Mia Wallace: saggia adrenalina da palco

Scritto da  Mercoledì, 05 Novembre 2008 

Ironiche, scapestrate, sagge, argento vivo che stritola il palco: questo e qualcosa di più sono le Mia Wallace, band romana tutta al femminile, foxy core da sgrezzare e ancora tutto da scoprire.

 

 

 

Le Wallace in un aggettivo. 

Miracolosamente controverse.

Com'è nata la band?

Ci stavamo cercando e nel lontano 2003 il nostro destino si è compiuto nell’incontro dei due “nuclei”. Valeria e Alessandra da una parte, Valentina e Micol dall’altra.

Il vostro rapporto all'interno del gruppo: una "sana" democrazia o cosa?

Un “sano” totalitarismo, a tratti individuale, a tratti collettivo. Una democrazia applicata solo in mancanza di un potere forte, dove il collante delle nostre contraddizioni è l’amore e la dedizione a questo progetto.

Sono curioso: avete fatto studi musicali in particolare?

Ale: Dieci lezioni di canto da un’insegnante giapponese con tecnica sconosciuta ai più. Per il resto, la mia vita è sempre stata contornata da musicisti dai quali ho appreso molto.

Vale: Ho passato ore e ore a sentire e a vivere musica. Ma lo studio migliore, a parte la sala, è il palco.

Micol: Nessuno studio in particolare. Il mio approccio allo strumento si nutre di istinto e passione viscerale.

Valeria: Ho studiato batteria per circa tre anni, poi ho abbandonato lo strumento finché le Wallace non mi hanno spinto a rispolverare pelli e tamburi.

Nascono sempre molto leggende intorno alle fasi creative di un artista. Mi piacerebbe avere una vostra versione dei fatti, così, nuda e cruda.

Quando abbiamo qualcosa di forte da dire, scriviamo. E sono i pezzi migliori. Il resto è puro esercizio. La forte vena artistica di Ale e Valentina, unita all’improvvisazione in sala prove, ci ha permesso di scrivere quasi tutto il nostro repertorio. In realtà, questa era solo quella che potremmo chiamare la “fase uno” delle Mia Wallace. Qualcosa di forte sta accadendo: siamo sempre più coese nella fase creativa e compositiva e, sempre più, i pezzi non nascono, per così dire, “preconfezionati” nella testa di chi li propone, sono come “figli” con il nostro corredo genetico: di loro sai già molto, ma non ne prevedi l’evoluzione. Insomma, tu li metti al mondo ma non sai cosa faranno da grandi.

Perché suonare per un'etichetta?

Perché è la UFO Hi-Fi. Non si tratta di un’etichetta qualsiasi. Il loro modo di vedere la produzione ci calzava a pennello al momento in cui ci hanno proposto di entrare a far parte della loro “scuderia”. Crediamo comunque profondamente nella validità dell’autoproduzione viste le condizioni preoccupanti in cui versa l’attuale mercato discografico.

Parlatemi un po’ del vostro Split, come nasce effettivamente…

Lo split, questo oggetto misterioso metà Wallace e metà Ilenia Volpe, nasce da un'idea delle menti della UFO Hi-Fi, nelle persone di Marco Resovaglio e Danilo Silvestri, ed è come dire un esperimento per smuovere qualcosa nel “sottobosco” della scena romana e soprattutto della scena romana al femminile. Ne siamo molto contente, pur lavorando sodo in vista di una pubblicazione tutta nostra. Può essere certamente una formula interessante per gli artisti emergenti in alternativa al classico EP.

Il vostro sound dal vivo è molto energico, insomma "spacca" per usare un eufemismo: come mai allora la scelta di puntare a suoni e atmosfere decisamente più morbide nel vostro disco?

Contente di sapere che “spacchiamo” live. Non troviamo tuttavia che le sonorità del disco siano poi così “morbide”. In realtà, ci siamo sentite spesso rivolgere questo tipo di osservazione. La verità è che dal vivo emerge maggiormente la nostra grinta, perché ogni live è per noi una scarica di adrenalina, nel bene e nel male. Il disco ha senz’altro dei suoni nei quali ci riconosciamo ma le sperimentazioni rese possibili dal lavoro in studio vengono spesso lasciate da parte per seguire l’istinto e l’energia sprigionata dalla musica. Da ascoltatrici siamo sempre rimaste un po’ deluse quando un concerto suonava “troppo uguale” al disco. È bello quindi sapere che riusciamo a dare varie “versioni” di noi stesse.

Il fatto di aver registrato per la Ufo Hi-Fi Records ha comportato degli obblighi oppure no?

Nessun obbligo contrattuale né artistico. Marco e Danilo sono stati per noi dei “demiurghi” prima ancora che produttori e hanno cercato di tirare fuori dalle Mia Wallace nient’altro che le Mia Wallace.

Questa è la domanda che faccio più spesso: liriche autobiografiche o semplice gioco di fantasia?

Lirici giochi di fanta-biografia, potremmo dire. Apriamo le ante dell’armadio in cui sono riposti i nostri “scheletri”, per poi immediatamente richiuderle e perderci nella giungla dei molteplici significati bisbigliati dalle associazioni semantiche.

Intricate e ironiche… Le vostre influenze musicali, così su due piedi.

Ale: Black Sabbath in primis per quel che concerne la vena creativa. Da ascoltatrice, passo da Damien Rice ai System of a Down ascoltando un CD dei N.e.r.d. nel mezzo. Recentemente ho sviluppato un nuovo morbo influenzale che spero diventi presto un’inarrestabile epidemia: Il Teatro degli Orrori. Ho una stima veramente grande per quello che stanno facendo in Italia. Altra nuova recente scoperta sono i Black Angels, psichedelia texana!

Vale: Ne cito solo alcune tra le tante: della scena Italiana le sonorità dei primi Litfiba, dei Marlene Kuntz e degli Afterhours, e poi grunge, rock nelle sue forme più svariate, da quelle classiche a quelle sperimentali, elettronica, psichedelia…

Micol:  Amo tutto ciò che è sperimentazione e innovazione, pur essendo profondamente legata all’icone del rock classico degli anni ’70 . Per mia naturale inclinazione, prediligo la psichedelia e il noise uniti a una vena new-wave. Praticamente il futuro delle MW, ma non ditelo alle altre!

Valeria: Troppe, sono piena di influenze.

A Roma, si sa, i gruppi che suonano sono veramente tanti. Come riuscite a districarvi in questo mondo sotterraneo effettivamente molto trafficato?

Riconoscendo i nostri simili ed evitando i rapporti “di convenienza”.

Le Wallace suonano per il successo o solo per diletto?

Il successo è troppo effimero: quello che resta è sempre una grande risata.

E vi è mai capitato di essere paragonate a qualcuno?

Essendo noi stesse fruitrici di musica contaminiamo, consapevolmente e non, i nostri brani. Tuttavia, ci fregiamo di non essere una band “derivativa”. O, per lo meno, chi lo pensa si faccia avanti, perché nessuno ha finora mai rimarcato una smaccata somiglianza delle MW con un artista in particolare. Di più: anche quando abbiamo ricevuto le critiche più feroci e difficili da mandare giù per un “artista” i nostri detrattori non sono stati in grado di etichettarci o di tacciarci di essere semplici cloni.

La musica italiana di oggi in un aggettivo… ma anche due!

Asfittica e paralizzata.

Altra piccola curiosità: se si possono dire, il personaggio che odiate di più del panorama musicale italiano odierno. ma anche straniero, e quello che invece adorate.

Sono molti i gruppi ed artisti che stimiamo ed altrettanti che evitiamo come la peste.

Meglio non fare torti a nessuno insomma… Cosa pensate della critica musicale in genere? Fate finta che io non ci sia…

(Silenzio generale) Vedi? non risponde nessuno: mi sa che facciamo finta che la critica non ci sia! Al di là delle facili battute, scrivere un disco e in definitiva fare musica presuppone essere totalmente svincolati dai giudizi critici che inevitabilmente verranno. Più concretamente, pensiamo che a volte le recensioni musicali non siano altro che esercizi di bello stile o sfoggio di una presunta cultura musicale, usata per stroncare o esaltare i gruppi recensiti. Abbiamo avuto un cattivo “imprinting” con le recensioni e crediamo che molto spesso il cosiddetto critico non tenga affatto conto del contesto e delle potenzialità degli artisti recensiti limitandosi a “sparare a zero” per confezionare masturbatorie stroncature. Speriamo di poter rispondere in altro modo a questa domanda fra qualche anno…

Esaltare o stroncare fa parte del gioco delle parti, l’importante è restare sempre in buona fede. Cambiamo argomento: come vi preparate per un live?

Non siamo maniache delle prove “estenuanti” prima di un live. Pur studiando in sala gli arrangiamenti che reggono il pezzo, sputiamo tutta l’energia nel momento in cui saliamo sul palco. Il caso tipo è fare delle prove pre-concerto poco entusiasmanti e viceversa risultare estremamente convincenti davanti al pubblico. Messa così la cosa, parrebbe che le prove siano un semplice “compito a casa” portato a termine senza entusiasmo. I momenti in sala, in realtà, costituiscono anche il carburante energetico che ci permette di “credere” nei pezzi, canalizzare i nostri sforzi per restituirli sotto forma di pura adrenalina.

È importante secondo voi suonare molto dal vivo?

Fondamentale, ma a volte ci troviamo di fronte a situazioni disarmanti, che in alcuni casi possono mettere in discussione la voglia stessa di fare concerti. Vorremmo che cambiasse qualcosa nelle "politiche" dei locali, prima di tutto che il locale stesso si impegnasse a promuovere gli eventi che ospita senza che questo onere gravi unicamente sulle spalle dei gruppi, già impegnati nel portare la propria musica. Suonare dal vivo è un'esperienza elettrizzante, praticamente irrinunciabile per noi, ma comunque faticosa. Per questo, a volte, occorre tagliare sulla “quantità” e puntare alla “qualità”.

Concordo sul criticare la politica vessatoria di alcuni locali. State già lavorando su qualcosa di nuovo? Diverso, uguale?

Stiamo lavorando a qualcosa di nuovo e c’è grosso fermento creativo in questo momento. Non sappiamo ancora dove ci porterà la strada che stiamo intraprendendo. Sono evidenti alcuni cambiamenti stilistici ma la matrice e l’impronta Mia Wallace non verranno a mancare. La vena melodica, l’impatto sonoro e i testi coinvolgenti la faranno comunque da padroni.

Di solito alla fine di un’intervista chiedo sempre di dare un consiglio a chi come voi sta cercando di emergere. In questo caso, invece, vorrei chiedervi di spendere una parola per chi non ha ancora cominciato ma che vorrebbe comunque farlo in qualche modo.

Prima di iniziare è fondamentale chiedersi quali siano le motivazioni profonde che spingono a dedicarsi alla musica e cercare di guardare dentro se stessi per capire se si ha realmente qualcosa da dire. Non necessariamente un progetto deve rappresentare un’assoluta novità o rivoluzionare la musica “as we know it”. Ma è condicio sine qua non rielaborare il tutto in chiave personale e creativa. Il panorama musicale è già abbastanza desolante e saturo di “artisti” incapaci di dare un apporto originale e personale. Per questo crediamo che non tutti debbano necessariamente imbracciare uno strumento e/o scrivere canzoni.

Una risposta veramente molto saggia. Care Wallace è stato un vero piacere chiacchierare insieme. Non mi resta che farvi un grosso in bocca il lupo per il futuro e darvi appuntamento alla prossima intervista.

Grazie a voi per tutto il tempo che ci avete dedicato. Con grande stima vi abbracciamo.

 

 

 

 

 

Intervista di: Fabrizio Allegrini

Recensioni correlate: Mia Wallace/Ilenia Volpe - Split EP

Grazie a: Alessandra Annibali, Valentina Carta, Micol Del Pozzo, Valeria Marcheggiani

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