Paola Turci, l’eleganza e l’energia a Sanremo - Sala stampa “Lucio Dalla” (Sanremo)

Scritto da  Giovedì, 07 Febbraio 2019 

In gara con L’ultimo ostacolo è in duetto con Fiorello, alla vigilia dell’uscita del nuovo album Viva da morire. Il nuovo brano sembra lasciare le paure alle spalle. “Nel testo – ha dichiarato Paola Turci in conferenza stampa - dico che ‘siamo fuori pericolo’ perché non siamo soli ed è questo il senso della canzone. Voglio immaginare ancora di poter mettere la mia mano nella mano grande del mio supereroe, mio padre, per essere sempre al sicuro, magari per inciampare ma ‘per cadere insieme’ che anche se ci si fa male ci si conforta”.

 

Non nuova al palco dell’Ariston come ricordi la sua prima presenza all’Ariston?
“All’una di notte, allora ventunenne, con una canzone scritta da Mario Castelnuovo, ero alla mia prima canzone, alla prima presenza televisiva e l’ho vissuta con l’incoscienza della prima volta fino a un minuto prima di salire sul palco, quando Antonella Rettore vestita da angelo mi ha stretto forte il braccio per incoraggiarmi e ho preso coscienza della realtà. Sono stata invasa da emozione e terrore. La prima volta in tutti i sensi”.

Proprio con Mario Castelnuovo c’è stata una collaborazione che poi si è interrotta.
“Non è accaduto nulla di particolare. Le nostre strade si sono naturalmente divise. Si tratta d’altronde 34 anni fa ed è rimasta l’autenticità del tragitto fatto insieme.”

Negli anni del festival cos’è cambiato per Paola che oggi dice di sentirsi a posto?
“E’ cambiato tanto già da due anni fa con Fatti bella per te perché si ricomincia ogni volta, come allora reduce da un’autobiografia nella quale ho raccontato e superato le mie paure. E’ lì che ho cominciato ad alzare la voce ed è stata un’esperienza nuova grazie anche all’incontro con Luca Chiaravalli, con il quale collaboro da allora e con cui mi diverto. La canzone di questa edizione ha dei registri che possono sembrare estremi ma è una scelta: portare quasi allo strappo il ritornello. Sto cantando con un nuovo registro e nuovi obiettivi perché il canto è un’avventura costante.”

Il video della canzone diretto dalla regista francese Anissa Bonnefont, il cui ultimo lavoro Wonder boy è un docu-film sulla vita di Olivier Rousteing, Direttore Creativo della casa di moda Balmain (nelle sala ad ottobre), vanta come protagonisti Sarah Felberbaum e Giuseppe Fiorello. I due attori si cercano senza mai incontrarsi facendo immaginare un sogno o l’inizio di una nuova storia d’amore. Sulla sfondo di Roma, Paola Turci interpreta la sua canzone. Il direttore della fotografia è Daniela D’Antonio.

Da dove nasce l’ispirazione del brano?
“Era un provino che Chiaravalli aveva scritto e cominciava proprio con ‘Fermati che non è l’ora dei saluti’ e questo verso è il ricordo che ho di mio padre, del suo ultimo respiro, e questo mi ha colpito. Dopo tre anni dalla perdita l’ho ritrovato in un modo nuovo e ho deciso di intervenire sul testo in parte riscrivendolo. Il testo racconta che bisogna superare gli ostacoli della vita e non rassegnarsi mai che è il messaggio che mi ha lasciato mio padre.”

Tu hai tante cicatrici. C’è una bellezza in esse e nelle tue?
“La bellezza delle cicatrici è nel modo in cui si portano e dipende dall’accettazione di sé, dalla consapevolezza che non si tratta di rassegnazione ma della coscienza che dal dolore nasce una nuova forza, che quello che accade ci appartiene e ormai fa parte di noi. Per me quello attraverso le cicatrici è stato un viaggio, un percorso ad ostacoli, con lo scoraggiamento di alcuni momenti e la soddisfazione di trovare la chiave per superarli.”

Con il tempo e il successo gli stimoli spesso decrescono, qual è il segreto per mantenere alta la tensione?
“Nel mio caso sento una vitalità che non sentivo nemmeno prima. E’ una questione di energia ecco perché ‘viva da morire’.”

Come ti sei innamorata della musica?
“Con mia madre che cantava, che amava molto la musica; mentre il rock mi si è rivelato con la prima volta che ho sentito i Rolling Stones e quando ho sentito la voce di Patty Smith”.

Ti piacerebbe rappresentare l’Italia ad Eurovision Contest?
“Magari. L’idea mi elettrizza”.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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