Edoardo Barbone: impegno civile e rilettura del mito al centro

Scritto da  Domenica, 01 Dicembre 2019 

Edoardo Barbone è un giovane attore bolognese, con la virtù dell’umiltà, la forza della determinazione ed il coraggio dell’impegno per rilanciare un teatro che sia educativo, attento a quello che accade nel sociale. L’orizzonte è quello del teatro greco, con la rivisitazione e l’attualità del mito e l’attenzione tutta protesa al disagio giovanile: “la scommessa”, ha dichiarato Edoardo Barbone, “è di raccontare la tragedia con leggerezza”. Lo abbiamo incontrato alla vigilia dell’anteprima de “La notte di Antigone”, il nuovo spettacolo della compagnia Eco di Fondo che mette insieme il mito del coraggio del femminile e la debolezza, il maltrattamento politico del maschile, nella rilettura alla luce della vicenda di Polinice, interpretato dall’attore con un chiaro riferimento al martirio di Stefano Cucchi. Dalla scuola dei Filodrammatici di Milano, la voce di chi ama stare sul palcoscenico e vestire pelli diverse.

 

Produzione Eco di Fondo presenta
LA NOTTE DI ANTIGONE
regia Giacomo Ferraù
drammaturgia Giacomo Ferraù, Giulia Viana
con Edoardo Barbone, Enzo Curcurù, Giacomo Ferraù, Ilaria Longo, Giulia Viana
regista collaboratore Libero Stelluti
consulenza drammaturgica Carlo Guasconi
movimenti scenici Riccardo Olivier / Fattoria Vittadini
assistenti alla regia Giacomo Nappini, Alessandro Savarese, Daniele Vagnozzi
paesaggi sonori Gianluca Agostini
disegno luci Giuliano Almerighi
organizzazione e distribuzione Elisa Binda

 

“La Notte di Antigone” è in scena al Campo Teatrale di Milano dal 29 novembre al 1 dicembre. Si tratta di un’anteprima dello spettacolo prodotto da Eco di fondo, scritto da Giacomo Ferraù e Giulia Viana e diretto dallo stesso Ferraù. Ne sono protagonisti Giulia Viana nella parte di Antigone, Edoardo Barbone, Enzo Curcurù, Giacomo Ferraù ed Ilaria Longo; ne è regista collaboratore Libero Stelluti, con la consulenza drammaturgica di Carlo Guasconi. Lo spettacolo è inserito nel progetto celebrativo del decennale della compagnia, “Ecompleanno!”, arricchito da eventi quali l’esposizione di alcuni ritratti scattati da Isabella Balena per la mostra “Effetti collaterali” e l’intervento di due esperte di diritto dopo la replica del 1° dicembre, ovvero Valeria Verdolini, sociologa del diritto presso UniMi e attivista presidente di Antigone Lombardia; e Valentina Calderone, direttrice di A buon Diritto.
“La notte di Antigone”, sostenuta dal progetto “NEXT/laboratorio delle idee” di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo, prosegue la linea poetica tracciata con i precedenti lavori della compagnai (“Orfeo ed Euridice”, “O.Z., Storia di un’emigrazione”, “La Sirenetta”, “Dedalo e Icaro”): la rilettura di famosi miti e fiabe alla luce di temi rilevanti per la società contemporanea.

Vorrei cominciare dal tuo impegno imminente per conoscere in anticipo qualcosa dello spettacolo.
“Lo spettacolo per me è nato da una richiesta che ho accettato con entusiasmo senza riflettere troppo sull’importanza e imponenza di questa rilettura, perché si tratta di una compagnia con la quale collaboro e che amo con tutto il cuore. Sono stato scritturato anche se i compagni di viaggio non amano questa parola perché mi considerano uno di loro e pensano a un mio coinvolgimento forte, non a una semplice cooptazione.
Per il decennale della sua fondazione, la compagnia teatrale Eco di fondo debutta con un progetto tutto nuovo: “La notte di Antigone”, ovvero una rilettura di Antigone ispirata alla figura di Ilaria Cucchi. Lo spettacolo racconta la notte nella quale Antigone diventerà realmente Antigone, ovvero la sua decisione di assumere la difesa del fratello Polinice che il padre Creonte ha deciso di abbandonare alla mercé dei cani fuori dalle mura. In quella lunga notte Antigone rivive la propria storia e molti dei momenti passati con il fratello, per il quale prova un sentimento contraddittorio fatto di amore ma anche di conflittualità.
Nella rilettura attualizzata e contestualizzata in una vicenda di cronaca nera, io interpreto Stefano Cucchi, o almeno una parte di lui, quella incarnata da Polinice, il “colpevole-vittima”, la “parte buona”, che Sofocle condanna mentre Eteocle è elevato a martire, eroe, seppellito con tutti gli onori. E’ di fronte a questa disparità, al di là delle colpe, che Antigone si fa carico di rendere giustizia”.

Qual è il significato dello spettacolo?
“Il cuore è l’incontro con il fratello, dopo il quale compirà il passo per diventare Antigone, il senso forte della giustizia come etica e della pietà al di là della condanna di un comportamento.”

Che significato ha per te interpretare un personaggio attuale, al centro di un lungo dibattito politico, che si rapporta ad un personaggio reale, vivente, pienamente coinvolto nella vicenda, Ilaria Cucchi?
“Come ho accennato non l’ho scelto ma ho aderito al progetto istintivamente e avverto la forza ma anche il carico di responsabilità perché questa compagnia, pur con spettacoli delicati, ha sempre una forte richiesta di verità che ogni volta dev’essere messa in scena. Ogni replica vuol dire far accadere qualcosa e, in questo caso, c’è un vissuto pesante, oltre che spettacolarizzato per la collettività per il lungo processo che c’è stato, che sento anche sulle mie spalle in quel tempo di poco più di un’ora, la durata dello spettacolo, molto intenso. Un estratto lo abbiamo presentato a settembre in occasione della rassegna “Il tempo delle donne” che si è tenuta a Milano e poi siamo stati invitati a Roma per il Memoriale dedicato a Stefano Cucchi in occasione dei dieci anni dalla scomparsa.

Com’è stato l’incontro con Ilaria Cucchi?
“Dire emozionante è poco. E’ accaduto a Milano dov’è nata l’occasione di Roma e ho capito che lei è davvero Antigone.”

Quali sono i tuoi nuovi progetti a breve?
“Sarà un anno pieno tanto che all’indomani delle giornate dell’anteprima di Antigone comincerò le prove per uno spettacolo che debutterà a maggio al Teatro Filodrammatici di Milano, “Argonauti e Xanax”, con la mia compagnia Caterpillar che non allude alla macchina schiacciasassi ma al bruco in inglese, che diventerà farfalla. Il testo recupera il mito di Giasone in chiave moderna affrontando il problema dell’uso diffuso anche tra i giovani di psicofarmaci, della depressione, mettendo l’accento su una società decadente e malata. Lo spettacolo è scritto e diretto da Daniele Vagnozzi ed è nato da uno studio basato su ricerche sociali. Il secondo progetto per la stagione, voluto in primis da me, è centrato sul tema del bullismo, argomento a me caro, nato da un fatto di cronaca tragico accaduto due anni fa a Rivoli, cittadina a venti chilometri da Torino, il suicidio di un diciassettenne che aveva dichiarato che nella sua breve vita non era mai stato felice. Ho deciso di incontrare la madre e dopo due interviste lunghissime di mezza giornata, con il suo consenso e appoggio, ho deciso di portare la storia del figlio in teatro, convinto che la rappresentazione scenica sia un mezzo di grande forza per raccontare la realtà. La scrittura è di Tobia Rossi, giovane drammaturgo di Milano che ha ricevuto tra l’altro a New York il Premio Mario Fratti per il testo “Nascondino” sullo stesso tema, mentre la regia è di Giacomo Ferraù, lo stesso regista de “La notte di Antigone”, che mi sembra possa avere la giusta sensibilità. Lo spettacolo debutterà all’Elfo Puccini di Milano dall’8 all’11 giugno 2020 all’interno della rassegna diretta da Francesco Frongia che avrà come tema dell’anno “Cronaca italiana”.”

Il tema sociale, soprattutto rispetto alla condizione giovanile, mi pare prioritario nel tuo teatro.
“E’ un ritorno alle origini del teatro, alla funzione non di insegnamento, che sembra pretenzioso, ma educativa, di stimolo alla riflessione, un modo di affrontare il teatro che si sta perdendo. A mio parere la vera sfida è raccontare la tragedia in modo lieve, senza dimenticare il sorriso nè trascurare la profondità degli argomenti”.
In fondo raccontare il mito, sdrammatizzandolo e adattandolo al contesto sociale.

Bisognerebbe capire se esiste uno spettacolo di puro divertimento che non faccia pensare. La Grecia ha creato per la prima volta un teatro educativo con le tragedie e ha affidato alle commedie l’intrattenimento, sebbene mettere in ridicolo i vizi e i difetti dell’uomo, puntare il dito sulle magagne della vita quotidiana, ha pur sempre un valore sociale.
“Era una riflessione alla quale non avevo pensato ma probabilmente è vero che anche il puro divertimento non è fine a se stesso. Gli spettacoli, ad esempio, definiti di black humor, considerati eccessivi e paradossali, fine a se stessi, a mio parere, anche se in modo crudo, sono comunque uno stimolo ad aprire gli occhi sul mondo.

Come risponde il pubblico alle proposte di impegno sociale?
“Lo scorso anno “Fragile”, andato in scena al Teatro Filodrammatici, un racconto sull’emigrazione dall’ex Jugoslavia in disgregazione dopo la guerra verso Londra, città madre-matrigna, che racconta il disagio e il problema dell’integrazione, ha riscontrato un grande interesse. A volte basta proporre.”

Altra tematica forte è quella dell’attualità del mito, o si tratta solo di una felice coincidenza?
“Quest’anno è sotto il segno del mito ma lo ritengo l’archetipo per eccellenza del teatro: il 10 febbraio debutterà all’Elfo Puccini una lettura musicata sull’ “Edipo Re” il cui primo studio avrà il titolo “Verso Tebe”, che poi andrà in scena nel 2020, grazie alla riscrittura di Ferdinando Bruni.”

In prospettiva pensi al tuo lavoro nel segno dell’interpretazione o immagini anche un’esperienza di regia e di scrittura?
“E’ una domanda che nei due anni passati mi sono posto anche per il fatto di far parte di una compagni di accademia in cui tutti sono attori, ma per ora non sento la necessità di dirigere il lavoro sul palcoscenico né di scrittura che credo debbano nascere da un’urgenza e una forte necessità. Per ora mi piace molto stare in scena e sento il bisogno di vestire diversi ruoli, di mettermi in gioco totalmente.”

 

Edoardo Barbone, attore diplomato all’Accademia Filodrammatici di Milano; nasce a Bologna nel 1990. Tra il 2013 e il 2015 va in scena al Teatro Franco Parenti di Milano con gli spettacoli “Terrore e miseria del terzo Reich” di Bertold Brecht e “Quadri da una cucina” tratto da “La cucina” di A. Wesker, entrambi per la regia di Fabio Cherstich. Nel 2015 viene ammesso all' Accademia dei Filodrammatici di Milano, dove si diploma due anni dopo con medaglia d'oro alla classe. Va in scena con “Taking care of baby” di D. Kelly per la regia di Bruno Fornasari, “Tamburi nella notte” di Bertold Brecht con la regia di Francesco Frongia, “Martiri” di M. Von Mayenburg, regia di Bruno Fornasari e “Fragile” di Tena Stivicic per la regia di Eugenio Fea, spettacolo debutto della Compagnia Caterpillar di cui è socio-fondatore. Porta inoltre in vari teatri italiani dalla Sicilia al Trentino lo spettacolo “Malagrazia” di Michelangelo Zeno, regia di Giuseppe Isgrò, fino ad arrivare ad aprire la rassegna "Nuove storie" curata da Francesco Frongia presso il Teatro Elfo Puccini di Milano. Nella stagione 2019/2020 va in scena al Teatro Out Off di Milano con lo spettacolo “Milkyway” di David Kostak per la regia di Giacomo Nappini nella rassegna “Nuovi Incroci” e collabora con la compagnia Eco di Fondo allo spettacolo “Antigone, sangue del mio sangue”.

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Roberta Ursino, Ufficio stampa Campo Teatrale
Sul web: www.campoteatrale.it - www.ecodifondo.it

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