Negrita, i ragazzi stanno bene e si divertono – Sala stampa “Lucio Dalla” (Sanremo)

Scritto da  Venerdì, 08 Febbraio 2019 

I Negrita, in gara al 69° Festival di Sanremo con I Ragazzi Stanno Bene 1994-2019, brano scritto e composto dalla band e prodotto da Fabrizio Barbacci che farà parte della raccolta omonima in uscita oggi, dichiarano di star bene. L’album celebra i 25 anni di carriera del gruppo con 33 brani che ripercorrono la storia della band toscana più tre inediti, “I Ragazzi stanno bene”, “Andalusia” e “Adesso basta”.

 

Cosa racconta il brano?
“I Ragazzi stanno bene è un rifiuto. È la non accettazione di certe storture che la società contemporanea ci regala e ci impone ogni giorno.
A questa età, poter urlare: “Non mi va!”, diventa un fatto altamente liberatorio e alla fine, per chi vede le cose come noi, anche incoraggiante.
Poterlo poi urlare davanti a milioni di italiani ogni sera, per almeno quattro sere, è il top!”
La prima raccolta fu pubblicata nel 2003. Esattamente dopo la prima apparizione sanremese.

Quanto il brano a cominciare dal titolo vi riflette?
“Siamo una famiglia musicale e, oltre gli affetti, c’è il piacere di un laboratorio quotidiano di confronto che ci piace pensare sia di buona musica e il clima di stare in una band è stimolante anche se qualcuno balla soprattutto da solo, ma non senza dimenticare il senso di squadra, come ha sottolineato Ruggero che su 33 album 29 li ha realizzati da solo”.

Cos’è cambiato dalla vostra prima esperienza sanremese?
“Sono passati 16 anni e va da sé che se siamo ancora qua sono cambiate tante cose. Il nostro prima best è del 2003 e da lì partimmo per un’avventura completamente nuova, ed è esplosa la nostra nuova vita più reggae, colorata grazie anche a Roy Paci. E’ stato un viaggio verso nuove latitudini. Lo scorso anno abbiamo rifiutato l’invito perché eravamo molto presi, dopo tanto tempo tra gli outsider. Ora avevamo delle cartucce da sparare sotto i riflettori che raccontano come la nostra rabbia ha sempre una risoluzione positiva, di speranza, che è il nostro mood.”

Qual è il valore di Sanremo al tempo dei social?
“Un palco di lancio internazionale e un grande punto di incontro, un’ottima occasione per informare il pubblico anzi i pubblici dei propri progetti, mentre con Internet si taglia fuori una fetta di ascoltatori”.

Il duetto cosa promette?
“L’approccio sarà più soft, saremo seduti come amici al bar, ma con un’intensità maggiore, con più pathos, con una verticale che attraversa l’Italia partendo da Milano con Enrico Ruggeri, passando per il centro con noi per arrivare in Sicilia con Roy Paci”.

In che modo i partner del duetto contamineranno il brano?
“Per quanto mi riguarda, interviene Ruggeri, ogni canzone può essere cantata e suonata in mille modi diversi e io lo faccio con il piacere di misurarmi con un bel testo e una musica che porta un po’ di rock al Festival. L’amicizia con i Negrita, ha aggiunto Roy Paci, nasce intorno a grigliate in Toscana e mangiando del buon pesce in Salento o in Sicilia e la condivisione anche sul palcoscenico vorrà essere conviviale in un abbraccio orchestrale.”

Che consiglio dareste a chi oggi in Italia vuole fare rock?
“Una vita di sacrifici e stenti ma dipende da quello che si ha nel cuore ed è bello pensare che i giovani vogliano ancora fare rock in un mondo in cui si dice spesso che è un genere morto. Il rock chiede disciplina e voglia di arte, oltre che di libertà perché il rock chiede la performance”.

In questo senso come ha detto Ruggeri, citando David Byrne (musicista, compositore e produttore discografico statunitense di origine scozzese, fondatore e animatore dei Talking Heads), “la musica ha in sé la sua ricompensa”, ma non si nutre di successi facili e immediati e trapela ovviamente la critica ai rapper con i loro firma copie e il Palazzetto di Assago a Milano pieno.

Articolo di Ilaria Guidantoni

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