Fabio Avaro: sogno di condurre il gioco dei pacchi....con un occhio all'Amleto!

Scritto da  Martedì, 15 Aprile 2014 

Il pubblico di Roma lo adora, ma la fama di Fabio Avaro non si ferma di certo alla Capitale: insieme all'amico e collega Gabriele Pignotta, autore dei testi e regista, formano un duo brillante irresistibile, ed insieme hanno portato in tournèe le loro divertenti commedie, che hanno realizzato incassi record nei piu' importanti teatri italiani.

La loro ascesa non si limita al teatro: il 17 aprile è in uscita nelle sale "Ti sposo ma non troppo", versione cinematografica dell'omonima commedia, che vede protagoniste - accanto ai due attori romani -Vanessa Incontrada e Chiara Francini. In attesa della fatidica "prima" e del responso del pubblico che affollerà le sale, incontro con estremo piacere Fabio Avaro. Sin dal primo contatto, si rivela persona gentilissima, di grande disponibilità e simpatia, il che aggiunge quel "quid in più" al professionista, all'attore talentuoso che già avevo visto all'opera sul palcoscenico. Fabio non si risparmia nel raccontare se stesso, sia come attore che come uomo, ripercorrendo la sua carriera, ricordando i suoi esordi e raccontandomi gustosi e significativi aneddoti. Un esempio per tutti quegli attori che, una volta raggiunto il successo, difficilmente si lasciano avvicinare ed intervistare con tanta semplicità e spontaneità.

Invece di partire dai tuoi esordi, cominciamo dal presente: alla luce del travolgente e clamoroso successo ottenuto negli ultimi anni insieme all'amico Gabriele Pignotta, chi è Fabio Avaro oggi?
Sono lo stesso di quando conobbi Gabriele... con 27 anni in più! Battute a parte, è solo grazie a ciò che mi ha insegnato la mia famiglia, ovvero essere umile, con i piedi ben piantati a terra, lottando a testa bassa per ottenere i miei obiettivi, che un sogno sta diventando pian piano realtà, per di più al fianco di un amico fraterno con i miei stessi principi. A Gabriele attribuisco gran parte del merito di quanto di bello ci sta accadendo. La vita non poteva regalarmi di meglio. Detto questo, Fabio Avaro oggi è un professionista, un attore (quanta fatica ancora mi costa definirmi così, ho sempre paura di sembrare "montato") che studia sempre per migliorarsi, che ha ancora tanti obiettivi da raggiungere e che al tempo stesso sa di avere una grande fortuna: godere della stima di tanti colleghi, di tanti addetti ai lavori e dell'immenso affetto del pubblico. Questi elementi sono "il carburante" che mi fa andare avanti.


Qual è la commedia che ritieni sia stata la svolta della tua carriera? E quella a cui ti senti "emozionalmente" piu' legato?
Che domandona! Le commedie sono quasi come figli, dunque è difficile scegliere. Devi sapere che nella nostra compagnia si passano serate intere a dibattere su quale sia la commedia più bella tra quelle portate in scena, ci dividiamo in "nottebianchisti", "scusisti", "tisposisti", "setuttovamalisti" e "mipiacisti". Ora, diciamo che se io fossi uno spettatore sarei uno "scusista"....eh già, perchè trovo che "Scusa sono in riunione, ti posso richiamare?" sia davvero un testo geniale, una macchina perfetta, un opera d'ingegneria comica, e per di più credo abbia un sottotesto molto importante, nel quale mi ritrovo al 100%. La commedia alla quale sono più affezionato invece è (a pari merito con "Scusa sono in riunione") "Una Notte Bianca", la prima portata in scena con Gabriele. Ancora oggi - quando la replichiamo - ci fa un certo effetto. La commedia della svolta? La prossima!


Diventare famosi spesso è sinonimo di forte cambiamento, per chi in qualche modo - e spesso suo malgrado - "subisce" il vortice frenetico del successo. Ti ritieni cambiato? Se sì, in che cosa sei diverso dal Fabio che muoveva i suoi primi passi sulle tavole del palcoscenico?
Io non ritengo di essere diventato famoso... e semmai diventarlo mi portasse ad un cambiamento nell'accezione negativa del termine - dimenticare da dove si proviene, rinnegare i vecchi amici o i principi con cui sono cresciuto - allora preferisco non diventare mai famoso! C'è una frase che diceva sempre Massimo Troisi (un mito per me) e che io ho fatto mia: "Il successo è solo una lente d'ingrandimento. La fama, i soldi ed il potere non fanno altro che permetterti di poter essere quello che hai sempre voluto essere in fondo alla tua anima.. Quindi se sei sempre stato buono diventerai famoso e buonissimo, se sei sempre stato imbecille sarai famoso e imbecillissimo". Amo Troisi!!!!


Nelle commedie brillanti di Gabriele Pignotta ci hai abituati a ruoli divertenti, da "caciarone", dotato di quella scaltrezza tipicamente romana, ma in fondo in fondo buono e qualche volta perfino ingenuo. Pero' un attore, per quanto possa negarlo, ha sempre in testa almeno un personaggio che gli piacerebbe interpretare, per simpatia o per velleità artistica, una sorta di "sogno proibito", magari anche non avendo le caratteristiche fisiche o ben sapendo che, interpretandolo, non sarebbe affatto credibile. Siamo curiosi di sapere qual è il tuo.
Mamma mia, sono tantissimi i personaggi che vorrei interpretare! In una fiction tv mi piacerebbe essere un ispettore di polizia, impegnato in casi difficili - mafia, antidroga, corruzione - un tipo tosto, sfacciato, polemico, con la battuta sempre pronta, la cui arma migliore è la lingua, sempre tagliente!
Al cinema invece...un malato di mente.. mi viene in mente Raymond-Dustin Hoffmann di "Rain man", o personaggi simili. E a teatro...Rugantino! Anzi no, lo lascio ad Enrico (Brignano, ndr), mio amico fin dai tempi in cui facevamo cabaret ad Ostia, anche perchè è davvero bravo in questa parte. Io mi prenderei volentieri il ruolo di Max in "Se il tempo fosse un gambero". E infine....ora la sparo grossa: Amleto!


In passato ti sei confrontato con tutti i generi teatrali, con i classici, con autori del calibro di Pirandello, Scarpetta, Moliere, passando anche per Shakespeare. Oggi ti ci vedresti in un ruolo estremamente drammatico, magari diretto da un regista-mito tipo Gabriele Lavia?
Magari, però son sincero: vorrei un ruolo da protagonista o co-protagonista. Un ruolo con poche battute no. Sì, lo so: "non ci sono piccole parti, ma solo piccoli attori", ma se devo sognare, sogno in grande. Anzi ti dirò di più: vorrei fare un personaggio nello spettacolo del grande Maestro Albertazzi "Lezioni Americane", un personaggio che non c'è, da inserire ex novo. Un uomo della strada, a cui il Maestro spiega ciò che dice...e dal loro dialogo nasce un dibattito. Ok, ok... torno sulla terra, continuiamo l'intervista!


Nella carriera di ogni artista è fondamentale essere critici, persino con se stessi. Che critiche ti muovi, se te ne muovi?
Moltissime....e poi non mi posso mai riguardare! Faccio sempre troppo: troppa mimica, troppi gesti, troppa faccia....devo continuare??? :-)


Si dice che ogni attore sin da piccolo non sogna di fare altro. Anche per te è stato così o avevi in mente proprio di fare altro? E avevi comunque un "piano B", nel caso in cui non fossi riuscito a sfondare?
Ma perché ho sfondato?! Da bambino, e fino a 18 anni, volevo fare il pilota di caccia, il top gun! Poi ho frequentato il mio primo corso di recitazione con la scuola del teatro Dafne di Ostia, con due insegnanti che reputo grandi maestri, Antonia Di Francesco e Gianni Pontillo, e il sogno è diventato quello: vivere di spettacolo. Ho fatto anche tanta "palestra" nei villaggi turistici...ben 15 anni, che ho chiuso da capovillaggio Alpitour, che porto nel cuore e che mi hanno dato tante soddisfazioni.


Che rapporto hai con i tuoi fans...e con LE fans in particolare?
Fabio AvaroA dir il vero, mi pare ancora strano pensare che io abbia dei fans. Spesso qualcuno mi scrive su Facebook, e quando rispondo mi sento dire: “Ma davvero sei tu in persona che mi rispondi?! Che bello..!!” Non capisco, ma perché, chi dovrebbe essere?! E’ ovvio che sono io a rispondere ed è altrettanto ovvio che se una persona del pubblico mi chiede il numero di telefono io non glielo rifiuto: se posso essere utile per avere una riduzione sul biglietto del mio prossimo spettacolo ben venga! O magari solo per fare due chiacchiere! Circa le mie fans, ti racconto una storia. Piu' di una anno fa, dopo una replica di una nostra commedia al teatro Manzoni di Roma, entrando dal famoso Vanni, proprio accanto al teatro, mi ferma una donna di bell'aspetto, poco più grande di me, che quasi mi salta al collo, salutandomi con immenso affetto. Resto indubbiamente colpito da tutto questo "calore", e tra me e me penso: “Oh mamma mia, questa è un po’ troppo affascinata dal sottoscritto!” In effetti la signora, anche se in maniera elegantissima ed educatissima, mi riempie di complimenti, con gli occhi che le brillano di felicità. Mi sento anche, come dire, sopravvalutato, e resto abbastanza di stucco (e credimi, non è facile lasciare il sottoscritto di stucco!). La signora mi chiede il numero di telefono, ed io, come faccio sempre, glielo lascio. Ebbene, il giorno dopo mi arriva il seguente messaggio. Considera che è il testo originale, e io l'ho conservato sul mio cellulare come una delle cose a cui tengo di più.


“GRANDE Fabio ciao sono la tua fan del bar Vanni ricordi?...il tel me l'hai dato tu..volevo ancora complimentarmi con te e Gabriele x lo splendido spett di ieri...sono ben 13 anni ke mio marito mi regala l'abbonamento al Manzoni...ho un figlio autistico e questo è uno dei pochi momenti di svago ke mi concedo con le amiche...tu e Gabry con le 2 bravissime ragazze ieri mi avete regalato una serata davvero divertente...scusa x il lungo mex ma era x dirvi ke il vs lavoro è importante anche x me! Ah..io sono Katia...continuate a lavorare così x favore! Bacio”


Katia oggi è una mia amica, ci sentiamo periodicamente, ha una bella famiglia, un marito che ama e che io stimo, tanto quanto stimo lei. Ecco che rapporto amo avere con i miei fans, a prescindere se sono uomini o donne.


Un teatro che, pur facendo divertire, ha finalità educative o semplicemente un teatro che diverte senza far pensare a niente?
A me piace il teatro che ironizza sul costume della società. Un teatro che ci faccia ridere dei nostri difetti, delle nostre caratteristiche più o meno nascoste. Un teatro che diverta, insomma, e poi - per chi lo vuole anche leggere - lanci un messaggio, un sottotesto... ma senza alcuna pretesa di fare la morale.


Che libro troverai stasera sul tuo comodino?
In questo periodo purtroppo niente libri, ed io amo leggere, a dir la verità....ma solo copioni, copioni, copioni… una quantità enorme di testi da leggere per progetti futuri!


Da ultimo, guarda l'orizzonte del tuo futuro e dimmi che cosa vedi, come artista e come uomo.
Il futuro da artista...non mi piace prevederlo, amo scoprirlo giorno dopo giorno. Voglio sicuramente continuare con il teatro, mi piacerebbe dare un seguito alla recente esperienza cinematografica che mi ha stupito positivamente.... e poi ho un sogno nel cassetto: fare qualcosa in tv, ma dovrebbe trattarsi di qualcosa che riprenda la qualità di una volta, scevro dei ritmi forsennati che costringono spesso a prodotti privi di contenuti. Mi piacerebbe portare in tv i miei personaggi comici, il sogno è lavorare con il genio Arbore, o magari poter un giorno condurre una trasmissione… posso osare?! Ma sì… oso: io, al gioco "dei pacchi", mi ci vedrei proprio bene! (Flavio Insinna, attento a te! ndr)


Il futuro da uomo... ho una fidanzata che amo e che mi fa sentire amato. Sono felice con lei, spero che raggiunga il suo obiettivo professionale, che merita pienamente, dopo di che magari riusciremo a costruire qualcosa di bello insieme. E’ la prima volta che faccio un pensiero del genere con una donna. Poi voglio vivermi la mia famiglia, i miei genitori, i miei nipoti, mia sorella, come sto già facendo, magari regalando loro altri successi nella mia carriera, perché a me piace condividere con loro e con i miei amici le mie “vittorie” artistiche.


Infine, un pensiero dedicato personalmente ad un amico, Maximiliano, il responsabile tecnico delle nostra compagnia teatrale, che ha fatto anche parte della troupe nel film, un amico fraterno con cui divido la stanza nelle nostre tournèe. Purtroppo ha avuto un brutto incidente... ora si sta riprendendo, ma dovrà affrontare un lungo cammino di riabilitazione. Ecco, lo voglio presto di nuovo con noi, mi manca, e sarei pronto a scambiare il mio successo con la sua immediata e totale guarigione! Sarebbe la cosa più bella che la vita, già generosa con me, potrebbe regalarmi in futuro!

 

 

Intervista di: Stefania Ninetti
Grazie a: Baldassarri Management

 

 

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