Bambino delle Stelle: il dolore non è soltanto un esercizio di stile

Scritto da  Sabato, 28 Novembre 2009 

Bambino delle Stelle ci parla di “Stelle cadenti”, il suo libro-non libro pubblicato dalla Arduino Sacco. Bambino Delle Stelle ci racconta la sua esistenza in un libro che mette insieme pezzi di uno specchio infranto, foto nervose scattate alla rinfusa, schegge di memoria a breve e lungo termine sfuggite al controllo dei suoi neuroni.

 

 

 

 

Ciao Bambino delle Stelle, come mai hai scelto questo pseudonimo?

Ciao Ilario. Lo pseudonimo è principalmente un riferimento ai cosiddetti bambini indaco, bambini con una personalità a metà strada tra lo sciamanesimo e l'autismo. Altre fonti d'ispirazione sono state "Il Piccolo Principe", il neonato che appare nell'universo in una sequenza nel finale di "2001 - Odissea nello Spazio" e un gruppo quasi sconosciuto, gli Starchildren, un progetto alternativo di Billy Corgan, il leader degli Smashing Pumpkins, gruppo che viene citato anche nel libro (con il nome "storpiato", come per tutte le altre band). Volevo un nome che potesse rappresentare al meglio la mia personalità, tanto che non lo considero neanche un nome d’arte, è semplicemente quello che mi sono scelto.

Come mai hai deciso di non diffondere nessuna informazione personale?

La timidezza e la riservatezza che da sempre mi contraddistinguono fanno sicuramente la loro parte ma il motivo principale di questa scelta è un altro. La gente ha sempre più voglia di farsi conoscere, di dimostrare al mondo la sua esistenza in un modo molto concreto, quasi tutto viene condiviso, se non si appare e non si forniscono coordinate molto precise su sé stessi sembra quasi che la propria vita sia inutile, perché nessuno si può accorgere di te. Comprendo bene i motivi che spingono verso questo desiderio di visibilità e non giudico male chi lo prova, io ho però voluto percorrere una strada diversa, che privilegiasse l’interiorità sopra ogni altra cosa. Credo che non ci sia necessariamente bisogno di apparire o di diffondere sterili informazioni personali che non dicono nulla su chi sei veramente per raggiungere le persone. Io ci riesco anche senza.

Le uniche info personali che si leggono sul tuo Facebook è che sei uomo e ti piacciono le donne. Come mai questo forte ostentazione della tua eterosessualità?

Ahah… No dai, mi fai sentire in colpa, non è così… è che quando mi sono iscritto ho inserito giusto le informazioni più basilari, l’intenzione era quello di arricchire successivamente il profilo, poi al solito per pigrizia non l’ho più fatto e sono rimaste solo quelle poche info. Non vorrei mai apparire ostentatamente etero, lo troverei nauseante, anche se il mio orientamento sessuale è quello, nell’animo mi sento più una ragazza in realtà e credo che nessuno possa pensare a me in modo molto virile.

Il libro “Stelle cadenti” sembra fortemente autobiografico. E’ così?

Parecchio, sì, ovviamente tutto viene rielaborato usando vari filtri poetici. Non è una vera e propria autobiografia, quelle è giusto che le pubblichino persone che hanno avuto una vita molto meno noiosa della mia… però c’è sicuramente tanto di me in questo libro.

Bambino delle Stelle vive ai margini della società: cosa si prova a vivere ai limiti?

Ci si sente soli e senza futuro. Rimane l’orgogliosa soddisfazione di essere diversi, ma come consolazione non è granché.

Credi che la società odierna abbia davvero bisogno di un personaggio come lui?

Assolutamente no, la società ha bisogno di qualcuno che vada a lavorare tutti i giorni anche se detesta farlo, che creda nei valori sui quali essa si regge, qualcuno che venda giornalmente sé stesso e la propria libertà per pagarsi l’affitto, le vacanze e la macchinetta, qualcuno che crede che questo sia l’unico sistema possibile. Alla società non servono esseri umani, necessita soltanto di automi. L’amore va bandito poiché considerato un’inutile distrazione che rischia di peggiorare le prestazioni che ognuno deve fornire per essere considerato utile e competitivo.

Le sue relazioni amorose sono destinate al fallimento totale. Se Bambino avesse la possibilità di copulare con se stesso sarebbe una soluzione?

Non credo, poiché non amando sé stesso sarebbe soltanto sesso e l’appagamento che ne deriverebbe molto relativo visto il personaggio in questione.

Se potessi esprimere un desiderio, vedendo una stelle cadente, quale sarebbe?

Vorrei che ci fosse sempre qualcuno di speciale accanto a me, anche non costantemente, per il quale valga la pena vivere. E dico non a caso “qualcuno” e non “qualcosa”, perché qualcosa per me non è mai stata sufficiente per avere voglia di alzarmi. Questo è da sempre il mio più grande limite, non riesco a bastare a me stesso.

Come mai l’esigenza di spiegare al lettore che “questo non è un libro”?

Perché per molti, troppi artisti il dolore è soltanto un esercizio di stile. E’ importante che il lettore non abbia dubbi sul fatto che “Stelle Cadenti” non lo sia.

Oltre a vivere ai margini Bambino sembra avere delle nevrosi che lo caratterizzano. E ne è cosciente. Allora perché non reagisce? Perché non chiede aiuto ad un esperto?

Ci ho provato… Ma ho capito che non riuscirei mai a rinunciare a me stesso. Non voglio modificare la mia personalità, ci sono troppo affezionato nonostante sia un vero disastro.

Cosa si perde vivendo una vita “a due dimensioni”?

Ci si perde tanto, ne sono certo. Purtroppo non sono mai davvero riuscito a sentirmi parte di qualcosa. Più che vivere io aspiro a farlo.

Se dovessi diventare famoso, come reagiresti?

Famoso tipo… George Clooney? Mmm… Credo che in Italia anche gli scrittori viventi più conosciuti, a parte quelli che sono diventati dei casi mediatici per motivi che non hanno strettamente a che fare con i loro libri, non si possano considerare davvero famosi. E loro vendono molto ma molto più di me, perciò è una prospettiva che semplicemente non contemplo. Credo che non cambierebbe nulla comunque, farei la stessa vita di ora, avrei solo paura che qualcuno possa considerarmi un vincente, ecco quello sarebbe davvero terribile, non lo accetterei, alla mia immagine di fallito ci tengo troppo.

Bambino quanto è stato sincero nel suo raccontare se stesso? Quanto ha censurato?

Credo di essermi davvero sputtanatissimo con questo libro. Pensa che da quando è uscito fanno tutti finta di non conoscermi.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Ho già parlato troppo, mi sento un po’ stanco.

 

 

 

Intervista di: Ilario Pisanu

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Grazie a: Bambino delle Stelle

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