Andrea Coppone: Arlecchino, l’attualità del gioco e del bambino

Scritto da  Domenica, 02 Febbraio 2020 

In occasione dello spettacolo “L’isola di Arlecchino”, una nuova produzione Piccolo Teatro di Milano per la regia di Stefano de Luca, ispirata al reale naufragio del cargo che trasportava scene e costumi di “Arlecchino servitore di due padroni” di Giorgio Strehler, abbiamo incontrato Andrea Coppone, leccese, classe 1983, che interpreta il ruolo di Arlecchino. In scena soprattutto l’attualità di un personaggio che è l’eterno bambino, incline alla meraviglia delle occasioni che si offrono, pronto a pagare le conseguenze delle proprie azioni. Andrea rilancia il teatro delle maschere come una scuola di vita, un viaggio iniziatico che dev’essere modernizzato per non scadere negli stereotipi; un invito a mettersi sempre alla prova, anche fisicamente.

 

Per il teatro Arlecchino sembra quello che Pinocchio è per il cinema. Cosa ne pensi?
“Direi di sì, sono d’accordo e in generale il teatro delle maschere è per me l’equivalente del Cinquecento dei nostri cartoni animati. La maschera, una volta indossata, guida l’attore e lo obbliga a mettere in campo una grande energia e a fare cose straordinarie”.

Chi è Arlecchino oggi?
“Una buona domanda, ci sto pensando da un po’ e credo sia di grande attualità perché l’essere servitore di due padroni rimanda alla precarietà di chi deve fare due o tre lavori per sopravvivere, giostrandosi spesso tra esigenze diverse. L’altra cosa importante che ci insegna in particolare Arlecchino, insieme ai suoi compagni di teatro, è a non prendersi troppo sul serio. Credo che tutti dovrebbero fare un corso sul teatro delle maschere, non solo gli addetti ai lavori, perché in qualche modo insegna a “non essere solo bravi attori ma brave persone” e il teatro è un grande laboratorio di relazioni umane, anche se nella finzione; senza contare la necessità di trovare armonia con gli interpreti che si incontrano sul palcoscenico.

La lettura del tuo Arlecchino è in positivo, anche nel servire due padroni, una scelta per la quale non sono mancate le critiche.
“Mi è difficile parlarne male perché Arlecchino è l’allegoria dell’adolescente che non scappa dall’esperienza, disposto a pagarne le conseguenze, che ci insegna ad imparare dagli errori, un elemento certamente sempre attuale.”

Cosa ha significato ha per te interpretare Arlecchino?
“Una grande sfida alla quale sono andato incontro con piacere. Innanzitutto è un lavoro corale, difficile oggi, perché sempre più raramente i cast sono nutriti. Ne “L’isola di Arlecchino” il protagonista è solo la punta dell’iceberg che si muove all’interno di un’orchestra. Credo fermamente che si vinca sempre in squadra e che il lavoro di teatro assomigli più al rugby che al calcio. Per me non era tra l’altro la prima volta, avendo interpretato Arlecchino già in “Benvenuti al Piccolo” di Tommaso Minniti al Teatro Strehler (2008-2009) e in “La vedova scaltra” di Gianluca Guidi, sempre un testo di Carlo Goldoni, ma è un personaggio col quale torno a misurarmi volentieri.”

Nella sua interpretazione c’è anche molta fisicità, quasi acrobazia. Quanto è legato alla regia e quanto a una sua scelta?
“E’ stato un bell’incontro con il regista, Stefano de Luca, che ha un background di attore e quindi ha la sensibilità di capire cosa significa interpretare. La scelta è stata quella dell’improvvisazione, non del rifacimento di un Arlecchino. E’ stato lasciato molto spazio alla fantasia e all’innovazione, come l’entrata in scena sullo skate o il finale che mi ha visto appeso ad una rete calata dall’alto, che mi risulta sia la prima volta, nella messa in scena di questa maschera. Ho trovato nel regista un grande supporto anche quando mi ha messo in difficoltà perché è stato stimolante e certamente nelle mie corde data la mia provenienza dal teatro-danza. Trovo che sia importante offrire nuove suggestioni con le maschere per evitare ogni stereotipo e leziosità tipica settecentesca che risulterebbe superata dal gusto odierno diventando un reperto museale.”

La pièce è una sorta di teatro nel teatro tratto da una storia vera: l’antefatto è che il 9 dicembre 2005 il cargo CP Valour, salpato dalle coste americane e diretto a Genova, dopo quasi tremila chilometri di navigazione, sorpreso da una furiosa tempesta nel mezzo dell’Oceano Atlantico, si incaglia vicino alla costa dell’isola di Faial, nelle Azzorre. Un container, che cade in mare, trasporta scenografie e costumi dello spettacolo “Arlecchino servitore di due padroni” di Giorgio Strehler, di ritorno da una lunga tournée negli USA, ed aprendosi dissemina i materiali di scena che sono trascinati dalle onde sulla spiaggia, dove vengono ritrovati da un gruppo di giovani attori di una compagnia amatoriale locale, il Teatro de Giz.

Qual è il gioco dei personaggi?
“Il gioco è stato molto complesso perché la tentazione era sempre di mettere in scena ‘semplicemente’ “Arlecchino servitore di due padroni”, mentre il compito era differente e ci siamo quindi basati sulle nostre emozioni, cercando di calarci nell’esperienza dei ragazzi portoghesi dell’isola quando hanno ritrovato il carico e aperto i bauli, per andare al cuore del teatro delle maschere che era chiamato in passato il teatro all’improvviso. Ciò che ci ha guidato è il gioco e il messaggio dell’importanza di coltivare lo stupore, che è certamente una lezione di grande attualità, un’altra affidata ad Arlecchino.”

Forse glielo avranno già chiesto, un omaggio in qualche modo a Strehler: cosa avrebbe detto il grande regista?
“Ce lo siamo chiesti e certamente se lo è domandato il regista che ha conosciuto il maestro di persona: la sua risposta è che si sarebbe divertito e che probabilmente se ne avesse avuto il tempo avrebbe realizzato un’altra versione.”

C’è stato un riferimento al film che era stato realizzato su questa storia da parte dei ragazzi di questa moderna isola del tesoro?
“Non abbiamo visto integralmente il film ma solo degli assaggi per prendere uno spunto iconografico e proiettare dei fotogrammi in scena - di grande impatto e suggestione (ndr) - insieme ad altri spezzoni legati a diverse messe in scena rispetto alle quali non abbiamo però avuto né un atteggiamento di imitazione né di rivalità. Tra l’altro l’idea complessiva dello spettacolo viene da “L’isola degli schiavi” di Pierre Marivaux (scritta nel 1725).”

Nuovi progetti in vista?
“Il primo impegno è con una regia dedicata a Medea - “Medea, A work in progress” - con la collaborazione di Jaq Bessell e di Noma Physical Theatre, che sarà presentata al festival di Teatro Danza a Piacenza il 6 marzo; non mi sono ispirato ad un autore preciso ma ad una serie di autori, cercando di attraversare le categorie con le quali è stato letto questo personaggio nel tempo, dal racconto antecedente ad Euripide secondo il quale Medea non uccide i propri figli ma è la comunità che si accanisce su di essi; passando poi per il grande tragediografo, per arrivare attraverso Bertolt Brecht a Corrado Alvaro. Sarò poi in Francia nel prossimo maggio con il Teatro Gioco Vita, sempre una produzione di Piacenza, con “Le plus malin” dove reciterò in francese, uno spettacolo dall’opera di Mario Ramos, rivolto ai bambini, il che per me è stimolante perché in fondo diventa uno spettacolo per tutti.”

 

L'ISOLA DI ARLECCHINO
drammaturgia e regia Stefano de Luca
scene e costumi Linda Riccardi
con Andrea Coppone, Gilberto Giuliani, Daniele Molino, Marco Risiglione, Walter Rizzuto, Elisabetta Scarano, Rosanna Sparapano
produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d’Europa
età consigliata dai 9 anni

 

Piccolo Teatro Studio Melato - Via Rivoli 6, 20100 Milano
Per informazioni e prenotazioni: da lunedì a sabato 9.45-18.45; domenica 10-17 servizio telefonico allo 02/42411889
Orario spettacoli: per le scuole mercoledì 22 gennaio ore 9.30, giovedì 23 e 30 gennaio ore 10.30, venerdì 24 e 31 gennaio, martedì 28 e mercoledì 29 gennaio ore 11.15; per le famiglie
mercoledì 22 gennaio ore 20.30, sabato 25 gennaio e 1 febbraio ore 19.30, domenica 26 gennaio e 2 febbraio ore 16, lunedì 27 gennaio riposo
Biglietti: posto unico 10 euro
Durata spettacolo: un’ora e 20 minuti senza intervallo

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Valentina Cravino e Edoardo Peri, Ufficio stampa Piccolo Teatro di Milano
Sul web: www.piccoloteatro.org

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