Rohmer: ascolto sospeso tra fotogrammi essenziali

Scritto da  Mercoledì, 10 Dicembre 2008 

rohmerIl gruppo Rohmer di Genova, al suo omonimo esordio discografico dopo l’esperienza ormai conclusa dei Finisterre, unisce la ricerca sonora alla fusione di generi e stili tra loro apparentemente differenti. Risponde per noi Fabio Zuffanti, bassista e produttore del gruppo.

 

Quando nasce e perchè il progetto Rohmer?

Il progetto Rohmer è nato nel 2007. Il gruppo prima si chiamava Finisterre ed è stato operativo dal 1994 allo scorso anno. Nel settembre 2007, a seguito dell’abbandono del chitarrista/cantante Stefano Marelli, i Finisterre hanno deciso di voltare pagina e da lì sono nati i Rohmer che portano avanti e sviluppano alcune caratteristiche del Finisterre-sound, ovvero il lato più introspettivo e ‘sospeso’ di quella che era la nostra precedente avventura musicale. Ci siamo da subito concentrati sul materiale che avrebbe costituito il nostro primo album cominciando a registrarlo già alla fine del 2007 e completando il lavoro nel settembre di quest’anno.

Nella vostra precedente esperienza, così come in quest’ultima, dedicate molto spazio alla ricerca sonora: cosa significa per voi sperimentare e quanto senso ha oggi la sperimentazione musicale?

Nella nostra avventura musicale abbiamo sempre sperimentato facendo di questa disciplina la nostra ragione d’esser musicisti. Per noi solo muovendosi in direzioni quanto più possibili diverse e coraggiose la musica può essere vitale e comunicare realmente qualcosa. Il termine sperimentalismo ha però molte facce e per un gruppo come il nostro sperimentare potrebbe anche significare comporre una pop song, visto che non ci siamo quasi mai misurati con questo tipo di linguaggio. Diciamo che partendo da un punto, qualunque esso sia, per noi è importante muoversi, cambiare, esplorare strade diverse.

Come riuscite a fondere tanti stili e generi tra loro apparentemente così differenti?

Lo abbiamo sempre fatto, è un po’ nel nostro DNA e ci è sempre venuto abbastanza naturale. Questo forse perché ci piacciono molto quegli artisti che tentano di fondere insieme stili apparentemente antitetici inventando nuove forme musicali e di comunicazione. Pensiamo però che questa corsa non debba diventare una ricerca esasperata del ‘diverso’ a tutti i costi, a volte si può anche essere semplici e condensare in pochi minuti e senza troppe contaminazioni un qualcosa di forte.

Venite da un passato di musica progressive, allora mi chiedevo: perchè suonare ancora progressive, è possibile che non sia stato detto già tutto?

Con i Finisterre abbiamo sempre cercato di unire quella che erano le nostre influenze prettamente prog con stili diversi, più attuali se vuoi. Già nel 1998 con il nostro album ‘In ogni luogo’ fondevamo King Crimson e Radiohead sviluppando una sintesi (in seguito denominata ‘post-rock’) che in Italia si sarebbe emersa solo qualche tempo dopo con gruppi come i Giardini Di Mirò. Per noi progressive ha sempre significato libertà e movimento verso direzioni musicali diverse, esplorare momenti classicheggianti e unirli a situazioni più legate a schemi jazz, rock e altro. Una cosa che non abbiamo mai fatto è avere paraocchi, ascoltare i Genesis insieme ai Wire o ai Gastr Del Sol per noi non è mai stato un problema.

Avete nominato alcuni dei gruppi più importanti della storia musicale contemporanea. Mi piacerebbe sapere, allora, le vostre influenze musicali principali.

Tra le nostre influenze soprattutto il Miles Davis psichedelico di metà anni ‘70, Brian Eno, King Crimson, David Sylvian, Sigur Ros, Eric Satie e poi il compositore contemporaneo Morton Feldman, che con la sua musica così sospesa tra suono e silenzio ha ispirato e influenzato moltissimo il lavoro di composizione e la filosofia del progetto Rohmer.

Per alcuni di voi è stato possibile lavorare insieme a personaggi del calibro di Franz Di Cioccio e Roberto Colombo. Che tipo di esperienza è stata?

Gli album dei Finisterre ‘In ogni luogo’ (1998) e ‘La meccanica naturale’ (2004) sono stati prodotti rispettivamente da Colombo e da Di Cioccio. Due esperienze formative molto importanti. Con il primo abbiamo imparato a ‘modernizzare’ il nostro suono e a spingerlo verso territori di pop intelligente (vedi il lavoro di Colombo con i Matia Bazar), con il secondo abbiamo lavorato più sul discorso arrangiamento scoprendo i mille trucchi che un pezzo può incorporare per arrivare al cuore di chi ascolta. Speriamo in futuro di potere lavorare con altri grandi della musica per imparare sempre nuove cose. Un nostro sogno: Franco Battiato.

È sicuramente un sogno che vi meritate di realizzare. Parliamo del vostro disco d’esordio "Rohmer": qualche assaggio di quello che troveremo in questo vostro ultimo lavoro?

La musica dei Rohmer ti chiede di fermarti un attimo ad ascoltare e riflettere su quanto hai ascoltato. Una cosa molto strana coi tempi che corrono, dove tutto è veloce e fulmineo. E’ quasi una scommessa tra noi e chi ascolta. Crediamo che chi avrà voglia di ritagliarsi un attimo di tempo per penetrare a fondo queste note potrà trovare molte cose nascoste, speriamo positive, che potranno cibare nel modo giusto la sua coscienza, anima o come dir si voglia. Una cosa un po’ immodesta forse ma alla fine più semplice di quanto le parole possono dire per descriverla. Bisogna solo provare.

È possibile definire in qualche modo “descrittiva”, nel senso colto del termine, la vostra musica?

Credo che ‘descrittiva’ sia un buon termine per definirla perché in fondo si occupa di sondare e descrivere stati d’animo, di penetrarli e di trasformarli. Non si tratta però solo di descrizioni materiali, possono anche essere paesaggi interiori, sogni, situazioni astratte o semplicemente il nostro essere sospesi, come spesso capita, tra realtà e immaginazione.

Mi piacerebbe sapere che tipo di tecniche usate solitamente per registrare? Tutto dal vivo o le classiche sovraincisioni?

Abbiamo registrato dal vivo in studio batteria, basso, sintetizzatore e pianoforte sovraincidendo successivamente altre tastiere, voci e ospiti vari (tromba, flauto, viola, etc.). Abbiamo preferito creare le basi suonando tutti insieme invece che sovraincidere fin dall’inizio per comunicare per quanto possibile un senso di spontaneità a chi ascolta e per fare in modo che il risultato non risultasse troppo ‘meccanico’. Siamo molto fieri di questo risultato, io in particolare perché mi sono occupato personalmente della produzione dell’album. Alla fine credo di essere riuscito a conferire al disco un suono d’insieme quanto mai raffinato e lineare, senza appesantimenti di sorta. Essenziale ma molto d’effetto. 

Concordo pienamente sulle scelte fatte e sulla spontaneità dell’approccio, irrinunciabile per chi cerca in qualche modo di comunicare se stesso. Ancora un’altra curiosità: il processo creativo ha diverse fasi, tra di voi coinvolge un po' tutti oppure è possibile che uno solo decida per tutti?

Per questo album abbiamo lavorato sulle varie idee in maniera separata, ognuno per conto suo. Poi le abbiamo messe insieme, arrangiate e registrate. La parte del leone a livello di composizione lo ha fatto Boris Valle (pianoforte), che con le sue influenze tipicamente ‘satieiane’ (da Eric Satie) ha contribuito un po’ a creare il suono Rohmer. Sono seguite poi le composizioni di Agostino Macor (sintetizzatori), le mie (Fabio Zuffanti, basso – ndr) e quelle di Mau Di Tollo (batteria). Dopo questa prima fase di composizione, arrangiamento e registrazione è intervenuto da parte mia il lavoro a livello di produzione tagliando, aggiungendo, sgrossando e levigando il tutto fino al risultato finale. Per il futuro forse ci ritroveremo a comporre più coralmente tutti insieme ma non credo abbandoneremo il lavoro di composizione ‘casalinga’ perché credo che per quest’album abbia dato i suoi buoni frutti.

Musica e cinema: perchè questo marcato riferimento a Eric Rohmer, uno dei maggiori esponenti della "Nouvelle Vague" francese?

Nei riguardi di Eric Rohmer esiste da parte nostra un amore incondizionato che dura da lungo tempo. Il cinema di Rohmer è semplice e lineare, non c’è un fotogramma fuori posto e spesso racconta storie al limite della banalità. Ha però il gradissimo pregio di trasmettere con pochissimi mezzi tutto quello che c’è da trasmettere in una maniera così emozionante e ricca da lasciarti dentro una bellissima sensazione di profondo piacere e leggerezza. Esattamente la stessa cosa che ci siamo prefissi di realizzare con questo progetto nei confronti di chi ascolta.

Cosa prendete o, perlomeno, cercate di rielaborare nella vostra musica di quel movimento?

Più che altro una certa atmosfera, forse un po’ difficile da spiegare a parole ma credo ben presente a chi conosce e stima il cinema francese. Un’atmosfera leggera ma piena di sentimenti, profumi e sensazioni, che non lascia mai indifferenti e che ti segna profondamente. In fondo, poi, ci sentiamo un po’ tutti Antoine Doinel (alter ego cinematografico inventato dal regista francese, anche lui esponente della Nouvelle Vague, François Truffautndr).

 

Già, una vita piena di (s)fortunati imprevisti. Avete in mente un tour o qualcosa del genere per promuovere il disco?

Pensiamo di procedere a piccoli passi, prima vorremo presentarci al mondo musicale con il nostro album e con la conseguente promozione su stampa, radio e internet pensando a qualche presentazione ad hoc in Fnac e luoghi similari. Nel frattempo siamo alla ricerca di un’agenzia che possa curare le nostre uscite live per il 2009, nei giusti circuiti e locali che possano bene recepire il nostro messaggio sonoro.

Probabilmente la mia è solo una semplice intuizione ma non farei nessuna fatica a immaginarvi suonare per un film. Avete mai pensato di scrivere una colonna sonora? Se sì, per quale film o per quale regista vi piacerebbe scrivere?

Scrivere una colonna sonora è uno dei nostri sogni più grandi e avremo una tal desiderio in questo senso che saremo disposti a scrivere per qualsiasi genere cinematografico, anche i più lontani dal nostro attuale suono. Se potessimo scegliere chiaramente però ci concentreremo su un film di Rohmer, ovviamente (il quale, paradossalmente, non usa mai moltissima musica a commento delle sue opere) o di un qualche autore francese o italiano della ‘nuova onda’ cinematografica (in particolare un Martone, un Sorrentino o, sogno dei sogni, un Moretti).

È stata una chiacchierata piacevole. Un ringraziamento per la disponibilità e un sincero (meritato) augurio per il vostro progetto.

Grazie a voi e per lo spazio che gentilmente potrete dedicarci. A prestissimo.

 

ROHMER - Video di Lhz

 

ROHMER sono:

Agostino Macor: piano elettrico, sintetizzatori

Boris Valle: pianoforte,

Mau di Tollo: batteria, percussioni, chitarra acustica

Fabio Zuffanti: basso, loops

 

Intervista di: Fabrizio Allegrini

Recensioni correlate: Cd Rohmer

Grazie a: Fabio Zuffanti, Rohmer, Ufficio Stampa Lunatik

Sul Web: MySpace

 

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