Bianca Nappi: dalle controverse relazioni di Neil Labute alla lotta partigiana raccontata da Francesca Comencini

Scritto da  Lunedì, 14 Marzo 2016 

Dal 15 al 20 marzo al Teatro Argentina Francesca Comencini porta in scena voci e storie di donne che vissero l’eccidio delle Fosse Ardeatine, "Tante facce nella memoria", un oratorio sulla memoria della terribile tragedia che segnò ferocemente Roma nel corso del secondo conflitto mondiale. Abbiamo incontrato Bianca Nappi, una delle sei protagoniste dello spettacolo, nel ruolo della partigiana e giornalista romana Marisa Musu.

 

Personalità eclettica e dalle straordinarie doti artistiche. Chi è Bianca Nappi?
Grazie innanzitutto per i complimenti, non so se li merito! Parlare di se stessi è sempre molto complicato, perché inevitabilmente si finisce per dire qualcosa di esagerato o di non completamente vero. Quindi preferisco attenermi alle cose più semplici: sono una donna e un'attrice.

A 13 anni inizi a collaborare con compagnie locali pugliesi, mentre a 18 ti trasferisci a Roma. Come è scaturita la tua passione per il teatro?
Difficile dirlo, ho da sempre avuto una grande curiosità per tutto ciò che aveva a che fare con l'arte, sebbene nella mia famiglia nessuno abbia mai avuto passioni artistiche; è stato quindi naturale, appena ho potuto, iniziare a esplorare come potevo questa mia curiosità e la recitazione è stata in qualche modo da subito la strada più naturale da percorrere.

Sin dagli esordi hai recitato per il grande e per il piccolo schermo, e per la scena teatrale. Preferisci lavo-rare al cinema, in televisione o a teatro?
Anche questa è una domanda a cui è difficile rispondere perché si tratta di linguaggi molto diversi, che ti mettono alla prova in maniera differente e, se ami le sfide come le amo io, finisci per appassionarti a tutti e tre! C'è da dire che però il teatro, per un attore, resta forse ancora il vero strumento per misurarsi, come artista e come persona.

Una donna che porta sul palcoscenico altre donne. Dalla seducente Tyler di “Some Girls” a “Tante Facce nella memoria”. C’è un legame tra le due donne che interpreti?
Assolutamente no! Non riesco a immaginare due donne così diverse, anche perché Tyler viene fuori dal-l'immaginazione di Neil LaBute, mentre Marisa Musu di "Tante facce nella memoria" è una partigiana, è esistita davvero e ha avuto un ruolo attivo nella liberazione del nostro Paese. Naturalmente questo cambia notevolmente lo stato d'animo con cui ci si approccia allo spettacolo e al personaggio.

Francesca Comenicini si presenta al pubblico con sei grandi interpreti, oltre a te Mia Benedetta, Carlotta Natoli, Lunetta Savino, Simonetta Solder e Chiara Tomarelli. Come è stato lavorare assieme per portare in scena questo oratorio sulla memoria della terribile tragedia dell' eccidio delle Fosse Ardeatine?
Francesca Comencini, oltre ad aver realizzato uno spettacolo a mio avviso di grandissimo impatto, è riuscita a creare un gruppo bellissimo, anche da un punto di vista umano. Mi sento molto legata a tutte le mie colleghe, perché il dolore e l'orrore dei fatti storici che rievochiamo ogni sera ci unisce, ci fa confrontare e ci porta ad avere, sulla scena e fuori, un rapporto più autentico le une con le altre.

Qual è secondo te la principale funzione del teatro? Culturale, sociale o di intrattenimento? Possono queste diverse istanze convivere in un unicum?
La funzione del teatro è talmente radicata nella nostra cultura che credo ormai faccia parte dell'inconscio collettivo; anche per questo non credo possa e debba esistere un solo tipo di teatro, perché come esseri umani abbiamo bisogno di confrontarci con cose molto diverse, spesso contemporaneamente, e il teatro, come la musica, può rispondere a questi bisogni in tante forme e modi.

In ultimo. Se mai dovessi porti dalla parte del regista, quale tematica presenteresti alla platea?
Finora non ho mai avuto seriamente questo desiderio, ma se dovessi farlo sicuramente mi piacerebbe tra-sporre per il teatro qualcosa di Italo Calvino, che è un autore a me molto caro; penso per esempio al "Barone rampante" o ad una raccolta di suoi racconti bellissimi, "Gli amori difficili": una cosa facile facile insomma...

 

Intervista di: Alessandro Notarnicola
Grazie a: Ufficio stampa Antonino Pirillo

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