Mirkoeilcane: temi sociali al centro tra ironia, tenerezza e semplicità

Scritto da  Sabato, 27 Gennaio 2018 

Mirkoeilcane al secolo Mirko Mancini, è un cantautore nato a Roma il 6 maggio 1986; parteciperà al Festival di Sanremo 2018 tra le Nuove Proposte dove è arrivato passando da Sarà Sanremo 2017 con il brano “Stiamo tutti bene”, canzone che racconta il viaggio di un migrante in mare visto dagli occhi di un bambino. Canzone struggente e davvero intensa - musica e parole di Mirko Mancini, prodotta da Steve Lyon, con il quale ha curato gli arrangiamenti (già produttore di Paul McCartney, Depeche Mode e The Cure), e per la parte strumentale affidata a Domenico Labanca (piano), Alessandro Luccioli (batteria) e Francesco Luzzio (basso) - che sorprende per certi aspetti, nel tono, rispetto ad altri suoi brani. Rapper che racconta la Roma becera e pecoreccia, con il nuovo testo, pur restando fedele alle tematiche sociali, assume una vena poetica. Mirkoeilcane ha lavorato come chitarrista in studio, suona dal vivo con diversi artisti e ha composto numerose colonne sonore come quelle della web serie “Forse sono io”, dei corti “Memories”, “Il lato oscuro” e “Quattro battiti” e del film “I peggiori”; dal 2016 ha intrapreso una carriera da solista (con il primo disco omonimo). Lo abbiamo incontrato alla vigilia della partenza per le prove a Sanremo.

 

Una curiosità, da dove nasce il tuo nome?
“E’ un gioco che viene da lontano, dal tempo delle scuole superiori. E’ nato per caso e poi è piaciuto. Mi diverte ma non c’è nessuna volontà di marketing e l’origine - non avertene a male - mi piace tenerla come un segreto.”

Veniamo al brano con il quale parteciperai a Sanremo tra le nuove proposte.
Ha superato tre selezioni: quella televisiva - con la giuria formata da Ambra Angiolini, Gabriele Salvatores, Piero Pelù, Irene Grandi e Francesco Facchinetti; quella della Commissione musicale - composta da Claudio Baglioni e da Claudio Fasulo, Massimo Giuliano, Duccio Forzano, Massimo Martelli e Geoff Westley - e quella del televoto riservato al pubblico a casa. Successivamente il brano si è piazzato al nono posto della classifica TOP 50 VIRAL di Spotify restandoci per cinque giorni di seguito.

Come nasce?
“L’ispirazione è arrivata per caso una sera. Ero certamente predisposto all’ascolto di questo tipo di voci, che vengono da lontano, affrontando viaggi perigliosi. In quel periodo ero molto vicino alla causa dei migranti e casualmente ho incontrato una persona che spontaneamente mi ha raccontato la sua storia, atroce, con il sorriso sulle labbra. Mi ha colpito molto la capacità di restare sereni, perfino ironici di fronte a tanto dolore. Così sono scappato a casa e ho preso carta e penna.”

Sono tue sia le parole che le note: come hai lavorato?
“E’ il mio modo di lavorare perché nelle mie canzoni il modo di cantare fa parte integrante della canzone e nasce da un’unica fonte, il mio modo di sentire, anche se poi per la parte strumentale e gli arrangiamenti ho un gruppo bravo di amici che mi supporta. In questo caso, in particolare, mi interessava il testo. Temevo quasi il ruolo della musica, avendo paura che giocare molto sulla parte musicale potesse distrarre dalle parole. E’ la storia, la voce che sta al centro. Ho lavorato, per così dire, su un “profilo unitario” che però crescesse di intenzione come la storia.”

Anche nelle parole si avverte, non solo il crescendo, quanto quasi un cambio di passo: dal fraseggio rap alla poesia. E’ solo un’impressione?
“La sensazione cambia ed anche il modo di cantare è centrale proprio per dare quest’idea di un rivolgimento, che accade come in sogno attraverso gli occhi di un bambino.”

I temi sociali sono al centro della tua attenzione e questa volta c’è il tono della fiaba, dello sguardo tenero rispetto al rap irriverente di altri testi. Cos’è cambiato?
“Nella sostanza poco ma parlare con gli occhi di un bambino significa semplificare e quindi poter toccare le persone su vasta scala; significa anche commuovere. I temi sociali riguardano tutti ma io mi rivolgo soprattutto ai giovani, ai più giovani, nella speranza che le cose possano cambiare perché una generazione cresca diversamente. Certo non è una canzone che cambia il mondo, anche se io resto fedele alla scuola alla quale ho aderito. L’arte emoziona e attraverso la fantasia può educare.”

I Social in questo senso sono una bella cassa di risonanza e tu mi pare li cavalchi bene.
“A dire il vero sono sempre stato avulso da questo mondo e lo sarei ancora ma oggi fa parte del gioco e se serve a coinvolgere i giovani e a raggiungere il pubblico lontano ben vengano i social.”

Nello stile e nel linguaggio c'è un cambiamento rispetto al tuo Rap usuale. Dalla denuncia alla narrazione?
“Da buon romano ho sempre usato l'ironia anche tagliente e irriverente dove serviva ma in questo caso la delicatezza del tema e il senso del rispetto mi hanno spinto a lasciarne solo la traccia. Quel filo che viene fuori dall'ingenuità del bambino". Ed è un'ironia dolorosa. "Come sempre quando è autentica.”

Hai nuovi progetti?
“È pronto un secondo album che non è stato 'impacchettato' per l'occasione. Sarebbe uscito comunque e sarà pronto proprio nella settimana del Festival: 11 brani legati al primo per l'affinità dei temi nei quali critico la superficialità diffusa, prendo in giro l'arroganza ma non voglio fare il professore di nessuno. La mia idea è proporre non giudicare.”

Un’anticipazione, magari sul titolo?
“Non te la posso dare perché ancora il titolo non c’è. Ci sto lavorando perché per me i titoli, anche nei libri, sono molto importanti e non sono arrivato a dama anche se manca poco.”

Con la canzone di Sanremo e l'ultimo album qual è la proposta?
“Voglio scuotere le persone perché non si adagino sui propri punti fermi e le piccole conquiste ma imparino a vivere sempre all'erta con la coscienza vigile e voglio continuare a farlo con il sorriso.”

Come stai vivendo l'attesa del Festival e cosa ti aspetti da Sanremo?
“Non ho aspettative ma sogno e spero che le persone si affezionino al mio modo di cantare e soprattutto al mio progetto. Certo anche alla canzone, ma è solo uno strumento per arrivare più lontano.”

Dei risultati questo giovane artista li ha già raggiunti in breve tempo. Già nel 2016 Mirkoeilcane vince il Premio Bindi, il Premio Incanto, miglior testo e migliore interpretazione di cover al Premio Musica Controcorrente e il suo album figura tra le cinquanta opere prime candidate al Premio Tenco. A giugno 2017 ha vinto Musicultura e a luglio ha firmato un contratto discografico con l’etichetta Fenix Entertainment.

Intervista di: Ilaria Guidantoni
Grazie a: Ufficio stampa Gaetano Petronio

 

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