Cristiano Demurtas e Bruna Sdao: il Gruppo della Creta svela i segreti del suo Labirinto

Scritto da  Giovedì, 11 Febbraio 2016 

Prosegue al Teatro Furio Camillo il festival Labirinto, organizzato dal giovane ed energico Gruppo della Creta, nato nel 2015 dalla sinergica unione di giovani attori diplomati presso la Nuova Accademia Internazionale di Arte Drammatica del Teatro Quirinetta di Roma. Nove spettacoli, incontri letterari e una esposizione di arti figurative per presentare al pubblico romano una compagine teatrale assolutamente interessante e fuori dagli schemi. Per addentrarci nei meandri di questo affascinante Labirinto, abbiamo incontrato due dei giovani artisti del Gruppo della Creta, Cristiano Demurtas e Bruna Sdao.

 

Ciao Cristiano, ciao Bruna. E' un piacere ospitarvi sulle pagine di SaltinAria in occasione della prima edizione del festival Labirinto, organizzato dal Gruppo della Creta. Partirei dalle origini della vostra compagnia, nata l'anno scorso dalla sinergica unione di giovani attori diplomati presso la Nuova Accademia Internazionale di Arte Drammatica del Teatro Quirinetta di Roma. Come avete vissuto questo percorso formativo e quali insegnamenti vi ha lasciato?
Gli anni di accademia, tra alti e bassi, sono stati meravigliosi. L'insegnamento è stato sempre eterogeneo, e ciò è stato molto utile per non cristallizzarci in uno stile definito. La nostra crescita inoltre, è stata seguita da maestri che professano ancora il mestiere dell'attore o del regista, permettendoci un impostazione tutt'altro che “accademica”. La nostra accademia si è basata inoltre su “workshop intensivi” e ciò voleva dire essere sempre pronti ad affrontare nuovi argomenti, a conoscere nuovi percorsi e nuove persone, a conoscere molto della nostra macchina di attori, oltre che a creare un ascolto e un energia di gruppo che caratterizza la nostra compagnia.

LabirintoMi sono imbattuto per la prima volta nel vostro contagioso carico di talento ed energia al Teatro Quirinetta, in occasione del vostro saggio di fine corso accademico, un delizioso "Così fan tutte", diretto da Gabriele Lavia. Che ricordo custodite di questo spettacolo?
La stanchezza. Sicuramente ci portiamo dentro la stanchezza. Lo spettacolo “Così fan tutte” con regia di Gabriele Lavia, ci ha fatto capire cos'è realmente la fatica del fare teatro. I ritmi con il grande maestro erano davvero duri. Provavamo tra le 8 e le 12 ore al giorno, con giusto 30 minuti di pausa. La storia del teatro insegna che quello che noi chiamiamo regista, in principio era il “direttore”. In questo, Lavia, è stato un grande maestro. E' riuscito a portare avanti un progetto con 40/45 attori (6 personaggi e 39 pulcinella come scenografia umana), un'operazione davvero interessante. Concludendo, il periodo “Lavia”, rimarrà sicuramente uno dei più belli del percorso di formazione.

Come dicevamo, la vostra sinergia ha portato alla nascita del Gruppo della Creta. Cosa vi ha spinto a costituire una compagnia proseguendo assieme il vostro cammino artistico?
Durante l'ultimo anno di corso, insieme ad altri 8 compagni di accademia, decidemmo di voler preparare uno spettacolo: "La baruffa" (tratto da “Le baruffe chiozzotte”) con regia del nostro collega e amico Lorenzo De Liberato (compagnia Marabutti). Il progetto ci appassionò tantissimo e decidemmo quindi di portare avanti un progetto comune. Con l'avvicinarsi della fine dell'Accademia iniziò a presentarsi “l'horror vacui”, la mancanza di lavoro, la paura per la crisi del teatro. Per questo abbiamo deciso di unirci, di creare un collettivo creativo non composto di soli attori, ma anche di autori, compositori, grafici e musicisti.

Qual è il punto di vista del Gruppo della Creta sul teatro contemporaneo, sulla creazione artistica, sul rapporto da instaurare con lo spettatore?
Non abbiamo un punto di vista. O meglio siamo alla ricerca del nostro punto di vista. Abbiamo deciso di fare questa ricerca sul campo, per tentativi, e capire sulla nostra pelle, attraverso le reazioni del pubblico quale sia la nostra via. Siamo totalmente contemporanei perché non partiamo da nessun dato certo, niente leggi ferree o scuola recitative costringenti; all’interno del Gruppo ci sono artisti con gusti e capacita molto differenti, dal comico al drammatico, dal grottesco al cabarettistico; questa condizione, che potrebbe essere percepita come una mancanza, noi la trasformiamo nella nostra virtù fondante. In conclusione, abbiamo infiniti punti di vista sul teatro contemporaneo, lasciamo che sia il pubblico a scegliere quello che più gli appartiene.

Questo mese di febbraio vede sbocciare, al Teatro Furio Camillo di Roma, la prima edizione del festival Labirinto. Come nasce questa rassegna e quali ne sono i principi ispiratori?
Giancarlo Sammartano è stato sicuramente uno dei nostri principali mentori e maestri in accademia. Ci ha insegnato ad amare il teatro, ad interessarci, a studiare, a sognare. In Italia, c'è la tendenza di pensare che per fare qualcosa che aspiri a essere grande, bisogna per forza essere vecchi; ma sappiamo tutti che non è così. Per questo abbiamo deciso di creare “Labirinto”: per prenderci la responsabilità di dare il via a un progetto che aspira a diffondere la nostra idea di teatro, seppure acerba, e che ci permetta di imparare a nostre spese le difficoltà del professionismo.

Nell'ambito del festival incontriamo tre filoni principali: Giovani Regie, Percorso Pasolini, Pomeridiane. Ce li presentate brevemente?
Il nostro nome, il nostro logo, rimandano al labirinto di Creta. Siamo molto attaccati a quest'immagine, e ci è sembrato doveroso caratterizzare il festival con quest'idea. Abbiamo così creato all'interno di un “Labirinto”, diversi percorsi possibili. Giovani regie, Pasolini, Pomeridiane. Il primo percorso prevede 3 debutti: "Souffle", "Per sei dollari l'ora", "A/R Andata e ritorno", spettacoli creati da giovani. Il percorso Pasolini nasce da un'idea di Sergio Basile, ovvero quella di raccontare PPP da diversi punti di vista: quello poetico, quello drammaturgico e quello cinematografico. Abbiamo incluso nel progetto gli attori del terzo anno di corso dell'accademia “Fondamenta - Teatro e Teatri”, per creare un percorso gestito interamente da giovani, guidati amichevolmente da Basile stesso. L'ultimo percorso prevede due spettacoli, ovvero “Senza confini” e “Maka nel magico mondo della magia”. Ci sembrava doveroso offrire spettacoli per tutte le fasce di età; nel percorso Pomeridiane è possibile trovare spettacoli divertenti, per bambini o per adulti, ma che portano dentro un grande insegnamento: è ancora possibile divertirsi a teatro!

Siete entrambi tra i protagonisti di uno degli spettacoli della rassegna, "Senza Confini", un racconto della vita dei soldati, durante la prima guerra mondiale, attraverso le lettere, i canti e gli ordini impartiti dai superiori. Quali sono le cifre caratteristiche di quest'opera?
Lo spettacolo nasce in occasione dei cent’anni dalla grande guerra, per non dimenticare le sofferenze, i dolori e i sacrifici fatti da giovani uomini e donne per salvare i confini della nazione. La pretesa del regista, Massimo Cinque, non è quella di salire in cattedra ma quella di raccontare e ricordare, spesso anche consentendo allo spettatore di sorridere e ridere nonostante la seria tematica affrontata. Lo spettacolo infatti, ambientato in un limbo, riesce a trasportare lo spettatore consequenzialmente in tanti ambienti differenti, dai “café chantant” alla trincea, dai comizi ai boschi appenninici, da Napoli a Roma, permettendo allo spettatore di provare tante emozioni differenti in poco tempo, così da poter andare via da teatro con un sorriso amaro che Manu Chao attribuirebbe alla “malegria”.

Altro appuntamento che vi vede coinvolti è la trilogia "Tre giovedì e una domenica", ispirata a scritti e pensieri di Pier Paolo Pasolini, con la regia di Sergio Basile. Ci svelate qualche dettaglio su questo progetto?
Parlando del progetto “Labirinto” con Sergio Basile, iniziammo a parlare di Pasolini. Parlammo a lungo, perdendoci negli aneddoti raccontati dallo straordinario oratore sopracitato. Nasce così “Tre Giovedì e una Domenica”, per celebrare l'anno pasoliniano con uno spettacolo diviso in 4 date, come una serie-TV, e che ha l'intento di analizzare Pasolini da diversi punti di vista, uniti dal sottile filo rosso che è stato l'amore per Roma.

SouffleBruna, sarai anche in scena con "Per sei dollari l'ora", liberamente ispirato a scritti e pensieri di Bukowski. Come avete declinato l'opera dello scrittore tedesco, naturalizzato americano, andando a narrare le disavventure di Nick Belane, "l'investigatore privato più dritto di Los Angeles"?
Per questa domanda, lasciamo rispondere il regista dello spettacolo: Alessandro Di Murro.
“Quando leggi un libro, una poesia, una solo riga scritta da Bukowski, percepisci che quell’uomo è assolutamente diretto e sincero. Anche quando parla di Signore della Morte o alieni dello Spazio, lui ti fa credere che sia la cosa più necessaria del mondo, è come se te lo stesse raccontando un vecchio amico seduto ad un bar. Da qui nasce la voglia di raccontare la tragedia di Nick Belane: voler essere sinceri, al modo di Bukowski. Da questo desiderio è nato un lungo percorso che ha visto impegnate una vasta troupe composta da giovani teste matte desiderose di raccontare la storia di questo Humphrey Bogart con la patta abbassata. Silvio Bambagiotti, come un abile sarto, ha cucito un testo teatrale bilanciato e narrativamente sorprendente; Enea Chisci con il chitarrista Amedeo Monda, hanno creato una colonna sonora davvero eccezionale, co-protagonista dello spettacolo accanto a Nick Belane; Benedetta Petrilli e Ginevrra Angiulli, rispettivamente scenografa e costumista, sono riuscite a ricreare un ambiente verosimile e allo stesso tempo suggestivo; gli attori Laura Pannia, Bruna Sdao, Lorenzo Garufo e Iacopo Cinque, capitanati dal capocomico Alessio Esposito, hanno sfidato queste grottesche maschere di cui è disseminato il testo camminando sul filo tra la finzione e la verità. Ma tanti altri sono stati i collaboratori necessari a rendere di carne e ossa l’ultimo romanzo di Bukowski, ne cito uno su tutti Cristiano Demurtas.
Siamo orgogliosi del nostro lavoro e non vediamo l’ora di “inchiodare il culo” degli spettatori, per dirla alla Nick Belane."

Hai anche recitato recentemente in "Passio Hominis", al fianco di Lina Sastri e Jacopo Venturiero. Che ricordo custodisci di questo spettacolo?
È stata la mia prima esperienza da professionista; mi sono trovata a finire l’accademia e iniziare le prove dello spettacolo senza soluzione di continuità. La cosa mi terrorizzava molto all’inizio ma i professionisti con cui mi sono trovata a lavorare, compreso il Maestro Antonio Calenda, hanno creato un bellissimo clima di lavoro. Recitare al fianco di grandi attori, come Lina Sastri, ha rappresentato una scuola per me e ha fatto sì che la mia formazione non si interrompesse. Lo spettacolo è complesso, in versi, in parte in latino in parte in volgare, per cui non è stato semplice l’approccio al testo e al personaggio, nel mio caso Maria Magdalena, ma la grande forza dello spettacolo e l’atmosfera che si creava durante la messa in scena mi hanno sempre fatto da sostegno.

Dopo il festival Labirinto il Gruppo della Creta ha già in serbo qualche altra sorpresa per il suo già affezionato pubblico?
Sicuramente non ci prenderemo pause. “Chi si ferma si perde nella noia, nell’inedia, nel silenzio, nella paura.” Abbiamo intenzione di ripartire subito con nuovi progetti. Stiamo già lavorando e continueremo a farlo su un progetto per le scuole che cerca di restituire il diritto alla poesia, diritto spesso negato dalla specializzazione accademica quanto da una pratica scolastica spesso sentimentale e contenutistica. Non vogliamo dare altre anticipazioni ma vi consigliamo di rimanere sempre aggiornati, anche perché il 27 marzo è il primo compleanno di compagnia quindi non escludiamo che possa “succedere” qualcosa. Stiamo inoltre valutando l’ipotesi di realizzare la seconda edizione del festival “Labirinto” nella stagione 2016/2017.

Al di là del Gruppo della Creta avete già in cantiere altri progetti?
Cristiano: Appena finito il Festival ho già in programma due progetti. Ad Aprile debutterò con uno spettacolo in Toscana, “Nec spec nec metu”, con la regia di Claudio Spaggiari. Il testo parla degli ultimi giorni di Caravaggio, un progetto davvero interessante. A Marzo inizieremo anche le prove della nuova produzione della compagnia Marabutti: “Lonlidays”, in cui avrò il piacere di fare da assistente al regista Lorenzo De Liberato.
Bruna: Subito dopo la chiusura del festival conto di tornare a Cosenza per lavorare con la compagnia in cui sono cresciuta “teatralmente”, Attorincorso, guidata da Lucia Catalano e Fabio Vincenzi, per portare a termine alcuni progetti già iniziati e che debutteranno nella seconda settimana di marzo. Poi ritornerò su Roma per continuare a lavorare con il Gruppo della Creta sui nuovi progetti.

 

Intervista di: Andrea Cova
Programma del festival "Labirinto": Leggi i dettagli
Grazie a: Stefania D'Orazio, Ufficio stampa Gruppo della Creta
Sul web: www.gruppodellacreta.com

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP