To You Mom: "Così fondiamo elettronica e indie rock"

Scritto da  Lunedì, 02 Febbraio 2015 

To You Mom è il nuovo progetto di Massimo Santoni (già all'opera con Casa del Mirto) insieme a Luca Lorenzi, che ha esordito nel 2011 con l'EP “I Am Ian” dedicato alla memoria dell’astronauta Ian Coleman.

Il duo è autore di elettronica Idm con rimandi ai suoni anni ’90 ed ad un certo indie-pop futurista ed intimista che richiama artisti come Sohn, Active Child, James Blake e How To Dress Well. Lorenzi ci presenta l'album di debutto "We Are Lions" in questa intervista.

Luca, sul vostro sito ufficiale la biografia è semplicemente "To You Mom: is an electronic pop duo from Italy. That's all". Con i nostri lettori puoi essere un po' più prolisso?
"Il progetto To You Mom è nato nel 2011 per un concept Ep che doveva essere fine a se stesso, alla memoria dell'astronauta Ian Coleman. Chiuso il discorso, a distanza di un anno Massimiliano Santoni mi ha ricontattato in un momento in cui ero fermo artisticamente da un anno e mi ha dato lo spunto per ridare vita al progetto, con nuovi punti di vista e sonorità. Adesso con l'uscita di questo primo disco vogliamo discostarci dall'idea iniziale: è un progetto nuovo al quale ci siamo rimessi al lavoro dal 2012. L'idea è stata quella di lavorare prima di tutto per noi stessi, senza contatti o vincoli, e seguire l'istinto per buttare fuori un po' di cose. Ci siamo trovati molto in sintonia e abbiamo cominciato a lavorare con molta tranquillità, io a Milano e lui a Trento, in un dialogo tecnologico. In questo modo abbiamo capito che c'erano le basi per dare vita a qualcosa di più importante e per confezionare il disco. Ci è piaciuto e abbiamo provato a farlo ascoltare a qualcuno".

Come ha funzionato logisticamente questa vostra collaborazione a distanza?
"E' stato automatico e necessario: volevamo solamente parlarci. Per noi è un disco molto importante, lo vediamo come una cura. Sia io che Max facciamo musica da diversi anni, anche se più suonata, veniamo dall'indie rock. Max era già inserito nella musica elettronica con La casa del mirto, io ero più vergine ma mi ha introdotto a questo modo di sperimentare la musica e mi ci sono trovato molto bene. Lui lavora alle basi, alla struttura del pezzo, io completo l'opera con la melodia e i testi. Avevamo semplicemente bisogno di scrivere canzoni, buttare fuori i pensieri che avevamo dentro, ognuno a modo suo".

Normalmente chi fa musica suonata, come l'hai chiamata tu, vede l'elettronica come una sorta di serie B. Voi invece avete dimostrato che si può contaminare le due sonorità.
"Sarà per via dei tempi, di questa evoluzione globale che contamina un genere con altro, ma anche della curiosità e dell'apertura mentale. C'è una fetta del panorama che non riesce proprio ad aprirsi. Io ho voluto sfidare questa chiusura, cercare di aprire la mente e immaginare che la musica può avere tante forme. Ho capito quanto lavoro c'è sotto la creazione di una musica elettronica fatta in un certo modo. Nel disco si sente il background dei Nineties, le melodie internazionali di quegli anni. Abbiamo trovato un approccio in cui uniamo un certo tipo di musica elettronica, più soft, ci piace chiamarla musica emozionale. E' stimolante lasciarsi coinvolgere e aprire la mente a nuove possibilità. 'We Are Lions' è un disco molto ispirato, ha richiesto il suo tempo, è stato come scrivere un libro".

A proposito di Nineties, pensi che dopo l'ondata della nostalgia anni '80 stia arrivando il momento della riscoperta del decennio successivo?
"Ho parlato di Nineties perché è l'epoca in cui avevo vent'anni, mi sono goduto Blur, Radiohead, Travis, band che hanno dato molta attenzione alla melodia e ripescato nel cappello magico degli anni '60. Più che di annate, parlerei del fatto che la canzone deve essere piacevole. Anche nella musica elettronica non posso immaginare pezzi che non rendano anche suonati solo con una chitarra acustica. Per noi è molto importante che la canzone abbia una sua anima, anche scorporandola dalla base elettronica, andando oltre la ripetitività di una base costante. La musica per noi è dare uno spazio alla linea melodica che sa smuovere emotivamente l'ascoltatore".

Come dire che gli arrangiamenti troppo carichi spesso rischiano di essere uno stratagemma per coprire la debolezza delle canzoni.
"Si può pompare su quel lato, ma se si tolgono i vestiti messi addosso si scopre la verità. E se non resta una perla melodica, la canzone non ha pathos".

Quali sono i vostri programmi nei prossimi mesi?
"Stiamo iniziando a pianificare con la nostra etichetta Ghost records e ci affideremo a tutto il team che ci seguirà. Stiamo lavorando ad un video per il secondo singolo dopo l'artwork video, un po' veloce per motivi di tempo, del primo singolo. Uscirà a metà febbraio, a metà marzo arriverà invece il disco. Da lì in poi cominceremo con le uscite promozionali".


Intervista di: Fabrizio Corgnati

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