Mirta Jacober: un viaggio che apre nuovi orizzonti

Scritto da  Andrea Pistorio Mercoledì, 25 Marzo 2009 

MirtaMirta Jacober è un artista che viene da diverse esperienze, teatrali e musicali. Diverse emozioni sono condensate nel demo “Mirta”, dove intraprende un viaggio narrato dalla musica, un cammino di crescita testimoniato dai testi e dalle musiche sempre mirate a ottenere un determinato effetto.

 

 

Nella presentazione del tuo disco di debutto parli di un viaggio ispiratore. Puoi raccontarci qualche episodio curioso che ha influito sull'album?

In generale devo dire che è stato proprio il viaggio in sé ad aprirmi nuovi orizzonti, fuori e dentro, quelli che poi hanno cambiato in qualche modo la mia vita una volta tornata, e che hanno fatto nascere le mie canzoni. C’è però un brano, “Aquile di Sabbia”, che è anche legato ad un episodio particolare del viaggio. Mi trovavo sulle Ande boliviane, nella zona dove è nata la civiltà Inca. Un giorno mi sono seduta dopo una lunga camminata ad ammirare il panorama, davanti a me il Lago Titicaca con la sua sacralità e il suo silenzio. Ero così in alto che mi sembrava di poter udire i suoni e le voci provenienti dalle estremità del mondo. Questo silenzio e vastità mi hanno detto moltissime cose e mi hanno regalato una visione: una porta dorata e triangolare si è aperta nel cielo e mi chiamava… mi sono spuntate le ali, ho volato come aquila verso quella luce e ho varcato quella soglia…

Come gruppo di supporto nell'album hai scelto quasi tutti musicisti provenienti dal gruppo dei SurSum Corda: cosa ha motivato questa tua scelta?

È nato tutto in maniera casuale ed inaspettata, un po’ come le mie canzoni. Conosco Piero Bruni da quindici anni, l’ho sempre stimato come amico e come musicista, oltre che apprezzare la musica del suo gruppo. Nell’estate del 2007 ho avuto il piacere di ospitare i SurSum Corda a casa mia al lago perché cercavano un posto tranquillo dove registrare il demo del loro terzo disco. Era proprio il periodo in cui avevo terminato di comporre la maggior parte delle canzoni, così le ho fatte ascoltare ai ragazzi che hanno apprezzato il mio lavoro. In particolare è nata un’intesa artistica con Francesco Saverio Gliozzi, violoncellista del gruppo, che poi ha composto tutti gli archi presenti nel demo, oltre che aver curato insieme a me la produzione artistica.

Che soddisfazioni ti sei tolta grazie a questo lavoro?

Beh, prima di tutto quella di poter sentire finalmente le mie canzoni accompagnate da altri musicisti, dopo aver passato mesi a suonarle da sola a casa con la mia chitarra! E poi la soddisfazione di vedere che il lavoro fatto riscuoteva consensi e apprezzamenti. Ci tengo però a dire che non si tratta di un album, ma piuttosto di un demo, soprattutto per i mezzi economici e i tempi con cui è stato fatto: 7 giorni tra registrazioni e mix e poche prove diluite nei mesi che li hanno preceduti. L’intento era di fare un primo provino, di buona qualità, su cui riflettere per fare in seguito l’album vero e proprio. Devo dire però che il risultato ha comunque superato le mie aspettative… e questo sicuramente anche grazie alla bravura dei musicisti che mi hanno accompagnata.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Trovare una produzione che si appassioni e creda nel progetto e mi aiuti a portarlo avanti, realizzando il mio primo disco ufficiale (che conterrebbe i 7 brani che conoscete più altri 4 già composti ma non ancora registrati). E poi continuare a fare i live. I concerti mi stanno dando molta soddisfazione, la gente apprezza le mie canzoni, la voce, la formazione suggestiva ed eclettica che vede Francesco Saverio Gliozzi al violoncello, Daniele Bonadei alla chitarra e me, voce e chitarra acustica. Mi piacerebbe suonare sempre di più, anche in giro per l’Italia e avere sempre più opportunità per far ascoltare la mia musica.

In che maniera hanno influito i Beatles nella stesura dell'album?

Nessuna, almeno consapevolmente. Forse hanno influito indirettamente come parte della mia formazione musicale, come tanti altri… Vasco Rossi, De Andrè, De Grogori, Guccini, Bob Dylan, Neil Young, Bruce Springsteen, sono stati, insieme ai Beatles, i miei primi ascolti.

C'è qualche artista a cui ti sei ispirata per qualche canzone o da cui hai citato qualche frase?

No, non direi. I testi nascono tutti dal mio vissuto, mentre per la musica potrei ribadire quanto detto sopra. Posso dire però che uno dei paragoni che mi ha fatto più piacere ricevere è stato quello con Tracy Chapman. Ho sempre stimato quello che lei riesce ad esprimere nelle sue canzoni, la sua anima musicale, quello che canta.

Cosa ti aspetti ti porterà questo lavoro?

Innanzitutto a fare il disco vero e proprio. Questo è un primo passo che spero serva a muovere quelli successivi nella strada che ho intrapreso. Mi auguro serva a farmi conoscere… e a trovare un produttore!

Vuoi aggiungere qualcosa?

Grazie! Amo comunicare, vi ringrazio quindi per l’opportunità…

 

 

Intervista di: Andrea Pistorio

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Grazie a: Mirta Jacober

Sul web: www.myspace.com/mirtaj

 

 

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