Miura: la magia dell’onesta e della semplicità

Scritto da  Giuseppe Gioia Venerdì, 17 Aprile 2009 

MiuraAbbiamo fatto una interessante chiacchierata con Killa, chitarrista dei Miura (band nata dalla storica sezione ritmica dei Timoria) riguardo il loro futuro e “Croci” ultima fatica del trio. E’ stato bello riscoprire come sia ancora possibile essere sinceri e non banali, anche di questi tempi, nella scena musicale italiana.

 

Ascoltando il vostro ultimo disco "Croci" mi rendo conto di come spesso la semplicità e l'immediatezza sia capace di creare momenti di rare bellezza. In un periodo in cui la nuova scoperta è dietro l'angolo e in cui spesso, troppo spesso, si grida al miracolo, troppo facilmente, il vostro disco è un esempio di grande onestà e rispetto. Ci ho visto giusto?

Mi auguro che tu ci abbia visto giusto. Quando lavoriamo ad una canzone (perché di canzoni si tratta) cerchiamo sempre di essere “comprensibili” e di non suonare solo per noi stessi. Il processo creativo è continuamente incentrato sull’idea centrale del pezzo, questo si traduce spesso nell’asciugare e nel limare, quelle parti che possono allontanare dalla messa a fuoco del brano e quindi dall’idea che quel pezzo (e solo quel pezzo) deve esprimere.

Ho seguito una vostra performance live ed ho notato piacevolmente che alcune scelte stilistiche e di sound del progetto Miura sono poco italiane:  sento dentro una grande rabbia ed una pura essenza rock che non si vergogna di essere diretta e cattiva e non sente il bisogno di dover piegarsi per forza verso il pop. Le "storie musicali" che ognuno di voi ha vissuto hanno  influenzato il dna dei Miura?

I nostri ascolti quotidiani comprendono sia musica italiana ma anche (e soprattutto) musica straniera che spazia dall’hardcore alla musica d’autore.  Ascoltiamo veramente di tutto e questo inevitabilmente si traduce nel nostro suono. Non ci preoccupa se un pezzo alla fine può risultare più o meno fruibile, l’importante semmai è che abbia un’identità ben definita. La nostra “storia musicale” e le nostre esperienza passate rendono tutto questo molto naturale, dal momento che ognuno di noi ha una storia lunga e diversa, come stili e come gusti, quello che ci accomuna è proprio il suono dei Miura.

Un brano come "Scompaio" è il manifesto sonoro di come la semplicità possa far venire la pelle d'oca. Mi raccontate come nasce una canzone così?

“Scompaio” nasce prima come testo. In seguito ho composto la parte di chitarra, il basso l’ho letteralmente incastrato in sala prove suonando “sopra” l’arpeggio. La ciliegina sulla torta l’hanno poi aggiunta la voce di Moltheni ed i Wurlitzer di Pietro Canali che abbiamo invitato, come ospiti in studio, per quel brano. Ti assicuro che quando ho sentito il risultato finale mi sono commosso.

Siete stati capaci di riformulare una canzone della tradizione popolare italiana come "Il cielo in una stanza" senza risultare scontati o banali. Leggevo da qualche parte che vi piace riproporre live altre cover del genere, come mai?

Perché è sicuramente una sfida più interessante rimettere mano ad una canzone che può sembrare più distante dal nostro genere. Nello scorso tour, ad esempio, proponevamo “L’era del cinghiale bianco” di Franco Battiato, anche questa completamente riarrangiata dal punto di vista melodico ed armonico. Un esempio perfetto in tal senso è “Imagine” di John Lennon  rifatta dagli A Perfect Circle.

“M.A.Y.A.” è un pezzo perfetto, ottimo come singolo e di grande impatto. Mi chiedevo spesso da dove venisse il suo titolo.

“M.A.Y.A.” in realtà è un’insieme di figure femminili (Madre, Amica… le altre due vedi tu…) di cui in quel momento mi andava di parlare. Mi rivolgo a loro.

Credo che spesso vi siate dovuti sorbire domande scontate sui Timoria e tutto il resto; io non voglio rincarare la dose ma vi chiedo semplicemente, da musicista: quanto è difficile attualmente proporre un valido progetto e far si che questo non fallisca?

Un progetto fallisce solo quando non ci sono più gli stimoli per portarlo avanti. Avere successo significa in primis riuscire a dedicare del tempo a qualcosa che ti piace e farlo bene. La popolarità e tutto il resto, in questo mestiere, possono venire da un momento all’altro e durare per un tempo imprecisato. Bisogna sempre essere pronti a gestire il momento quando e se arriva e avere la forza di tornare nell’ombra quando la popolarità ti abbandona. Di questo sinceramente non ci preoccupiamo troppo anche perché quel tipo di successo non viene decretato da chi suona ma di chi sta “dietro” ad un progetto.

I vostri live sono davvero una gran bella esperienza e la cosa più importante è il vostro essere "umani" e non "supereroi" a fine concerto. Credo che in Italia ci sia bisogno di tante "realtà Miura". Come tratta la critica una realtà come la vostra?

Noi siamo ancora un gruppo di nicchia e come tale non abbiamo molto spazio e molta visibilità. Devo però dire che la stampa e la critica ci ha sempre trattato con grande rispetto. Da parte nostra siamo molto attenti a quello che dicono gli addetti ai lavori, non ci mettiamo mai su un piedistallo e quando le critiche sono costruttive ben vengano

Prima di ringraziarvi per la vostra grandissima disponibilità non posso esimermi dal chiedervi come stia Illorca, se un giorno avremo la gioia di rivederlo su un palco e se stia comunque continuando a collaborare con voi.

Avere Illorca di nuovo sul palco con noi sarebbe una cosa stupenda. Quando si sarà ristabilito completamente la decisione spetterà soltanto a lui. Nel frattempo la sua collaborazione esterna è molto preziosa per la band. Devo però dire, però,  che per il momento lui ha ben altre priorità di fronte, dinnanzi alle quali la musica deve fare silenzio.

 

 

MIURA sono:

Max Tordini (Voce)

Killa (Chitarra)

Illorca (Pensieri e Parole)

Diego Galeri (Batteria)

 

 

Intervista di: Giuseppe Gioia

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Grazie a: Killa

Sul web: www.miuramusic.com  - www.myspace.com/miuramusic

 

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