Conversazione con Christian Angeli, regista di “Doppelganger. Chi cammina al tuo fianco"

Scritto da  Giovedì, 06 Novembre 2014 

Abbiamo incontrato il co-regista di "Doppelganger. Chi cammina al tuo fianco”, Christian Angeli, che ci ha raccontato lo spettacolo del Gruppo Number9. Tra l’altro la programmazione è stata prorogata di tre giorni, per l’apprezzamento del pubblico, venerdì 7 novembre, sabato 8 alle 21 e domenica 9 alle 17.45.

 

Vorrei conoscere qualcosa del testo e sapere com'è nata l'idea di metterlo in scena...
«L'idea di prendere spunto da alcuni film noir statunitensi degli Anni Quaranta è stato il pretesto per lavorare sul tema del doppio. Come ci poniamo nel quotidiano quando sentiamo emergere dentro di noi una parte distruttiva, accanto ad un'altra opposta e propositiva, e non riusciamo a fare a meno di mostrarla? E viceversa, come ci comportiamo quando pretendiamo di far vincere quella buona, che sa stare generosamente al mondo? In "Doppelganger-Chi cammina al tuo fianco" abbiamo un delitto irrisolto, due donne sospettate dell'omicidio e uno psicologo che, sostituendosi alla polizia, compie un'indagine privata. I due personaggi femminili, anche se con dinamiche diverse, si prendono la responsabilità di una scelta dolorosa e la portano nel mondo; al contrario, quello maschile, non sa decidere tra desiderio e giudizio, vittima inconsapevole della propria ignavia».

Su cosa si è lavorato in particolare per la trasposizione teatrale?
«Abbiamo lavorato sulla tendenza al controllo. I tre personaggi si desiderano, ma allo stesso tempo si osservano e si spiano. Vogliono lasciare vivere il proprio erotismo, ma sono frenati dalla mania di giudicare. Quindi abbiamo lavorato sulla recitazione costituendo degli appuntamenti fissi per i tre personaggi, delle stazioni emotive occupate a turno da tutti, fino a una sovrapposizione dei ruoli in cui ognuno è soggetto e oggetto dell'osservazione e della passione dell'altro. Per poi sciogliere questa conflittualità nel finale, grazie ai due personaggi femminili che, pur non compiendo alcuno scarto etico, si autodeterminano».

In tema di regia quali sono le note da sottolineare?
«Lo spazio scenico è diviso in due. In proscenio c'è il salotto che a turno è quello delle due donne e dello psicologo. E due monitor che trasmettono, nel vecchio formato televisivo 4:3, immagini in bianco e nero che provengono in diretta dalla seconda porzione di spazio, invisibile al pubblico se non attraverso i due schermi. Quindi grazie agli attori i due spazi entrano in comunicazione. Questo ci permette di lavorare sul concetto di controllo, rendendo visibile la tendenza dei personaggi ad osservarsi in alternanza, oltre a restituire il gusto di un film trasmesso su un apparecchio televisivo negli anni Cinquanta».

Dalle foto di scena sembra ci sia stata un'attenta ricostruzione del sapore e dei costumi di un'epoca...
«Abbiamo ambientato la storia a Milano nei primi Anni Cinquanta. I personaggi sono tre borghesi. Il linguaggio verbale e del corpo deriva da alcuni film italiani dell'epoca. Questo ci offre la possibilità di raccontare la violenza dei rapporti in modo chiaro, ma indiretto, ammantandola di una veste elegante e di suggerire il desiderio sessuale senza esibirlo. Ci piace che lo spettatore immagini, ma senza vedere, insomma che faccia per un'ora quello che non è esattamente abituato a fare nella società contemporanea».

Infine questo testo e questo tipo di rappresentazione potrebbe essere utilizzato anche come teatro terapia? E in che modo?
«No, non crediamo che possa essere fruito in tal modo. Ci basta intrattenere lo spettatore, lasciando che si immedesimi in una storia che solo per un'incredibile casualità potrebbe aver vissuto in prima persona. E quindi siamo consapevoli che la domanda drammaturgica che il testo propone allo spettatore è: chi è l'assassino? E, in seconda battuta, chi è il mostro fra i tre protagonisti? Se poi il pubblico si porterà a casa qualcosa di più, ne saremo felici. Lo spettacolo ha gli spunti perché questo possa capitare».

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni 

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