CRiB: Performare l’identità, dal sesso biologico all’identità di genere

Scritto da  Martedì, 08 Gennaio 2019 

L’idea per “U* - Storia di un’identità fluida” nasce dall’apprendimento di un fatto avvenuto in Canada nel novembre del 2016: la nascita di Searyl Doty, il primo bambino al mondo la cui tessera sanitaria reca menzione ad un sesso indeterminato, ‘Undetermined’. Il collettivo artistico CRiB - formato da Beatrice Fedi, Roberto Di Maio e Carolina Ciuti - si interroga sul concetto di identità di genere, dalla Preistoria alla società contemporanea, con questo innovativo progetto, recentemente insignito del Premio Della Critica Direction Under 30 al Teatro Sociale di Gualtieri. Appuntamento a Roma, per la precisione presso Carrozzerie n.o.t., dal 10 al 12 gennaio.

U*
di CRiB
con Beatrice Fedi
regia Roberto Di Maio
direzione artistica Carolina Ciuti
direzione tecnica Paride Donatelli
musiche originali Claudio Cotugno
assistente regia Giuseppe Innocente

 

Crib - U*Benvenuti, è davvero un piacere presentare sulle pagine di SaltinAria il collettivo artistico CRiB. Potete raccontarci la sua genesi, illustrarci i suoi componenti e la visione artistica che lo contraddistingue?
CRiB nasce nel 2017 dalla passione comune di Beatrice Fedi (performer e attrice), Roberto Di Maio (regista) e Carolina Ciuti (storica dell’arte e curatrice) per il teatro, le arti visive e la performance in generale. Avendo formazioni molto diverse, ci riconosciamo in una fondamentale ibridazione delle forme e dei linguaggi. Dalla struttura fluida, i nostri progetti si materializzano in proposte teatrali, performance pensate per lo spazio urbano o il contesto museale, opere video e sonore, riflessioni condivise di cui lo spettatore diviene primo protagonista. Siamo convinti che l’arte in senso lato sia un veicolo necessario alla creazione di spazi dinamici in cui riflettere il tempo che abitiamo. CRiB è culla, tana, casa, uno spazio intimo per la creazione.

Dal 10 al 12 gennaio approda a Carrozzerie n.o.t. il vostro progetto “U*”, un’indagine performativa attorno al concetto di identità di genere. Come è scaturita l’ispirazione per questo lavoro e quali sono state le tappe principali della sua costruzione?
Nell’estate del 2017, Beatrice, dopo aver interpretato diversi ruoli maschili, incontra per un laboratorio El Conde De Torrefiel, famosa compagnia contemporanea catalana, che invita i partecipanti a ideare una performance individuale. Beatrice ricorre ad un fatto di cronaca letto per caso sul web che subito associa ai ruoli appena interpretati: la nascita in Canada di Searyl Doty, primo bambino al mondo il cui sesso viene classificato come “indeterminato”. Da qui la volontà di approfondire la tematica e di condividerne lo studio con il Collettivo. Seguono mesi di intensa ricerca che ci portano a vincere il bando “Movin’ Up 2017 ”, promosso e finanziato da Mibact e GAI, che ci permette di avviare il processo creativo presso il teatro L’Estruch a Sabadell e La Caldera a Barcellona. In questa occasione è determinante l’incontro con gli studenti di un liceo artistico spagnolo, che con le loro osservazioni ci chiariscono la nostra necessità di attingere da diverse esperienze per cogliere tutte le possibili sfumature di una tematica complessa come questa. A partire dal concetto di “identità performante e performativa” della filosofa Judith Butler, diamo avvio ad un approfondito lavoro di scrittura, ricerca delle immagini e ricostruzione storiografica della sessualità: come diceva Maleviĉ, l’obiettivo è quello di tornare al grado zero della forma, sia dal punto di vista scenico che drammaturgico.

CRiB - U*“U*” si inserisce nel dibattito che, nel corso degli ultimi decenni, ha visto numerosi ricercatori, medici e filosofi interrogarsi sulle differenze tra sesso biologico e identità di genere. Come a vostra volta avete sviluppato questo interrogativo e quale è il punto di vista che offrirete al pubblico?
Venire a conoscenza di un fatto così storicamente rivoluzionario e radicale dal punto di vista politico, ha fatto scaturire la necessità di approfondire la tematica tramite una ricerca storiografica circa lo sviluppo della sessualità dalla Preistoria sino ai giorni nostri, rivelando una sorprendente involuzione rispetto a come l’identità di genere e il sesso biologico venivano percepiti, rappresentati e manifestati migliaia di anni fa - basti pensare che nel Mesolitico, l’arte rupestre raffigurava già scene di omoerotismo. A tale ricerca è seguita dunque un’analisi dei processi culturali ed antropologici alla base della creazione di concetti ed etichette che oggi utilizziamo per comunicare, nominare, indicare, definire il sesso ed il genere. Scavando approfonditamente nell’etimologia delle parole, ci siamo interrogati sull’origine dei termini più abusati, sull’atavica necessità dell’uomo di dare un nome alle cose per poter comunicare, sulle infinite connotazioni e sfaccettature delle parole, con l’obiettivo quasi scientifico di svelare le potenzialità del linguaggio al di fuori di un contesto sociale sovra strutturato e ricco di retaggi. Allo stesso modo, è stato fondamentale riflettere sull’epistemologia delle immagini e sulla loro influenza nella costruzione (o delimitazione) della storia politica del corpo, mettendo in discussione il modo in cui, con il tempo, ci siamo abituati a leggerle. Abbiamo scelto quindi di utilizzare una scrittura semplice e semplificata mirata ad approfondire senza giudicare, a suscitare domande piuttosto che fornire risposte, a decostruire concetti consolidati. In sostanza, questo progetto è il risultato di un lavoro al dettaglio, secondo l’intento di scorgere nuove prospettive, immaginare uno spazio di mezzo, in cui lo spettatore possa perdersi, trovarsi e (dis-)orientarsi.

Quali sono le cifre distintive della messa in scena? La regia sintetizza in un unico organismo performativo diversi linguaggi espressivi, come frequentemente accaduto nei precedenti lavori di Roberto Di Maio?
La messa in scena si orienta su tre linee guida fondamentali: il corpo; l’immagine; il cambiamento. La danza e il movimento coreografato, in quanto astrazione di quello quotidiano e superamento del gesticolare, giocano un ruolo fondamentale nella definizione delle possibili sfaccettature di un corpo in divenire; l’immagine proiettata, fotografata in diretta e distorta suggerisce invece una riflessione sull’apparenza, la percezione della bellezza e lo stereotipo; infine, i costumi portano in scena il cambiamento e la trasformazione, in un continuo gioco performativo, sia simbolico che estetico. Grazie all’interazione dinamica di linguaggi diversi che afferiscono all’ambito teatrale, ma anche storico-artistico e performativo, "U*" è il naturale prodotto di un collettivo ‘ibrido’ e la logica continuazione del percorso registico di Roberto.

Lo spettacolo ha debuttato a luglio presso il Teatro Sociale di Gualtieri, aggiudicandosi il premio della critica nell’ambito della quinta edizione della rassegna Direction Under 30. Quale è stata la reazione scaturita nel pubblico e come avete accolto questo prestigioso riconoscimento?
Quella di Gualtieri è stata una esperienza fondamentale, che ci ha permesso di testare la validità del percorso di ricerca portato avanti nei mesi precedenti. Il pubblico, costituito per la maggior parte da giovani critici teatrali, ha reagito con indubbia curiosità e se da un lato ha mostrato un particolare interesse e sorpresa per la commistione di linguaggi che caratterizzano la messa in scena, dall’altro ha apprezzato l’urgenza della tematica trattata. La critica ha voluto infatti premiare “il rinnovamento dei linguaggi performativi, (…) la sperimentazione artistica, (…) la sensibilità civile manifestata all’interno dello spettacolo.” Data la giovane età del collettivo, la premiazione ci ha sicuramente sorpresi confermando la positività del lavoro svolto; ha costituito inoltre una importante occasione per farci conoscere e per promuovere il lavoro in altri contesti, come quello del Festival Aperto di Reggio Emilia.

CRiB - U*A fine settembre avete poi intrapreso una residenza presso il Nuovo Cinema Palazzo di Roma, seguita da una versione “U*(nplugged)” del vostro progetto. Come questo ulteriore periodo di studio e sperimentazione ha contribuito alla sua evoluzione?
Il merito del Nuovo Cinema Palazzo sta nel riuscire a creare una dimensione dinamica e accogliente per uno scambio artistico e umano di grande valore. Spazi come questo, in cui la libertà espressiva è totale e dove l’arte e la poesia non vivono costrette nelle regole del mercato, sono sempre più fondamentali. “U*” ha trovato qui il contesto perfetto per crescere e affinarsi, con un formato spoglio di artifici tecnici e fondato principalmente sull’interazione intima e diretta con il pubblico. Senza la partecipazione alla residenza contraBBando, lo spettacolo non sarebbe sicuramente stato pronto alla presentazione emiliana del Festival Aperto.

Il 1 dicembre avete proposto al Museo di Roma in Trastevere “IN-trans-IZIONE”, una performance ed una installazione video site-specific, nel contesto della mostra ‘Lisetta Carmi. La bellezza della verità’ dedicata all’opera della fotografa italiana. Si è trattato di una sorta di spin-off del progetto “U*”? Quali sono state le sue peculiarità?
Sin dall’inizio abbiamo concepito “U*” come spettacolo fluido sia nella forma che nei contenuti, adatto e adattabile quindi anche a spazi non teatrali come musei e gallerie d’arte. “IN-trans-IZIONE” ne è un esempio: una installazione site-specific interamente concepita per le sale espositive ed ispirata ai contenuti della mostra in corso (con testi di Lisetta Carmi e Italo Calvino) ed una azione performativa estratta direttamente dallo spettacolo e adeguata alle caratteristiche del porticato esterno del museo. In entrambi i casi la video proiezione è stata protagonista, accompagnata nel caso della performance da una coreografia danzata sulle “note” di registrazioni audio di Whatsapp.

Dopo le repliche a Carrozzerie n.o.t come procederà il viaggio di “U*”?
Al momento stiamo lavorando alla distribuzione a livello nazionale, sognando la possibilità di portare “U*” anche all’estero, magari proprio a Barcellona dove tutto è cominciato.

In parallelo state lavorando anche ad altri progetti, sia come collettivo CRiB che singolarmente?
Come CRiB, abbiamo intenzione di dedicarci ad “U*”, esplorando tutte le sue possibili declinazioni e immaginando il progetto anche come video, concerto installativo, proposta espositiva… Nel frattempo Beatrice ha appena preso parte all’ultima opera lirica firmata Ricci/Forte e Carolina si prepara a curare la prossima edizione del festival di video arte LOOP Barcelona, di cui è direttrice artistica.

Prima di salutarci volete aggiungere qualcosa oppure rivolgere un saluto ai lettori di SaltinAria?
Vi salutiamo, sperando di vedervi in sala e vi proponiamo una riflessione: può essere una definizione un modo per esprimere una qualificazione e non costituire un limite?

 

Carrozzerie n.o.t. - Via Panfilo Castaldi 28/a, 00153 Roma
Per informazioni e prenotazioni: telefono 347/1891714, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal 10 al 12 genaio ore 21

Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Francesco Montagna e Maura Teofili, Carrozzerie n.o.t.
Sul web: www.carrozzerienot.com - www.facebook.com/CRiBCollettivo

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