Carolina de la Calle Casanova e la Compagnia BabyGang: quattro cinici soggetti si incontrano in una stanza e il caos del tempo presente prende forma

Scritto da  Antonella Vercesi Giovedì, 20 Ottobre 2011 
Noi non siamo qui

La prima prova aperta al Teatro della Contraddizione è un susseguirsi di parole feroci e battute sarcastiche. Cosa potrebbe succedere, oggi, nel tempo presente, con quattro uomini chiusi in una stanza? La drammaturga Carolina De La Calle Casanova non vuole ancora  parlare di spettacolo finito, ma preferisce il work in progress in divenire, per eliminare la ricerca dalla ricerca.

 

 

Soddisfatti del primo impatto con il pubblico?

Si, l’obiettivo è stato raggiunto. Abbiamo comunicato il disagio, l’alienazione, l’essere qui ma anche altrove. E il lavoro procede in questa direzione. In generale come gruppo abbiamo bisogno di non pensare all’allestimento. Vogliamo creare, ma non come una fabbrica, il progetto Cariplo per tre anni ci ha dato questa grande possibilità.

“Noi non siamo qui” si evolve da un concetto infuocato. Dici: “Esiste un meccanismo di difesa che il nostro sistema nervoso attiva in momenti di grande gioia o difficoltà emotiva” Perché parlarne?

L’ispirazione, il primo lampo prende spunto da un aspetto degli attori che mi ha sempre incuriosito. Cosa passa nella loro testa prima di andare in scena?

Collaborando con grandi maestri ho avuto la fortuna di affiancare molti professionisti. Da voyeur ti posso dire che il lasso di tempo che divide l’attore dall’atto prima di varcare la soglia delle luci della ribalta, è curioso. C’è quello che fuma una sigaretta e parla con il tecnico o beve un bicchiere d’acqua, poi è sul palco, senza un minuto per “trasformarsi” o allenarsi. In pochi attimi è altro da sé. Ho capito che in quel tempo, con la sigaretta in bocca o lo sguardo perso, lui è già altrove. Nel suo cuore e nelle sua mente passano 500 cose.

Per quanto mi riguarda è anche importante studiare e confrontarmi con altre discipline come la filosofia e la psicologia. In una scena di “Noi non siamo qui” una donna subisce una violenza. Si estranea. Guarda nel vuoto e nega di essere lì. Con le mie ricerche ho scoperto che l’80% delle donne violentate non ricordano il volto dell’aggressore, in quanto attuano appunto un meccanismo di difesa che le porta ad annullarsi.

Con la compagnia avete realizzato numerosi spettacoli, siete un gruppo forte, quando è nato l’amore?

Ci siamo conosciuti in Paolo Grassi, un’Accademia che favorisce l’incontro tra allievi di settore.

Dal diploma abbiamo collaborato. Il nostro punto d’incontro poetico ed etico è quello di voler comunicare attraverso la drammaturgia contemporanea. Ci piace parlare di storie comprensibili. Anche per questo motivo con Paolo Rossi dal 2007 abbiamo fondato il progetto del teatro popolare.

Che tipo di apporto concreto ha fornito invece Giorgio Rossi, il danzatore di Sosta Palmizi, in “Noi non siamo qui”?

Introduce un linguaggio diverso. Personalmente volevo per gli attori qualcuno che si occupasse del movimento senza coreografie. Un lavoro sui personaggi. In modo tale che la parola non fosse appiccicata sulla fisicità degli interpreti. Gli incontri con i maestri sono fondamentali per la nostra formazione

Le prossime date?

Saremo a Roma e al festival Luoghi comuni 2012 di Bergamo…lì aspetteremo...Beckett...che si interessi a una distribuzione del lavoro...e in fondo… è quello di cui tutti noi abbiamo bisogno.

 

17, 18, 19 Ottobre ore 20,45

Teatro della Contraddizione - via della Braida 6, Milano
Per informazioni: 02/5462155 -
www.teatrodellacontraddizione.it

23 Gennaio 2012

Teatro Montecelio di Roma

1, 2, 3 e 4 Marzo 2012

Festival Luoghi Comuni 2012 – Bergamo

 

Intervista di: Antonella Vercesi

Grazie a: Carolina De La Calle Casanova, Ufficio Stampa Maddalena Peluso

Sul web: www.teatrodellacontraddizione.it - http://carolinadelacallecasanova.wordpress.com/

 

TOP