Vegetable G: did we come from an alien nation?

Scritto da  Ilario Pisanu Giovedì, 22 Maggio 2008 

Vegetable G ci parlano di “Genealogy”, il loro nuovo Cd, impregnato di suoni anni ’60, dal sapore retrò non spocchioso. Genuino nel suo spiazzare l’ascoltatore, disincantato nel riproporre certe soluzioni démodé, eseguite non con il fine di riciclare vecchia roba per far soldi.

 

 

Mi raccontate qualcosa di voi?

Il cuore dei Vegetable G inizia a battere nel 2002 per volere di Giorgio davanti a strumenti di sintesi, computer e drum machine. Nell'inverno di quell'anno nascono delle composizioni per lo più strumentali dalla vena molto notturna e intimistica, qualcosa di timido e di sognante. Già nel mese di dicembre la prima prova live per la storica rassegna di Time Zones a Bari. Luciano (attuale chitarrista e bassista) entra in gioco per colorare la performance elettronica con chitarre e feedbacks mentre Gianni Troilo (fotografo e videomaker) realizza un filmato molto onirico che fa da sfondo alla perfomance. Il primo album "A perfect spring" nel 2003 e poi un secondo, "Epic mono", nel 2005, entrambi pubblicati da Minus Habens Records. Da lì a poco l'ingresso nella band di Maurizio (batterista). E così, nell'estate del 2006, viene alla luce "Genealogy", pubblicato poi nel 2007 da Olivia Records.

Com’è venuto fuori il vostro nome?

(ridono) Il nome è venuto in testa a Giorgio (voce del gruppo, ndr) in quello stesso inverno del 2002 e si rifà molto alle sensazioni oniriche inizialmente trasmesse. E' bastato pensare al mondo vegetale come mondo non vedente ma sognante o comunque molto sensibile e poi al cosiddetto punto G come apice di questa sensibilità. Ma non siamo filosofi o investigatori della psiche quindi adesso potrebbe anche avere rimandi alieni, in futuro non sappiamo ma ci sta bene. Ovviamente ne siamo affezionati.

“Genealogy” ha dei suoni anni ’60: quali sono i vostri artisti di riferimento?

Si è vero, molte sonorità richiamano i sixties ma pensiamo sia dovuto al violento impatto dato dal cambio di rotta riguardo ai suoni e all'atteggiamento compositivo. Ad un certo punto abbiamo eliminato ogni sorta di programmazione, quasi del tutto i synths e utilizzato il computer unicamente come registratore multitraccia. Questo è potuto avvenire ovviamente solo con l'arrivo del batterista che ha innescato la voglia di sperimentare. Avendo un passato nell'elettronica il futuro non poteva che risiedere nel passato ancor più remoto. Quello della musica suonata, con un Rhodes, chitarra, basso, batteria e organo. Registrata in presa diretta, come negli anni '60 o '70. Riferimenti? Mmmm... tutti i nostri ascolti '60, '70, '80, '90, tenuti a bada, riemergono poi senza volere e il divertimento è combinarli a proprio gusto per riviverne le sensazioni in maniera nuova. Beach boys? The Beatles? The Sound? Television? Talking heads?

Mi parlate del brano “The Cox Man”?

“Genealogy” aveva una forte premessa: essere sporchi, immediati, istintivi...senza cura insomma. Ecco che l'ultimo di tutti i brani registrati, arrivato quasi un anno dopo, nasce da tre accordi e un falsetto venuti fuori durante le prove in un momento di assoluto caos in cui ci si sfoga, ognuno separatamente, col proprio strumento ma nella stesso luogo. Come dire: dal Kaos nacque l'ordine, il Cosmo… Nel nostro caso è rimasto disordine perché questo brano è stato registrato d'istinto e per questo meritava d'essere dentro “Genealogy”, anzi, addirittura di aprirlo. Fresco e giocoso giovincello allo sbaraglio in pratica.

La scelta stilistica del booklet?

Una vecchissima locandina del cartoon "Felix the cat". Avevamo in testa gli ufo e gli alieni in quel momento per cui collegando una locandina degli anni '50 agli ufo è venuto in mente di riprendere certe atmosfere da film di fantascienza dell'epoca. Argomento serio e inquietante ma illustrato con ironia e leggerezza, romantico no?

MySpace è uno strumento per aumentare la diffusione di musica emergente o è uno specchio per allodole che contribuisce alla crisi discografica?

Myspace è a doppio taglio! Se utilizzato come vetrina di portata planetaria per il proprio duro e costante lavoro allora è semplicemente geniale. Viceversa è una fossa, una trappola, l'illusione di essere nel mezzo di un tutto senza però avere nulla da dire. In questo secondo caso sarebbe meglio perdere il proprio tempo a suonare di più o addirittura a fare altro, in alcuni casi.

Com’è nata l’idea per il contribuito alla colonna sonora dello spot di sensibilizzazione nazionale contro le stragi del sabato sera?

Il regista aveva conosciuto il nostro brano "Dreamkeeper" (Epic mono 2005) e già da tempo ne era innamorato per la forza ipnotica. Ha pensato allora fosse il caso di sfruttarlo nel contesto angosciante delle stragi sulle strade dovute agli eccessi d'alcool. Un brano riflessivo, a spirale, per illustrare un atteggiamento malato da cui non si torna indietro se non con lucida razionalità. Non vuol dire "non bere" ma fare il turno per rientrare. Noi siamo dei panciuti birraioli. Che ci facciamo qui?

Attualmente vi possiamo ascoltare live?

Abbiamo fatto parecchi concerti da metà dicembre ad oggi toccando un po' tutta Italia (Roma, Verbania, Napoli, Prato, Bologna, Benevento, Bari, Reggio Calabria, Sicilia e tante altre località), adesso rallentiamo per pensare all'estate, o meglio, la nostra agenzia (Magic Dice Zone) si concentrerà su quella. Segnaliamo però un appuntamento al quale teniamo particolarmente: venerdì 6 giugno, ore 20:00 circa, Vegetable g @ MI AMI (Milano).

Volete aggiungere qualcosa?

Did We Come From An Alien Nation? La risposta è: comprate Genealogy perché vi renderà felici! Grazie di cuore per questo sfogo!

 

 

 

VEGETABLE G sono:

Giorgio Spada: voce

Luciano D’Arienzo: chitarre e basso

Maurizio Indolfi: batteria

 

 

 

Intervista di: Ilario Pisanu

Sul web: MySpace - Sito Ufficiale - Olivia Records

 

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