Sugarpie And The Candyman: lo swing è il nostro marchio di fabbrica

Scritto da  Martedì, 15 Maggio 2012 

Secondo album in studio per gli Sugarpie and the Candymen: “Swing’n’roll”, il risultato di una filosofia dimostrata. Risponde alle nostre domande Jacopo Delfini, chitarra gipsy e armonie vocali.

 

 

 

 

Nella recensione del vostro ultimo album in studio ho espresso una mia teoria su quale sia l’essenza della vostra musica: ascoltare “Swing’n’roll”, secondo album in studio della band, non è stata un’esperienza di carattere musicale, ma la percezione della tangibilità della mia idea del “viver bene”. La musica, nonostante le sue svariate interpretazioni, può risultare anche come lieto sottofondo per dare vita a ciò che risulta essere un’emozione astratta: la mia idea del “viver bene” è una di queste; essa si completa con l’aggiunta di un sorriso causato dal divertirsi con ciò che più si ama - nel mio caso la musica). In realtà, invece, qual è il reale concetto che sta alla base del vostro comporre musica? Qual è la formula magica degli Sugarpie?

Innanzitutto permettimi di ringraziarti, a nome di tutta la band, per le belle parole che hai speso sulla nostra musica. Certe espressioni talvolta colpiscono nel segno e nel cuore molto profondamente, e possono valere di più di mille platee plaudenti. In questo caso il tuo modo di esprimerti riguardo al “vivere bene” mi ha colpito, perché è molto vicino anche al mio modo di intendere e di vivere la musica.  Infatti per me la musica, allegra o malinconica o arrabbiata che sia, ha in sé un qualcosa che ci fa apparire la vita più bella. E’ difficile spiegare a parole questo sentimento. Schopenhauer sostiene addirittura che la musica sia una versione della vita alternativa a quella reale. In essa ritroviamo infatti tutti gli aspetti della nostra vita: l’amore, l’odio, la giovinezza, la vecchiaia, la disperazione, la lotta, l’estasi… e potrei continuare all’infinito. La differenza con la vita reale consiste nel fatto che con la musica la vita la vediamo dal “di fuori”. Ce ne distacchiamo un momento, per poterla vedere e sentir vibrare dall’alto, da un punto di vista dove i problemi ci fanno meno male, e dove i contorni spigolosi della vita sono ovattati, più morbidi, come succede quando sogniamo. Io nella mia musica vedo questo, chiamiamola pure formula magica se ti piace: vedo parti di me e della mia vita reale sublimati attraverso i suoni, e questo mi permette di comprenderle meglio, di riviverle in modo diverso e più profondo, di sorriderne. E, se qualcuno mi dice o mi scrive delle parole come le tue, di confrontarmi con l’esistenza degli altri. Non vedo niente di più bello che si possa fare nella vita!

La scelta dello swing come ‘marchio di fabbrica’ vi pone di fronte ad un pre-concetto derivante da chi ascolta: l’anteriorità del genere. Nel vostro caso, però, viene posta un’eccezione ovvero il renderlo in perfetto equilibrio tra il passato e il presente: come avviene questo equilibrio temporale? E, soprattutto, ciò nasce dal vostro particolare ‘atteggiamento’ compositivo?

Sarò meno filosofico ora: l’equilibrio che abbiamo sino ad ora raggiunto tra passato e presente non nasce dalla volontà di nessuno di noi, non era un qualcosa di previsto, potrei quasi dirti che nasce per caso. O meglio: viene probabilmente dall’alchimia delle nostre diverse inclinazioni e esperienze musicali. Lo swing è solo un mezzo,  che serve da collante e da strumento espressivo per valorizzare tutto quello che nella musica ci piace e vogliamo esprimere ed esplorare. Come è noto, ogni mezzo espressivo lancia già di per sé dei messaggi, al di là del contenuto. Ebbene lo swing, il nostro “marchio di fabbrica”, dice questo: che ci sentiamo vicini ad un linguaggio musicale nato dal basso, dai ghetti, da un tipo di tradizione e di cultura prevalentemente orali. Che ci sentiamo vicini ad una musica che nasce in un momento di grave crisi mondiale (gli anni trenta non furono propriamente una valle dell’Eden), ma che vuole ricordarci che la vita non è per forza così tragica, o almeno non lo è in ogni momento. E quindi va suonata sorridendo. Cosa c’è di vecchio e di superato in tutto questo?

L’utilizzo delle cover, anch’esso, è sempre una scelta stilistica che definisce il lavoro della band: i brani predisposti nell’album, come le altre cover, nascono da percorso logico ben definito oppure da una semplice, seppur intelligente, selezione di repertorio?

Le cover che senti nel disco nascono da ore e ore di live, durante le quali abbiamo sperimentato tutto quello che abbiamo potuto, prendendo le idee migliori da ciascuno di noi, non importava da chi arrivassero. Non abbiamo mai avuto spirito competitivo (a parte quando c’erano da dividere i soldi… ehm…!). Semplicemente chi aveva un’idea la proponeva e la confrontava con le idee degli altri. La migliore veniva promossa, senza che nessuno se la prendesse o ne rivendicasse la paternità. In particolare la nostra gavetta musicale ha avuto la sua gestazione in un club di Zurigo, il Casa Bar, dove abbiamo lavorato regolarmente per un anno e mezzo, il nostro Cavern club insomma. Lì si suonava anche cinque ore ogni sera, magari per dieci serate di seguito, e c’era bisogno di molte idee per riuscire a portare a casa queste gig estenuanti. Possiamo dire che il gruppo è diventato un gruppo proprio grazie a questa esperienza, che tutte le giovani band dovrebbero a mio avviso provare. Purtroppo non è facile trovare oggi questo tipo di situazioni. Oggi il Casa Bar di Zurigo è diventato una gelateria.

I brani inediti, invece, da cosa prendono ispirazione? Spiego meglio: le storie a cui vi ispirate nascono da racconti d’altri tempi o si cerca d’inserirli nell’era moderna al fine di rendere tangibile l’equilibrio prima citato? Di seguito: quali gli artisti che vi danno maggiore ispirazione?

Ho già in parte risposto precedentemente. Aggiungo qui che le storie di cui parlano le nostre canzoni partono da storie personali, o comunque hanno a che fare con situazioni e sentimenti che vengono dall’intimità. Poi, anche se stai parlando di te, per farlo scegli delle storielle, delle immagini e delle metafore che puoi ambientare dove vuoi. Abbiamo scelto ambientazioni consone con il nostro genere musicale. Se passi in rassegna un po’ di immagini che emergono dai nostri testi lo puoi vedere: un film in bianco e nero, la disoccupazione, i soldi che scarseggiano, il fiume, le storie d’amore che vanno male, il carcere…. Ed ora ti faccio un brain storming di sommi ispiratori! Vediamo: John Lennon, Django Reinhardt, Brian Wilson, Burt Bacharach, Paul Mccartney, Edward Grieg, Duke Ellington, Gene Puerling, Paul Simon. Strani accostamenti, eh?

Potresti spiegarci l’utilizzo della chitarra Gipsy nell’ambito dello swing?

Su un tipo di chitarra come la mia, cioè il modello inventato dal liutaio italiano Mario Maccaferri negli anni trenta, sono state create praticamente tutte le geometrie e le tecniche della chitarra moderna, dal genio assoluto della chitarra Django Reinhardt. E ancora oggi ritengo che il mondo della chitarra gipsy, oltre che una palestra formidabile per giovani chitarristi, possa ancora espandersi ed esplorare strade nuove. Pensa che ormai la utilizzo anche per suonare soul e rhythm’n’blues! Ha una dinamica, una presenza ritmica, una crudezza del suono e insieme un lirismo strepitosi! E qui mi fermo perché sono un po’ di parte!

Le armonie vocali unite insieme alla voce di Georgia Ciavatta creano, sempre, l’equilibrio a cui prima citavo: come è definibile l’uso della voce in generi come lo swing e il boogie?

In inglese le chiamano semplicemente “harmonies”. Sono sempre stato attratto dalle armonizzazioni vocali. Nel jazz, e nello swing in particolare, sono incredibili le meraviglie che si possono creare con piccoli spostamenti di tono o di semitono delle singole parti. E’ un campo molto complesso, del quale ci giudichiamo ancora degli studenti, in cui gli equilibri sono essenziali, sia nel momento dell’arrangiamento che nel momento dell’esecuzione. E’ la sfida più ardua che abbiamo deciso di intraprendere fino ad ora.

Cosa è previsto per il futuro della band?

Un nuovo disco che cominceremo ad incidere a luglio, probabilmente ancora a metà fra cover e originali. Un tour europeo a giugno fra Svizzera, Polonia, Germania e Spagna. Tanti e tanti concerti in giro per l’Italia. Insomma sarà un’estate molto calda. Stiamo inoltre vendendo bene in Giappone, e speriamo di poter aprire anche là dei canali per la promozione live. Siamo lanciati in sesta su una strada che non sappiamo dove ci condurrà di preciso. Ma qualcuno, se non sbaglio, ha detto: l’importante non è dove stai andando, ma avere la strada che sfreccia sotto di te a tutta velocità!

 

 

SUGARPIE AND THE CANDYMEN sono:

Georgia Ciavatta - voce

Jacopo Delfini - chitarra gipsy e armonie vocali

Renato Podestà (chitarra elettrica e armonie vocali)

Roberto Lupo (batteria)

Alex Carreri (contrabbasso)

 

 

Intervista di: Simone Vairo

Recensione SUGARPIE AND THE CANDYMEN - Swing’n’roll (IRMA Records, 2011)

Grazie a: Jacopo Delfini, Antonia Peressoni Ufficio Stampa IRMA Records

Foto © Profilo Facebook Sugarpie And The Candymen

Sul web: MySpace - Facebook

 

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