Alessandro Salvatori: umorismo e commedia musicale, il tutto servito con grinta ed entusiasmo da vendere

Scritto da  Domenica, 27 Gennaio 2013 

Alessandro Salvatori è un giovane attore romano, ricco di entusiasmo e creatività, diviso tra la passione per il musical e quella per la commedia brillante all'italiana. Due istinti che si compenetrano alla perfezione nello spettacolo "In 2 sotto a 'na finestra" di cui è protagonista assieme ad Andrea Perrozzi, con il travolgente ritmo comico garantito dalla regia di Paola Tiziana Cruciani. Lo spettacolo, dopo il grande successo riscosso nella scorsa stagione, sarà in scena al Teatro Sette dal 29 gennaio al 10 febbraio. Ne abbiamo parlato con lui per scoprire qualche dettaglio in più su questo progetto divertente  e originale e sulle idee in cantiere per il prossimo futuro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ciao Alessandro, inizierei col presentare ai nostri lettori il tuo prossimo spettacolo. Dopo lo strepitoso successo della scorsa stagione torna in scena al Teatro Sette l'esilarante commedia "In 2 sotto a 'na finestra" di Elisabetta Tulli, di cui sei protagonista al fianco di Andrea Perrozzi. Cosa dobbiamo aspettarci da questa accoppiata perfettamente affiatata e quali ritieni siano le carte vincenti di questo spettacolo?
Hai colto perfettamente il punto. Il legame che si è instaurato con Andrea è di quelli che vanno al di là del semplice “rapporto scenico”. Ci conosciamo ormai dal 2006, anno in cui Fabrizio Angelini ebbe la malsana idea di farci condividere scena e camerino durante il tour di “Jesus Christ Superstar”. Da allora ci siamo ritrovati in molte produzioni, prima alla corte di Gigi Proietti poi ancora nei “Trasteverini”, di cui Andrea è anche autore ed infine in questa splendida ed esilarante commedia che Elisabetta Tulli ha scritto appositamente per noi. Credo che parte della forza dello spettacolo sia in questo nostro rapporto, nel godimento che ognuno di noi ha nel dividere la scena ogni sera, nel lanciare una battuta che l’altro concluderà, nell’emozione e nell’immenso divertimento che ci assale replica dopo replica e che evidentemente riesce a contagiare anche il pubblico in sala.

 
Alessandro SalvatoriIndubbiamente una preziosa iniezione di linfa vitale sarà rappresentata dalla regia di Paola Tiziana Cruciani, artista amatissima dal pubblico per la sua inarrestabile creatività e sferzante ironia. Come è iniziata la collaborazione con lei?
Devo dire che questo è stato un vero colpo basso... te lo racconto. Con Andrea avevamo già in cantiere l’idea di fare uno spettacolo insieme, il soggetto era più o meno chiaro ed Elisabetta aveva iniziato a scrivere la prima stesura del copione. Lui in quel periodo era in scena come Serenante nel “Rugantino” di Enrico Brignano, in cui la Cruciani interpretava Eusebia. Una sera a cena, dopo lo spettacolo, le dice: "Senti Paola, ma se dovessi mettere in scena con Alessandro una commedia brillante musicale inedita ed avessi bisogno di una regista posso contare su di Te?” e lei, come avrebbe fatto chiunque, rispose: “Ma sì dai, voi buttate giù qualcosa e poi magari se ne parla, vediamo”. Dopo un paio di mesi ci siamo presentati al Cantiere Teatrale, la scuola diretta appunto da Paola Tiziana, col copione, le musiche e la locandina in cui c’era già il suo nome... incastrata! A parte quest’aneddoto, Lei è stata davvero fondamentale per la crescita e la messa in scena del testo, ci ha diretti con gusto e creatività, tramutando il rapporto tra i due personaggi della pièce in uno spartito comico dal ritmo incalzante e travolgente. E speriamo di ri - incastrarla al più presto.

 

Un ingrediente fondamentale è poi rappresentato dalla musica, rigorosamente dal vivo; accompagnati dalle note della chitarra di Max Spurio, vi vedremo intonare alcune delle più celebri ed immortali canzoni della tradizione romana. Pensate che una perfetta miscela di saporita comicità e coinvolgente musica sia il connubio vincente per divertire ed emozionare il pubblico?
E’ la convinzione da cui siamo partiti, l’obiettivo che ci siamo prefissati quando abbiamo deciso di imbarcarci in questa avventura: mettere in scena uno spettacolo che fosse estremamente divertente, che strizzasse l’occhio alla tradizione musicale romana ma che allo stesso tempo ne proponesse una rilettura moderna attraverso lo svolgimento di una trama che fosse assolutamente attuale. Simone ed Alan sono infatti personaggi che affrontano problemi ed ostacoli che ognuno di noi incontra ogni giorno sul proprio cammino. Un capoufficio oppressivo, un amore disilluso, un difficile rapporto con i figli, l’imu, il traffico, la spesa, diversi pesi e diverse unità di misura, ma comunque sia problemi che migliaia di persone affrontano nel proprio quotidiano. “Er Bemolle” rappresenta il carattere scanzonato di questa città, quel famoso “friccico ner core” che bastava al grande Manfredi “pe’ fa’ ‘na vita meno amara” ma che oggi, ahimè troppo spesso, non basta più. Musica dal vivo quindi che nasce dalle sapienti mani di un meraviglioso chitarrista, Max Spurio.


La commedia musicale non rappresenta per te un'avventura inedita dal momento che ti sei già cimentato con successo in passato in numerosi musical e la tua formazione ha coltivato con dedizione tanto la recitazione quanto il canto e le tecniche vocali. Quando nasce la tua passione per il teatro e come hai iniziato a coltivarla?
Ho un ricordo molto preciso del momento in cui ho deciso di fare questo mestiere. I miei genitori, grazie a Dio, mi hanno sempre portato a Teatro ed una sera tornando a casa in auto, eccitatissimo da quello che avevo visto, dissi: “Papà, Mamma, io da grande voglio fare quello che faceva quel signore sul palco”. Quel “signore” era Gigi Proietti, lo spettacolo “A me gli occhi, please”. Così, appena terminato il Liceo, iniziai immediatamente il mio percorso di studio presso la “Scuola Internazionale di Teatro di Roma”, con un Maestro immenso come Emmanuel Gallot Lavallee, allievo di J.Lecoq. La Scuola, fondamentale esperienza di vita, è stato il primo passo, il resto è venuto da sè attraverso il lavoro quotidiano, l’impegno ed ovviamente gli incontri, alcuni magici ad esempio come quello con Lena Biolcati, che mi ha insegnato ad amare il canto come forma di espressione ed interpretazione e non come sterile esercizio di stile. Il musical è arrivato per caso, diciamo che ci sono inciampato dentro ed è stato un bell’inciampare, che mi ha permesso di partecipare a produzioni che non avevo nemmeno idea si potessero mettere in piedi, di scoprire gran parte di quel che accade al di qua del sipario e che in seguito è stato fondamentale nella realizzazione dei miei progetti personali.

 
L'ultimo spettacolo in cui abbiamo avuto modo di apprezzarti, al Teatro de' Servi di Roma, è stata la commedia di Gianni Clementi "Finchè vita non ci separi", interpretata assieme a Giorgia Trasselli, Antonio Conte, Nicola Paduano, e Cristiana Vaccaro. In uno scoppiettante vortice di battute e originali trovate umoristiche, il tuo personaggio - il soldato Mattia che, tornando dall'Afghanistan e disvelando il sentimento d'amore che lo lega al futuro sposo, scompagina i progetti matrimoniali di una famiglia intera - rappresentava un vero e proprio crocevia nell'intreccio drammaturgico. Con un'interpretazione intensa, appassionata e sensibile hai regalato alla pièce una prospettiva inaspettata ed emozionante. Cosa puoi raccontarci di questo progetto teatrale?
Beh, innanzitutto ti ringrazio. E’ stata un’esperienza incredibile avere la possibilità di far crescere questo meraviglioso testo attraverso un personaggio tanto innamorato e tormentato come Mattia. Ci siamo conosciuti, annusati, spesso scontrati ed infine, spero, compresi. Raccontare la sua storia è stato un cammino intenso in cui, a parte le splendide intuizioni di Clementi, è stata la regia di Vanessa Gasbarri che ha illuminato il mio orizzonte. Quella di cercare la verità di Mattia nella misura e nell’equilibrio, nonostante cadere nel melodrammatico potesse essere una scelta quasi naturale, è stata una decisione certamente coraggiosa che alla fine si è rivelata vincente. Lo spettacolo è stato un grande successo in questa stagione e credo proprio che avrà un futuro luminoso, perché no, anche lontano da Roma.


Nelle nostre contingenze storico-sociali in cui le unioni omosessuali vengono demonizzate tanto dalle gerarchie ecclesiastiche quanto dai partiti politici, la penna di Clementi e le interpretazioni delicate e senza sbavature tua e di Nicola Paduano hanno offerto, nel cuore di una commedia popolare, un punto di vista naturale e lucidissimo della potenza del sentimento d'amore al di là di definizioni, steccati e inflessibili precetti. Pensi che questo forse possa costituire il segreto per scardinare le barriere dell' ignoranza e del pregiudizio?
Penso che uno dei privilegi di chi sale su un palcoscenico sia quello di avere la possibilità di far riflettere il pubblico su questo o quell’argomento, per accendere un riflettore su una tematica in particolare, il che non vuol dire soltanto proporre interrogativi di altissima filosofia ma anche e perché no, portare in scena dinamiche quotidiane che ognuno affronta nella vita. Ad ogni livello, dal Teatro per ragazzi a quello più “impegnato”, ogni spettacolo in cui non si considera questa possibilità rappresenta un’occasione persa per fare davvero qualcosa di importante. E’ una delle questioni che ci siamo posti anche durante la stesura di “In 2 sotto a’na finestra”. Il fatto che sia una commedia brillante e scanzonata non vuol dire che non possa avere anche un messaggio, in questo caso positivo, per il pubblico in sala . Per tornare alla tua domanda, trovo che combattere il pregiudizio, l’ignoranza, la mediocrità della società moderna sviluppando e proponendo all’ attenzione del pubblico tematiche di un certo tipo, sia quasi un obbligo morale che soprattutto ultimamente chi si occupa di Teatro tende a dimenticare, schiavo ormai della logica oppressiva del risultato economico e del botteghino. Non vivendo su Marte, so quanto questa logica sia importante, vitale e quanto spesso le produzioni siano costrette a scendere a compromessi per portare in scena uno spettacolo, però credo che, come in tutte le cose, sia necessaria la giusta misura. Nel caso di “Finché vita non ci separi”, ad esempio, il grido di Mattia era quello di chi,con tutto se stesso, urla al mondo il proprio personale inno all’amore, un amore travolgente, sensuale, romantico ed efferato come può esserlo quello di due esseri umani, a prescindere dalla sessualità.


Alessandro SalvatoriNella scorsa estate hai anche recitato al Teatro Sistina nella rivisitazione del "Macbeth" con la regia di Enrico Petronio e le musiche di Marco Savatteri, nel ruolo del generale Banquo. L'immortale opera shakespeariana veniva ad essere tramutata in un musical nero dal forte impatto, al contempo tragico e poetico. Che ricordo custodisci di questa esperienza artistica?
Il ricordo più vivo è quello di una sala prove estenuante. Macbeth è senza dubbio uno dei testi più profondi, oscuri e complessi della produzione shakespeariana ed il progetto di fondere un’ opera così alta insieme con uno stile teatrale che, almeno nel nostro paese, non raggiunge ancora le eccellenze anglosassoni è stato davvero ambizioso. Onore al merito quindi a chi ha cercato di dar vita a questo difficile progetto, ad iniziare da coloro che sono riusciti a costruire un cast veramente superbo, capitanato da David Gallarello e Pia Lanciotti, rispettivamente Macbeth e Lady Macbeth, con i quali è stato un privilegio condividere il palcoscenico del Teatro Sistina.

 
Nel passato la tua carriera è stata costellata da numerosi altri musical, da "Jesus Christ Superstar" a "Mangiaresti, il gatto di Napoleone", dal "Dè Rocky Horror Picture Show" a "Pinocchio". Quale musical ti piacerebbe interpretare in futuro? Qual è il personaggio di cui desidereresti indossare i panni?
Come ti ho accennato il musical è arrivato un po’ per caso. Nel 2002 venni scelto da Saverio Marconi per far parte dell’ ensamble di “Pinocchio: il Grande Musical”, spettacolo nel quale, dal 2006 al 2008, ho avuto il piacere di interpretare il ruolo di “Gatto” al fianco della splendida Silvia Di Stefano. In seguito sono arrivate tante altre esperienze, inutile citarle tutte, ma quella che ha lasciato il solco più profondo è certamente “Jesus Christ Superstar”. Far parte di quello spettacolo ed in particolare di quella versione è stato ed è ancora per me motivo di infinito orgoglio e chi vi ha partecipato o ha avuto la fortuna di vederlo in scena può comprendere certamente questo mio giudizio. E’ stata una delle rarissime esperienze in cui la fusione di tutto ciò che del musical è ingrediente fondamentale ha sfiorato la perfezione, questo grazie certamente al tocco di Fabrizio Angelini, che di quella “visione” era regista e coreografo e di un cast davvero impressionante per talento, emotività ed energia. Salirei ancora su quel palco domani. Per quel che riguarda un ruolo che amerei interpretare, non ho dubbi ... Cyrano. Ho sempre amato l’ immagine poetica e guascona del personaggio di Rostand, un eroe moderno in tutti i suoi aspetti, anche se quello che mi affascina di più è il coraggio di scegliere di essere un “uomo libero” al di sopra di ogni altra cosa, qualità davvero fuori moda ultimamente...chissà magari prima o poi.


Se avessi la possibilità di scegliere, con quale regista ti piacerebbe lavorare? E con quale attore ti piacerebbe dividere il palcoscenico?
Mi piacerebbe senza dubbio ripetere alcune esperienze indimenticabili avute con dei grandissimi maestri, Gigi Proietti e Massimo Venturiello su tutti, sicuramente due giganti del palcoscenico. Per il resto, non amo affidarmi al blasone ed al nome dei colleghi con cui lavoro, preferisco farmi convincere e catturare da ciò che vedo sul palcoscenico. Ultimamente i lavori che mi hanno convinto e conquistato sono stati quelli di Gianni Clementi come autore, Luca de Bei come regista e Filippo Timi come attore.

 
Sveliamo qualche indizio ai nostri lettori per conoscerti meglio anche al di fuori del palco. Cosa ti piace fare nel tempo libero? Quali sono i tuoi gusti teatrali nelle vesti di spettatore?
In realtà tra la conclusione di un progetto e l’inizio di una nuova avventura non è moltissimo il tempo libero che rimane ed in gran parte lo dedico allo studio ed alla ricerca di nuove idee. Comunque sia ci sono alcuni momenti nell’arco della giornata che, soprattutto ultimamente, cerco di dedicare a me stesso ed alla mia famiglia; ad esempio tento di non farmi mancare un po’ di attività fisica giornaliera che solitamente coincide con un’ora di jogging. Mi piace molto correre, mi fa sentire bene con me stesso, mi aiuta a pensare e spesso le idee migliori arrivano proprio durante quest’attività. Adoro anche cucinare, anche se lo faccio soltanto quando ho ospiti o per la mia compagna, Cristina. Amiamo moltissimo andare a teatro e se per motivi di orario non ci riusciamo, ripieghiamo su un dvd. Milano si può considerare terra di conquista  per chi fa del teatro musicale la propria passione e così spessissimo ci ritroviamo in platea ad applaudire qualche amico.


Puoi svelarci i tuoi progetti artistici per il prossimo futuro?
I progetti sono ambiziosi. Con Andrea l’idea è quella di creare a Roma un nuovo polo artistico che nel tempo possa conquistare sul campo la credibilità  che speriamo di raggiungere. Credo che il rispetto per il palcoscenico ed il pubblico e la coerenza nei confronti delle proprie idee, siano tutte qualità che non possono fare a meno di ripagare nel tempo gli sforzi profusi. Personalmente mi piacerebbe creare un movimento per riempire nuovamente le platee dei teatri ed una politica di biglietti a prezzi ridotti affiancata a spettacoli di qualità, soprattutto in questo periodo, può essere un modo di raggiungere questo scopo. “In 2 sotto a ‘na finestra”, ad esempio sarà il primo spettacolo in cui verrà proposta la “rottamazione del biglietto teatrale” ovvero, chiunque porterà al botteghino del Teatro7 un qualsiasi biglietto teatrale usato, avrà diritto a due biglietti ridotti per assistere al nostro spettacolo. Questa iniziativa sta iniziando a destare l’interesse di alcuni colleghi e magari più in là si potrà creare un vero e proprio movimento quello dei “rottamAttori” per riportare il grande pubblico a teatro… vedremo. Per il resto ci sono un paio di nuove idee ... incrociamo le dita.


Prima di salutarci vuoi aggiungere qualcosa oppure rivolgere un saluto ai lettori di SaltinAria?
Aggiungo soltanto che lo spettacolo è legato all’ iniziativa benefica “Stand up for African mothers” che, tramite Amref, si occuperà della formazione di 15.000 ostetriche in Africa, continente in cui la mortalità legata alle complicazioni del parto è ancora tristemente alta. La scorsa stagione al grido di “Basta poco, che ce vo’”  insieme con Enzo Iacchetti e Giobbe Covatta siamo riusciti a sostenere nel nostro piccolo “Acqua di Natale”, progetto nato per la costruzione di una diga in Kenya che ad oggi approvvigiona circa 3000 persone di acqua pulita, insomma ci abbiamo preso gusto e ci riproviamo. Ovviamente rinnovo il mio invito a venire a vedere questo divertentissimo spettacolo ed a tutti i lettori di Saltinaria, dato che immagino siano assidui frequentatori di Teatri, consiglio di approfittare della nostra promozione “rottamando” i loro biglietti usati. W il Teatro! W Saltinaria!

 

Per maggiori informazioni su “In 2 sotto a ‘na finestra”:
http://www.saltinaria.it/news-spettacoli/teatro-news/in-2-sotto-a-na-finestra-teatro-sette-roma.html

 

Intervista di: Andrea Cova
Sul web: www.teatro7.it

 

 

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP