Roberto Fabbri: il potere ipnotico della chitarra

Scritto da  Mercoledì, 31 Marzo 2010 

Roberto FabbriRoberto Fabbri, nato a Roma nel 1964, è concertista, compositore, autore e didatta. Da poco è uscito “Beyond”, disco di 20 brani, che verrà presentato a Milano il 6 Aprile. Roberto ha risposto alle nostre domande, raccontandoci tutto sul nuovo Cd.

 

 

 

Concertista, compositore, autore e didatta: cosa manca ancora alla carriera di Roberto Fabbri?

Sicuramente nella mia carriera ho intrapreso molte strade, anche se caratterizzate dallo stesso comune denominatore: la chitarra. Ho raggiunto traguardi importanti, ma mi considero ancora un “giovane” musicista, il cui percorso è solamente all’inizio. Ora il mio desiderio più grande è quello di far conoscere al grande pubblico, quello che non frequenta i circuiti chitarristici, il mio strumento, la mia musica.       

Come hai iniziato e cosa ti ha spinto a decidere di suonare la chitarra, qualche ascolto in particolare?

A casa mia c’era una chitarra lasciata da un mio zio. Sin da quando avevo un anno passavo molto tempo a percuoterne le corde. Il suono aveva su di me un potere direi ipnotico. Quando questo mio zio veniva a trovarci e la suonava io rimanevo incantato. Così all’età di sette anni gli chiesi di darmi le prime lezioni e da quel momento non ho più smesso di suonarla.  

Hai molta esperienza in campo internazionale: come vedono fuori dal “Bel Paese” la musica italiana? E tu come la vedi?

All’estero ci viene tributato un grande rispetto. L’aver studiato al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma, è di per se una “patente” di qualità, in special modo nei paesi asiatici. C’è un grande rispetto per la nostra tradizione, per la nostra cultura musicale. Purtroppo quando torno in Italia, e vivo l’attuale caotica situazione musicale, dall’interno anche come docente di conservatorio, mi chiedo per quanto tempo ancora potremmo “vivere di rendita”…

Ultimamente sembra esserci un notevole interesse verso i compositori (Bollani e Allevi su tutti), sembra che, da parte dei compositori, ci sia il desiderio di intraprendere nuove strade pur rimanendo in ambito classico, cosa ne pensi?

Io credo che il musicista classico senta il bisogno di essere oggi, come lo era nel passato: uomo del suo tempo.  Fino al periodo romantico i musicisti suonavano la propria musica, erano sia compositori che esecutori dei loro pezzi, che poi spesso non gli “sopravvivevano”, basti ricordare che Bach fu riscoperto dai romantici alla fine dell’ottocento. Il musicista classico ora, vuole riaffermare il diritto a “raccontare” il suo tempo, attraverso il proprio strumento. E’ chiaro che i linguaggi cambiano, si evolvono. Ma la mera reiterazione di programmi, caratterizzati dalle musiche dei musicisti del passato, inizia ad andare stretta a molti musicisti classici come anche al pubblico. Questo non vuol assolutamente dire che non si debbano suonare più i classici, per carità! Vuol dire però che la musica classica sente la necessità di contestualizzarsi, magari attingendo a forme sonore come il pop, il jazz, il rock filtrate attraverso  la propria tradizione.

Il tuo strumento è la chitarra e mi vengono subito in mente due grandissimi compositori, Al di Meola e Paco de Lucia: ti hanno mai accostato a loro? Trovi qualche affinità tra loro e il tuo stile?     

L’unica affinità è il nome dello strumento: chitarra. Loro sono due immensi chitarristi e compositori, ma di generi molto diversi: Jazz-fusion e flamenco. Infatti anche quando hanno suonato insieme ognuno ha mantenuto la propria identità stilistica, ma forse questo è un po’ un discorso da “addetti ai lavori”. Io invece sono un chitarrista classico, nei miei pezzi ad esempio non c’è improvvisazione, tutto è da me scritto e suonato sempre nella stessa maniera, può cambiare solamente l’interpretazione a seconda del mio stato d’animo ma non le note.

Veniamo a questo nuovo lavoro “Beyond”, com’è nato quest’ultimo progetto? Quali sono state le situazioni e le sensazioni che ti hanno portato a comporre i brani in esso contenuti?           

Ognuno, nella sua memoria, porta storie, luoghi, persone che in un determinato momento della propria vita in qualche modo lo hanno emozionato e lo hanno aiutato a conoscere se stesso e il fuori di se. E' inevitabile e innata la necessità di voler comunicare a più persone possibili, per renderle partecipi e per condividere con loro proprio quelle situazioni che ci hanno lasciato un segno indelebile. Ho voluto confezionare questi brani come cartoline musicali. Cartoline “fotografate” nei Paesi che ho visitato, conosciuto o scoperto grazie al mio suonare in giro per il mondo. Sono semplici appunti di viaggio che rappresentano il mio modo di comunicare le impressioni, i ricordi e le conoscenze che mi sono più care alla memoria nel mio vagabondare. “Beyond”, essere oltre, passare l'ostacolo, vedere e volere un punto lontano, tutte espressioni che mi affascinano e  che mi hanno obbligato a lunghe riflessioni.

In chiusura di “Beyond” hai inserito sei composizioni di Giovanni Allevi arrangiate per chitarra. Racconta com’è nata questa idea.

L’idea di trascrivere i pezzi di Allevi per chitarra è nata verso al fine del 2007. Si festeggiava il 120° anniversario di fondazione della casa editrice Carisch e l’appuntamento si svolgeva nell’ambito della fiera della Musica Per quell’occasione la Carisch aveva deciso di assegnare un importante riconoscimento per le vendite dei due album “Joy” e “No concept” al pianista e compositore Giovani Allevi. Come autore Carisch mi venne richiesto di partecipare all’evento provando a trascrivere per chitarra alcune sue composizioni, da suonare nell’ambito della premiazione. Personalmente avevo già avuto modo di conoscere ed apprezzare le musiche di questo pianista compositore, ma fino a quel momento non mi ero chiesto se queste potessero essere suonate sul mio strumento e con quale risultato finale. Mi misi così al lavoro e, dopo aver ascoltato con rinnovata attenzione i cd dei due album, la mia scelta si indirizzò verso due brani: “Il Bacio” e “Panic”.

Parlando di chitarra, ogni chitarrista ha la chitarra preferita il cui suono trasmette meglio le proprie sensazioni, nel tuo caso, in questo disco, suoni con una chitarra che è stata creata appositamente per te, cosa si prova? Non è una cosa da tutti.

E’ per me un grande onore che una liuteria storica come la Ramirez abbia scelto un italiano quale suo testimonial anche all’estero. La collaborazione è nata molti anni fa, quando dopo un mio concerto al teatro nazionale di Madrid, Amalia Ramirez, ultima discendente della dinastia di liutai me la propose. Potete immaginare quale emozione! Da questa collaborazione nacque alcuni anni fa un mio modello “signature” costruito seguendo delle mie specifiche richieste. La chitarra che però ho usato per il cd, è stata costruita appositamente per me nel 2007 in occasione del 125 Anniversario dalla fondazione dell’Atelier. L’ho suonata per la prima volta in un tour cinese, organizzato appunto dalla casa madre, per la commemorazione. La Ramirez ha inoltre per quell’occasione realizzato un dvd che vedeva presenti i chitarristi che l’avevano portata nel mondo dal grande Andrés Segovia al flamenchista “Serranito” fino  al sottoscritto!

Il 6 Aprile a Milano presenterai in anteprima il tuo disco, a questo live ne seguiranno altri?

Assolutamente si! Da Milano partirà il Beyond Tour che mi porterà nei prossimi mesi sia all’estero che in Italia, le date potranno essere seguite dal mio website. Io amo immensamente dare concerti. Il contatto diretto con il pubblico, la sua reazione alle mie musiche è un completamento essenziale del mio essere musicista. Mi piace molto parlare con il pubblico, spiegare i pezzi, come sono nati cosa significano. Non mi appartiene la figura del concertista che si siede e inizia a suonare con soluzione di continuità senza interruzioni, distaccato. Ho bisogno invece della “complicità” di chi mi viene a sentire.

Grazie per il tempo che ci hai dedicato: se vuoi puoi aggiungere quello che preferisci.

Grazie a voi è stato un piacere e credo che non debba aggiungere nulla. Un saluto e a presto!

 

 

Intervista di: Alberto Naldini

Grazie a: Roberto Fabbri, Ufficio Stampa P&D

Sul web: www.robertofabbri.com - www.myspace.com/robertofabbri

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