Antonello Angiolillo: TV e teatro sono figli della stessa famiglia

Scritto da  Laura Branchini Giovedì, 15 Gennaio 2009 

Antonello AngiolilloAntonello Angiolillo è un attore abruzzese con esperienze importanti in teatro e televisione. Oggi Antonello è “Salvatore” nel musical “Poveri ma Belli” pronto a trasmettervi le sue emozioni.

 

 

 

Ciao Antonello, mi racconti qualcosa di te?

E’ una delle cose più difficili a cui rispondere. E’ un po’ come chiedere come sei fatto; bisognerebbe chiederlo agli altri!

Come ti trovi ad interpretare il ruolo di Salvatore nello spettacolo “Poveri ma belli”? Ritroveremo lo stesso personaggio del film di Dino Risi?

Mi trovo bene e mi diverte molto anche grazie alla complicità che si è creata in scena con Michele Carfora. Non ritroverete certamente Maurizio Arena, sarebbe stato stupido da parte mia cercare di imitarlo, ma Antonello che interpreta il suo Salvatore all’interno della storia del film di Dino Risi.

Raccontaci Massimo Ranieri nella veste di regista…

E’ stato molto interessante lavorare con lui e tanto istruttivo, in tutti i sensi. Massimo è un gran lavoratore e ci ha spinti all’estremo in questo lavoro portandoci a lavorare molto e facendolo, tantissimo, sui dettagli e questo si vede poi in scena. Un uomo con le idee molto chiare su quello che vuole, puoi essere d’accordo o no sulle sue idee, però è una certezza; e in un ambiente dove avere delle certezze è diventata un’utopia… Grazie Massimo. 

Nel quartetto dei protagonisti ci sono con te Michele Carfora, Emy Bergamo e Francesca Colapietro. Nella compagnia anche Roberto Bani, Titta Graziano, Fabrizio Paganini, e Maurizio Semeraro e un corpo di ballo di giovanissimi. Come è stato lavorare con questo cast? Che atmosfera si respira?

Tutti ottimi professionisti e non c’è stato assolutamente nessun problema. E’ un bellissimo gruppo di lavoro e in scena ci si diverte molto a totale vantaggio dello spettacolo. Un solo piccolo appunto, non direttamente sulla compagnia. I giovani oggi sono cresciuti con dei miti e degli esempi che non educano al rispetto del teatro, dei ruoli e delle regole del teatro e questo è frutto, secondo me, di una televisione poco attenta a questo lato del nostro lavoro. Nel corpo di ballo della compagnia ci sono tanti giovanissimi,la più piccola ha 19 anni, e stanno adesso imparando l’educazione teatrale… Apprendono molto velocemente e questo gli fa un grande onore.

Come definiresti in generale l’esperienza in questo musical e in questo teatro?

Costruttiva! Sotto molti punti di vista. Per quanto riguarda il teatro Sistina c’è una bella parentesi da aprire. Una grande parte della mia vita “artistica” è nata dentro il Teatro Sistina, ormai 15 anni fa. Sotto la regia di Pietro Garinei sono entrato in quel teatro come ballerino/cantante in uno spettacolo di Johnny Dorelli e in quell’occasione ho conosciuto quattro miei colleghi (Fabrizio Paganini, Laura Ruocco e Sabrina Marciano) con i quali, grazie al consiglio del grande Garinei (Zio Pietro come amavamo chiamarlo noi quattro), abbiamo continuato a lavorare insieme. Tutt’oggi siamo ancora un gruppo affiatato di amici, prima di tutto, e poi di colleghi tanto che abbiamo costituito una società di eventi Artisticamente s.r.l. e produciamo spettacoli. Pietro Garinei ci è stato molto vicino in questo cammino e mi avrebbe sempre voluto vedere protagonista al Sistina ed ora, un po’ tardi, ci sono. Essere su quel palco mi emoziona tantissimo.

Hai lavorato e tuttora lavori anche in TV. Gli spettatori della trasmissione di Paolo Limiti ti hanno avuto come compagno quotidiano. Che cos’è per te la televisione e che cosa il teatro?

Figli diversi di una stessa famiglia. Mi piacciono molto tutti e due. In televisione non sempre c’è il pubblico come in teatro e questo fa una grande differenza. La televisione gioca su dei tempi e dei meccanismi che mi piacciono molto ed è stimolante costruire qualcosa di cui non hai un risultato immediato e vedere, però, che i calcoli che avevi fatto erano giusti. E poi si sta fermi nello stesso posto! Il teatro invece, oltre all’inconveniente della valigia da fare e disfare in continuazione, una cosa che personalmente odio, ti da la possibilità di viaggiare e conoscere tutta l’Italia e poi c’è il gusto di avere il pubblico lì ogni sera e ogni sera diverso e in ogni posto con reazioni diverse e tu li pronto a carpire le sue emozioni per giocare con lui ed ottenere sempre le stesse reazioni: applausi, risate e imbarazzi. Il teatro ti da anche la possibilità di far crescere ogni giorno il tuo personaggio, come un figlio, che ti è stato momentaneamente affidato. Mi piace tantissimo il teatro. Ora sarei curioso di imparare i meccanismi del cinema.

Vuoi aggiungere qualcosa?

Mi piacerebbe parlarti un po’ del Quartetto G che è composto da me e dai miei tre amici/colleghi di cui ti ho accennato prima. La “G” sta appunto per Garinei che ci ha voluti insieme. Noi quattro insieme abbiamo portato in scena “Tutto fa… BrodWay” (l’errore nel titolo è voluto, te lo dico perché molti in stampa lo correggono) che è lo spettacolo che ci ha visti nascere ed è un insieme di brani da musical ballati e cantati, dal vivo, senza sosta, con tantissimi cambi di costume per un’ora e mezza di puro intrattenimento. Due anni fa invece abbiamo prodotto,e interpretato, un musical sui fumetti dal titolo “In bocca al Lupo” con Lupo Alberto in scena con noi. Un’operazione molto interessante perché il lupo era in animazione e recitava con noi. Praticamente un quinto attore. Una sorta di Roger Rabbit teatrale. Operazione definita unica al mondo da Vincenzo Mollica, noto esperto del mondo animato. Al momento stiamo lavorando per riportarlo in scena l’anno prossimo, il musical non Vincenzo Mollica.

 

 

Intervista di: Laura Branchini

Grazie a: Antonello Angiolillo, Alessandra Ballarini (Ufficio Stampa)

Sul web: www.antonelloangiolillo.it

 

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