Matinée: "Riportiamo in Italia il meglio dell'indie inglese"

Scritto da  Mercoledì, 24 Settembre 2014 

Sono il perfetto esempio di cervelli, o meglio, "ugole" in fuga. I Matinée nascono sulle rive dell'Adriatico, ma è Oltremanica che hanno trovato lo spazio per il loro indie rock cantato in inglese. Oggi, però, rientrano in Italia, a partire dal concerto di domani (giovedì 25 settembre) all'Ohibò di Milano. Portandosi dietro un nuovo album in uscita e un grande bagaglio di esperienze accumulato nel dorato mondo dell'indie britannico. Il loro frontman ne parla con SaltinAria.it in questa intervista.

Luigi Tiberio, come state vivendo questo ritorno in Italia e a Milano?
"Le sensazioni sono ottime. Finora avevamo fatto qualche concerto qui e là, di spalla a band inglesi, ma senza una distribuzione realmente mirata all'Italia. Siamo felici del ritorno, specialmente con un album in uscita a fine novembre, che ci porterà a fare tanti concerti nel nostro Paese a inizio dicembre. Siamo emozionati, quasi elettrizzati".

Cosa ci dobbiamo aspettare da questo nuovo album?
"Abbiamo appena finito di registrarlo con Tony Doogan, produttore di Glasgow, e in questo concerto inizieremo a suonare i pezzi nuovi, cercando di riprodurre l'intero album in modo fedele. L'incontro con Tony ci ha spinto verso orizzonti e sonorità diverse, con strumenti che esulano dal classico trio chitarra-basso-batteria delle band indie".

Da cosa è nato questo vostro approdo in Inghilterra? Non avete trovato sbocchi in Italia?
"Esattamente: non si è trattato di una scelta o della volontà di snobbare il nostro Paese, ma di una necessità. Il genere che proponiamo da noi ha uno spazio molto limitato, mentre Oltremanica è uno dei più diffusi insieme all'r'n'b. In più, in Inghilterra abbiamo avuto la fortuna di lavorare con uno dei migliori venti produttori al mondo, che ha collaborato con Mogway, Belle & Sebastian e tanti altri".

E vivendo dall'interno il mondo indie inglese, che qui da noi è visto come una sorta di bengodi, come l'avete trovato?
"Non penso sia più bello, ma è più grande. L'indie è il secondo genere più ascoltato, dunque il pubblico è più ampio: questo fa sì che ci siano più possibilità di suonare, di creare collaborazioni con personaggi che sono prima fonte di ispirazione e poi diventano amici. In generale, c'è un senso di rilassatezza che in Italia manca, sia nella proposta della propria musica che nella produzione che nei concerti. E' più facile riuscire a suonare, essere ascoltati, arrivare ai produttori e trovare la propria strada".

Per voi che venite da fuori c'è stata una difficoltà in più?
"E' sempre difficile riuscire a uscire con un'etichetta, ma lo è per tutti. La qualità delle band inglesi è impressionante, la maggior parte delle volte in cui suoniamo in un festival in giro per il Regno Unito troviamo in cartellone almeno una o due band che letteralmente ci fanno la permanente. Ma essere italiani non ci ha penalizzato: non a caso usciamo con un'etichetta scozzese e con uno dei migliori produttori".

Dal punto di vista umano cosa avete imparato in Inghilterra?
"Ci ha sconvolto l'accessibilità ai personaggi. Abbiamo avuto la fortuna di essere spalla dei Razorlights, dei Lumineers, di conoscere personalmente i Franz Ferdinand e di andarci a mangiare una pizza, o a cena con i Mistery Jets e con Carl Barat dei Libertines. Probabilmente questo accade anche perché gli artisti sono talmente tanti che non si può non permettersi di essere accessibile. In Italia ogni volta in cui abbiamo suonato di spalla ad artisti più o meno noti siamo rimasti schiacciati dalla loro presunta notorietà e dal loro atteggiamento un po' snob".

Una curiosità da fan: come sono i Franz Ferdinand di persona?
"Sono grandissimi musicisti sul palco e anche fuori, artisti a 360°. Ma sono anche le persone più umili che si possano incontrare. Sono la faccia del Regno Unito: non sono inglesi - Alex Kapranos è greco con una mamma tedesca, Nick McCarthy è tedesco a tutti gli effetti - ma un meltin' pot di razze, una commistione di diverse culture ed etnie. Il filo conduttore è l'accettazione e l'apertura mentale".


Intervista di: Fabrizio Corgnati

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