Elena Arvigo: Andromaca, il racconto del dolore delle donne

Scritto da  Martedì, 04 Giugno 2019 

Nel binomio della stagione 2019 del Teatro Greco di Siracusa, Donne e guerra, Elena Arvigo è Andromaca, un femminile che nel nome evoca il maschile, “l’uomo che combatte”, la “donna che combatte come un uomo”, ne “Le Troiane” di Euripide.

 

Elena ArvigoPer lei è un debutto a Siracusa. Quali sono la sensazione, la difficoltà e l’opportunità di recitare in un grande spazio aperto e in un teatro carico di storia?
“Non avevo mai cercato Siracusa né Siracusa mi aveva cercata. E’ stata un’occasione venuta fuori all’ultimo momento per una serie di coincidenze significative. Si è aperta una porta che ho deciso di attraversare senza reticenze. All’inizio è stato spaventoso, forse più per l’idea di pensare che si è in uno spazio che può contenere cinquemila persone. Mi piace molto rientrare sul palcoscenico dopo lo spettacolo nel silenzio e nel vuoto, assaporando un ambiente magico. E’ allora che avverto l’evocazione e l’emozione di essere in un teatro di 2500 anni, costruito in un contesto davvero suggestivo e che, diversamente da molti teatri in muratura, non è stato rimaneggiato. Sulle stesse pietre il teatro resta un inno alla libertà.”

Mi racconta qualcosa del suo personaggio?
“E’ una delle donne che parlano attraverso il dolore al quale ho dato voce in questi anni come Anna Politkovskaja o la Marguerite Duras de “La Douleur”, solo che Andromaca è un’eroina poco frequentata forse per l’immagine di donna sottomessa sempre presentata nella sua relazione con gli uomini, figlia del re di Tebe, moglie di Ettore, madre di Astianatte, eppure è di grande modernità perché è una donna capace di scegliere. Quando arriva a Troia si innamora dell’eroe senza macchia, del Che Guevara di Troia ed è protagonista della sua storia. In tal senso il saluto tra i due nel III canto dell’ “Iliade” è struggente e riesce a rappresentare l’universalità dell’amore. Andromaca è anche una figura simbolo del maschile come dice il suo nome, perché combatte con la forza di uomo e non è la figura tragica nel senso usuale del termine. Perde tutto, il padre, i fratelli, il figlio e poi sposerà in seconde nozze il fratello di Ettore, fratello di Cassandra. In qualche modo disegna un lessico familiare universale, archetipico, in cui la modernità è data dalla classicità della famiglia, non come stereotipo ma come senso sociale dell’amore. E’ tragica nel senso che accetta e accoglie il destino, senza rabbia, disperazione, follia. In tal senso è il simbolo della catarsi tragica che la donna è in grado di vivere. Frequentata da scrittori, ne ha fatta una riduzione Sartre ad esempio, ma la più bella a mio parere è quella di Racine che riesce a restituirle ad un tempo forza e debolezza, o meglio fragilità. In ogni caso è una donna a tutto tondo che non è solo centro di relazioni familiari, ma anche dotata di una statura politica.”

Probabilmente l’interpretazione dei tragediografi rispetto ad Omero è più focalizzata sul femminile nell’autonomia del valore intrinseco e in un certo senso la tragedia è più moderna dell’interpretazione filosofica.
“Il fatto stesso di nominare le donne in un titolo, se oggi appare scontato, è comunque qualcosa di straordinario e il fatto che il mito sia un riferimento straordinario per la cosiddetta civiltà occidentale lo dimostra il lavoro psicoanalitico fatto da Hilmann e Jung che poi è alla base del pensiero contemporaneo.”

Elena ArvigoPensa che il teatro assorba tutte le energie e ci sia una scelta di campo chiara, anche coraggiosa, nella sua vocazione tutta per il palcoscenico?
“Come tutte le scelte importanti credo che non siano tanto frutto di un percorso razionale e consapevole, sono il risultato di uno stato nel quale ci si trova, certo non per caso. La mia formazione è stata classica in termini di studi, dal Liceo Classico alla scuola del Piccolo Teatro di Milano; nessuna formazione off, quindi nessun senso di rivalsa. E’ importante anche se forse a me manca la tenacia nella tessitura delle relazioni che è la strada per la produzione nei teatri stabili. Probabilmente in me prevale la passione per la ricerca e lo studio che, in una congiuntura dove manca il contesto culturale, è un ostacolo perché qualsiasi progetto diventa potenzialmente vano se non c’è un sistema in grado di recepirlo. La produzione istituzionalizzata invece canalizza comunque i lavori. In tal senso mi ha sorpreso e mi ha fatto molto piacere la candidatura del mio monologo del 2010 “4:48 Psychosis”, che ad oggi ha registrato circa 210 repliche, al premio Le Maschere del Teatro, che è tipicamente istituzionale, nato nel 2002 e patrocinato dall’AGIS, da cinque edizioni promosso e organizzato dal Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale.”

So che nella stagione 2019 il Teatro di Roma le ha dedicato un ritratto d'artista. Di cosa si tratta?
“Il Teatro India realizza una sorta di personale di artisti selezionati che nel mio caso ha visto “4.48 Psychosis”, “La ragazza lasciata a metà” e “La Douleur” perché comunque la promozione risente della necessità di un progetto che aiuta la visibilità dell’artista.”

Ha progetti nuovi a breve che vuole anticiparci?
“Debutto a Napoli il 12 luglio al Napoli Teatro Festival con “Caro Maestro”, un monologo tratto dalle lettere di Luigi Pirandello a Marta Abba, con la regia di Arnone e poi ad ottobre sarò al Teatro Stabile dell’Umbria con “Le affinità elettive” per la regia di Andrea Baracco.”

Qualche pennellata per raccontare Elena Arvigo
Attrice genovese, classe 1974, si forma nella sua città come ballerina classica con Giannina Censi e frequenta il Liceo ginnasio Andrea D'Oria. A 17 anni appena compiuti si trasferisce a Ginevra per studiare alla Webster University e frequentare a Losanna l'École Rudra-Bejart. L'anno successivo vince una borsa di studio e si trasferisce a Londra, dove perfeziona i suoi studi di danza jazz al London Studio Centre e prosegue il percorso accademico alla Goldsmith University, frequentando corsi di Psicologia e Theatre Arts. Tornata in Italia nel 1996, viene ammessa al corso triennale (1996-1999) della scuola di recitazione del Piccolo Teatro di Milano, diretta da Giorgio Strehler. Premio Hystrio alla Vocazione nel 1999, debutta poi sul piccolo schermo nel 2001 partecipando a “La Piovra 10”, recitando in altre mini serie italiane, tra cui “Perlasca”, “Marcinelle”, “Commesse” e “Sotto il cielo di Roma”. Dal 2010 ha cominciato ad occuparsi di teatro non solo come interprete ma anche come regista in regime di completa autoproduzione, dedicandosi alla drammaturgia contemporanea indipendente.

 

LE TROIANE
Opera di | Euripide
Traduzione | Alessandro Grilli
Regia | Muriel Mayette-Holtz
Drammaturgo | Cristiano Leone
Progetto Scenico | Stefano Boeri
Costumi | Marcella Salvo
Musiche | Cyril Giroux
Disegno Luci | Angelo Linzalata
Regista assistente | Mercedes Martini
Assistente per il progetto scenico | Anastasia Kucherova

Personaggi e interpreti (in ordine di apparizione)
Atena | Francesca Ciocchetti
Poseidone | Massimo Cimaglia
Ecuba | Maddalena Crippa
Taltibio | Paolo Rossi
Cassandra | Marial Bajma Riva
Andromaca | Elena Arvigo
Menelao | Graziano Piazza
Elena | Viola Graziosi
Corifea | Clara Galante
Capo coro | Elena Polic Greco
Chitarrista | Fiammetta Poidomani
Astianatte | Riccardo Scalia
Coro | Doriana La Fauci, Maria Baio, Maria Gabriella Biondini, Cettina Bongiovanni, Carmen Cappuccio, Irene Di Maria, Lucia Imprescia, Rosamaria Liistro, Giusy Lisi, Maria Verdi
Coro ADDA | Giulia Antille, Beatrice Barone, Priscilla Bavieri, Virginia Bianco, Simona Caleca, Irene Cangemi, Serena Carignola, Serena Chiavetta, Federica Cinque, Benedetta D’Amico, Simona De Sarno, Ambra Denaro, Adele Di Bella, Giorgia Greco, Federica Gurrieri, Irene Jona, Giorgina Kezich, Valentina Lo Manto, Sveva Mariani, Sara Mancuso, Vittoria Mangiafico, Ornella Matragna, Giulia Messina, Silvia Messina, Irene Mori,Arianna Pastena, Francesca Piccolo, Daniela Quaranta, Isabella Sciortino, Alba Sofia Vella, Francesca Vignali, Gaia Viscuso, Gabriella Zito
CGuardie di Taltibio | Riccardo Livermore, Davide Raffaello Lauro, Gabriele Rametta, Alessio Iwasa, Nicola Morucci, Andrea Pacelli
CGuardie di Menelao | Massimo Marchese, Francesco Piraneo, Salvatore Amenta

Date: Maggio 10/12/14/16/22/24/26/28/30, Giugno 1/5/7/9/11/13/15/19/21/23

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.indafondazione.org

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