Medusa: il verbo che si lega meglio alla parola musica è “ascoltare” e non “comperare”

Scritto da  Eugenio Iannetta Sabato, 13 Giugno 2009 

MedusaI Medusa, band che ha pubblicato tra il 1996 ed il 2004 tre dischi in italiano ed un Ep in inglese, nel loro nuovo disco “I musicisti hanno facce tristi” tracciano un percorso musicale all’insegna delle mutazioni ed evoluzioni rock. E preannunciano la morte del Compact Disc. Risponde alle domande Diego Perrone, voce e chitarra del gruppo.

 

 

 

 

Ciao Diego, benvenuto su SaltinAria.it. Innanzitutto un sincero complimento per il nuovo disco, “I Musicisti Hanno Facce Tristi”. Partiamo dal titolo. Con l’abbandono del supporto Cd, forse nel giro di un paio d’anni, e l’inevitabile stravolgimento nel mondo della discografia, quelli che ci rimetteranno di più sono proprio i musicisti?

Penso che quelli che ci rimetteranno di più saranno i dipendenti delle case discografiche, la musica non si fermerà, anzi è possibile che dopo questo medioevo ci sarà un rinascimento, una maturità maggiore nell’utilizzare strumenti di diffusione musicale attuali e soprattutto avvicinarsi di nuovo da parte di tutti alla musica suonata dal vivo. 

Sulla copertina dell’album campeggiano le cifre 6, 3, 11. Una data, quanto approssimativa non sappiamo, un punto di svolta che adesso non sembra poi così lontano. 6 marzo 2011. Sarà il giorno dell’addio al formato compact disc? Staremo a vedere, ma intanto c’è chi, come me, ancora ama fare una corsetta nel parco ascoltando musica dal walkman. Forse continueremo ad utilizzarlo, ma dentro ci sarà solo un freddo hard disk. Il progresso tecnologico deve andare avanti? Perché allora c’è un ritorno al vinile?

Il ritorno del vinile penso sia da attribuire alla voglia di avere tra le mani un supporto fisico che dia l’idea di essere un pezzo unico e non qualcosa di clonabile, quasi un feticcio. Poi la musica registrata con supporti analogici suona meglio su vinile perché è esso stesso analogico. Se ci pensi già il Cd è un supporto digitale e quando venne immesso nel mercato discografico gli appassionati si divisero tra favorevoli e contrari. Forse anche quando è stato inventato il grammofono c’era chi criticava quel gracchiante rumore che doveva somigliare ad un opera di Puccini. Però l’intento era quello di portare la musica, la cultura anche a chi non si poteva permettere di andare a teatro. Quindi se le nuove tecnologie serviranno a diffondere maggiormente la musica nel mondo ben vengano. Siamo convinti che il verbo che si lega meglio alla parola musica sia “ascoltare” e non “comperare”.

Parliamo un po’ di questo album: è evidente la radice punk, come però è altrettanto chiara la vostra maturazione in fatto di composizione. Maturazione iniziata con il precedente “Miglior Attore Non Protagonista”, in cui abbandonate qualsiasi forma di pop per abbracciare suoni molto più incisivi. Come avviene questa trasformazione?

Siamo sempre stati molto influenzati dalle nostre vicende personali. Il periodo di “Miglior Attore” ci mise ferocemente alla prova, un po’ tutti siamo usciti da problemi personali anche grossi. Fare musica era l’unico collante delle nostre vite. Abbiamo comunque cercato di ridere anche delle nostre disavventure e questo era un po’ il significato anche del titolo. Per quest’ultimo disco abbiamo avuto molto tempo per riflettere e per capire chi siamo, i brani inoltre sono il frutto di una maturazione artistica legata alle nostre esperienze individuali.

Improbabile un vostro ritorno all’heavy metal dei tempi in cui affiancavate i Testament sul finire dello scorso decennio, ma alcuni brani del disco, più di altri, lasciano trasudare accenni di crossover. Contaminazioni punk, rock, sperimentale, industrial. È solo una mia sensazione?

Cerchiamo da sempre di fare musica che ci piacerebbe ascoltare, non sempre ci riesce, non siamo così bravi come i maestri da cui attingiamo, ed è una lista molto lunga.

Se i Medusa dovessero descriversi, pur mantenendo l’identità musicale, verso quale artista o gruppo contemporaneo si sentirebbero di accostarsi? E a quale del passato?

Sai accostarsi a qualcuno ci sembra un po’ presuntuoso, ma ti possiamo dire quali tra i gruppi contemporanei e del passato più ci hanno colpito e probabilmente influenzato. I Faith no More gli Smashin’ Pumpkin sono solo alcuni dei gruppi del passato mentre di attuale amiamo molto i Millionaire i Deus gli MgMt e molti altri davvero…

Entriamo nello specifico dei brani contenuti in questo vostro ultimo lavoro: mi ha colpito molto “Duel Speed”. Una traccia che non ha né rime né filo logico… ma contiene una marea di verità. C’è qualcos’altro che avreste voluto aggiungere oppure avete espresso tutto il vostro disappunto?

Quella canzone è un vero sfogo! Sono veramente troppe le cose che non ci piacciono, ma spesso dare la colpa agli altri sembra la soluzione più comoda e che ci mette l’anima in pace. Purtroppo la verità e che paghiamo tutti delle nefandezze dei nostri avi e se non riusciamo ad imparare dagli sbagli non ci resta che aspettare l’inevitabile “castigo” da parte della terra per esempio che proprio non ce la fa più a sopportarci!

“I Musicisti” potrebbe essere la traccia traino del disco, in cui sembra prospettarsi un futuro non molto felice per quelli che occupavano il “trono del dio cantante”. Un trono che potrebbe perdere il proprio occupante a favore di chi o di cosa?

Penso che sia naturale cedere il trono e se ci pensi è da molti anni che i nomi sono sempre gli stessi. Il nostro vuole anche essere un omaggio ai quattro cantautori citati nel testo, vittime e manifesto di un disagio che colpisce anche loro, non economicamente magari ma forse nel prestigio. Chi rimane grande è chi ha l’umiltà di rimanere in trincea, di non tradire il proprio pubblico, di fare musica che viene da dentro e non da logiche di mercato.

Quale brano vi rappresenta di più in questo disco e perché?

E’ difficile dire quale sia il brano che più ci rappresenta, come dire ogni scarrafone… Ma forse ci piace molto ascoltare “Quanto manca”, perché è il pezzo più diverso dagli altri. Sinceramente quando lo ascoltiamo siamo orgogliosi di essere riusciti a scrivere una canzone così bella.

Vi vedremo in tour quest’estate?

Speriamo di riuscire ad essere il più capillari possibile, solo che il disco è uscito da poco e sarà difficile piazzare molte date anche perche la programmazione dell’estivo da parte dei club cessa a favore dei festival nei quali è più facile trovare gruppi di grande richiamo, le attività indipendenti come la nostra fanno un po’ più fatica, ma stiamo comunque lavorando molto e se non sarà febbrile nell’estivo l’attività live dovrebbe decollare di sicuro nell’autunno con la riapertura dei locali.

Cosa ti senti di dire ai milioni di appassionati che ogni giorno affollano i negozi di dischi di tutto il mondo?

Non siete pazzi nella vostra inestinguibile sete di musica!!! Continuate a frugare e troverete anche il disco dei Medusa “I musicisti hanno facce tristi”… gli ascoltatori no! 

Grazie Diego, a presto. Lascia un saluto ai nostri amici di SaltinAria.it e a tutti i vostri fan.

Ciao a tutti e grazie ancora per l’attenzione e fatevi sentire sul nostro MySpace! f.o.p. forever!

 

 

MEDUSA sono:

Diego Perrone (voce e chitarra)

Maggio (basso e chitarra)

Mo’ff (basso)

Don Cioccolata (batteria)

 

 

Intervista di: Eugenio Iannetta

Recensioni correlate: Cd I musicisti hanno facce tristi

Grazie a: Diego Perrone, Antonia Peressoni, Ufficio Stampa IRMA Records

Sul web: www.myspace.com/noisiamoimedusa - www.imedusa.it

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