Bernardo Casertano: l'insofferenza alle omologazioni e la ricerca dell'imperfezione in "Dino"

Scritto da  Sabato, 29 Novembre 2014 

Bernardo Casertano sarà in scena a Carrozzerie n.o.t. il 4, 5 e 6 dicembre con lo spettacolo "Dino", un monologo liberamente tratto da “Il Re del Plagio” di Jan Fabre, da lui scritto, diretto ed interpretato, con il supporto alla regia di Valentina Cruciani, e le luci e fonica curate da Paride Donatelli. Abbiamo incontrato Bernardo per scoprire la genesi di questo progetto, il messaggio che intende veicolare e le numerose sfaccettature di un personaggio tanto complesso quanto originale.

 

Ciao Bernardo e benvenuto sulle pagine di SaltinAria. Ti incontriamo in occasione del debutto a Roma del tuo nuovo progetto teatrale, “Dino”, un monologo liberamente tratto da “Il Re del Plagio” di Jan Fabre. Come è nata l’ispirazione per questo progetto e quali sono state le tappe principali della sua genesi?
Ciao a voi e grazie innanzitutto per l'attenzione che prestate al progetto. Un paio di anni fa ho riletto la raccolta 'teatro' di Jan Fabre, artista che stimo molto, ed 'Il re del plagio' mi colpì parecchio a differenza della prima volta che lo avevo letto. Credo che in quel frangente fossi più insofferente del solito alle omologazioni per cui l'argomento trovò in me terreno fertile.
Dino è un progetto che nasce da un quesito che mi sono sempre posto: cosa e' perfetto e cosa non lo è ? Ma soprattutto chi lo decide? E perché ?
Mi piace pensare che il concetto fosse implicito ne "Il re del plagio" anche se in realtà quest'ultimo sfiora diverse tematiche, concentrandosi soprattutto su quanto l'umano vivere scarsamente sperimenti strade nuove a favore dell'imitazione di ciò che c'è già.
Mi è piaciuto appunto giocare sul concetto di perfezione che l'angelico incarna nell'immaginario collettivo e stravolgerlo a favore di un essere puro, ma non perfetto, anzi tutt'altro. Da qui nasce una danza scomposta di un essere sterile e divinamente imperfetto, affascinato dall'umano al punto di rinunciare a "tutto" per poter fallire come solo gli uomini riescono. Di una madre con un affetto soffocante nei confronti di un figlio che è il prescelto dal nostro "essere". E' la storia di una scelta e di un interrogativo irrisolto, forse anche più di uno.

Nello spettacolo interpreti una creatura angelica che desidera assumere corporeità e comportamenti umani, con tutte le complessità e gli aspetti negativi che questo comporta. Una riflessione sul concetto di perfezione e allo stesso tempo un personaggio che intraprende una scelta consapevole, coraggiosa e contro le convenzioni. Raccontaci questo inconsueto protagonista…
Il mio angelo in realtà ha un aspetto più che umano, ma è uno che il mondo lo ha sempre solo guardato, mai annusato, mangiato, è un puro, perfetto e imperfetto nella misura in cui balbettare può coincidere col concetto di perfezione.

Si tratta di una sfida interpretativa senza dubbio impegnativa. Come ti sei preparato ad affrontarla e quale cifra prediligerai nel caratterizzare questo personaggio?
La preparazione al lavoro è stata graduale ed alternata anche da altri progetti, ma questo è quello in cui appena avevo un minuto mi rinchiudevo. Non c'è una cifra stilistica che prediligo, Dino per me adesso è una stanza in cui entro e tutto diventa 'normale' come sempre esistito.

Dal punto di vista registico e scenografico quali sono state le scelte per dare vita a questo originale racconto esistenziale?
Premetto che non sono un regista, credo che solo i grandi possano dirigersi da soli, è già complesso cercare di essere un buon attore, figuriamoci la regia. In questo progetto infatti mi assistono due figure fondamentali per me: alla regia Valentina Cruciani una ragazza molto giovane, con un cervello incandescente e Paride Donatelli, il tecnico suono e luci senza il quale non sarei riuscito a dare al progetto questa veste. In fase di inizio progetto mi ha anche aiutato/supportato Niccolò Scarparo, un attore fantastico al quale ancora sono grato.Decidere di dare vita a tre personaggi, due dei quali con una matrice fortemente terrena ed in parte legati alla mia infanzia, è stato molto difficile all'inizio, ora però ci teniamo per mano.

Indubbiamente suggestiva è la cornice che ospiterà lo spettacolo, le Carrozzerie | n.o.t., vivace fucina di drammaturgia contemporanea che negli ultimi mesi ha accolto numerosi interessanti progetti teatrali - tra cui il “Girotondo” di Schnitzler, diretto da Simone Giustinelli, che ti ha visto tra i protagonisti in scena - nonché laboratori, percorsi residenziali ed altre attività collaterali. Cosa ti ha colpito di questo spazio innovativo? Ritieni che contesti di questa tipologia e le opportunità di sperimentazione da questi offerte siano la strada da percorrere per rivitalizzare un universo teatrale ormai asfittico ed eccessivamente ripiegato su se stesso?
Assolutamente si! Carrozzerie è uno spazio gestito con mestiere, professionalità ed umanità. Io sono di parte perché ci ho lavorato diverse volte ed ormai mi sento in famiglia, ma a volte ho il 'timore' che spettacoli come 'Dino' o "Girotondo" di Giustinelli in altri spazi non avrebbero la stessa efficacia.

Per “Dino” è prevista al momento anche una circuitazione in altre città italiane, dopo il debutto alle romane Carrozzerie n.o.t?
Diciamo che io lo spero, sicuramente mi piacerebbe farlo nella città dove sono nato Caserta, ma lì mi snobbano... :)

Abbiamo precedentemente citato il “Girotondo” di Giustinelli andato in scena all’inizio del mese di ottobre. Che tipo di lavoro avete condotto sul capolavoro schnitzleriano e che ricordo custodisci di questa esperienza?
"Girotondo" è stato un lavoro impegnativo. Eravamo 10 attori difficili da gestire con esperienze e formazione diversa ed in più con un testo non facile. Giustinelli malgrado fosse giovane aveva un idea chiara del lavoro da portare avanti, per cui è riuscito a tenere testa a tutti. Devo dire che è stato strano ritrovarsi poi da un cast di 10 attori ad uno in cui sono solo in scena, qui soffro un po' la solitudine lo ammetto.

Quali ritieni siano stati i passaggi più significativi della tua formazione e gli artisti di riferimento che l’hanno maggiormente influenzata?
Ad influenzare molto il mio gusto teatrale e ad orientarmi poi verso il teatro di ricerca la prima e' stata sicuramente Emma Dante, prima come spettatore ai suoi spettacoli, poi come allievo della coppia Civilleri-Lo Sicco cofondatori del sudcostaoccidentale. In seguito ho avuto la possibilità di essere diretto per uno spettacolo da Ersilia Lombardo, anche lei storica attrice della compagnia palermitana. Un' altra personalità interessante nonché gran pedagogo è stato Jean Paul Denizon diametralmente opposto al teatro di Emma ma fondamentale per me.
Poi si sono succeduti Pierpaolo Sepe e Giancarlo Sepe fino ad arrivare ad Andrea Baracco, giovane regista secondo me di grosso talento.

Hai già altri progetti in cantiere oltre a “Dino”? E con chi ti piacerebbe collaborare nel prossimo futuro?
Dopo "Dino" ho di quelle cose di cui si parla ma prima che si concretizzino ne passa di tempo!! Di persone con cui mi piacerebbe lavorare ce ne sono diverse, ecco con Baracco mi piacerebbe, ma lui lo sa glielo dico spesso ahah. Di attori invece ho visto ultimamente Michele Sinisi nel suo "Riccardo III", lui è un attore con cui mi piacerebbe lavorare.

 

Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.carrozzerienot.com

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