The Once: "Un album per scoprire il bello della solitudine"

Scritto da  Venerdì, 24 Ottobre 2014 

Sono arrivati anche a Milano, nel tour che li vede girare il mondo di supporto a Passenger, i canadesi The Once. Un folk trio tra i più popolari nella loro patria (dove hanno partecipato ai prestigiosi Juno Awards e Canadian Folk Music Awards), grazie soprattutto alla voce calda e profonda di Geraldine Hollett. E proprio lei abbiamo incontrato per parlare del loro terzo disco, "Departures", uscito il mese scorso.

Geraldine, come è stato il tuo primo impatto con l'Italia?
"E' la prima volta che vengo a Milano. E' stato facile, l'ho raggiunta in autobus durante la notte! Mi sto divertendo molto".

Cosa pensi del nostro Paese?
"Per me l'Italia è soprattutto il Paese del design, ma anche il Paese in cui è tutto più antico. Tranne la gente, che è sorridente e bella".

Scherzi a parte. Parlaci del vostro nuovo album "Departures".
"E' un disco che parte da una scrittura molto personale, che parla della nostra storia e della nostra vita. Speriamo che ci si possano ritrovare molte persone perché parla dei rapporti con chi si ama. E della solitudine".

La solitudine è una malattia della nostra società?
"Sì, penso che riguardi gran parte di noi. Ne siamo spaventati e non amiamo parlarne, magari nascondendoci dietro ai nostri iPad o ai nostri computer e illudendoci che possano metterci in contatto con gli altri. In realtà la solitudine è un calcio in c**o: per quanto molti non amino affrontarla, contiene degli elementi positivi. Come il fatto che quando si è soli tutto dipende da noi stessi".

Come si combatte la solitudine?
"Ognuno ha il proprio modo e il proprio punto di vista, come accade quando si tratta di affrontare la morte. Io, se mi sento triste e sola, faccio le cose che mi fanno stare bene: leggo, passeggio, ascolto musica, ascolto i miei pensieri. Molto spesso, in questo modo, ne esco prima di quanto farei se dipendessi dalla televisione. Oppure, molto importante, vado dagli amici che amo, che non mi fanno sentire totalmente sola. Ma anche se mi ritrovo totalmente sola, non è un così grande problema".

Dal punto di vista delle sonorità, quali sono le novità di questo disco?
"L'elemento tradizionale è sparito, abbiamo cercato di allontanarcene non perché non lo amiamo, ma perché siamo andati a cercare un sound un po' diverso, più country. In particolare abbiamo aumentato l'uso delle percussioni, io mi sono dedicata alla batteria e al tamburello. Penso che questa sia la differenza più significativa".

Qual è il tuo rapporto con la musica del tuo Paese, il Canada?
"In particolare il rock and roll canadese è quello con cui sono cresciuta e che mi ha fatto amare il Canada. Abbiamo dei grandissimi artisti, siamo molto fortunati in questo. E finalmente tutto il mondo se ne sta accorgendo".

A proposito, cosa hai provato quando hai saputo la tragedia che è avvenuta ad Ottawa?
"E' stato straziante. Onestamente il mio primo pensiero è stato che non fosse successo veramente: non potevo immaginare un attacco del genere al Canada. Si è trattato di un atto terroristico, con l'obiettivo di promuovere la paura, ma sono molto orgogliosa dei miei connazionali perché la maggior parte di loro sta affrontando questa vicenda in modo razionale, informandosi e senza saltare alle conclusioni. Siamo ancora scioccati, ma vogliamo continuare ad essere liberali e a trattare tutte le persone con rispetto. Spero che questo fatto non cambi troppo le cose, ma sono sicura che non cambierà le persone".


Intervista di: Fabrizio Corgnati

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