Sabatum Quartet, dalla Calabria viaggio di sola andata

Scritto da  Sabato, 17 Ottobre 2015 

Un gruppo che fonda le proprie radici nella tradizione calabrese e nella musica popolare, facendo della contaminazione il proprio mood e la propria vocazione.

Abbiamo incontrato Trieste Marrelli, cantante del gruppo Sabatum Quartet, premiato alla quinta edizione del Calabbria teatro festival per i dieci anni di carriera e la capacità di far dialogare il legame con le tradizioni e l'apertura a influenze diverse.

 Cominciamo dal nome del gruppo e dal tuo che è certamente insolito. 
"Il mio nome è legato a un nonno che partecipò alla presa di Trento e Trieste per l'appunto. Ai tempi dell'Università le mie interrogazioni cominciavano tutte da qui. Il nome della band, invece, è legato al nome latino del fiume Savuto. Abbiamo ritenuto opportuno rendere omaggio con il nome alla provenienza di tutti i componenti della band che vivono appunto intorno a quest'aria del cosentino."


Com'è nato il gruppo e come si è sviluppata l'attività nel tempo?
"In origine eravamo in quattro quindi da ciò Quartet. Si è volutamente utilizzato un termine latino ed uno inglese, proprio per dare fin dall’inizio l’impronta di un qualcosa di diverso dal solito, l’unione tra antico e moderno, fra tradizionale e sperimentale. Il simbolo è invece una tarantola asimettricamente a sette zampe, come sette sono i componenti della band. La tarantola, rappresenta appunto, come nella leggenda del suo morso, il delirio che si avverte ascoltando il ritmo incalzante della tarantella."


Ed è ancora un richiamo al territorio.
"La line Up originale dei quattro fondatori ovvero: il sottoscritto, Roberto Bozzo, Antonio Ungaro e la flautista Rosa Mazzei, che ha avuto origine fin dal primo anno, nel lontano 2005. Dieci anni infatti non sono pochi. Abbiamo iniziato così per gioco, curiosi di vedere come sarebbe stato l'approccio del pubblico al nostro modo di raccontare la tradizione, attraverso un linguaggio musicale moderno."


Qual è la vocazione del progetto e come si è evoluta nell'arco della vostra storia?
"Proprio questa dialettica, quasi un ossimoro e certamente una sfida. Questo è stato infatti l'argomento trainante di tutto il progetto, in quanto tutti i componenti della band oltre ad avere il desiderio di esprimersi in dialetto, provenendo da ambienti artistico musicali differenti quali il rock, il reggae, il folk e, addirittura, la musica classica, volevano dare ognuno a suo modo un contributo importante alla causa."


Oggi cosa rappresentate e quale messaggio intendete dare?
"Come più volte abbiamo espresso, ci piace definire il nostro prodotto musicale non solo etnico- popolare ma più complessivamente vicino alla world music.
La filosofia della band è molto semplice: si racchiude nella ricerca di una sinergia fra il passato e il futuro quindi tradizione sì, adoperando la lingua dei nostri padri e gli strumenti musicali di tutta l'aria mediterranea, miscelata però con la cultura e la modernità di oggi. Le assonanze con il passato sono molteplici, dai canti ad aria dei nostri antenati a sonorità quali il flamenco, il reggae, il tango argentino, la pizzica, le tammorriate napoletane ed i cantastorie siculi."


C'è un orizzonte o un tracciato che definisce il vostro viaggio?
"Idealmente si cerca di esprimere la filosofia di tutti i sud del mondo. Al livello linguistico proprio per obbedire alla nostra natura molto sperimentale spesso ci siamo cimentati anche in altri dialetti (siciliano, napoletano, pugliese, sardo) ed addirittura, oltre all'italiano, anche in altra lingue (quali inglese e spagnolo)".


Mi pare che la parola sia per voi importante almeno quanto la partitura. Qual è il loro rapporto e come si combinano?
"Un brano nasce soprattutto non attraverso la musica ma grazie ai suoni, i quali possono essere raccontati ed espressi sia nei testi che con le note. È difficile dire effettivamente cosa nasca per prima; se il testo o la musica."


Quali sono le vostre fonti di ispirazione, di una musica che comunque non sembra concepita per intrattenimento?
"Anche se si racconta la tradizione, le tematiche affrontate sono molto attuali. Abbiamo affrontato i temi del disagio giovanile, emigrazione, dipendenza dal gioco d'azzardo, fino alla presenza dell'ndrangheta sul territorio. Molti sono stai anche gli omaggi: da Vittorio Butera a Garcia Lorca, da Rosa Balistreri a Peppe Voltarelli fino alla Nuova compagnia di canto popolare. Nella sperimentazione musicale ci siamo cimentati spesso nell'unione di diversi stili e di diversi generi, facendo convivere addirittura il caraibico con la tarantella, il reggae con la tammurriata e l'house con la pizzica, tutte felicissime contaminazioni."


Nuovi progetti in vista?
"In cantiere un nuovo album, uscita fissata per la prossima primavera e la settima tournée all'estero con tappa in Canada."

SABATUM QUARTET
www.sabatumquartet.it

Articolo di Ilaria Giodantoni

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