Max Gazzè, un raffinato cantastorie in chiave sintonica

Scritto da  Mercoledì, 07 Febbraio 2018 

A Sanremo Max Gazzè si presenta con un brano difficile e una scelta raffinata, originale, perfino un po’ astrusa, “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno”, dal titolo certamente intrigante. E’ un racconto e una scelta musicale ardita con l’arrangiamento del quartetto d’archi.

 

Max Gazzè torna per la quinta volta a Sanremo con “La leggenda di Cristalda e Pizzomunno” che ci riporta ad una antica leggenda pugliese, una simil storia alla Romeo & Giulietta. Pizzomunno era un pescatore innamorato della bella del villaggio, Cristalda. Pare che per alcuni lei fosse una ragazza come le altre, per altri invece una sirena. Tormento e passione, sotto il sole della bella Vieste. Entrambi bellissimi, vissero questo amore, attirando però le gelosie dei tanti. Ad ogni modo un giorno la ragazza venne strappata dalle braccia del povero Pizzomunno da alcune gelose sirene. Egli restò pietrificato dal dolore! Assunse così le sembianze di un enorme monolite, alto ben 25 metri, che ancor oggi troneggia sulla costa pugliese. La storia narra inoltre che, ogni 100 anni, questo torrione torni ad assumere sembianze umane, un evento raro, che restituisce linfa a questo amore. Ogni 15 agosto, e per una sola notte, i due ragazzi sono liberi di amarsi, restituendo Cristalda alle braccia del suo amato.

Il 2017 è stato per te un anno magico con tour in tre continenti. Si può ripetere?
“Ce la metterò tutta. Domani esce l’album “Alchemaya” che contiene anche il brano in gara ed è un progetto che ho già portato in vari teatri come all’Opera di Roma dov’è stato eseguito con l’orchestra sinfonica di Boemia e poi al San Carlo di Napoli. E sarà una sfida importante perché non è un percorso facile e non mi aspetto che lo sia.”

Che cos’è “Alchemaya”, in poche parole?
“E’ un’opera sinfonica con temi vari, storici, mitologici, spirituali, esoterici, metafisici, con un filo narratore: un racconto, una sorta di concept progressive. La seconda parte è una scelta di brani riarrangiati in chiave sintonica: ovvero in chiave sinfonica con l’uso di un sintetizzatore. Tra questi ci sono tre inediti, tra cui quello che avete ascoltato ieri sera.”

Com’è nata la tua partecipazione al festival?
“Ho chiesto io a Claudio Baglioni di partecipare perché mi sembrava che quest’anno ci fosse la giusta chiave e sensibilità per raccontare il mio progetto che è anacronistico perché non c’è elettronica se non come uso funzionale, attraverso il sintetizzatore. Paradossalmente però, rispetto alla tradizione sanremese, è perfettamente in linea perché è voce e orchestra sinfonica della quale qui si può fruire e che negli anni è rimasta quasi una scenografia.”

Qual è la tua idea?
“La voglia di raccontare, anche se è un brano con un’idea difficile da comunicare e con il quale non si scalano le classifiche, ma ho il desiderio di mettere in gioco altre dinamiche.”

In questo brano c’è molta ricerca musicale e anche il sapore delle storie popolari del sud. C’è qualcosa del tuo territorio?
“Non direttamente. Io sono siciliano nonostante non abbia mai vissuto in Sicilia, ma nel mio dna c’è il ricordo della melodia popolare della terra sicula che mi affascina particolarmente, anche se la storia è attinta da una leggenda pugliese dell’area del Gargano.”

Il tuo live con orchestra sinfonica di 60-70 elementi ha bisogno di luoghi e atmosfere particolari. Come scegli i luoghi?
“Certamente la ricerca non è banale e mi oriento agli anfiteatri dei quali per fortuna l’Italia è ricca. Io non credo di essere un uomo da hit parade, nel senso che non mi è facile scalare immediatamente le classifiche, ho necessità di un tempo per ambientarmi sul palco e forse richiedo anche un orecchio che ascolta analogico, che abbia il tempo e la voglia di dedicarsi all’immersione dentro una storia che non ha un ritmo orecchiabile in tempi rapidi.”

Intervista di: Ilaria Guidantoni

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