Ultimo, una condizione nel nome

Scritto da  Mercoledì, 07 Febbraio 2018 

Un ragazzo umile, con una nota dandy, e la passione per unire la musica d’autore allo studio classico. Questo giovane, Ultimo, all’anagrafe Niccolò Moriconi, cantautore romano, nato il 27 gennaio 1996, ha appena ricevuto il premio Lunezia per il valore musicale e letterario de “Il ballo delle incertezze”, di cui è autore. Dopodomani esce “Peter Pan”, un album introspettivo, basato sulla fantasia come la storia del protagonista omonimo che nasce dal desiderio di conquistare quello che non si ha. “Si tratta di 16 brani che ho scritto molto rapidamente, ci ha raccontato, in quattro mesi, appena dopo l’uscita di “Pianeti”, il suo primo album a ottobre scorso.” Il Tour partirà da Bologna per concludersi poi a Firenze il 25 maggio.

 

Ti definisce un autorap? Una trovata?
“Sono partito dagli studi classici della musica in conservatorio - ho studiato a partire dal 2004 al Conservatorio di Santa Cecilia a Roma - per arrivare poi all’hip hop che però viene considerato un genere minore come molti altri generi rispetto alla musica classica. Io ho cercato, al contrario, di unire l’aspetto cantautorale con altri generi. Nel caso di “Peter Pan” l’album è più cantautorale.”

La musica per te è comunque un elemento di grande importanza e lo rende al di là del genere?
“Non amo i tecnicismi musicali e non sono neppure troppo rigoroso anche se nasco come studioso di musica. Preferisco confezionare una musica come un abito che possa essere indossata per molte persone.”

Ci racconti qualcosa del nuovo album?
“Ho cercato di mettere in primo piano l’aspetto cantautorale e senza rendere troppo macchinosa la musica, appunto. Ci saranno imprecisioni vocali nel disco ma non mi interessa. L’istinto musicale dev’essere sempre al primo posto”.

C’è sempre un’evasione nei tuoi testi e nel tuo linguaggio dai pianeti, all’isola che non c’è di Peter Pan e direi a cominciare dalla scelta del tuo nome d’arte?
“La fantasia è una risorsa troppo spesso sottovalutata. L’immaginazione è l’unica forza che ci rimane per uscire dalle beghe della quotidianità, dalle catene. In tal senso il nome “ultimo” è una condizione che vivo più che un nome d’arte, tutti i giorni, nella mia fragilità. Fuori dal palco provo una profonda insicurezza che però trasformandola in musica in qualche modo la esorcizzo ma dalla vita di ogni giorno non si po’ evadere veramente.”

Forse il tuo nome può essere tradotto come “last but not least”? In fondo il tuo curriculum è di tutto rispetto a cominciare dalla vittoria di un contest per gruppi e solisti emergenti hip hop promosso dalla Honiro.
“Mi preoccupo sempre di chi mi sta intorno e cerco di dare qualcosa anche se poi sono il primo a sentirmi perso. Il video de “Il ballo delle incertezze” racconta proprio l’incertezza di un ragazzo che al ballo di fine anno si innamora di una ragazza che sceglierà di ballare con un altro. Capirà però che l’importante è ballare, giocare comunque la partita e non autoescludersi.”

E tu da che parte stai?
“Dalla parte degli ultimi per sentirmi primo ma non perché gli ultimi saranno i primi. L’essere ultimo è una condizione interiore infatti e in questo senso io mi metto sempre un po’ a guardare, in disparte e a volte rinuncio a giocare la partita.”

Con chi vorresti duettare?
“Con Cesare Cremonini che in piccolo, anche per la provenienza, ha portato l’odore della musica di Lucio Dalla che è il mio punto di riferimento. Cremonini, è oggi a mio parere uno dei principali punti di riferimento della musica italiana.”

E se dovessi regalare un tuo pezzo a chi lo daresti?
“Difficile per me scrivere per un altro artista perché sono un po’ geloso di quello che scrivo e mi piace cantare i miei testi.”

Intervista di Ilaria Guidantoni

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