tenacia, passione e caparbietà. Non posso essere che a favore dei primi, specialmente quando i nomi scelti come specchietti per le allodole non sono all’altezza di ciò che devono fare in scena. E purtroppo questo succede spesso. Ciò non toglie che ci siano personaggi molto in gamba. Ad esempio, in Bulli e Pupe ho lavorato con Serena Autieri appena prima del suo “lancio”, ed è un’artista attenta e preparata, con una eccellente vocalità. Ultimamente mi è capitato di essere coinvolto in lavori importanti, con performer di primo livello che però “non fanno botteghino” (terribile affermazione, sentita purtroppo molto spesso): abbiamo citato Fantasmi a Roma, ma ce ne sono molti altri, e non solo miei ovviamente. Questa cosa è infatti comune ad altri miei colleghi che stoicamente investono come me in prima persona (e intendo proprio mettendo mano al portafogli): sono lavori eccellenti, di tutto rispetto, con una qualità altissima. Purtroppo la prima domanda che ti fanno quando cerchi di “piazzare” lo spettacolo è “con chi è?”, spesso prima ancora di sapere il titolo e di cosa si tratti. Questa situazione comincia ad essere veramente pesante: dopo 25 anni da quel primo A Chorus Line oggi in Italia sono numerosi i performer che possono essere protagonisti di spettacoli, eppure ci si scontra ancora con questa cosa del “nome”. Chi ha fatto una fiction, un talent, o peggio ancora un reality, ha più credibilità di chi ha investito energie, tempo e denaro nella propria professionalità. Ultimamente ci stiamo confrontando, io e alcuni colleghi che come me credono ad un Teatro di qualità per pensare a dei modi che ci permettano di superare questo “impasse”. Ma non è una cosa facile, c’è un problema culturale a monte che ci penalizza, c’è la mancanza dello Stato… Questo però è un altro discorso, sarebbe troppo lungo e questa non è la sede adatta.

 

Oltre trent'anni trascorsi in scena e dietro le quinte - come attore, danzatore, coreografo e regista - all'insegna di un teatro "totale" dall'attitudine multidisciplinare e fortemente internazionale. Innumerevoli volti, esperienze ed avvincenti avventure artistiche. Se dovessi focalizzare tre incontri, tre spettacoli che hanno segnato sinora con maggior forza il tuo percorso di artista, quali sceglieresti?

Domanda difficilissima… Ho fatto tanta di quella roba… Non riesco a limitarmi a tre…
Come spettacoli direi Aggiungi un Posto a Tavola, il primo spettacolo visto a Teatro quando avevo 11 anni nella sua edizione originale, che mi ha folgorato e che ho inseguito per tutta la vita, fino a realizzare il sogno lo scorso anno… Poi appunto A Chorus Line, non solo perché è stato il primo grande musical arrivato in Italia, ma perché la sua struttura e il suo significato sono stati determinanti nel resto del mio percorso…; West Side Story, per la sua maestosità, e perché cantare i brani di Bernstein e eseguire le coreografie di Robbins non ha prezzo…; Sette spose per sette fratelli, perché è stata la mia prima volta come coreografo alle prese con un grande cast di 24 persone e con un etoile come Raffaele Paganini, ed è stato un grande successo proseguito per anni…; Rent perché mi ha aperto la mente e mi ha fatto capire che “si poteva fare anche in un altro modo”…; Jesus Christ Superstar, perché come regista ho potuto inserire un discorso “sociale” all’interno di uno spettacolo, e mettere al servizio di un musical quanto in quel periodo stavo studiando con Francesca De Sapio, che segue il metodo Stanislavskij-Strasberg. Quasi tutti questi lavori sono stati prodotti dalla Compagnia della Rancia, con Saverio Marconi e Michele Renzullo, che non finirò mai di ringraziare.
Come personalità sicuramente Pietro Garinei, per il quale ho avuto poi la fortuna e il piacere di lavorare sia come danzatore che come coreografo, perché insieme a Giovannini ha segnato le mie scelte quando ero ancora adolescente; Gigi Proietti, al quale sono legato sia per il mio debutto in Teatro nel 1986 con Cirano, sia perché dal 2007 faccio parte dei suoi spettacoli sia come attore che come coreografo; Saverio Marconi, perché la mia più grande scuola è stata l’esperienza fatta con lui e con La Rancia, al quale affiancherei Baayork Lee, coreografa e riproduttrice autorizzata di A Chorus Line, perché mi ha aperto davvero un mondo… A loro devo necessariamente aggiungere due nomi, anche se più giovani e meno conosciuti: Gianfranco Vergoni, che collabora con me da oltre 20 anni e ultimamente è l’autore dei miei spettacoli, e Gabriele de Guglielmo, il mio attuale socio, con il quale abbiamo fondato la Compagnia dell’Alba, con la quale abbiamo portato e porteremo in tour Aggiungi un posto a tavola. Perché i “miti” e le guide sono fondamentali, ma altrettanto lo sono le persone che ti sono vicine, ti affiancano, ti sostengono e condividono con te qualsiasi esperienza, nel bene e nel male, senza le quali spesso non riusciresti ad andare avanti.

 

Per il prossimo futuro hai altri progetti in cantiere che puoi svelarci?

Appunto in autunno con la Compagnia dell’Alba riprenderemo Aggiungi un posto a tavola, nella prima edizione professionale autorizzata da autori ed eredi al di fuori del Teatro Sistina, proseguendo il tour che in questa stagione ha portato questa giovane compagnia alla ribalta con un enorme successo di pubblico e critica; con la stessa compagnia riprenderemo Nunsense – Il musical delle suore!, divertente musical “off Broadway” già rappresentato in passato; poi naturalmente speriamo di far girare Arsenico e vecchi merletti e Fantasmi a Roma… E ancora, un lavoro rappresentato per ora solo a Roma, scritto da Gianfranco Vergoni, dal titolo E non finisce mica il cielo… , ovviamente con le canzoni della grande Mia Martini.
Insomma, in un momento piuttosto complicato per tutti e per i teatranti, io e tanti altri come me cerchiamo di portare avanti un discorso di qualità e in alcuni casi di novità, con uno sforzo enorme che spesso si basa solo sulle nostre forze, perché le istituzioni fanno facilmente orecchie da mercante. Però noi insistiamo, perché è un lavoro che ci siamo scelti, e perché non potremmo fare diversamente. Anche Arsenico e vecchi merletti nasce dall’iniziativa di alcuni artisti che si sono esposti in prima persona, e io non ho potuto fare a meno di sposarne la causa, proprio perché accumunati dagli stessi principi, con entusiasmo, passione, competenza e professionalità.
Grazie a tutti!

 

 

Intervista di: Andrea Cova

 

 

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