Se in amore l’uomo tradisce il filosofo - Conversazione con Annachiara Mantovani

Scritto da  Lunedì, 20 Ottobre 2014 

In attesa della prima dello spettacolo “Il mio secolo non mi fa paura!”, il 30 ottobre prossimo all'Accento Teatro di Roma, abbiamo incontrato l’attrice Annachiara Mantovani.

 

Qual è il suo ruolo in quest'opera?
«Il mio ruolo è quello della protagonista, che è insieme la giovanissima Johanna Kapp vissuta realmente nell'Ottocento e l'immagine di un modello femminile ribelle e passionale che fa ancora oggi molto fatica ad affermarsi».

Che tipo di collaborazione ha dedicato allo spettacolo che in qualche modo mi par di capire sente ‘suo’?
«Di questo spettacolo "Il mio secolo non mi fa paura: Johanna e Ludwig" sono l'attrice protagonista e anche la referente della compagnia. La collaborazione con questo gruppo è nata nel 2008 per lo spettacolo "A lui non dicevo nulla" su musiche del compositore Dimitri Nicolau insieme con il saxofonista Pier Paolo Iacopini e la regista Rossella Napolano, con i quali sono partita in quest’avventura. Poi abbiamo realizzato insieme anche "Il Barone rampante" dove mi sono occupata anche dell'adattamento del testo di Italo Calvino. A questo nucleo forte oggi si aggiungono nuove e preziose risorse, segno che la compagnia sta consolidando il proprio impegno».

Quali sono gli elementi sui quali ha puntato?
«Lo spettacolo nasce dal desiderio di interrogarsi su due dei maggiori fondatori ottocenteschi del pensiero rivoluzionario, Ludwig Andeas Feuerbach e Carl Marx. Questa stagione vede in scena il pensiero di Feuerbach, con l’auspicio - l’anno prossimo - di continuare questo tipo di lavoro su Carl Marx, per scoprire se magari nella loro biografia è possibile rintracciare i motivi del fallimento (purtroppo evidente) dell’attuazione storico-politica del loro pensiero filosofico... La domanda a cui il nostro autore teatrale nonché professore di filosofia, Fulvio Iannaco, ha cercato di rispondere è: "Un piccolo uomo, può essere davvero un grande pensatore? Se c'è una "carenza" nella realtà umana di un pensatore non sarà anche l'efficacia del suo pensiero a risultarne condizionata?". Partendo da quest’ipotesi Fulvio ha indagato gli anni che vanno dal 1841 al 1849 in cui ebbe vita la straordinaria storia d'amore fra Feuerbach (già uomo celebre e maturo) e Johanna Kapp, una giovanissima fanciulla bavarese (allora sedicenne). Insieme parteciparono alla Rivoluzione del 1848 e fianco a fianco vissero gli eventi sconvolgenti di quegli anni. Poi, quando giunse il tempo della sconfitta, l'eroe che aveva avuto il coraggio di sfidare il potere più grande, quello di dio, non ebbe il coraggio di restare accanto alla donna amata e tornò dalla moglie. Johanna, dopo l'abbandono di Ludwig, nella realtà impazzì, e lui non scrisse praticamente più nulla d'importante, mentre nella rappresentazione abbiamo voluto immaginare che anche una donna delusa, ferita possa trovare in sè la capacità di ripartire e di amare ancora, proprio in virtù di quel primo grande amore che era stata capace di concepire. Così Johanna rende vere le parole di Feuerbach che lui stesso tradisce e cioè che: "L'amore è la vera prova ontologica dell'esistenza di un oggetto fuori dalla nostra testa.... Esiste solo ciò la cui esistenza ti allieta e la non esistenza ti addolora"».

Quali sono le particolarità che le preme mettere in evidenza rispetto al testo soprattutto in relazione alla sua possibile attualità?
«Principalmente un punto di vista nuovo che non separi l'essere umano dal pensatore per rileggere i grandi autori - ma non lo escludo anche come metodo per leggere il comportamento delle persone a noi più vicine - in grado forse di individuare magari nella loro biografia appunto quella "carenza" umana e direi affettiva che è diventata inganno e tradimento del filo del loro stesso pensiero”».

A livello di regia cosa le preme sottolineare?
«Il lavoro della regista è volto a restituire un'immagine di bellezza femminile nei vari momenti della vita, dall'amore al dolore, evidenziando con luci e colori tali sentimenti e passaggi della vita, creando continuità tra il dramma del mito e la vita vera, ricostruendola attraverso giochi di luce fusa ai colori unificando le immagini di fondo con tutto l'impianto scenico».

Annachiara Mantovani allo specchio
Diplomata al Piccolo Teatro di Milano nel 1999, ha annoverato diverse esperienze teatrali quali la Adelphoe di Publio Terenzio Afro per la regia di Silvio Giordani per il Progetto Teatro Ragazzi e il Teatro Romano di Ostia Antica; Sogno… Di una notte di mezza estate con la regia di Maurizio Panici su musiche originali di Stefano Saletti, scene digitali di Andrea Giansanti per la Produzione Teatro Stabile d’Innovazione Ar.tè e ancora il Il piccolo flauto magico di W. A. Mozart per la regia di M. De Martini. Lo spettacolo è stato realizzato con strumenti del ‘700 insieme alla Compagnia Recitarcantando. Accanto al teatro anche esperienze cinematografiche come in Vincere di Marco Bellocchio Produzione Offside e RAI CINEMA; La cena per farli conoscere con la Regia di Pupi Avati Produzione Duea Film e Il bell’Antonio di Vitaliano Brancati per la Regia di Maurizio Zaccaro (Produzione Tevere Film s.r.l. per RAI fiction).

 

ACCENTO TEATRO
30 ottobre - 9 novembre
dal giovedì alla domenica ore 21 (domenica ore 18)
IL MIO SECOLO NON MI FA PAURA
JOHANNA E LUDWIG di Fulvio Iannaco
regia di Rossella Napolano
con Annachiara Mantovani
sax Pier Paolo Iacopini
voci off Pietro Longhi e Pierre Bresolin


Dal 1841 al 1848, tra vicende contrastanti, a volte esaltanti, a volte difficili per i protagonisti di essa, ebbe vita una straordinaria storia d’amore. Lui, un celebre filosofo rivoluzionario, Ludwig Andreas Feuerbach, uomo già maturo, ancora oggi universalmente noto come il primo eroico teorico dell’ateismo, allora al culmine della propria stagione creativa, lei, bellissima e coraggiosa fanciulla bavarese, Johanna Kapp, che divenne sua amante a soli diciassette anni. Vissero fianco a fianco una stagione appassionata sullo sfondo degli eventi sconvolgenti di quegli anni, partecipando insieme alla rivoluzione del 1848 a Francoforte. Quando giunse il tempo della sconfitta però l’eroe che aveva avuto il coraggio di sfidare il potere più grande, quello di dio, non ebbe il coraggio di restare al fianco della donna amata e tornò dalla moglie. Lei invece, abbandonata, gli restò fedele, per sempre.
L’atto scenico racconta questa vicenda attraverso una composizione che vede i testi originali intrecciarsi a testi poetici di Goethe, Neruda, Hickmet, Szymborska, Virgilio, decostruiti e poi ricostruiti per dare nuovo suono all’antica storia de “L’eroe che delude”.
Le musiche sono di Mozart Sonata n° k 330 – (I° e II° Mov.) per piano, Lutoslowski - “Marcia funebre “ e “Variazione Sinfonica”. Il I° Movimento di Alban Berg del Quartetto n°3, il II° Movimento d “Lettere Intime” scritto da Janacek per Quartetto d'archi. Ancora di Ives “The call of the Mountains” e di Shostakovich il Quartetto n° 13 . Di Debussy - Preludio Libro 1° - I° e III° Movimento “Danseuses de Delphes” e “Le vent dans la plaine” per concludere con La Commedia Armonica di Nicolau.


aiuto regia Francesco Sollecito
sax e scelte musicali Pier Paolo Iacopini
luci e proiezioni Emiliano Serafini
effetti audio Giancarlo Mici
costumi Valentina Zucchet
video e foto Stefano Giorgi

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni

Commenti   

 
#1 Responsabile Comunicazione TecnoborsaGuest 2014-10-22 14:20
Dopo aver letto la bella conversazione di Ilaria Guidantoni con Annachiara Mantovani aspetto con grande interesse la prima de "Il mio secolo non mi fa paura"; oltre all'approccio storico-filosof ico al tema femminile ho trovato molto intrigante il passaggio in cui l'attrice, alla domanda sulla possibile attualità del testo, risponde di voler cercare un punto di vista che non separi l'essere umano dal pensatore per poter leggere il comportamento delle persone e individuare "quella 'carenza' umana e forse affettiva che è diventata inganno e tradimento del filo del loro stesso pensiero”.
 

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