Paolo Baltaro: la musica che arriva da Venere

Scritto da  Eugenio Iannetta Mercoledì, 28 Ottobre 2009 

Paolo BaltaroPaolo Baltaro, ex cantante del progetto Arcansiel, ci parla del suo esordio solista “Low Fare Flight To The Earth”: un tranquillo viaggio tra psichedeliche atmosfere e lenti respiri, uscito in Cd e in vinile.

 

 

 

Ciao Paolo, benvenuto su SaltinAria.it, complimenti per il tuo nuovo album “Low Fare Flight To The Earth”. L’ho recensito, e ne sono stato piacevolmente colpito. Abbiamo capito che la destinazione del viaggio è la terra… ma l’aeroporto di partenza dove si trova?

Ciao a te Eugenio. Il titolo cita la canzone omonima contenuta nel disco, che parla di un futuro prossimo possibile. Mi sono immaginato di abitare in un appartamento del pianeta Venere colonizzato. Poi quale spazioporto di Venere sia… beh, lo ignoro anche io.

Puoi spiegarci la traccia fantasma del Cd? È alquanto inquietante.

E’ un brano che registrai diversi anni fa con alcuni componenti dei Nemici dell’Igiene, filtrato e ribaltato. E’ un omaggio a un mio progetto del passato al quale resto molto affezionato.

Nel disco ci sono quattro guests chitarristi: come è nata la vostra collaborazione?

Si, sono Pier Michelatti (anche se è un bassista, ma gli ho fatto suonare la Stratocaster), Davide Trevisio, Alo Sogno e Gianni Opezzo. Sono tutti amici di vecchia data, la collaborazione con loro è iniziata nella notte dei tempi.

Nel disco, tra gli strumenti, c’è anche la cornamusa, che già suonavi ai tempi di Arcansiel. È raro il suo utilizzo ai giorni nostri. Di chi è stata l’idea?

Da bambino ho trascorso molto tempo in Bretagna, sono sempre stato molto legato alla Francia e al nord Europa in genere. La cornamusa bretone mi pone in uno stato d’animo che attinge da quegli anni colori e sfumature che sentivo ideali per un brano come Evelin degli Arcansiel e, nel caso di “Low Fare Flight to the Heart”, per “Get Home”.

A questo nuovo lavoro hanno collaborato Gianni Opezzo, Diego Marzi e Barbara Rubin, tuoi compagni di viaggio in Arcansiel. Quanto c’è del tuo vecchio gruppo in questo album?

A differenza di ciò che registro per conto di altri, i miei progetti derivano direttamente dalle mie esperienze quotidiane. Questo disco è la naturale prosecuzione di un percorso che ha preso una direzione stilistica un po’ diversa rispetto agli Arcansiel. Per me, tuttavia, non è altro che la stazione successiva del mio viaggio. Questo è il motivo per cui Gianni, Diego, Barbara e altri hanno preso parte alla realizzazione. Loro fanno parte della mia vita e del mio percorso, come musicisti ma soprattutto come amici.

Hai deciso di utilizzare di nuovo il sistema Rewave, ovvero realizzare una confezione contenente un Lp e un Cd, dopo aver pubblicato l’ultimo disco degli Mhmm, quest’anno, con la stessa particolarità. È una decisione strettamente commerciale o la considerazione che hai per il vecchio e caro vinile è così grande?

Tempo fa riascoltai “Abbey Road” in vinile (del quale conosco ogni sfumatura fin da bambino), dopo averlo sentito per almeno 15 anni soltanto su cd. Il risultato fu strano. Il disco era lo stesso ma ebbi l’impressione che fossero proprio 15 anni che non lo sentivo, quasi come se la versione su cd fosse un disco diverso, un’altra versione, un diverso mix. Strano vero? Ma reale… Da qui l’idea di optare per il doppio supporto (cd+lp non vendibili singolarmente), per la convinzione che il vinile sia qualcosa di più di un semplice veicolo per il trasporto del suono (come invece lo è il Cd). Trovo il vinile uno strumento musicale, che con la sua interpretazione contribuisce a sottolineare certe emozioni. Che piaccia o meno. A me piace. Non in tutti i generi musicali ovviamente. Credo,  ad esempio, che progetti come Roulette Cinese o Subsonica non avrebbero grandi giovamenti a passare al vinile proprio per la natura del loro suono. Commercialmente, essendo il prezzo del cofanetto pari a quello di un semplice cd, non mi sta rendendo più di tanto. Ma non era quello lo scopo.

Un po’ musicista e un po’ produttore. Hai uno studio di registrazione a Vercelli. Sicuramente sono due attività che danno molte soddisfazioni, ma ti senti più a tuo agio davanti al microfono oppure dietro al vetro della sala d’incisione?

Mah, fondamentalmente sono a mio agio quando mi diverto. Posso però trovare entusiasmanti o terrificanti entrambe le situazioni a seconda dei momenti. Per cui me la caverò rispondendo con un “dipende”…

Tra tutti gli strumenti che suoni, quale ti dà sensazioni più forti? Ti comunico che la risposta “tutti” non è ammessa. Ti concedo di dirmene al massimo due.

Ok. Ci provo. Basso e batteria. Anche se la chitarra… Anche se…

Questo è stato il tuo album d’esordio come cantante solista. Hai già pronto qualche brano nuovo?

Sì, ma tendo a ultimare la scrittura delle canzoni sempre a ridosso della registrazioni, per evitare di fare qualcosa che sia per me già vecchia. Pochi mesi possono fare la differenza. Vecchia nell’intenzione e nelle argomentazioni dei testi, ovviamente, non parlo di suoni.

Siamo arrivati ai saluti. Oltre a farti un grande in bocca al lupo per il tuo lavoro, ti ringrazio per la disponibilità. Fai un saluto ai cyber-lettori di SaltinAria.it e a tutti i tuoi fan, me compreso.

Grazie a te, un saluto a tutti. Ci vediamo su Venere.

 

 

 

Cover Low Fare Flight To The Earth

 

 

Intervista di: Eugenio Iannetta

Recensioni correlate: Cd/Lp Low Fare Flight To The Earth

Grazie a: Paolo Baltaro, Barbara “cAtUp” Santi… e le tinche.

Sul web: www.paolobaltaro.com - MySpace

 

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