Alessandro Di Murro: l'energia, la sfrontatezza, la fame, la passione per il teatro

Scritto da  Sabato, 28 Maggio 2016 

E' andato in scena al Teatro Patologico di Roma - nell’ambito della XXV edizione del Festival del Teatro Patologico “Upside down” - lo spettacolo presentato dal Gruppo della Creta: "Cassandra" di Alessandro Di Murro e Enea Chisci, anche protagonisti assieme a Laura Pannia. Abbiamo incontrato Alessandro Di Murro, che ne ha curato anche la regia, per approfondire la genesi di questo lavoro teatrale e scoprire i numerosi progetti in cantiere per questo giovane e talentuoso artista.

 

Ciao Alessandro, è davvero un piacere accoglierti sulle pagine di SaltinAria! Inizierei dal tuo ultimo progetto, che ti ha visto protagonista nel triplice ruolo di autore, regista ed interprete, ovvero "Cassandra", andato in scena nell’ambito della XXV edizione del Festival del Teatro Patologico “Upside down”. Come è nato questo spettacolo?
Prima di tutto voglio ringraziare voi di SaltinAria per l'ospitalità e per il vostro lavoro sempre puntuale e preparato nel recensire questi nostri anni di teatro contemporaneo. Grazie.
"Cassandra" come tutto ciò che dura nel tempo è nato per necessità. Laura Pannia era stata invitata a partecipare ad una rassegna teatrale in Calabria, a Vibo Valentia, e aveva pensato di approfittarne per esaudire un suo sogno: prestare il suo corpo e la sua voce alla Cassandra raccontata da Christa Wolf nell'omonimo romanzo. Così mi chiese se volevo darle una mano nella riduzione del romanzo a testo teatrale e potete immaginare come andò a finire: me ne innamorai e decisi di curarne anche la regia. Ecco che nacque "L'attualissimo caso di Cassandra di Troia" che, per quanto diverso dall'attuale versione, era già caratterizzato dagli elementi che oggi contraddistinguono la nostra Cassandra, solamente celati in potenza e non espressi in atto, per dirla alla greca. Beh, quello fu il primo gemito di vita della Cassandra.

"Cassandra" è un progetto autoprodotto che, nel corso di un anno, ha conosciuto diverse incarnazioni grazie alla tenacia tua, del compositore Enea Chisci e dell’attrice Laura Pannia. Ci racconti brevemente le tappe di questo viaggio?
"Cassandra" da subito è stata una creatura in evoluzione che maturava e matura insieme a noi e insieme alle energie provenienti dai nuovi collaboratori. Primo su tutti Enea Chisci, compositore e pianista, che per la seconda tappa del nostro percorso si unì a me e Laura sulla scena suonando dal vivo le sue composizioni originali scritte appositamente per lo spettacolo. Con questa nuova formazione siamo andati in scena a Grosseto, era il maggio 2015.
La Cassandra piacque ad Osvaldo Righi, scultore, restauratore e ceramicista italo-francese che ci propose di includerla all'interno della 48esima stagione concertistica del castello di Cennina, da lui curata da tempo immemore. Ma naturalmente Cassandra non era un concerto. Per questo fu necessario trasformarla in un melologo, forma musicale settecentesca che affianca al monologo una narrazione musicale. Io naturalmente non avevo idea di quale fosse la struttura di un melologo, per questo motivo Enea mi affiancò nella riscrittura del testo. La collaborazione funzionò alla grande, e il risultato fu una sintesi più incisiva e suggestiva anche grazie all'inserimento di altre fonti, una su tutte la poesia "Monologo per Cassandra" della poetessa polacca Wisława Szymborska, che oggi è un elemento portante del testo. Così nacque "Cassandra, melologo in quattro quadri, un prologo e un epilogo" che andò in scena nell'estate del 2015.
Dopo questi raid in giro per l'Italia aspettavamo solo la possibilità di presentare il nostro lavoro a Roma. Per questo fummo felicissimi quando Dario D'Ambrosi, un vecchio amico del nostro Gruppo, ci propose di partecipare al XXV Festival del Teatro Patologico. Non ci poteva essere luogo più adatto per sguinzagliare la nostra Cassandra. Sentivamo però il bisogno di energie nuove per affrontare questa sfida e cosi abbiamo allargato il team: Cristiano Demurtas più di un aiuto regista si è trasformato nel motore di questo progetto, organizzando la pubblicità, occhio esterno durante le prove, psicologo, light designer e alcune delle trovate più azzeccate dello spettacolo provengono da lui.
Con l'ingresso di Cristiano la sproporzione tra uomini e donne stava diventando inaccettabile per Laura: chiamando Bruna Sdao come scenografa e Giulia Barcaroli come costumista la situazione si è riequilibrata. Bruna è un'attrice della nostra compagnia, nel tempo libero ingegnere edile, ed è riuscita a ideare un'architettura scenica suggestiva ed efficace per le nostre esigenze sceniche. Giulia Barcaroli è una delle ragazze più talentuose che io abbia mai conosciuto e con inventiva e praticità è riuscita a trasformare in realtà le mie folli idee.
Ecco, forse mi sono dilungato un po' troppo, ma questo è stato l'avventuroso viaggio di Cassandra e speriamo sia solo all'inizio.

Diverse fonti confluiscono in "Cassandra": l'"Agamennone" di Eschilo, la poesia "Monologo per Cassandra" di Wislawa Szymborska, il romanzo "Cassandra" della scrittrice tedesca Christa Wolf, i pensieri oscuri del "Notturno" di Gabriele D’Annunzio e la voce profetica di San Giovanni Evangelista. Come avete armonizzato queste istanze apparentemente così eterogenee?
Io ed Enea quando siamo andati a rimettere mano per riscrivere il nuovo testo di Cassandra ci siamo ritrovati davanti ad una quantità esorbitante di materiale raccolto in questi mesi. Come potevamo unire la voce sostanzialmente politica della Wolf con l'immortalità sacra delle parole del coro di Eschilo, quale legame c'era tra l'intima verità della Szymborska e la scrittura sibillina del vate pescarese, come affiancare i versi millenari dei profeti biblici con le suggestioni dei testi di Franco Battiato e Vinicio Capossela? Eravamo nel panico.
Il suggerimento per sbrogliare la matassa ci venne dal mestiere di Cassandra, se cosi si può dire. Abbiamo fatto un ragionamento al limite del sofisma: Cassandra è una sacerdotessa, quindi celebra un rito; la struttura del rito è la liturgia, l'unica liturgia che la cultura popolare conosce è quella cristiano-cattolica. La liturgia cristiano-cattolica sarà la nostra impalcatura. Trovata la struttura sono bastati due o tre mesi di corrispondenza tra me ed Enea via email per giungere al nostro nuovo testo. Naturalmente non siamo ancora alla fine. Forse prima di morire mi arriverà un'ultima versione aggiornata della Cassandra mandata da Enea alle quattro del mattino.

Qual è il punto di vista che offrite sul personaggio mitologico della sacerdotessa troiana Cassandra?
Quello che mi interessa di Cassandra mitologica è la sua sincerità inascoltata ma con un leggero sfasamento del focus. Dicendo: "noi siamo Cassandra, un futuro a cui nessuno crede", intendiamo non tanto che noi siamo degli inascoltati come Cassandra, ma che noi ci sentiamo come le sue profezie inascoltate: cioè una verità a cui nessuno crede. La mia generazione è quel futuro a cui nessuno crede, ma anche il teatro è un futuro a cui nessuno crede e anche la stabilità economica è un futuro a cui nessuno crede e sopratutto la pace è un futuro a cui nessuno crede.
Dicendo questo non sono assolutamente pessimista perché, nonostante tutto, noi come Cassandra continuiamo a gridare la verità, continuiamo a raccontare il reale e continuiamo soprattutto ad essere inesorabilmente il futuro.

Come avete costruito lo spazio scenico per recuperare lo spirito della tragedia classica, plasmandolo al contempo con un'attitudine contemporanea?
Per la scenografia siamo tornati al concetto di rito e quindi di tempio o chiesa. Lo spazio scenico è modellato come l'abside di una basilica attraverso teli di cellophane trasparente che calano dal soffitto. Il cellophane ricopre tutto sulla scena: dal pulpito da cui il coro redarguisce Cassandra all'organo multi-strumentale del musicista. Bruna Sdao ha lavorato per rendere lo spazio il più asettico e suggestivo possibile e le luci fredde che Cristiano Demurtas ha studiato hanno dato una sensazione di spazio senza tempo. Il risultato è stato quello di un’impotenza opaca e fragile, dovuta alla leggerezza e trasparenza del cellophane, ma che in qualche modo aveva anche al suo interno la forza del respiro millenario del rito tragico greco.

La squadra creativa che ha portato in scena "Cassandra" fa capo al Gruppo della Creta, compagnia di giovani attori diplomati presso la Nuova Accademia Internazionale di Arte Drammatica del Teatro Quirinetta di Roma, nata da appena un anno ma già protagonista di primo piano nella scena teatrale romana. Che ricordo custodisci di questa esperienza formativa?
Gli anni di formazione li ricordo per il calore e la competenza dei nostri maestri, cito in particolare Alvaro Piccardi e Giancarlo Sammartano, e per la tribolazione, la fatica e per la precarietà economica e organizzativa che ha sempre contraddistinto la nostra accademia, di cui non voglio citare niente in particolare. Naturalmente dobbiamo tutti moltissimo all'accademia e non per ultimo la possibilità che ci ha dato di farci conoscere. Forse un luogo di studio come un'accademia teatrale deve fare questo, oltre a insegnare concetti e formule, deve unire cuori e cervelli, e in questo possiamo dire che ha funzionato alla grande. Poi voglio citare e ringraziare anche qui alcuni maestri tra cui Rosa Masciopinto, Francis Pardeilhan, Giuseppe Rocca, Ivan Truol e Sergio Basile; con alcuni di loro ancora oggi continuiamo a collaborare e avere stretti contatti.

Recentemente il Gruppo della Creta ha organizzato al Teatro Furio Camillo il festival "Labirinto" nell'ambito del quale hai diretto "Per sei dollari l'ora", liberamente ispirato agli scritti di Bukowski e hai recitato in "Tre giovedì e una domenica", un percorso itinerante dedicato a Pasolini, e in "Senza Confini" sulla vita dei soldati del primo conflitto mondiale. Che bilancio tracceresti di questa prima edizione del festival?
"Labirinto" è stato come una profezia di Cassandra: chi avrebbe mai creduto che un gruppo debuttante sarebbe riuscito ad organizzare un festival a Roma di dodici giorni nell'arco di tre settimane? Certo siamo stati ambiziosi e un po' avventati, e naturalmente bisogna fare e migliorare ancora molto, ma il festival "Labirinto" ha sancito la vera nascita del Gruppo della Creta.
Durante "Labirinto" abbiamo avuto la fortuna di avere tanti ospiti come Luigi Mezzanotte, attore di Orgia con Pasolini nel 1968, Giancarlo Sammartano, Federico Vigorito e Ninetto Davoli, che gentilmente ha recitato per noi il prologo del Vantone. Tanti registi: Massimo Cinque con Senza Confini, Sergio Basile che ha messo in scena un testo di Elena Fanucci, Lorenzo De Liberato con Chiara Poletti. E molto altro: la video arte di Mattia Mura, il teatro bambini de “Il magico mondo di Maka”, il concorso di pittura Minotauro curato da Enea Chisci e sponsorizzato da Artemisia Lab. Sintesi di questa grande commistione di arti è stato il nostro primo spettacolo completamente autoprodotto e gestito dal Gruppo della Creta: Per sei dollari l'ora. Questo lavoro ha indicato una prima direzione artistica che il Gruppo intende intraprendere: un teatro aggressivo che inizia con una masturbazione e finisce con il Dies Irae dalla messa da requiem di Verdi passando da un blues suonato dal chitarrista Amedeo Monda; un teatro narrativo che poggia le sue fondamenta sulla grande letteratura come quella di Charles Bukowski ma la cui struttura drammaturgica è plasmata nel presente, in questo caso da Silvio Bambagiotti; un teatro vivo che vuole al suo fianco le altre arti ma che si tiene lontano dalla ricerca ossessiva o dalla grossolanità di cui i teatri trasbordano.
Insomma possiamo dire che a volte le profezie si avverano.

Negli scorsi mesi sei anche stato tra gli interpreti di "Passio Hominis", diretto da Antonio Calenda e con protagonista Lina Sastri. Qual era il tuo ruolo e cosa ti ha segnato di questa esperienza professionale?
"Passio Hominis" è stata un'esperienza incredibile, avere la possibilità, non ancora finiti gli studi, di recitare accanto a Lina Sastri e di essere diretto da Antonio Calenda è stata una fortuna incredibile per la mia formazione. Ho capito e rubato più cose in quei due mesi di lavoro che in cinque anni di studio e formazione. Antonio Calenda mi aveva affidato il ruolo di Pietro, che nella sua idea doveva essere un giovane idealista e fumino che segue con trasporto il maestro Gesù, interpretato dal talentuosissimo Jacopo Venturiero. Oltre alla gioia e all'emozione c'è anche il ricordo della fatica e delle tribolazioni per riuscire a essere all'altezza di attori come Lina Sastri o Francesco Benedetto, di cui cercavo di non perdere neanche una battuta, nemmeno un'espressione o un gesto, così come fa un giovane pittore nella bottega del grande maestro. Poi naturalmente ci sono le amicizie e l'affetto che è nato all'interno della compagnia grazie anche ad un luogo e una organizzazione unica come il Festival del teatro popolare di San Miniato.

Hai altri progetti in cantiere per il prossimo futuro, da solo o con i tuoi compagni del Gruppo della Creta?
Adesso in Luglio sarò a Cupar in Scozia per partecipare ad un festival di teatro con la compagnia di teatro-danza di Jacqueline Bulnes, ballerina e coreografa americana con cui collaboro dai tempi dell'accademia. Ma appena torno in Italia subito sarò all'opera per proseguire i miei progetti col Gruppo della Creta, sia come regista che come attore. Non metterò da parte "Cassandra", per la quale stiamo pensando ad una veste internazionale, ma porterò sicuramente avanti il mio studio sulla letteratura e i generi del cinema americano iniziato con Bukowski e il noir di "Per sei dollari l'ora". L'obiettivo è l'analisi e la critica di una cultura, quella televisivo cinematografica americana, che ha gravato e influenzato tanto sulla mia generazione e su quelle future. Ma oltre a questo il Gruppo della Creta ha moltissime altre sorprese per il prossimo anno. Abbiamo l'energia, la sfrontatezza e la fame. Credo che sia finito il tempo dello svezzamento. Ora che ci siamo possiamo solo crescere.
Un abbraccio da parte di Alessandro Ciccino Di Murro e da tutti i “Cretini”.
Ci vediamo in scena.

Intervista di: Andrea Cova
Grazie a: Ufficio stampa Maya Amenduni
Sul web: www.gruppodellacreta.com

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