Bruno Fornasari/Tommaso Amadio: con “N.E.R.D.s.” abbattiamo le ipocrisie della famiglia italica tradizionale

Scritto da  Sabato, 14 Aprile 2018 

Si ride tanto, ma si ride amaro: approda finalmente a Roma, dopo tre anni di successi italiani ed internazionali, la commedia “N.E.R.D.s.”, prodotta dal Teatro Filodrammatici di Milano. Appuntamento al Teatro Brancaccino nell’ambito della rassegna “Spazio del Racconto”, dal 12 al 15 aprile e dal 19 al 22 aprile, con una sassaiola di battute fulminanti e caustiche scagliate contro la più celebrata delle istituzioni nazionali: la famiglia tradizionale. Abbiamo incontrato Bruno Fornasari (autore e regista) e Tommaso Amadio (uno degli interpreti protagonisti) per rivolgere loro un caloroso benvenuto nella capitale e indagare tra le pieghe di questo spettacolo tanto esilarante quanto denso di spunti di riflessione.

 

N.E.R.D.s Teatro BrancaccinoCiao Bruno e Tommaso, è un piacere accogliere il vostro ritorno a Roma con la compagnia del Teatro Filodrammatici di Milano, dopo numerosi anni di assenza, e per di più con uno spettacolo davvero arguto ed originale, “N.E. R. D. s.”. Lo spettacolo ha debuttato ormai tre anni fa ma continua il suo viaggio con un brillante consenso di pubblico e critica. Potete raccontarci la sua genesi?
BF: L’idea parte proprio dal titolo, che in inglese indica il reflusso gastrico da stress, quello che non è ancora un danno vero e proprio ma causa un forte bruciore alla bocca dello stomaco e molto nervosismo. Mi ha fatto subito pensare a quante persone ne soffrano senza avere una vera e propria diagnosi, come se questa condizione di bruciore “intorno al cuore” fosse un nuovo stato evolutivo, per dirla con Darwin, un nuovo adattamento ambientale della specie “uomo sociale”. Ho subito immaginato ci fosse materiale per una commedia acida, appunto, corrosiva e provocatoria in stile anglosassone e l’ho scritta quasi di getto in un paio di settimane, affinandola poi in prova con gli attori.
TA: Quando Bruno, come da nostra tradizione, mi ha fatto leggere in anteprima il testo che aveva scritto, al di là del ritrovare la sua ironia corrosiva, devo ammettere che non mi ero reso conto anche dell'enorme potenziale comico che lo spettacolo ha poi rivelato. Mi stupisce ancora oggi vedere come, nonostante le dinamiche che raccontiamo siano tutt'altro che edificanti, ci sia in questo spettacolo un processo di identificazione da parte del pubblico che lo porta a ridere di sè in modo sorprendentemente catartico.

Drammaturgia e regia si intrecciano con un equilibrio millimetrico, dando vita ad una commedia caustica ma esilarante, che accende i riflettori su ciò che rimane dell’antico baluardo della famiglia “tradizionale”. Quale immagine ne viene proposta da questo testo?
BF: La ragione per cui il testo è piaciuto in Inghilterra, dopo il reading alla Guildhall School di Londra e l’interesse produttivo di una compagnia di Stratford il cui regista ha presenziato alla prima romana del 12 aprile, è proprio che non viene rappresentata la famiglia tradizionale italiana, in cui a vincere sono comunque i buoni sentimenti. Al contrario, i membri di questo nucleo affettivo scaricano l’uno sull’altro senza pietà tutto quello che pensano, nel tentativo di liberarsi proprio di un bruciore al cuore che non smette. Il meccanismo drammaturgico mostra dei quadri rapidissimi in cui solo il buio che chiude ogni scena garantisce un po’ di protezione dal lancio di coltelli tra gli invitati all’anniversario dei vecchi genitori, tanto decantati ma sempre assenti.
TA: Quello che il testo riesce a mostrare in modo magistrale è come spesso le persone che ci stanno più vicine e da più tempo siano quelle verso cui siamo capaci delle peggiori crudeltà e insensibilità.

N.E.R.D.s Teatro BrancaccinoIn scena incontriamo quattro personaggi decisamente inconsueti, quattro fratelli giunti in un rigoglioso giardino per festeggiare il cinquantesimo anniversario di matrimonio dei genitori. Quali sfaccettature della nostra umanità fragile, ansiosa, rabbiosa volevate dipingere attraverso i loro ritratti?
BF: In teatro si parla spesso di sotto-testo perché è la cosa più difficile da far emergere. Nella vita accade il contrario, il sotto-testo è la cosa che si fa più fatica a nascondere e questo è stato il mio obiettivo come autore e regista: creare un contesto drammatico in cui i ruoli dessero voce sintetica e immediata alla frustrazione, al dolore e al bisogno di una carezza che, come nella vita, ci rendono fragili ed esposti l’uno all’altro. Il tutto però doveva far ridere, perché sono convinto che nulla sia onesto come una risata. Dal suono, dalla durata, dall’intensità di una risata possiamo capire molto, la commozione può invece essere un fatto molto più privato e controllato.

Ad incarnarli quattro interpreti di grande talento e legati da un’evidente alchimia sul palcoscenico: oltre a Tommaso, Riccardo Buffonini, Michele Radice ed Umberto Terruso. Come avete lavorato per dare vita a questi personaggi così complessi e ricchi di sfaccettature?
BF: Abbiamo lavorato in modo anomalo, per chi mi conosce, ossia pochissima analisi delle circostanze e molta attenzione al ritmo della scrittura. Nel testo non scrivo “silenzio” o “pausa” ma “un tempo”, “tre tempi”, con l’obiettivo di dare al ritmo del botta e risposta la possibilità di spiazzarmi e spiazzarci con i possibili significati e, di conseguenza, il chiarimento delle circostanze in cui ogni ruolo si trovava ad agire.
TA: La scelta del cast per noi è sempre una fase molto delicata e fondamentale per l'esito finale di un lavoro. Diciamo che, per ogni storia che andiamo a rappresentare, cerchiamo interpreti che al di là del loro talento attorale, possano avere caratteristiche personali e umane che immaginiamo in sintonia con la storia che dovranno raccontare.

Lungo questi tre anni di repliche, c’è stato qualche episodio particolare, qualche reazione inconsueta del pubblico, che volete condividere con i nostri lettori?
BF: Su questo la sa molto più lunga Tommaso, io a un certo punto lascio lo spettacolo a chi sta in scena.
TA: Più che un aneddoto specifico mi viene in mente di come ancora oggi, dopo tre anni di tournée, capiti spesso che gli organizzatori di molti teatri in provincia si premurino di capire che lo spettacolo non sia “troppo politicamente scorretto” mostrando come esista ancora oggi intorno all'istituzione famiglia una sorta di tabù culturale.

N.E.R.D.s Teatro BrancaccinoDa oltre sei anni siete direttori artistici del Teatro Filodrammatici, tra le più antiche istituzioni teatrali della città di Milano, che avete trasformato in uno dei più luminosi poli attrattivi per la drammaturgia contemporanea italiana. Quale è stata la direttrice del vostro lavoro, le difficoltà che avete incontrato e le più grandi soddisfazioni raggiunte?
BF: Quando abbiamo cominciato, la drammaturgia contemporanea era ancora percepita come una strana malattia che tendeva a svuotare le sale, come se il pubblico non ne volesse proprio sapere. E spesso era vista, e forse lo è ancora, più dal punto di vista del valore letterario che drammatico, in fin dei conti ad un premio i testi per essere selezionati vengono letti, non rappresentati. Noi abbiamo deciso di proporre una formula alternativa ai “classici da botteghino” e, per questo, una formula quasi più classica e paradossalmente shakespeariana: smetterla di rappresentare Shakespeare, copiando proprio la sua lezione di drammaturgo che scriveva per il suo tempo e per un pubblico non necessariamente alfabetizzato. Mirare ad eliminare la frase “Io non me ne intendo” dalla bocca dello spettatore credo sia stata la nostra intuizione vincente. E vedere il teatro pieno è sempre un piacere…
TA: Sì, all'inizio possiamo dirlo con serenità è stata veramente dura, anche perché oltre a proporre solo drammaturgia contemporanea volevamo testi e storie che venissero scritti apposta per il nostro teatro. In questo il lavoro di Bruno come drammaturgo è stato straordinario, per qualità e quantità di testi prodotti per il Filodrammatici ogni anno. Se a questo si aggiunge che questi testi adesso stanno riscontrando l'interesse produttivo in molti paesi esteri, la soddisfazione ripaga la grande fatica iniziale.

Innumerevoli sono gli spettacoli che negli ultimi anni avete prodotto e portato in scena con successo, per citarne solo alcuni “La scuola delle scimmie”, “Parassiti fotonici”, “Il turista”, “Girotondo.com”, “Mattia: a life-changing experience”, “Brutto”, “Push up” e “Il suggeritore”. Siete particolarmente legati a qualcuno di questi progetti?
BF: Io a tutti, per motivi diversi. Un motivo però li tiene tutti assieme, la qualità umana delle persone che ci hanno aiutato a realizzarli. Passione, abnegazione, desiderio di esplorare e correre dei rischi, senza questa irresponsabilità da parte dei nostri compagni di viaggio oggi non saremmo qui ad avere questa conversazione. In particolare voglio citare una persona, Erika Carretta, scenografa e costumista, che è partita con noi quasi dieci anni fa, quando facevamo 20 ore al giorno di lavoro, disegnando anche la grafica del cartellone, e ancora ridiamo e piangiamo insieme come se fossimo dei ragazzini. Questo non vuol dire che adesso siamo vecchi, ovviamente…
TA: Questi spettacoli sono tutti un pò come dei figli e come per ogni genitore che si rispetti i figli sono come le dita di una mano, non vorrai mica farmi scegliere tra il mio pollice, indice, anulare, mignolo o medio?!

N.E.R.D.s Teatro BrancaccinoIn chiusura di stagione al Filodrammatici debutterà una nuova regia di Bruno, “Martiri” di Marius von Mayenburg, una disamina acida sui dettami delle Sacre Scritture recitata interamente da giovani attori. Puoi darci qualche anticipazione?
BF: “Martiri” è un testo che ben s’inserisce nella tematica che abbiamo scelto per la stagione 17/18, ossia i Fanatismi. Cosa potrebbe accadere, oggi, se le parole di un testo antico come la Bibbia venissero prese alla lettera dai fedeli cristiani di tutto il mondo? Che ne sarebbe di comportamenti e abitudini ormai acquisite senza scandalo come il far sesso fuori dal matrimonio o prendere il sole in bikini? Potremmo ancora avere veline seminude in televisione e sarebbe permesso lottare per la parità di diritti delle coppie omosessuali? Ai social network, alle pose da rapper o ai tuffi in piscina insieme alle ragazze in costume il giovane studente Benjamin sostituisce la Bibbia tascabile. Una lotta tutta da vedere…

Quali altri progetti avete in cantiere per il prossimo futuro?
BF: Work in progress…
TA: Doveroso silenzio scaramantico, ma ti/vi daremo presto news.

Prima di salutarci volete aggiungere qualcosa o rivolgere un saluto ai lettori di SaltinAria?
BF: Leggete, leggete, commentate e argomentate, questa è l’epoca della polemica distruttiva, ma voi argomentate per costruire, questa è l’unica cosa che possiamo fare, tutti insieme. E poi venite a vedere N.E.R.D.s
TA: Grazie di esserci e di prendervi il tempo di leggere, vi aspettiamo come sempre in teatro per condividere qualche domanda scomoda con l'irriverenza contagiosa di una risata.

 

N.E. R. D. s.
di Bruno Fornasari
regia Bruno Fornasari
con Tommaso Amadio, Riccardo Buffonini, Michele Radice, Umberto Terruso
scene e costumi Erika Carretta
direzione tecnica Silvia Laureti
produzione Teatro Filodrammatici di Milano
con il sostegno di Regione Lombardia e Fondazione Cariplo - Progetto NEXT 2014

 

Teatro Brancaccino - via Mecenate 2, 00185 Roma
Per informazioni e prenotazioni:
botteghino telefono 06/80687231, mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Orario spettacoli: dal 12 al 15 e dal 19 al 22 aprile; dal giovedì al sabato ore 20, domenica ore 18.45
Biglietti: intero 15.50 €, ridotto 11.50 €

Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Marina Saraceno, Ufficio stampa compagnia Teatro Filodrammatici; Silvia Signorelli e Monica Menna, Ufficio Stampa Teatro Brancaccino
Sul web: www.teatrobrancaccio.it - www.teatrofilodrammatici.eu

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