Claudia Mauri: nessuno nasce imparato

Scritto da  Martedì, 18 Novembre 2008 
Claudia Mauri è autrice del libro “Come diventare gay in cinque settimane”, ironico e sincero manuale in cui dimostra che diventare gay/lesbica è finalmente possibile. Le sue risposte ci permettono di guardare più da vicino il mondo gay. Si resterà sorpresi di quanto poco veri siano i cliché che si credono a prova di bomba.

Chi è Claudia Mauri?

Un’ex account, un’ex copywriter, una raccoglitrice di castagne, una persona molto premurosa, un’inestimabile stronza… dipende dalla persona cui lo si chiede.

Com’è nata e perché l’idea per il tuo nuovo libro “Come diventare gay in cinque settimane”?

È nata perché mentre un omosessuale può facilmente e arbitrariamente sottrarsi al momento del coming out, che tutti, etero e non, considerano centrale e cruciale, nessuno sembra curarsi del becoming, che invece - quello sì - accomuna tutti i gay. La scoperta di sé, e le piccole grandi differenze che possono insinuarsi nella tua vita, che puoi individuare rispetto a quella degli etero. Non è solo una questione di portamento e gestualità, non è tutto fronzoli: ci sono anche cose più complesse, meno scontate, forse serie, ma non per questo non se ne può parlare con il sorriso.

Perché proprio 5 settimane? Quali test altamente scientifici lo provano?

Come dire… nessuno nasce imparato. Cinque settimane mettono alla prova la vostra buona volontà di imparare a ballare il tango o apprendere i rudimenti del portoghese. Se non reggi 5 settimane di gay training non sarai mai un gay di qualità.

Pensi che il libro sarà più letto da gay/lesbiche o “etero curiosi”?

Purtroppo credo sarà più letto da gey e lesbiche, ed è un peccato. Loro si divertiranno, spero, e ci si riconosceranno. Un etero, oltre a ridere, invece potrebbe anche scoprire qualcosa…

Mi ha colpito molto la parte sull’abbigliamento dei gay: il ritratto che ne vien fuori è di un gay con molti soldi. I miei amici gay provano l’impulso irrefrenabile di comprare una maglietta al mercatino della Stazione Anagnina, non di Versace. Come lo spieghi…

Il gay ha per sua stessa definizione un buon gusto innato, questa è una verità scientifica, lapalissiana, ma non necessariamente un portafoglio a prova di griffe. Ciò nonostante, anche naufrago su un'isola deserta il gay riesce a comporre un appropriato abbinamento stilistico e cromatico. E di certo, dalla bancarella di Porta Portese al pidocchioso rigattiere, è in grado di trovare un oggetto grazioso, vintage, retrò, o moderno… comunque in grado di suscitare invidia e ammirazione. Se poi può spendere, sa farlo.

Scrivi che essere gay/lesbica oggi è di moda. Come ogni moda, passerà?

Le mode passano quando vengono metabolizzate, quando tutti l’hanno detto, visto, fatto. In Italia siamo fortunatissimi: prima che la nostra cultura e società riescano a metabolizzare l'omosessualità ci vorranno generazioni. Nascere gay oggi è un marchio di qualità, resti “in” tutta la vita.

Quando parli di Bruce e Diana, hai preso come riferimento due persone reali?

No, assolutamente. Sono puzzle di persone reali. I singoli pezzi, invece, sono veri. Statisticamente, è quasi impossibile non riconoscere in qualcosa di loro qualcosa di qualcuno che si conosce. Magari di se stessi.

Qualcuno/a ti ha già detto che il libro ha funzionato?

Il libro ha funzionato benissimo nel senso che molte delle persone che l’hanno letto, gay o etero, hanno detto di essersi divertite ma anche di avere riflettuto e di avere scoperto qualcosa, di essersi trovate a sorridere di sé invece che di Bruce e Diana. È una buona cosa riuscire a ridere di sé, significa avere davvero senso critico. In quanto a “convertire”, quantomeno vi dico che ha suscitato in alcuni casi una curiosità sospetta!...

Scrivi che “frocio” è un insulto. “Frocia” no. Disquisizioni sul tema.

La comunità omosessuale, come accade per tutte le comunità, ha coniato una serie di neologismi, ha personalizzato l’utilizzo di aggettivi che sono diventati quasi necessariamente legati alla comunità stessa. Raccontarli o raccoglierli in una lista non dice gran che, ai profani… ma spesso ci si riconosce proprio per l’utilizzo di questa terminologia da massone: divina, favolosa, attrice, bambina, sorella… l’elenco è lungo. Ma non solo: anche i termini che alcuni utilizzano in modo dispregiativo, come frocio, appunto, riescono a diventare affettuosi e di uso comune, spogliati della loro acrimonia, come resi inefficaci, inoffensivi. Quasi carini. Il senso è nelle intenzioni, non nelle parole.

Sicuramente il libro sfaterà, per gli eterosessuali, il luogo comune della lesbica camionista e del gay parrucchiere…

E meno male. Conosco parecchie persone che resterebbero irreparabilmente single, altrimenti. I cliché comunque non sono necessariamente una cosa negativa. Sono, diciamo, il primo step per rendere percepibile una realtà. Dopodichè, si scopre che non c’è solo quella.

Ora, io ho letto il libro, sono passate diciamo più o meno 5 settimane e sono diventato gay. Funziona. Sono 182x75, capelli corti, moro, pizzetto, a/p e posso ospitare. Mi presenti un tuo amico pari requisiti no perditempo per solo sesso?

Una persona gay ha sempre una persona gay da presentare a un’altra persona gay. Basta chiedere.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Ma certo. A chi è gay raccomando quello che dico a chiusura del libro: se non lo dici, non sai cosa ti perdi. E a tutti gli etero raccomando di non avere paura ad aiutare i loro timidi conoscenti omosessuali a fare coming out. Resterete sorpresi di quanto poco veri siano i cliché che entrambi credete a prova di bomba.

Intervista di: Ilario Pisanu

Recensioni correlate: libro Come diventare gay in cinque settimane

Grazie a: Claudia Mauri, Tiziana D’Addato (Uff. Stampa Free Trade)

Sul Web: www.melampoeditore.it - www.freetrade.it

 

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