Lunedì, 15 Febbraio 2016 21:13

Memorie di Adriano - Teatro Ghione (Roma)

In un gremito Teatro Ghione si è svolta ieri l’ultima replica romana di “Memorie di Adriano”. Per il ventisettesimo anno Giorgio Albertazzi ha dato corpo e voce all’Imperatore romano in quello che è ormai divenuto artisticamente ed emotivamente un rapporto simbiotico perfetto. Lo spettacolo, tratto dal celebre romanzo di Marguerite Yourcenar, mentre delinea la figura umana e istituzionale di Adriano racconta la verità propria di ogni uomo che, nel veder profilarsi la fine, non può che fare un bilancio della propria vita.

Al Teatro Franco Parenti di Milano, dal 23 giugno al 2 luglio, Giorgio Albertazzi è l'imperatore Adriano, in “Memorie di Adriano”, il romanzo storico di sorprendente verità di Marguerite Yourcenar. La scrittrice francese, classe 1903, è stata la prima donna entrata a far parte dell' Académie française nel 1980. Maurizio Scaparro firma la regia di questa trasposizione teatrale. Sullo sfondo appaiono talvolta figure femminili, fugaci comparse che cantano o danzano sulle note di Armando Sciommeri alle percussioni.

Giovedì, 23 Ottobre 2014 19:40

Il mercante di Venezia - Teatro Quirino (Roma)

Giorgio Albertazzi con la sua Compagnia e il Teatro Quirino, in omaggio al genio del Bardo nel 450° anno dalla nascita, presentano "Il mercante di Venezia", in scena dal 21 ottobre al 9 novembre.

Dall'1 al 3 febbraio. Se lo chiami monumento, giustamente, si incazza. “I monumenti lasciamoli dentro ai musei”, replicherebbe con quell’ironia schietta, icastica che i toscani sanno sfoderare più di chiunque altro. Maestro, invece, è un appellativo che accetta senza schermirsi. Ma non con spocchia: è un omaggio che accoglie con quella buona dose di autoironia che solo i grandi possiedono. Essendo poi un uomo intelligente, sa perfettamente che un eccesso di generosità nei suoi riguardi ha il sapore di un coccodrillo anticipato. Troppo comodo, pensa lui: questi mi hanno messo su un piedistallo, magari pensano che gli declami uno Shakespeare per poi levarmi subito dalle scatole. E invece no: a novant’anni ha ancora voglia di sperimentare, di stupire, di spiazzare. Vuole ancora giocare col pubblico. Anche se, da persona avvezza a maneggiare le parole con cura, ha da ridire sul termine giocare: «È il mio modo di comunicare col pubblico, di tener desta la loro attenzione. È un dialogo, uno scambio più che un gioco».

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