Red Ronnie: Milano è la sede della cultura

Scritto da  Martedì, 23 Marzo 2010 

red ronnie intervista per LiveMiIntervista a Red Ronnie, impegnato come direttore artistico del “LiveMi”. Red ci racconta di questo grande evento che, in un modo o nell’altro, saprà far germogliare dei buoni semi nel panorama della musica indipendente.

 

 

 

Salve Red Ronnie. Dopo “Roxy Bar”, “Help” e il “Tim Tour” eccoti finalmente pronto per una nuova sfida come direttore artistico del “LiveMi”, un evento che si occupa di mettere in evidenza la musica dei giovani artisti emergenti. Da anni è famosa la tua grande passione per la musica indipendente e la voglia di scoprire nuovi talenti: da dove nasce questo interesse?

Potrei risponderti alla maniera di Jessica Rabbit: “Mi disegnano così!”. Il tutto è iniziato nel 1980 quando cominciai a notare che, nel panorama musicale, esistevano delle band che non venivano prese molto in considerazione, ma che io, invece, sapevo che sarebbero andate alla grande; è stato il caso dei Decibel con Enrico Ruggeri o di Ghigo per i Litfiba. Il segreto era nell’andarli a cercare e, così, dare voce a chi non ce l’aveva. Ho cercato di realizzare questo progetto attraverso ogni modo possibile che poi è diventato “Roxy Bar” e i tanti altri programmi che ne sono derivati.

Quindi lei è stato “responsabile” del successo di molti artisti, al giorno d’oggi, molto famosi?

Credo di sì. In particolar modo posso citare il caso dei Negramaro che sarebbero stati scartati se non fosse stato per me. E’ molto difficile, di questi tempi, dare fiducia alle band emergenti, ma basta avere i giusti mezzi e tutto è possibile. Ci troviamo in periodi in cui la cultura musicale è stata nettamente chiusa ai ragazzi i quali non hanno più la possibilità di esprimersi o di far sentire le loro canzoni poiché le radio non le passano e, soprattutto, anche nei locali si viene accettati soltanto se si eseguono canzoni del passato. Tempo fa i genitori facevano sacrifici per i loro figli sperando che, un domani, loro potessero fare più di loro per sostenersi, ma non è più possibile ragionare in questi termini. Da tutto questo senso di “perdita” nasce il progetto “LiveMi”.

In cosa consiste esattamente il “LiveMi”?

“LiveMi” nasce da una collaborazione tra il Comune Di Milano e ATM ed è uno spazio che permette ai giovani di far sentire le loro canzoni attraverso vari tipi di espedienti che garantiranno non solo la diffusione dei loro brani, ma anche la piena visibilità degli artisti che si esibiranno nella metropolitana di Milano.

Ci spieghi meglio…

Ad ogni esibizione verrà fatto un video che poi verrà regalato agli artisti in modo che lo possano usare come “mezzo promozionale” da mostrare ai locali dove vorranno andare a suonare come una sorta di dimostrazione del loro talento. Oltre a questo, però, siamo intervenuti anche in un altro modo: oggi i ragazzi non sognano più le classifiche, ma I-Tunes, il mezzo di diffusione della musica digitale per eccellenza. Quindi, in base soprattutto ad un collaborazione con “Believe Digital” (il leader europeo nella diffusione di musica sul web che ha accettato di lavorare per noi a delle condizioni contrattuali decisamente vantaggiose per i ragazzi), metteremo a disposizione del pubblico, attraverso una compilation settimanale, i brani migliori di ogni singola band direttamente su I-Tunes e tutti i ricavati andranno direttamente agli artisti senza fare “troppi giri”.

Come è stata possibile una cosa del genere?

Attraverso il Sindaco Letizia Moratti la quale ha molto a cuore il futuro della musica, ma soprattutto dei ragazzi e della cultura. E’ meraviglioso trovare un persona così attenta alle esigenze dei giovani, soprattutto in tempi così difficili dove le future generazioni sembrano non avere una direzione. Oltre a questo, poi, Letizia si è mossa molto bene cercando di dare sempre più spazio alla musica indipendente anche attraverso altri eventi quali l’arrivo di Muhammad Yunus (premio Nobel della pace) a Milano o, per esempio, quando c’è stato il blocco dl traffico si è deciso di creare una sorta di festa all’insegna della musica. L’entusiasmo, poi, è aumentato quando è arrivata la notizia dell’Expo: il progetto culturale mondiale che terrà impegnata Milano da qui al 2015 e che darà la possibilità d’incentivare ancora di più il progetto della Moratti nella riforma della cultura.

In base a quest’ultima affermazione ho saputo che il Sindaco ha intenzione di fare un legge di tutela nei confronti della musica italiana: può accennarci qualcosa?

Sono stato incaricato io stesso di abbozzare la legge, ma siamo ancora in fase di lavorazione. Quello che posso dire è che è, sicuramente, collegata alla riforma culturale e alla storia del cantante Salif Keita la quale insegna che gli è stata data la possibilità di esprimersi in musica (cosa impossibile nel suo paese per il colore della sua pelle) solo in Francia: stato in cui la tutela musicale esiste come realtà. Stiamo lavorando duro per dare agli artisti italiani la legge che meritano.

Quindi, comunque, avete intenzione di portare avanti una specie di rivoluzione nel settore della musica indipendente?

Assolutamente no. Non vogliamo rivoluzionare niente. Crediamo molto nel progetto. Come dico sempre: stiamo piantando dei piccoli semi sottoterra che speriamo possano germogliare.

Pensa che il “LiveMi” si sarebbe potuto fare in qualche atra città oltre a Milano?

Credo di no. Milano è perfetta poiché è la città culturalmente più pulsante d’Italia. Tutto contribuisce a dare un garanzia a questa tesi: in primis il Sindaco; Piazza Del Duomo, una delle più importanti in assoluto; gli assessori tra cui Giovanni Terzi che sta facendo di tutto affinché a San Siro ci sia un’acustica migliore; tutti gli edifici disponibili per l’ascolto della musica; la prospettiva d’organizzazione; il grande insieme delle mostre che ci sono; ecc. Insomma Milano era ed è decisamente la città ideale per attuare un progetto come il “LiveMi”.

Lei pensa che, al giorno d’oggi, qualcosa nel panorama musicale indipendente sia cambiato?

Lo ritengo migliorato. Fare musica non è più una moda, ma è una passione che i giovani vogliono condividere col mondo. Questo ha messo in evidenza una cosa: sono diventati tutti bravissimi.

Torniamo un po’ indietro: lei aveva ricevuto, nel 2009, il premio alla carriera al MEI; è stato contento di ottenere un premio così importante?

Sai io sono dell’idea che quando ricevi un premio sia sinonimo del duro lavoro che hai svolto nei tuoi anni d’attività quindi posso dire che il premio in se era bello ma, in passato, ho ricevuto premi che per me hanno contato veramente come il mio primo Telegatto e quello per “Roxy Bar”. Ce ne furono altri come un Telegatto di pane che mi fecero come premio di consolazione perché, in quell’anno, hanno voluto togliercelo e, in ultimo, il “Premio Nomade dell’Anno”. Vincere il premio alla carriera è bello, ma esistono premi che ti rimangono dentro per l’importanza che hanno avuto in quel momento della tua carriera.

Siamo all’ultima domanda: la rivedremo presto?

Sicuramente, anche se è ancora tutto in fase di progettazione. Ci sarà un ritorno in televisione dove cercherò di fondere passato e presente insieme al fine di dare modo a tutte le mie idee di manifestarsi.

Grazie mille. Spero di giungere presto a Milano per vedere almeno una parte del “LiveMi”.

Grazie a te. A presto allora. Ciao!

 

 

 

Intervista di: Simone Vairo

Grazie a: Red Ronnie, Ufficio Stampa Clarissa D'Avena

Sul web: www.livemi.it - www.myspace.com/livemi.it

 

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