Carlotta Corradi ed Elisa Alessandro: “Lipstick”, un viaggio nell’universo femminile, tra complicità e raffinato umorismo

Scritto da  Sabato, 26 Novembre 2011 
Carlotta Corradi

“La verità è che dopo aver provato l’esperienza la prima volta non se ne può fare a meno…Il teatro si fa per amore. Almeno io lo faccio per questo. E per riuscire a farlo e continuare a farlo fatico moltissimo”. Carlotta Corradi, autrice e regista della brillante commedia “Lipstick”, e la protagonista della pièce Elisa Alessandro si raccontano ai nostri lettori e ci presentano questo spettacolo brillante ed originale che, dopo il successo della scorsa stagione, torna in scena fino al 4 dicembre al Teatro Due di Roma.

 

Eccoci qui, Carlotta, prima di tutto grazie e complimenti per “Lipstick”, veramente un bel lavoro… Partiamo proprio dall’inizio, come è nata l’idea di scrivere questo testo? È ispirato a qualche lavoro che hai letto o è una tematica a te cara, nata totalmente da dentro?

L’idea è nata prima di tutto da dentro. Volevo raccontare la complicità e l’intesa che spesso s’instaura tra le donne. Venivo dalla messa in scena di “The Women” di Clare Boothe Luce in cui l’amicizia e la lealtà tra le donne sembra non esistere e volevo riscattarmi. Perché penso esattamente il contrario. Penso ci sia un quid di speciale che può nascere solo dall’incontro con il proprio sesso e solo se il proprio sesso è quello femminile…! Così ho cercato dei testi che ne parlassero ma non ho trovato niente e ho pensato bene di scriverlo…è nato inizialmente il primo strato – come un corto teatrale - e a distanza di quasi un anno in un paio di settimane è venuto tutto il resto – secondo strato, terzo strato ed epilogo.

Cosa ha significato per te essere l’autrice del testo e la regista? Cosa hai vissuto quando pian piano le parole hanno assunto la forma scenica?

L’esperienza della scrittura è stata una rivelazione. Ogni pagina mi rendeva felice anche prima di farla leggere a qualcuno. Ed è importante riuscirci. C’è una battuta in “Lipstick che dice” “nessuno ti potrà rendere felice se non ti rendi felice da sola”. La regia è venuta da sé perché l’avevo già fatta tutta nella mia testa mentre scrivevo.

Che tipo di lavoro hai fatto con le attrici?

Mi sono affidata a loro, come faccio spesso. Per me parte tutto dalla scelta. L’attrice deve in qualche modo corrispondere all’idea che ho del personaggio e deve avere talento. A quel punto mi sento libera di fidarmi. Abbiamo parlato del testo e dei personaggi e poi le ho osservate molto durante le prove per scoprire nuove sfumature che non avrei trovato da sola. Ognuna di loro ci ha messo del suo nel personaggio.

Avevi un’idea a priori delle attrici che avrebbero interpretato i personaggi?

Più o meno sì. Tutte e tre erano nel cast di “The Women”. Però, mentre per Paola Sambo e Claudia Mei Pastorelli il riferimento al personaggio è stato immediato già dalle prime pagine, per la protagonista, Bianca, ho dovuto aspettare di arrivare alla fine del primo strato. Perché era un personaggio meno definito, anche nella mia testa. Tra l’altro Elisa Alessandro interpretava una femme fatale in “The Women” e Bianca è davvero l’opposto - timida, quasi impacciata, ingenua…

C’è qualcosa di autobiografico nell’opera?

Dopo averla scritta mi sono quasi fatta i complimenti da sola (e spero si capisca che rido mentre lo dico) per la fantasia. Mi sono detta: di quello che accade in “Lipstick” a me non è davvero successo nulla e mi chiedevo come le parole, i personaggi e tutto il resto fosse uscito dalla mia testa. Poi rileggendolo e soprattutto alle prove ho iniziato a rendermi conto che ero stata molto ottimista. Il 99% del testo è autobiografico credo… ci sono io in tutti e tre i personaggi e purtroppo anche nel personaggio della madre..! le attrici mi prendono molto in giro per questo…

Carlotta CorradiScrivi spesso per il teatro? Ci sono altri lavori in cantiere?

La verità è che dopo aver provato l’esperienza la prima volta non se ne può fare a meno. Ho scritto un testo nuovo per il teatro, partendo sempre dalla versione corta che si chiamava “Via dei Capocci” - quello con cui ho vinto il concorso La Mia Poetica dell’atcl Lazio – e, se devo dire la verità, mi piace molto più di questo. È un altro genere. La protagonista è una signora anziana con un passato da prostituta dei bordelli che oggi sfrutta a sua volta le prostitute e fa l’usuraia. È più drammatico di “Lipstick” ma mantiene sempre un tono da commedia. Scrivere questo testo è stato catartico.

Raccontami delle attrici…un piccolo spaccato su ognuna di loro e su quello che si è creato tra voi nel lavoro insieme.

Claudia, che è anche la mia socia di Quattroquinte, l’ho conosciuta quando lavoravo come aiuto regia. Mi è piaciuta dal primo secondo che l’ho vista in scena. Ha una naturalezza e una profondità che mi conquistano tutte le volte. È grazie a lei che ho fatto il salto da aiuto regista a regista. È lei che mi ha proposto come regista nel 2006 per “A Porte Chiuse” di Sartre – il mio primo spettacolo appunto – ad altri due attori, Marika Murri e Marco Blanchi. Credo di non essere mai stata così terrorizzata in vita mia ma dopo il debutto ho avuto la certezza che nient’altro nella vita mi avrebbe resa così felice come il teatro.

Elisa l’ho conosciuta quando ho fatto i provini per “The Women” nel 2008. Ci ridiamo sempre sopra quando ci ripensiamo perché credo di averla “provinata” almeno dieci volte. Era brava, mi piaceva moltissimo ma non riuscivo a capire il personaggio in cui l’avrei vista e così continuavo a chiederle di venire e la studiavo. Sinceramente mi ha molto stupito la trasformazione che ho visto da Crystal di “The Women” a Bianca di “Lipstick” e sono contentissima della mia scelta.

Paola Sambo l’ho vista in “Dignità Autonome di Prostituzione” e penso che la sua bravura sia indiscutibile. Mi ha colpito subito perché ha un fascino particolare, è magnetica… In “The Women” interpretava una madre seria, austera e anaffettiva. In “Lipstick” mi è praticamente esplosa tra le mani…! La critica l’ha definita “vulcanica”… non trovo aggettivo più adatto. 

Ed ora qualcosa in più su di te…sul tuo amore per il teatro, sul progetto dell’associazione…

La risposta è già nella domanda, “l’amore per il teatro”. Il teatro si fa per amore. Almeno io lo faccio per questo. E per riuscire a farlo e continuare a farlo fatico moltissimo. Fatico io, faticano le attrici, faticano tutti quelli che ci girano intorno però il teatro ti ripaga sempre. Non saprei neanche dirti com’è nato questo amore perché nessuno nella mia famiglia ha mai lavorato in teatro o ha avuto una forte passione per il teatro. Eppure io fin da piccola facevo regie…di favole a 12 anni, di testi teatrali presi da un libretto che non saprei mai ritrovare a 13, fino all’incontro con Thomas Otto Zinzi, attore e regista, a 16 anni. Lui è stato il mio maestro. Sono stata il suo aiuto regia per dieci anni e poi ho voluto vedere se potevo farcela da sola. Poi nel 2008, quando ho capito che la burocrazia era lo scoglio più duro e andava affrontata, ho aperto l’associazione insieme a Claudia. E ora siamo autonome e riusciamo a portare avanti i progetti che ci piacciono.

 

Elisa AlessandroEd ora passiamo all’altra parte, ad Elisa…

Come ti sei trovata nei panni di Bianca? Cosa c’è di simile e di differente tra te e il personaggio? Ci sono state delle difficoltà da superare nel tuo rapporto con il personaggio? Con gli altri personaggi e attrici?

Vestire i panni di Bianca è stata per me una grande opportunità. Bianca è il lato innocente di noi, la parte bambina. Quella parte ancora in grado di sognare e, come dice Sciascia, credere che la realtà possa essere diversa da quella che è. E’ un personaggio privo di cinismo… E’ stato difficile inizialmente spogliarsi di tutto ciò che troppo spesso filtra le nostre parole, il giudizio/cinismo che forse ci permette di sopravvivere in una società come la nostra, ma che altrettanto spesso ci fa vivere indossando una pesante maschera.  La grande opportunità che mi ha regalato Bianca è stata imparare a togliere quella maschera… Per quanto mi riguarda è una lotta quotidiana, questa “disintossicazione” dal cinismo. E questa è una di quelle cose che rende questo mestiere veramente speciale: poter vivere mille vite in una sola e crescere insieme, e grazie, ai personaggi che si interpretano.

Il rapporto con le altre attrici è stupendo. C’è una grande sintonia tra noi, ci divertiamo. Abbiamo lavorato, e lavoriamo, in un clima molto costruttivo, ci supportiamo a vicenda.

Come definiresti questo lavoro? Cosa vorresti che il pubblico cogliesse? Oltre al divertimento di una commedia ben scritta e diretta?

Lipstick” è una commedia brillante, sofisticata, ma allo stesso tempo un viaggio all’interno della coscienza. Un viaggio alla ricerca dell’indipendenza e dell’accettazione del nostro vero io. “Ognuno è quello che è. La cosa più triste è nascondere sé stessi”… come direbbe Bianca.

Sei un’attrice…raccontami di te, del tuo essere nel teatro….e di progetti presenti o futuri…

Ho iniziato a fare teatro a sedici anni, a scuola, come spesso succede. Poi appena finito il liceo ho cominciato a lavorare e da lì… non mi sono più fermata. Ho lavorato in Italia e all’estero. Dal 1999 studio al Duse, Centro Internazionale di Cinema e Teatro di Francesca De Sapio, di cui ora sono membro a vita. Credo fermamente che il lavoro dell’attore sia davvero come quello di un atleta: l’allenamento è fondamentale. Al momento vivo tra Roma e Parigi. Visti i tempi è importante spaziare… Ho in cantiere la traduzione in francese di un testo che ho scritto e messo in scena l’anno scorso “Sarà Estate – Dedicato a Jean Seberg”, e poi la ripresa di “The Women”, sempre per la regia di Carlotta Corradi, che andrà in scena dal 24 Aprile al 6 Maggio al teatro dell’Angelo a Roma e “Penelope in Groznjy”, per la regia di Marco Calvani, autore e regista con cui collaboro da anni.

 

Ed allora buon lavoro a tutte voi…e grazie perché è sempre bello condividere un momento di arte e di intimità come poi è ogni intervista…perché il teatro non è solo quello che si vede sul palcoscenico, ma, anche quello da cui nasce quel momento….

 

 

Intervista di: Laura Sales

Grazie a: Carlotta Corradi, Elisa Alessandro

Sul web: www.quattroquinte.it - www.teatrodueroma.it

 

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