The Gang: niente il cielo regala

Scritto da  Giovedì, 10 Giugno 2010 

Marino Severini, voce e chitarra dei The Gang ci racconta brevemente 26 anni di attività e la collaborazione con Daniele Biacchessi nell’audio book “Il paese della vergogna”.

 

 

 

 

 

I The Gang hanno oggi circa 26 anni di attività (dall’uscita di Tribes’ Union). Cosa è cambiato dal vostro esordio?

E’ cambiato tutto, diciamo che le circostanze sono completamente diverse. Allora si trattava di rinascere sulle ceneri, di riaccendere il fuoco… sulla scia del punk inglese e americano fiorirono centinaia di band, di fanzines, di trasmissioni radio, di club e ovunque si professava , lo “Stil Novo” ossia ovunque era la Rivolta dello Stile. E tutto ciò accadeva senza badare al mercato, alla merce e alle sue logiche suicide, era un movimento culturale anzi subculturale che anche in Italia stava nascendo e si diffondeva rapidamente. Erano aggregazioni nuove e giovanile che si sviluppavano attorno alla musica e non più e non solo attorno alla politica come era accaduto negli anni ‘70. Di tutto ciò oggi non c’è più alcuna traccia. I mercanti grandi e piccoli si sono impossessati di tutto ciò e le loro logiche fanno da padrone, non solo ma quel che è peggio è che se ci sono voluti più di 50 anni di lavoro anche musicale per ridare dignità culturale al cosiddetto “buon selvaggio” cioè a quelle espressioni che provenivano da strati popolari i cui linguaggi non erano colti o accademici oggi assistiamo al fenomeno inverso e cioè basta mettere una canna reggae, una birra irlandese un po’ di esotismo da villaggio globale magari un pizzico di maglietta del Che e tutto torna al “buon selvaggio”. Il mercato ha svuotato  completamente di sostanza e contenuto una grande manifestazione culturale che marciava verso l’emancipazione e l’ha ridotta a semplice  spettacolo e intrattenimento.

Stilisticamente il gruppo ha avuto diverse evoluzioni, basti pensare al salto fatto da Reds a Le Radici E Le Ali. Oggi alcuni vostri storici brani vengono reinterpretati con un sound differente, per esempio Sesto San Giovanni. A cosa è dovuta questo cambiamento?

Questo è dovuto solo al fatto che le canzoni sono “cose” vive e quindi sono destinate a vivere con me e se io cambio, cambia la mia sensibilità grazie ai tanti incontri confronti, anche le canzoni cambiano con me. Dylan da questo punto di vista è il Maestro per eccellenza.

Come è nata la collaborazione con Bianchessi?

E’ nata dal fatto che siamo amici da tanti anni. E in tutto questo tempo ci siamo scambiati le scoperte fatte, le energie ed è maturata in noi una sempre maggiore stima l’uno degli altri e viceversa. Era inevitabile fare qualcosa insieme, incontrarci anche sopra un palco. Il Paese della Vergogna è stata l’occasione giusta per farlo.

Sin dall’album “Le Storie D’italia” del ’93, i The Gang hanno espresso la voglia di fare memoria della storia del nostro paese. Ancora oggi nel disco/spettacolo “Il paese della vergogna” con Bianchessi, questa voglia è tornata alla carica. Ma a cosa serve ricordare/fare memoria?

La Memoria diceva Leo de Berardinis è come un grande Vaso dove noi possiamo gettare tanti semi che sono i nostri ricordi, le nostre sensazioni, le nostre emozioni. E da questi semi se ben innaffiati e concimati, aggiungo io, può e deve nascere un modo nuovo di fare la storia, la nostra storia, l’Altra storia, quella fatte di Storie… Quello che conta per noi è tenere vivo il Sentimento rispetto ad alcune storie nostre, emozione e commozione. Se questo sentimento è vivo, resta vivo il Cammino fatto quello dell’Emancipazione, e allora diventa più facile riprendere il passo verso nuove strade, quelle che vanno verso il futuro. Ricordare è anche rivedere la strade fatte e rivendicare il prezzo che si è pagato in questo paese per percorrerle, riaffermare nei confronti anche delle nuove generazioni che “niente il cielo regala” e che ad ogni generazione spetta di guidare il cammino ma che per farlo occorre fare la Scelta e non perseverare in prove dopo prove. Significa per i più giovani farli ritrovare in quel punto esatto dove il limite è anche soglia, perché è da lì che si riparte e si deve ripartire. Come sull’uscio di casa, o si va fuori o si rientra, ma la differenza la fa solo chi sceglie. Mettere in condizione di scegliere significa garantire la libertà come diritto e non concessione.

A chi è indirizzato “Il paese della vergogna”? Più ad un pubblico di giovani o di adulti?

Rispetto a quello che già ho detto  ribadisco che questo lavoro è più indirizzato alle nuove generazioni, quelle che magari non sanno L’Altra storia, che non hanno avuto modo di ascoltarla, visto che i mass media  sono in mano ai vincitori e questi hanno sempre dato della storia la loro versione e l’hanno imposta con ogni mezzo, sempre con la violenza, la menzogna, il raggiro, secondo lo stile del Potere.

The Gang sono stati fonte di ispirazione per gruppi come Modena City Ramblers e Ratti della Sabina, con cui avete anche collaborato in passato. Questi gruppi oggi vengono molto spesso identificati nel genere “Combat Folk”. Voi vi ritenete parte di questo genere musicale?

Non ho mai amato le classificazioni o le categorie, sono un po’ come delle trappole e comunque sempre riduttive e semplicistiche… le trovo utili solo per i commessi dei negozi di dischi o cd… per  via dello scaffale dove trovare con più facilità i Cd richiesti. Più che noi è stato un nostro lavoro  “Le Radici e Le Ali” ad essere fonte di ispirazione per molte bande che hanno trovato in quel metodo una scintilla. E quelle poi hanno dato vita ad una scena che viene  chiamata combat-folk. Io non mi sento parte di nessuna scena o stile in particolare. Io ho sempre suonato del Rock’ N Roll inteso come la più grande cultura popolare del 900. In quel lavoro al quale alludi ho semplicemente fatto incontrare lo spirito e l’attitudine classica del R’n R con quello che restava, con i tanti frammenti della musica popolare italiana e non solo. Da questo incontro sono nate delle possibilità di Emancipazione, si è aperta una nuova Vena e  in molti sono andati a bere perché assetati. Ma più che un disco tutto il lavoro si è esaurito da parte mia con i due dischi seguenti che sono Storie d’Italia e soprattutto Una Volta per Sempre. E penso che dopo questi tre dischi la musica italiana non può più essere quelle di prima. Non mi piace essere confinato in una scena particolare perché con grande orgoglio posso dire di essere presente anche direttamente in tanti altri stili e progetti e  tribù musicali. Sono più ‘80 solo i cd nei quali sono ospite e questi lavori attraversano i più svariati stili musicali. Quindi io mi sento parte di una scena musicale italiana molto più ampia e diversificata, questo mi fa sentire ricco perché la vera ricchezza del rock italiano sta proprio nelle tante diversità che riesce ad ospitare e a volte anche a far interagire, confrontare  e rapportare… E’ dall’incontro che nasce sempre una crescita culturale ed io non ho mai fatto delle merci ma solo dei beni, culturali. E’ questa la Riva del fiume dove ho piantato la mia tenda, una riva non un orticello…

Avete già in cantiere dei progetti per il futuro?

Il futuro non è scritto come dice il profeta… ma almeno nelle intenzioni c’è un Cd “La Rossa Primavera”, tutte canzoni-cover ispirate alla Resistenza che uscirà in Autunno con Latlantide, poi un lavoro non stagionale “Sangue e Cenere”, un cd di inediti, un disco vero che non facciamo ormai da 10 anni. Sento che ci siamo e il prossimo anno sarà quello giusto, quello Buono. Per il resto… casa per casa, quartiere per quartiere, villaggio per villaggio, città per città, cioè tante Strade da percorrere… andare in giro per far rivivere questo Canzoniere  denominato Gang.

 

 

Intervista di: Luca Massironi

Articoli correlati: Recensione Cd DANIELE BIACCHESSI & GANG - Il paese della vergogna

Grazie a: Marino Severini, Dario di Latlantide

Sul web: www.the-gang.it

 

Aggiungi commento

Codice di sicurezza
Aggiorna

TOP