Soul Of The Cave: la musica corre sull’asfalto bollente

Scritto da  Giovedì, 09 Aprile 2009 

Soul Of The Cave intervistaDire Soul Of The Cave significa dire energia ed emozione allo stato puro. Il gruppo romano presenta in questa nostra intervista il loro esordio discografico “Asphalt”, autentico schiacciasassi sonico di rara e inimitabile intensità.  

 

 

 

Quando e come nasce il progetto Soul of the Cave?

Nasce dalle orme di un gruppo liceale di cover rock. Giacomo (chitarrista del gruppo – ndr) ha proposto agli altri di cominciare il progetto partendo da sue basi di chitarra.

Le principali caratteristiche del vostro stile?

Il nostro stile è caratterizzato dall'energia, dall'impatto irruente ma allo stesso tempo da idee e passaggi non scontati: spesso ci sono tempi dispari, stacchi e in molti pezzi il finale sfocia in riff potenti e ripetitivi. Qua e là sprazzi di psichedelia.

Gli artisti per voi più influenti, anche quelli non necessariamente legati alla musica.

I più influenti non per i singoli componenti ma per il nostro gruppo in sé sono i Kyuss, Queens Of The Stone Age, At The Drive-In, Nirvana, Led Zeppelin, Rage Against The Machine, Tool, Red Hot Chili Peppers.

Il vostro primo full-lenght è intitolato “Asphalt”, un disco duro e diretto. Potete parlarcene più approfonditamente?

Asphalt è il risultato dell'urgenza di esprimersi di quattro ragazzi romani e quindi di città, influenzati dal contesto urbano e dalla tanta, tantissima musica che abbiamo ascoltato. È un sunto delle forti sensazioni che, soprattutto all'inizio della nostra carriera, ma anche ora, avevamo bisogno di lanciare verso il pubblico, senza però buttarci su strutture, schemi già più che assodati e che noi abbiamo sempre mal sopportato.

Quanto è stato difficile scrivere questo disco, che tipo di difficoltà avete incontrato maggiormente?

Creare i pezzi è stato difficile ma anche spesso molto piacevole e di enorme soddisfazione. Metterlo invece su disco in studio (senza contare la preparazione e l'allenamento precedente alla registrazione) è stato più tosto e faticoso, spesso anche dal punto di vista psicologico, ma sappiamo bene che ne è valsa la pena, nonostante i difetti dell'album di cui siamo consci.

Qual è solitamente il vostro approccio alla cosiddetta fase creativa?

Di solito uno dei due chitarristi (Giacomo e Paolo - ndr) porta in sala prove delle basi, come riff, giri di accordi, idea iniziale di come approcciare il brano; poi in sala si prova insieme e la caratteristica principale è che ognuno di noi mette del suo su quasi ogni aspetto della creazione, quindi non solo la propria parte di strumento o voce. A volte si trova subito tutti insieme la via gusta e il pezzo è pronto in pochi giorni, altre volte ci vuole più tempo, dobbiamo capire come arrangiarlo e strutturarlo al meglio, ma il risultato non è necessariamente migliore nel primo o nel secondo caso. I testi vengono prima, durante o dopo la stesura della musica e del ritmo.

Quali tematiche affrontate nelle vostre canzoni?

Affrontiamo tematiche legate a sensazioni personali, anche ragionamenti psicologici che a volte possono avere un sfondo sociale sottinteso, ma spesso sono appunto pensieri contorti e sensazioni scritti con uno linguaggio quasi mai semplice e diretto, ovvero quasi mai subito comprensibile. C'è un brano, Cloro, il cui testo è critico verso la Chiesa.

Quanto di voi avete lasciato in questo disco?

Tanto di noi, soprattutto però le nostre sensazioni più forti.

Domanda a bruciapelo: live o studio?

Lavorare in studio è interessante e coinvolgente, ma la riposta è: live.

Com’è il rapporto col pubblico durante le vostre  esibizioni dal vivo?

Molto positivo e questo ci fa un piacere enorme. Spesso la gente non conosce bene i pezzi e, ai primi ascolti, i brani non sono molto ballabili o cantabili, però l'energia, l'irruenza e la musica di per sé vengono trasmesse e il pubblico si fa coinvolgere.

Dove vi siete maggiormente esibiti negli ultimi tempi?

Principalmente a Roma.

Progetti per il futuro?

Stiamo componendo parecchi nuovi pezzi, fra i quali quattro sono appena stati registrati allo Snakes Studio (Roma) in un promo/ep “Hand Made Evil”. La nuova musica funziona bene e il pubblico ha apprezzato, stiamo esplorando nuove sonorità, più psichedelia e abbiamo in progetto di suonare tantissimo, anche fuori, anche all'estero e cercare un'agenzia di concerti. Non sappiamo ancora quando esattamente, ma abbiamo in programma di registrare il secondo album.

Dove possono arrivare i Soul of the Cave?

Possono arrivare ovunque e coinvolgere chiunque!

Un saluto ai numerosissimi  lettori di SaltinAria.it.

Un ringraziamento particolare a SaltinAria e a te, Fabrizio, perché con stima ci hai dato spazio per poterci raccontare. Ringraziamo inoltre chiunque stia leggendo l'intervista e chi ci ascolta e ci sostiene. Speriamo di dire qualcosa in questo mondo e di emozionare le persone perché ci crediamo davvero.

 

 

Intervista di: Fabrizio Allegrini

Grazie a: Soul of The Cave, Ufficio Stampa Lunatik

Sul Web: MySpace - Sito Ufficiale

 

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