The Telescopes: da piccolo seme a grande quercia

Scritto da  Mercoledì, 16 Maggio 2012 

Il 21 luglio 2012 avrà luogo la prima edizione del festival di musica indipendente A Night Like This, di cui SaltinAria è partner. Nella bellissima cornice naturale di Chiaverano, alle porte di Ivrea e pochi chilometri da Torino, un evento musicale che coinvolgerà artisti più affermati affiancati a realtà indipendenti. Risponde alle nostre domande Stephen Lawrie leader della cult band The Telescopes, che parteciperà al festival.

 

 

 

Tanta acqua è passata sotto i ponti dalla vostra comparsa sulla scena musicale internazionale, datata 1987, e ancora oggi, più che mai, siete considerati fra i fondatori dello space-shoegaze rock. Cosa trovate di diverso rispetto al vostro iniziale concetto di rock sperimentale?

Stephen Lawrie: come dici tu stesso, in molti hanno portato la musica ad esplorare nuovi  territori. Come una conversazione senza parole tra menti. Tutto cresce, da piccolo seme a grande quercia.

Già dal vostro secondo album si denota un cambio di rotta, una sperimentazione da voi stessi definita “folle idea”. Siete ancora in fase sperimentale o avete idee più chiare a distanza di 25 anni?

S.L.: La sperimentazione fa parte della creazione. Anche nella musica più semplice. I Cramps erano una band sperimentale. Alcune volte mi piace lasciare un discorso aperto, altre volte no. E’ la musica a dirmi cosa serve.

Come potete spiegare tutti questi cambi di line-up nel corso della vostra storia?

S.L.: Le persone vanno e vengono. Molte di loro hanno anche i loro progetti personali e si sentono stimolati a spingere oltre i confini della loro musica, dopo aver lavorato con i Telescopes. Ho lavorato con molti musicisti di talento che mi sono stati di ispirazione.

"The Perfect Needle" è la canzone che vi ha resi celebri, la considerate veramente la canzone più rappresentativa della vostra discografia?

Parzialmente. Ma la casa dei Telecopes ha molte stanze.

Quali sono stati gli artisti che più hanno influenzato il vostro noise/space rock degli anni dell’esordio?

S.L.: Velvets, Elevators, Stooges, Suicide, è tutto documentato. Eravamo influenzati dalle cose che odiavamo, tanto quanto da quelle che amavamo. E non solo dalla musica. Ho preso ispirazione da tutto quello che mi circondava, lo faccio ancora.

La vostra band è citata come principale influenza da tantissimi gruppi attuali. Al giorno d’oggi, avete individuato un artista con la vostra stessa voglia di sperimentare e di portare avanti una propria idea di musica?

S.L.: Si, molta della musica che ascolto. Penso che l’home recording abbia liberato la musica in molti modi, perché i musicisti possono sperimentare senza la pressione dei tempi e costi di uno studio. D’altro canto mi piace l’immediatezza che un arrangiamento “mordi e fuggi” può avere su un pezzo. Sento spesso di gente che si perde nella contemplazione di troppe opzioni diverse. A volte è più produttivo mettersi in gioco senza pensarci troppo.

In questo 2012 portate sul palco del materiale nuovo, in parte già registrato presso lo studio berlinese dei Brian Jonestown Massacre. È l’anteprima di un nuovo album in prossima uscita?

S.L: No, quel materiale non lo suoniamo ancora in giro. Semplicemente abbiamo registrato un pezzo, con il nuovo anno, su di un’idea che avevamo e realizzandolo tutto in un giorno. E’ quel pezzo che suoniamo dal vivo.

Tutti noi abbiamo ancora negli occhi la vostra partecipazione ad "I'll Be Your Mirror", a Londra sul palco dell'Alexandra Palace, evento curato da ATP e Portishead, al quale hanno preso parte anche artisti del calibro di PJ Harvey, Grinderman e Swans. A Luglio vi vedremo impegnati sul palco dell’ “A Night Like This Festival”, a Chiaverano a pochi chilometri da Torino. Cosa vi ha convinto a partecipare a questa manifestazione internazionale di musica indipendente?

S.L.: Cecilia ci ha visti suonare a Milano e ci ha invitati.

Grazie per la vostra gentilezza, in bocca al lupo per i vostri progetti futuri. Potete fare un saluto a tutti i vostri fan italiani ed ai lettori di SaltinAria.it?

S.L.: Grazie. E Chaos magic a tutti.

 

 

Intervista di: Eugenio Iannetta

Grazie a: Stephen Lawrie, Angela De Simone (Ufficio Stampa)

Eugenio Iannetta

Ore 19 circa, domenica 26 ottobre 1975…un vagito riecheggia in tutto il complesso ospedaliero, sono nato io. Finalmente il mondo può avere il suo punto di riferimento. Ben presto, però, il mondo deciderà di cercare il suo punto di riferimento altrove. Cresciuto a pane e Vasco, ho tentato la carriera musicale, ma il giorno che stavo andando a comprare una chitarra c’era sciopero dei mezzi pubblici, e allora ho deciso che era un segno del destino che non dovessi diventare un musicista… ed ho iniziato a distruggere autobus in giro per la città. Ora collaboro con dei ragazzi fantastici (adesso parlo seriamente), che mi hanno accolto benissimo. Scrivo recensioni musicali, mi piace, mi diverto e va bene, va bene così. Il mio amore per la musica si manifesta maggiormente nel festival che organizzo, insieme ad altri miei amici, ogni anno (www.liveattack.it) e che mi da tante soddisfazioni. Nato sotto il segno dello Scorpione, sono testardo, sincero, romantico e amante passionale. Cerco l’occasione di diventare ricco sfondato e invidiato da tutti. Spero di riuscire a comprare una Ferrari 360 Maranello nel giro di un paio di anni perchè sembra che ci sia ancora sciopero dei mezzi pubblici.




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