Michelangelo Galeati: violoncellista innamorato della lirica e dell'orchestra

Scritto da  Ilaria Guidantoni Domenica, 09 Giugno 2013 

La fascinazione del dramma tra musica, gesti e parole. “Una mattina mi sono svegliato e ho avuto una folgorazione…”, comincia così la giornata di un violoncellista che diventa direttore d’orchestra, innamorandosi poco a poco ma inesorabilmente - com’era già accaduto molti anni prima con la musica superando le difficoltà di uno strumento ostico - della lirica, di quel compimento dell’azione drammatica fatta di una fusione tra parole, musica, costumi e recitazione. Oggi quella scoperta vuole che diventi sperimentazione e patrimonio dei giovani.

 

 

 

 

 

 

Quando mi avvicino ad un artista comincio sempre dal palcoscenico, dal suo carnet e da quello che sta facendo. Siamo all’inizio della stagione estiva che oggi a Roma sembra sia arrivata per davvero. Nel calendario di Michelangelo Galeati c’è la tournée di uno spettacolo con il quale sta andando in giro da un anno e mezzo, “Pierino, il lupo e altre storie”, realizzato con Gigi Proietti che sarà a Torre del Lago Puccini (Lucca) il 3 agosto (Orchestra del Carlo Felice di Genova, Orchestra Sinfonica di Bari, Orchestra Teatro di Reggio Calabria e Orchestra Arturo Toscanini di Parma), data nella quale ci sarà anche lo spazio per un intermezzo dedicato al compositore toscano, dalla “Manon Lescaut” su suggerimento dello stesso direttore. Lo spettacolo sarà anche al Teatro di Pescara, ad Ascoli Piceno e il 23 luglio al Festival di Catona, in provincia di Reggio Calabria, una manifestazione storica e di buon livello dedicata al teatro e allo spettacolo.
“Lo spettacolo - ci ha raccontato Galeati - è stato realizzato da Gigi Proietti in modo assolutamente aderente al testo, una lettura con leggìo, grande prova tecnica, dove la voce e le sue modulazioni sono protagoniste assolute, lasciando ampio spazio all’espansione musicale, essendo l’orchestra e i suoi strumenti con i relativi timbri l’anima dei personaggi di Prokofiev. In effetti il testo del compositore russo è molto scabro e la riduzione al minimo della gestualità dell’attore romano ne rispetta tutta l’intensità che concentra l’attenzione sulla musica e sulle parole. Il lavoro mi ha dato una grande opportunità grazie ad un rapporto di complementarietà tra di noi e di disponibilità reciproca ad accogliere suggerimenti. Nell’economia dello spettacolo ‘c'è anche lo spazio per un brano di sola orchestra, per il personaggio di Gastone petroliniano e per una canzone popolare romana di Romolo Balzani, come “Il barcarolo”, con un’attenzione che cade, ancora una volta, sulla musica”.
Ha già in cantiere altri progetti per il futuro?
Sto lavorando con un piccolo team (siamo in tre, io che scrivo, un project leader e una collaboratrice) a progetti europei che mettano insieme l’opera lirica, mia grande passione, la direzione d’orchestra e l’aspetto dell’education professionale, per consentire a dei giovani al limite per spiccare nella carriera di partecipare ad una vera e propria prova professionale, ‘in atmosfera controllata’ che superi l’idea del saggio. E’ stato questo il caso, ad esempio, di uno dei miei ultimi impegni, dal 1° al 9 maggio scorso, con Wolfang Amadeus Mozart in Così fan tutte presso il Teatro Astra di Malta.
Ha già qualche idea per proseguire in questa direzione?
Sì, a Monaco di Baviera con un’opera di Stravinsky, probabilmente La carriera di un libertino, in data ancora da definirsi.
Mi interessa capire le ragioni di questa scelta di lavoro?
Essendo Docente al Conservatorio di Napoli ritengo che in parte mi appartenga per la funzione che svolgo, la promozione della cultura in termini didattici e professionali; inoltre mi piace, anche se è faticoso, lavorare con i ragazzi e credo nel valore etico di questo genere di progetti. Tutto nasce da un’idea artistica ed educativa che purtroppo manca totalmente come visione nei nostri conservatori anche per le difficoltà oggettive di realizzazione sia in termini logistici, sia a livello di risorse. Recentemente mi sono capitate due occasione interessanti, in Germania, rispettivamente l’11 aprile scorso con Orchestra del Teatro di Trier (Treviri) per il Programma dedicato alle celebrazioni verdiane con musiche di Verdi tratte dalla Battaglia di Legnano, la Sinfonia Praga di Mozart e altri brani; e il Concerto Teo Tronico, messo in scena a Berlino lo scorso anno, in collaborazione con il pianista Roberto Prosseda, una sperimentazioni singolare.
Di cosa si tratta e che esito ha avuto?
E’ stata un’iniziativa rivolta a famiglie e bambini che ha divertito molto ed entusiasmato e spero di poter ripetere. Lo spettacolo era organizzato con me che dirigevo un’orchestra e un pianista robot che parlava e poteva eseguire autonomamente sulla base di un file o in tempo reale, su comando di un ghost pianist (Roberto Prosseda appunto), che poi alla fine usciva da dietro le quinte - da dove poteva vedermi grazie ad una telecamera e ascoltarmi - per suonare con me un pezzo. L’idea era dimostrare la superiorità dell’uomo rispetto alla macchina, il suo rapporto in merito all’attività artistica, il valore dell’interpretazione e in particolare la distanza tra un’interpretazione-esecuzione meccanica e un’interpretazione artistica in senso stretto.
Ripercorrendo la sua storia, ci racconta come ha cominciato a studiare la musica e perché?
Ho iniziato a sette anni perché mio padre, per completare la mia educazione mi ha messo in mano un violoncello.
Insolito, no?
In effetti, ma è nato per caso e per una serie di coincidenze. Mio fratello studiava pianoforte e quindi nella sua immaginazione i due strumenti potevano essere complementari e tra l’altro c’era un insegnante di violoncello che abitava vicino casa.
Ed è diventata subito una passione o si era già manifestata?
No, anzi all’inizio è stata dura perché si tratta di uno strumento ostico. La passione è nata intorno agli 11-12 anni quando ho cominciato a ricevere delle gratificazioni. E’ stato un percorso arduo perché allora gli studi musicali non erano integrati con la scuola e quindi parallelamente mi sono diplomato al conservatorio e al Liceo Scientifico - uno di quegli istituti severi - e poi mentre ho cominciato a lavorare e a girare il mondo, mi sono laureato in lettere e filosofia.
Poi la sua strada è cambiata, cos’è successo?
Una mattina mi sono svegliato ed ho avuto un flash" - si ferma mi guarda, sorride e ripete, assicurandomi che è andata proprio così - "sono tornato a scuola e mi sono rimesso a studiare accompagnato da molta fiducia intorno a me e tanti segnali di incoraggiamento. In particolare è stato determinante l’incontro con Lior Shambadal, ebreo tedesco che mi ha dato la direzione a Berlino della Philharmonie Halle.
Non so se parallelamente, comunque in modo analogo, c’è stato anche un suo riorientamento musicale, mi pare.
E’ cresciuta la mia attenzione fino a diventare una passione per la lirica e il teatro lirico. Mi affascina il compimento del dramma attraverso la fusione di parole, musica e azioni di quella che è l’ultima forma popolare di arte prima della grande comunicazione di massa. In tal senso credo che Giacomo Puccini esprima l’apice di una visione. E’ certamente il mio autore prediletto e trovo geniale il suo “Gianni Schicchi” per l’intervento quasi parlato nella musica e lo scavo psicologico.

 

 

MICHELANGELO GALEATI
Violoncellista e direttore, Michelangelo Galeati si è diplomato al Conservatorio”Rossini” di Pesaro, alla Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, laureato al DAMS presso l’Università di Bologna, diplomato in direzione d’orchestra al Conservatorio di Santa Cecilia Roma, conseguendo anche un Master sui linguaggi del ‘900 all’Università di Tor Vergata Roma. La sua attività lo ha portato nelle maggiori sale italiane collaborando con prestigiose orchestre (Sala Verdi Milano, Accademia Santa Cecilia Roma, Teatro San Carlo di Napoli, Filarmonica Laudamo di Messina, Sala di via dei Greci Conservatorio Roma, Orchestra Toscanini di Parma, Nuova Consonanza Roma, Teatro Paisiello di Lecce, Teatro dell’Opera di Sanremo, Maggio musicale Fiorentino, Giovine Orchestra Genovese, Orchestra Mitteleuropea, Orchestra sinfonica di Lecce, Orchestra sinfonica Siciliana, Teatro di Reggio Calabria) e all’estero in Francia, Gran Bretagna, Portogallo, Colombia, Svizzera, Ungheria, Austria, Spagna, Turchia, Finlandia, Giappone, Germania, Lituania, Canada, Marocco, Cina e Russia. Dal 2007 dirige con regolarità a Berlino l’orchestra dei Berliner Syphonikern presso la prestigiosa Philharmonie.
Ha registrato per la Fonit-Cetra e la Musikstrasse, incidendo anche prime assolute di compositori come Clementi, Bussotti e Pennisi ed incidendo anche tre monografie sulla musica inedita e meno frequentata di Rossini, Donizetti e Mercadante.
E’ docente al Conservatorio San Pietro a Majella, Napoli.

 

 

Intervista di: Ilaria Guidantoni

 

 

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