Claudia Gusmano: “Mozza”, il rumore delle onde del mare, il sapore di salsedine sulle labbra

Scritto da  Mercoledì, 31 Agosto 2016 

Un monologo delicato e struggente, divertente ed emozionante: “Mozza” è la prima prova registica della sicilianissima Claudia Gusmano, anche autrice e interprete di questo racconto semplice, frammento di esistenza autentica regalato con generosità al pubblico. Dopo il successo riscosso al debutto di marzo al Teatro Argot Studio, la nostra impavida navigante approda sulle sponde del laghetto di Villa Ada per conquistare il Roma Fringe Festival 2016.


Con tutto un bagaglio di ricordi familiari, di arcaici sentori di una Sicilia intrisa di salsedine e profumo di zagare, Claudia Gusmano dimostra una sorprendente capacità di affabulatrice ed energia inesauribile, instaurando un’immediata empatia con il pubblico. Contraltare femminile del marinaio Spicchiato della “Trilogia degli Occhiali” della conterranea Emma Dante, la nostra protagonista ci conduce per mano con ritmo e coinvolgente spontaneità in un universo sospeso nel tempo e nello spazio, che non mancherà di lasciare un brivido di malinconia sulla pelle dello spettatore.

Abbiamo incontrato Claudia in occasione del debutto al Fringe Festival per scoprire qualcosa in più riguardo alla genesi di “Mozza”; questo è il risultato della piacevole chiacchierata che ne è scaturita.

Mozza - Claudia GusmanoCiao Claudia e benvenuta sulle pagine di SaltinAria.it! E' un piacere incontrarti in occasione del ritorno in scena, in concorso al Roma Fringe Festival 2016, del monologo 'Mozza', da te scritto, diretto e interpretato e che segna il tuo debutto alla regia. Puoi raccontarci la genesi di questo lavoro teatrale?
Ciao Andrea e bentrovato! Sono molto felice di farvi conoscere “Mozza” al Fringe Festival di Roma. Mio padre è un armatore e capitano, insieme a mio zio, del peschereccio “Briglia d’oro”. L’idea di questo lavoro nasce dopo una giornata di lavoro in mare con lui.

Il lavoro era intervallato da cale (momento in cui la rete viene “calata” in mare e tirata su dopo circa due ore di attesa )… e dopo le prime due ricche di pesce, la terza è andata persa a causa della rottura della rete.

Quel giorno ho toccato con mano le forti similitudini che ci sono tra il mio lavoro ed il suo. Mi sono ricordata di quante volte mi era successo di fare tutto per bene e con la massima cura e per cause che non dipendessero da me i risultati erano pari a zero. Il suo sguardo di sconforto e un secondo dopo pieno di coraggio ha fatto da specchio al mio in molte occasioni della mia carriera.

Quando ero piccola, e anche un po’ adesso , ho sempre considerato come alternativa valida al mio lavoro, quella di continuare l’attività di papà come capitano del peschereccio di famiglia, ma essendo “femmina” non sono mai stata davvero presa sul serio. Ho portato il mare sul palco e adesso lui e zio mi chiamano Capitano; questo cosa ci fa sorridere insieme con immenso amore e “Mozza” ci ha uniti. E’ stato prezioso per la messa in scena dello spettacolo l’incontro con Ermanno Dodaro , amico e straordinario musicista, che ha trasformato in musica le onde del mare, la collaborazione con Laura Palmeri prezioso aiuto-regia ,la pulita follia delle scenografe di Letizia Cascialli e Martina Picchioni e l’occhio attento del disegno luci di Michelangelo Vitullo. Mi sento fortunata. Siamo una bella squadra.

La protagonista di questo monologo trova nel mare e nel suo peschereccio le proprie salde radici, un habitat confortevole e protettivo dall'insensibilità e dal cinismo del mondo circostante. La fuga in questo mare infinito diviene pertanto metafora di un disagio esistenziale e della conseguente esigenza di solitudine?
Mozza fugge in mare per necessità. Dopo la morte del nonno marinaio le viene diagnosticato il mal di mare in terra e l’unica soluzione per vivere bene è trasformare un piccolo peschereccio nella sua culla morbida e necessaria. Peccato che poi scoprirà che le hanno procurato l’unica barca senza timone. Quindi come vedi forse non si è protetti neanche in mare…forse bisogna imparare a proteggersi da soli…per poi, come Mozza, scoprire che nulla è infinito ma tutto inizia e finisce dove inizia e finisce qualcos’altro.

Dal punto di vista registico quale chiave di lettura hai prescelto per presentare al pubblico questo racconto?
Io non ho studiato per essere una regista…Ho, come in altri lavori, chiuso gli occhi e visto qualcosa. E’ un lavoro con una forte componente emotiva…Parla di me e della mia famiglia. Non mi sono chiesta molto…ho solo seguito con fiducia l’istinto.

Quanto della tua Sicilia si percepisce nelle atmosfere di questo monologo teatrale?
Si percepisce molto l’atmosfera semplice ed allo stesso complessa creata dal rumore delle onde del mare e dal sapore inconfondibile di salsedine sulle labbra. Si percepisce l’infanzia di una bambina che osserva il mare…qualsiasi mare del mondo.

Sarai unica protagonista in scena nei panni di Mozza. Su quali tratti del personaggio si sofferma in particolar modo la tua interpretazione? Quali pensi che siano le caratteristiche distintive del personaggio?
Mozza è un diamante grezzo, una creatura troppo leggera per il mare e troppo pesante per la terra. Cerco per tutti i 50 minuti dello spettacolo di lavorare sulla verità e sulla semplicità, che credo siano le due componenti più difficili da gestire per un attore…o almeno per me. Mozza ha la capacità di far empatizzare anche i cuori più duri.

'Mozza' è già andato in scena a marzo al Teatro Argot Studio e poi a luglio nell'ambito della rassegna 'Gasometro 2016'. Quali sono state le emozioni suscitate nel pubblico e l'accoglienza che hai ricevuto?
Le emozioni sono state fortissime, soprattutto quando in camerino venivano ad abbracciarmi e a raccontarmi dei ricordi della loro infanzia. Credo che il teatro sia uno dei mezzi più potenti per i cuori semplici. Dopo la prima replica al teatro Argot piena di amici e parenti, abbiamo fatto sold out per la replica del giorno dopo e fatto un’altra replica straordinaria…anche questa sold out. La stessa cosa adesso in Sicilia l’ 11 Agosto a Petrosino. Questo mi emoziona e non essendo un nome mi diverto a pensare che mio nonno da lassù si stia divertendo a fare marketing.

Mozza - Claudia GusmanoPer te quello al Roma Fringe Festival è un ritorno, dopo il brillante successo di due anni fa con 'Taddrarite' (testo e regia di Luana Rondinelli), premiato come miglior spettacolo e miglior drammaturgia, e per il quale hai anche ricevuto il premio per la migliore interpretazione. Che ricordo custodisci di questo spettacolo e della tua precedente esperienza al Fringe romano?
Il Fringe Festival per me è stato un nuovo trampolino di lancio prima personale e poi artistico. Era arrivato al momento giusto nel periodo giusto. Stavo attraversando un momento difficile e stavo per smettere di fare l’attrice. Da quel giorno grazie a quello e ad una promessa fatta a Lella Costa (avevamo appena finito il primo anno della tournee di “Nuda Proprietà”) ho ricominciato.

Dal connubio con Luana Rondinelli è scaturito anche 'Giacominazza', altro lavoro che vi ha visto protagoniste, nel narrare una ricerca di autenticità e libertà sessuale al di là degli stolti pregiudizi. Quali ritieni fossero i punti di forza di questa pièce e quanto pensi il teatro possa realmente incidere sulle coscienze e assumere una valenza sociale?
“Giacominazza” è senza dubbio uno degli spettacoli al quale sono maggiormente legata. Credo che la forza di quel lavoro fosse il fatto che parlava di amore vero piuttosto che di omosessualità. La gente si rispecchia sempre in tematiche vere piuttosto che in classificazioni sessuali. Il teatro incide fortemente sulle coscienze a patto che sia fatto con molta coscienza.

Come ricordavi poco fa, hai recentemente recitato anche in 'Nuda proprietà' di Lidia Ravera, al fianco di Lella Costa e Paolo Calabresi. Un lavoro molto apprezzato da pubblico e critica che ha conosciuto una buona circuitazione sui palcoscenici italiani. Che bagaglio ti ha lasciato questa esperienza?
“Nuda proprietà” è nel mio cuore, i tecnici e gli attori sono rimasti dentro di me. Ho veramente capito con quel lavoro cosa significasse il lavoro di squadra.

La Claudia spettatrice quale tipo di teatro predilige? Quale è uno spettacolo che ti ha segnato particolarmente?
Io amo molto il teatro contemporaneo...quello off in particolare…lo trovo coraggioso. Lo spettacolo che mi ha segnato di più non è off però, si chiama “Sorelle” con Lina Sastri e Patrizia Zappa Mulas per la regia di Emanuela Giordano. Avevo poco più di 20 anni e tornata a casa sono rimasta sveglia a letto per un po’; mi ricordo di essermi addormentata dicendo “vorrei tanto avere il cuore della Sastri e la tecnica della Zappa Mulas”...erano perfette insieme.

Hai già progetti in cantiere per la prossima stagione? Puoi anticiparci qualcosa al riguardo?
Sicuramente far vedere “Mozza” a più gente possibile e mettere in scena un nuovo lavoro della mia compagnia Briglia d’oro teatro. Poi continuo il mio lavoro da scritturata, a Novembre debutto nel ruolo di Ariel nella Tempesta per la regia di Maurizio Panici al teatro Argot e per il resto aspetto un po’ prima di parlarne. Intanto vi aspetto a braccia aperte al Fringe.

 

Roma Fringe Festival 2016 - Villa Ada, via di Ponte Salario 28 (Roma)
Repliche dello spettacolo: palco C 29/8 ore 21.20 - 31/8 ore 23.10 - palco A 2/9 ore 22.15
Biglietti: 6 € ogni spettacolo
Apertura botteghino: ore 18.30

Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Marta Volterra, Ufficio stampa HF4
Sul web: www.villaada.org - www.romafringefestival.it

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