Enrico Montesano: il suo Marchese del Grillo al Teatro Sistina, meno cinico, più bonario ma sempre inconfondibilmente ironico

Scritto da  Domenica, 06 Dicembre 2015 

«Il Marchese del Grillo» in versione musicale varca la soglia del teatro e debutta il 9 dicembre al Sistina, il palcoscenico che da sempre ha un occhio di riguardo per le commedie dal sapore popolare, espressione di una certa romanità. Al fianco del protagonista Enrico Montesano, attore di livello che di questo genere di lavoro conosce tutti i segreti per averne interpretato un numero considerevole, ci sarà un nutrito gruppo di artisti fra cui figurano Giorgio Gobbi, Giulio Farnese, Monica Guazzini, Dora Romano e Michele Enrico Montesano. La regia è di Massimo Romeo Piparo. Abbiamo incontrato Enrico Montesano, pronto a vestire i panni del celeberrimo marchese Onofrio, in occasione della conferenza stampa di presentazione dello spettacolo.

 

Il Sistina in collaborazione con Mf Produzioni presenta
IL MARCHESE DEL GRILLO
commedia musicale di Gianni Clementi, Enrico Montesano e Massimo Romeo Piparo
dal film di Mario Monicelli
con Enrico Montesano
e con Giorgio Gobbi, Giulio Farnese, Monica Guazzini, Dora Romano, Michele Enrico Montesano, Tonino Tosto, Ilaria Fioravanti, Benedetta Valanzano, Andrea Pirolli, Roberto Attias, Gerry Gherardi, Ambra Cianfoni, Giacomo Genova, Gloria Rossi, Fabrizio Caiazzo, Sergio Spurio, Francesca Rustichelli, Marco Rea, Claudio Ladisa, Sandro Bilotta, Sebastiano Lo Casto
ensemble Debora Boccuni (capoballetto), Silvia Pedicino, Ilenia Dagostino, Viola Oroccini, Annalisa D’Ambrosio, Saria Cipollitti, Cialì Sposato, Rocco Stifani, Giuseppe Ranieri
musiche originali e direzione musicale Emanuele Friello
scene Teresa Caruso
coreografie Roberto Croce
disegno luci Umile Vainieri
costumi Cecilia Betona
suono Fabrizio Santarelli
regia Massimo Romeo Piparo



Meno cinico e più bonario rispetto alla versione cinematografica, ma pur sempre ironico e sottilmente sarcastico. Sarà un po’ questo il connotato peculiare del Marchese del Grillo che Enrico Montesano si accinge a portare in scena sul palco del Sistina, il prestigioso spazio della città dove l’attore è sostanzialmente di casa per avervi lavorato in tantissime occasioni nel corso della sua lunga carriera. Lo spettacolo, che debutterà il 9 dicembre, è la trasposizione teatrale del celeberrimo film del 1981 di Mario Monicelli. Ma il nuovo protagonista ritiene sostanzialmente improduttivo fare confronti con Alberto Sordi, cui è fortemente legata la figura del nobile, perché il personaggio di Onofrio oramai è assurto al rango di “maschera”, al pari di Rugantino, di Meo Patacca o del conte Tacchia.

Ad affiancare l’attore romano in questa avventura, è Giorgio Gobbi che continua a prestare il volto al servitore Ricciotto, ancora a trent’anni di distanza dalla prima interpretazione. E poi, fra gli altri, Giulio Farnese (lo zio prete), Monica Guazzini (la Marchesa Madre), Dora Romano (nella doppia parte della madre di Faustina e della moglie di Gasperino), Michele Enrico Montesano (che veste i panni sia del Capitano Blanchard che quelli della Guardia Svizzera) e Tonino Tosto (Papa Pio VII).

Come precisato dal regista, Massimo Romeo Piparo, stiamo parlando di un ruolo amatissimo in tutta Italia ma, di certo, in modo del tutto speciale nella capitale. «Ci si chiedeva cosa si potesse proporre di fortemente romano - ha precisato -. Ed abbiamo pensato a questo testo, perfettamente in linea con tale idea. La vera novità sta nel fatto che è scritto in forma di vera e propria commedia musicale: la storia è quella del film, ma ci sono degli arrangiamenti». «Secondo me - ha proseguito -, è uno scritto ancora molto attuale, con rimandi continui alla nostra società, soprattutto quando si fa riferimento alla dimensione dell’essere e dell’apparire. Pensiamo al momento in cui il Marchese fa lo scherzo al carbonaro, suo sosia: rimprovera tutti, perché dimostrano che l’abito fa il monaco. Dunque, non parliamo solo di una rappresentazione in cui si ride… anche se è vero che si ride tanto». «Il musical ci permette di riportare stati d’animo che la parola non racconta - ha aggiunto Piparo -. È questo che rende diverso il nostro prodotto da qualunque altra trasposizione cinematografica o teatrale». «Ci siamo attenuti al film, anche se qualcosa è stato aggiunto. Il finale poi è leggermente diverso perché è stato anticipato il momento in cui il marchese si rende conto dell’ingiustizia, quando dice “ho scherzato tutta la vita, ma non sono un pupazzo”.

Ambientato nella Roma papalina di inizio '800, questo lavoro entrato a far parte a pieno titolo della storia della comicità italiana necessita di una ricchezza di ambientazioni che il regista ha pensato di sviluppare attingendo a piene mani al sistema di pedane girevoli di cui è dotato il Sistina, arricchendo e velocizzando il cambio dei vari quadri scenici. La commedia - firmata da Gianni Clementi, Enrico Montesano e Massimo Romeo Piparo -, si avvale anche della collaborazione di Cecilia Betona per i costumi, di Umile Vainieri per il disegno luci, di Roberto Croce per le coreografie e del Maestro Emanuele Friello per la realizzazione delle musiche originali.

Montesano, cosa ci può dire del suo nuovo impegno teatrale?
«Siamo tutti molto contenti che incontri la domanda del pubblico tradizionale di questo teatro. Quanto mi piace tornare qui al Sistina!»

C’è qualche parte del film che è stata sacrificata nella trasposizione teatrale?
«Sì, la figura di don Bastiano, che nella pellicola veniva interpretata da Flavio Bucci. Anche Monicelli nella sua versione in prosa l’aveva soppressa. Don Bastiano compare solo in ambientazioni esterne: è l’unico che può essere tolto senza danneggiare il mosaico della storia».

Nel finale, che è un po’ diverso da quello del film, c’è un richiamo alla figura dell’uomo che non è un “pupazzo”. È un epilogo, in qualche modo, in linea con quello di Rugantino?
«Sì, un po’. Quella trovata drammaturgica è preponderante perché riscatta un uomo che ha una presa di coscienza dopo aver passato la vita a giocare. È un modo per ridare spessore e dignità all’individuo. Rispetto al film è un po’ anticipato».

C’è un momento dello spettacolo che rende omaggio a Roma?
«Ad un certo punto Onofrio del Grillo fa una vera e propria dichiarazione d’amore alla città dicendo “Roma mia/Roma che m’ha fatto/Roma che me sta dentro/Roma de tutti e de nessuno/Roma che te fa sentì qualcuno/Roma gran callaro/Roma è tutto un buiaccaro/Roma de papi e de mignotte/Roma de giorno e Roma de notte/Roma tradita/Roma che sfiorisce fra le dita/Roma de politici e misfatti e cicoria/Roma de canti/Roma de vicoli e misteri/Roma ’ndo me perdo volentieri”. E poi, va sotto la ghigliottina».

Come ha già avuto modo di dire durante la conferenza stampa, lei non crede che sia opportuno fare parallelismi con Sordi. Però, in qualche modo, sarà inevitabile che qualcuno li faccia. Non pensa?
«Ribadisco, io credo che questa cosa dei confronti sia proprio inutile. Ragionando così, non si dovrebbe fare più Shakespeare..l’ha già fatto Laurence Olivier! Anche il Marchese del Grillo oramai è un classico! E poi io sono abituato, Garinei mi ha affidato il ruolo di Rugantino dopo il successo ottenuto da Manfredi! Pensi che Nino era pure in platea la sera della prima…eh sì, Garinei non mi ha risparmiato niente».

Quando si apre il sipario a cosa pensa?
«Ma chi me lo ha fatto fare!!!»

Nel «Marchese del Grillo» ci sarà anche suo figlio Michele. Chi sarà?
«Il capitano Blanchard. Oggi non è venuto qui alla conferenza perché pensava che dovessero partecipare solo gli attori principali: non si ritiene tale e non è venuto».

È contento che due dei suoi figli - Michele Enrico e Marco Valerio - seguano le sue orme?
«No, direi proprio di no!»

Perché?
«Perché sarà dura. Ecco, abbiamo creato altri disoccupati. Al di là degli attori più noti che hanno successo - magari più bravi o solo più fortunati, o perché no, con maggiori chance -, ce ne sono tanti altri che rimangono in attesa di una scrittura per mesi, per poi lavorare una settimana. È una vita dura quella dell’attore. Però a loro piace, e allora…».

Quando ha visto il film con Alberto Sordi, ha avuto l’istinto di calarsi nel personaggio?
«No, non ho pensato a niente. L’ho visto due o tre volte, e mi sono divertito molto. Più lo rivedo e più rido. E mi dico “come sono bravi, come è stato bravo Monicelli nel doppiaggio, che intuito ha avuto nello scegliere gli attori!”»

Lei è spesso identificato con un'altra figura molto romana, quella del conte Tacchia, che ha interpretato per il cinema.
«Sì. E tra le altre cose avrei voluto portarlo in scena, ma non so se ci si riuscirà. Nel nostro Paese è sempre più difficile lavorare, si va sempre di corsa. Mi piace scrivere, è più rilassante. E poi, fare una cosa nuova è ogni volta più complicato e faticoso. Ed io sono anche grandicello, mi vorrei pure riposare un po’. Adesso pensiamo al Marchese del Grillo, anche se a me conte Tacchia piaceva tanto. L’avevo pure già scritto per il teatro!»

Ha un ricordo di Garinei, il regista che l’ha guidata in tante commedie musicali, da raccontare?
«Mi viene in mente la volta andai da lui chiedendogli come mai, nonostante tre mesi di tutto esaurito, non avessimo nulla. Mi disse “io non faccio il teatro per guadagnare”. Me ne andai pensando che fosse pazzo. Adesso, invece, mi dico che era un uomo veramente straordinario. Voleva dedicarsi al teatro per fare le cose per bene».

E di Monicelli, ha un pensiero da condividere?
«Ricordo che quando abbiamo girato “I Picari”, per farci correre più velocemente, tirava i sassi a me e a Giannini. Ma sassi veri…mica finti».

Pensa di aver perso qualche occasione nel corso della sua lunga carriera?
«Beh sì, qualcuna l’ho persa di sicuro. Bisogna darsi un pochino più di importanza nella vita, nella società dell’immagine dove conta ciò che si vede, ciò che ci si dice. Poi nel concreto quello che si fa può essere anche scarso e carente. Una volta, il prodotto doveva essere di qualità e di valore, poi gli altri attribuivano o no la bravura. Invece oggi è il contrario, ognuno dice di sé “io sono un genio” e gli altri si convincono che sia così: la società dell’informazione crede a quello che si dice».

Può fare un commento sulla situazione di Roma?
«Se ci riferiamo al passato, è vero che i principi di questa città a volte hanno maltrattato il popolo, ma è altrettanto vero che hanno sempre posseduto dignità ed amore per la bellezza. Se parliamo di oggi, invece, posso dire che si arranca. Ma c’è da aggiungere che Roma è una città che supera tutto, e saprà oltrepassare anche questo momento di abbandono. Io dico sempre “Roma nonostante…”: che bellezza! Certo, avrebbe bisogno di una sana amministrazione. Per cui, se va via il sindaco, dovrebbero andarsene anche tutti gli inamovibili».

Le manca la televisione?
«No, perché? Ne ho tre a casa! A parte gli scherzi, quella di un tempo sì, mi manca…quella che facevamo noi. Oggi ci sono i quiz, i reality e i talk. Ma non si può dire una parola in italiano? E poi che potrei fare? La giuria? Per quanto, ora che ci penso, se mi chiamano e mi pagano io ci vado pure…Mi piacerebbe fare cose che non vanno più di moda. Ma nessuno ha il coraggio di proporle».

Però quest’anno la Rai ha trasmesso «C’è qualche cosa in te…», la commedia che ha portato in scena nel corso delle passate stagioni. Era tanto che non si faceva un’operazione del genere: è un bel segnale, un ottimo modo per avvicinare le nuove generazioni al teatro. Non crede?
«Assolutamente sì. È stato un bel segno e probabilmente ci saranno altri momenti in cui la Rai riprenderà i miei spettacoli e li manderà in onda».

Un’ultima domanda. Ci dice qualcosa sullo stato della cultura in Italia?
«È necessario aiutarla, ma non erogando soldi pubblici a pioggia. Bisognerebbe agevolarla al massimo, abbattendo gli oneri sociali. Renzi dice che sconfiggeremo l’Isis perché la nostra cultura è superiore. E aiutiamola allora!»


Teatro Sistina - via Sistina 129, 00187 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 06/4200711, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Botteghino: dal lunedì al sabato dalle 10.00 alle 19.00 - domenica dalle 11.00 alle 19.00
Orario spettacoli: da martedì a sabato ore 21, domenica ore 17, 25 dicembre e 1° gennaio ore 18, 26 dicembre e 6 gennaio ore 17, 31 dicembre ore 20,45
Costo biglietti: poltronissima € 55,00, poltrona e I galleria € 49.50, seconda galleria € 44.00, terza galleria € 34.00

Articolo di: Simona Rubeis
Grazie a: Federica Fresa e Laura Fattore, Ufficio stampa Teatro Sistina
Sul web: www.ilsistina.it - www.facebook.com/teatrosistinaroma - www.twitter.com/teatrosistina

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