Anton Giulio Calenda: con “Generazione XX” debutta al Todi Festival una funambolica indagine sul concetto di “Ragion di Stato”

Scritto da  Domenica, 26 Agosto 2018 

Debutta lunedì 27 agosto al Teatro Comunale di Todi, nell’ambito della XXXII edizione del Todi Festival, il nuovo testo di Anton Giulio Calenda, “Generazione XX”, portato in scena grazie alla preziosa sinergia con il Gruppo della Creta, giovane e creativa compagnia cui appartengono il regista Alessandro Di Murro e numerosi degli interpreti. Abbiamo incontrato il drammaturgo alla vigilia del debutto per scavare tra le pieghe di questo lavoro così sfaccettato, variopinto ed aderente all’attualità.

 

Generazione XXCiao Anton Giulio e benvenuto sulle pagine di SaltinAria. E’ un piacere incontrarti in occasione del debutto al Todi Festival del tuo lavoro “Generazione XX”, con la regia di Alessandro Di Murro. Puoi raccontarcene la genesi?
Ciao Andrea, il piacere è mio. Si può dire che ormai siamo entrati nella fase decisiva, lunedì si debutta. L’emozione e la concentrazione sono palpabili. Fremiamo dalla voglia di andare in scena, e vogliamo che tutto sia perfetto. Sembra un paradosso: Todi segnerà la data del nostro debutto, ma al tempo stesso il 27 agosto sarà l’ultima tappa di un viaggio durato, per quanto mi riguarda, quasi quattro anni. Infatti ho cominciato a scrivere le prime parti di “Generazione XX” quando ancora ero uno studente universitario alla facoltà di Scienze Politiche. Devo molto al mio professore di Filosofia Politica di allora, Gianfranco Pellegrino. Senza le sue affascinanti lezioni, la voglia di costruire una storia che mettesse al centro la Ragion di Stato e i giovani di oggi non sarebbe mai sorta.

Quali sono le tematiche principali affrontate nella pièce?
Potrei riassumere “Generazione XX” come un’indagine sulle varie, e spesso contraddittorie, interpretazioni che il termine “Ragion di Stato” evoca. Ma sarebbe troppo riduttivo. È un contenitore variopinto questa “Generazione XX”, al suo interno troviamo onnipresenti slogan pubblicitari, il mondo della televisione, paure e speranze di giovani coppie, talent show, rapimenti di statisti, terrorismo, provocanti soubrette... Un viaggio attraverso momenti di comicità, sfumature diaboliche, esilaranti, tragiche, addirittura perfino commoventi. Un testo difficile da definire a parole data l’ampiezza di contenuti che lo determina.

Lo spettacolo parte dalle vicende burrascose di una coppia per allargare poi lo sguardo ad un’intera generazione, ad una nazione con i suoi dilemmi morali e le sue problematiche politiche e sociali. In che modo la drammaturgia dipana questo parallelismo? E a quali riflessioni vorreste condurre lo spettatore?
All’inizio in maniera assai poco efficiente. La prima stesura che ho presentato ad Alessandro Di Murro, regista dello spettacolo, era un manoscritto di 136 pagine, praticamente un romanzo. Dopo tanti tagli, finalmente è nato uno spettacolo affilato e pungente che si fonda sul ritmo, sul gioco perverso creato da Nero, giocoliere malvagio, sulle notizie vorticose annunciate dal Telegiornale della Nazione, su un tempo che incalza a prendere una decisione, ma non permette di tornare indietro. Questi sono stati gli strumenti drammaturgici che mi hanno consentito di far progredire “parallelamente” tante storie come se fossero un tutto omogeneo. Inoltre lasciami dire che lo spettacolo allude fortemente alla condizione dell’Italia di oggi, alle sue radici, alle sue fratture interne. Ma invece di indicarle e giudicarle, o dare una risposta e una spiegazione ad esse, voglio invitare al dubbio. Vorrei che lo spettatore uscisse dal teatro con più domande di prima, se quello che ha appena visto rispecchi o meno la realtà in cui si trova immerso, se le storture e i vizi dei personaggi si trovino anche in lui e nelle persone che formano la sua società. Poi ognuno sarà libero di arrivare a qualsiasi conclusione. Il testo è “politico” perché parla dei fondamenti che strutturano la politica, non certo perché porta avanti un “colore” specifico. Al momento questo non mi interessa.

Generazione XXCome la regia di Alessandro Di Murro si è accostata al tuo testo teatrale e quali sono a tuo avviso le caratteristiche più salienti della messa in scena che ne è stata ricavata?
Senza Alessandro Di Murro questo testo non sarebbe mai stato messo in scena. È incredibile il suo entusiasmo e la sua passione quando si tratta di fare teatro. Nel senso di farlo concretamente, di mettere le parole “in scena”. Di renderle concrete. Alessandro riesce ad avere un grande ascendente su tutte le attrici e gli attori con i quali lavora. Di questo lo invidio molto. Sembra che abbia una chiave apposita per entrare nella psiche di ciascuna delle persone con cui sta lavorando. E tutto ciò, in un testo corale come il nostro, fa certamente la differenza. Inoltre ha saputo circondarsi di professionisti di grande valore, in primis Domenico Franchi, che noi riteniamo un Maestro e verso il quale siamo in debito per la splendida scenografia che ha realizzato, poi Pino Le Pera, il nostro instancabile direttore di Produzione; inoltre penso alle musiche del talentuoso Enea Chisci, ai costumi di Laura Giannisi, alle luci di Marco Macrini. È merito di Alessandro se oggi le parole che ho scritto hanno vita, sangue, senso e bellezza.

Protagonisti dello spettacolo saranno otto giovani interpreti, molti dei quali membri del Gruppo della Creta. Puoi presentarceli brevemente?
Certamente. Per cominciare va evidenziata la grande performance di Alessio Esposito nel ruolo di Nero. Se sia scaramantico o meno non lo so, ma credo che Alessio farà strada, se lo merita, è serio e ha un talento grande quanto il teatro Comunale di Todi.
Poi Giulia Fiume e Federico Le Pera, esterni al Gruppo della Creta, ma fondamentali per il nostro spettacolo. Giulia è una belva da palcoscenico, una prima attrice, dà sempre tutta se stessa, sembra costantemente animata da un misterioso fuoco ardente, lo stesso probabilmente che la rende così tanto affascinante. Federico proviene da una prestigiosa famiglia “di teatro”, ha l’arte nel sangue, è cresciuto sulle assi del palcoscenico, ha talento, grinta e un’esperienza già assai invidiabile rispetto alla sua giovane età.
Per tutto lo spettacolo Jacopo Cinque e Stefano Bramini reggono con mirabile disinvoltura il peso di due figure storiche assai ingombranti quali Moro e Berlinguer, e non è semplice (per farlo occorre una gran stoffa, e per fortuna i ragazzi ne sono muniti). Così come non è semplice per Bruna Sdao e Lida Ricci interpretare i doppi ruoli di Giornaliste e perfide veline, nonché essere le onnipresenti seguaci di Nero, ma anche in questo caso le due attrici sono pronte a stupire il pubblico per versatilità e bravura.
Infine a Laura Pannia abbiamo affidato il ruolo della Vecchia Paralitica. All’inizio temevano che ciò le potesse creare non poche difficoltà, devi sapere che Laura ha meno di venticinque anni, “come facciamo a renderla una vecchia di 80 anni? E per di più costretta su una sedia a rotelle?” Il risultato è stato incredibile, a tratti insperato. Laura fa incetta di applausi e fa sue le risate del pubblico. E oltre al suo talento ciò è dovuto anche alla sua caparbietà. Tocchiamo sempre ferro, ma credo che per lei, come per tutti gli altri d’altronde, valga il discorso che ho fatto per Alessio Esposito.

Avevi già avuto modo di collaborare con il Gruppo della Creta? Quali ritieni siano le caratteristiche più interessanti di questo collettivo teatrale così giovane e creativo?
Direi la voglia di innovare unita all’amore per l’antico mestiere del teatro. La scelta del nome non è un caso. La Creta è il materiale del lavoro, del modellare, del fare e disfare per eccellenza. È in questa maniera che loro si approcciano alle difficoltà di questo mestiere: con pazienza e tenacia encomiabili, per fare, mettersi alla prova, sbagliare ma migliorarsi sempre di più. Io decisi di entrare in contatto con la Compagnia della Creta circa tre anni fa perché attratto dalla vasta risonanza che il Festival Labirinto (il loro vero e proprio marchio di fabbrica) andava man mano assumendo nel panorama teatrale. Così ci siamo conosciuti, e oggi eccoci qua.

Generazione XXLunedì lo spettacolo debutterà in prima nazionale al Todi Festival. Quale atmosfera si respira a Todi? Quali caratteristiche della rassegna la rendono la cornice perfetta per il debutto dello spettacolo?
La città sta lavorando da mesi per riservare agli artisti e al pubblico la migliore accoglienza possibile. Ciò si deve al direttore artistico del Festival, Eugenio Guarducci e al Sindaco della città Antonino Ruggiano. Un cartellone così importante finisce inevitabilmente per calamitare un’attenzione nazionale, le aspettative si alzano, e noi.... certamente non le tradiremo!

Dopo il debutto a Todi, è già prevista per “Generazione XX” una circuitazione in altre città italiane?
Dopo quattro anni di lavoro e fatica, a costo di esibirci per le strade! Scherzo. Ovviamente sì, e di ciò siamo felici. In autunno ci aspetta un bel periodo a Roma, poi in Friuli Venezia Giulia e in Campania, più altre date singole ancora da confermare. Ovviamente non ci accontenteremo. C’è grande entusiasmo da parte di tutti attorno al progetto, e lavoriamo quotidianamente per far sì che giri il più a lungo possibile. Roma è già prenotata anche per la stagione 2019/2020, forse per un periodo lunghissimo, quasi stabile, chissà...

Hai altri progetti in cantiere per il prossimo futuro? Puoi darci qualche anticipazione?
Ho parecchi testi già pronti per essere messi in scena nell’immediato. E Il 28 agosto, il giorno dopo il debutto di “Generazione XX”, io e Di Murro avremo una riunione per metterli tutti in scaletta. Voglio continuare nel solco del teatro “politico” e contemporaneo. D’altronde questa è la mia formazione. Addirittura sogno di portare in scena e rendere “commestibile” l’economia. Lo so, sembra assurdo, ma credo possa fare leva sul grande pubblico. Mi viene in mente Alberto Forchielli, noto economista, imprenditore e opinion maker dotato di grande carisma. Sarebbe bello adattare in scena le idee contenute nei suoi libri e nei suoi energici interventi. Magari coinvolgendolo in prima persona. Sono sicuro che il pubblico, in particolare quello più giovane, apprezzerebbe.

 

GENERAZIONE XX
di Anton Giulio Calenda
con Stefano Bramini, Jacopo Cinque, Alessio Esposito, Giulia Fiume, Federico Le Pera, Laura Pannia, Lida Ricci e Bruna Sdao
regia di Alessandro Di Murro
musiche di Enea Chisci
una produzione Gruppo della Creta | Todi Festival | Fattore K | Golden Show Trieste

Lo spettacolo è una ricerca sulla comprensione delle dinamiche post-moderne di produzione di immagini e stereotipi comportamentali che plasmano l’esistenza delle nuove generazioni. GENERAZIONE XX è il risultato della riflessione fatta da una giovane compagnia teatrale che intende indagare e comprendere la propria identità storica e il proprio essere nel mondo contemporaneo. Il tutto con uno sguardo stupito e attento sulla società, dal privilegiato punto di vista della gioventù.
GENERAZIONE XX è la storia d’amore di Linda e Giacomo, “due giovani fidanzati gravati dal peso della vita”. Le crudeltà che a questi due personaggi verranno inflitte e che loro stessi si troveranno obbligati a infliggersi reciprocamente non costituiscono altro che una lente di ingrandimento volta ad analizzare il paesaggio distopico ove la trama si svolge: la “Nazione”. “Con la N maiuscola”: ci terrà a precisare Nero con cinico e beffardo scrupolo (perché commettere errori in questo carosello surreale e ipertecnologizzato non è consentito, benché la sorte di ognuno sia già scritta in maniera grottescamente prevedibile al pari dei canovacci televisivi su cui da anni si assiste incessantemente al sorgere di personaggi privi di qualsiasi sfumatura di talento). La Nazione, territorio immaginario dove l’azione si svolge, è un evidente non-luogo, eppure un altrettanto chiaro rimando alla storia politica e sociale dell’Italia degli anni settanta, quando la classe politica, in nome della salvaguardia della Democrazia, si trovò a risolvere urgenti dilemmi morali attraverso decisioni di cui ancora oggi sentiamo l’effetto ma che già allora rischiavano di risultare un mezzo così pesante da giustificare a stento il fine.

Teatro Comunale - Via Giuseppe Mazzini 15, 06059 Todi (PG)
Per informazioni e prenotazioni: telefono 327/6353257 (ore 10-13 e 15.30-19.30)
Orario spettacolo: lunedì 27 agosto, ore 21
Biglietto: 15€ + prevendita

Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Nicola Conticello e Marco Giovannone, Ufficio stampa Todi Festival
Sul web: www.todifestival.it

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