Paletti: "A questa nostra Italia servirebbe più ironia"

Scritto da  Giovedì, 29 Gennaio 2015 

A due anni dall'uscita di "Ergo Sum", torna Paletti, l'ultima scoperta dell'infallibile scuderia Sugar di Caterina Caselli.

Il nuovo album del cantautore e polistrumentista bresciano si intitola "Qui ed ora" ed è un disco che procede su un doppio binario: da un lato quello dell'introspezione, dall'altro quello dell'analisi della società attuale. Il risultato è un lavoro di grande crescita, personale ed artistica, che Pietro ci racconta in questa intervista.

Paletti, hai raccontato che "Qui ed ora" è il frutto di una metamorfosi interiore. Come è maturata?
"Sono successe cose importanti nella mia vita in questo periodo. Quando cambiano delle cose nella tua vita vieni destabilizzato, ti manca l'assetto della normalità e questo ti turba, ti sbilancia. Per ritrovare se stessi e il proprio equilibrio bisogna lavorare su di sé. Non bisogna scappare da ciò che sta succedendo, come è tendenza dell'essere umano, ma analizzare, sentire e vivere appieno. Concentrarsi sul presente, sul 'Qui e ora', appunto. Osservando in faccia questo cambiamento si sono cristallizzate dentro di me sensazioni chiare e vivide che sono diventate canzoni, che riguardano me e l'osservazione della società, in maniera brutale ma ironica. Senza prendermi troppo sul serio, come è lo stile che mi contraddistingue".

Di questa osservazione della nostra società che hai condotto che cosa ti ha colpito di più?
"Delle tante cose che potrei dire parlerei della mancanza di ironia. Non che la vita non sia una cosa seria, complessa e impegnativa, ma un po' di ironia nel criticarci e criticare è quella che ci può dare il giusto distacco. Credo che questo manchi un po'."

Nel tuo caso, sembrerebbe di no: l'ironia è un tratto distintivo della tua opera.
"Senza la pretesa di onnipotenza, mi viene naturale. Tendo a non prendermi troppo sul serio neanch'io."

La metamorfosi ha investito anche l'aspetto musicale, in cui ti sei dedicato a una sorta di ricerca pop.
"Anche il sound del disco è frutto di un desiderio di cambiamento rispetto ai miei precedenti lavori. E' una sperimentazione, per niente semplice da un certo punto di vista, ma l'ho voluta affrontare in questo caso da solo. Ho lavorato come i producer di musica elettronica di questi ultimi anni: affidandomi molto ai sintetizzatori, ai computer e a un nuovo metodo di scrittura che si svincolasse dalle abitudini che mi portavano a fare sempre le stesse cose. Prima partivo a scrivere dallo schema chitarra-voce, ora da un loop di batteria o da un suono. Con questo metodo diverso sono riuscito a creare qualcosa che appagasse e stupisse anche me."

Da un artista che ha vissuto a Londra fin dall'età di 19 anni, sorprende questo attaccamento all'Italia, sia nella scelta della lingua con cui scrivere i testi che della tradizione cantautorale a cui ispirarsi. Come mai?
"Sono nato e cresciuto qui fino ai 20 anni. In realtà a me l'Italia piace: la critico tanto, la detesto, non sai quanto sono incazzato in questi giorni in cui mi hanno tolto la partita Iva a regime agevolato, ma qui ho le mie radici, la mia famiglia, la musica con cui sono cresciuto, Battiato, Battisti, De Andrè. Poi si va all'estero ma queste cose non si tirano più via."

Fondamentale è stato l'incontro con Caterina Caselli. Come vivi il rapporto artistico con lei?
"Mi mette responsabilità. Lei è una persona adorabile, discutere con lei di musica è sempre interessante, esci dalla stanza che hai capito ogni volta qualcosa in più. Ha sempre una prospettiva che non ti aspetteresti da una signora di quasi 70 anni. E' tosta, come tutta la struttura, sono in gamba. Ovviamente ti devi guadagnare tu la loro attenzione, perché si sono interessati al mio progetto e vogliono investire ma io devo sempre metterci del mio e non semplicemente affidarmi a loro."

Quando potremo ascoltarti live?
"Dai primi di marzo cominceremo con il tour, stiamo chiudendo proprio in questi giorni parecchie date. Cominceremo da Brescia e poi andremo sicuramente a Milano, Roma e anche un po' più al Sud Italia rispetto alle altre volte. Speriamo bene, che siano date numerose e divertenti."


Intervista di: Fabrizio Corgnati

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